sab 04 settembre 2010
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Archivio della categoria Aziende

Aziende 2.0 per i nuovi consumatori

Pubblicato da Ilaria Mariniil 1 giugno 2010

social-mediaSiamo finalmente arrivati a una svolta per il social marketing e, in particolar modo, per le aziende che stanno imparando a sfruttare il Web 2.0 a proprio vantaggio.

Il problema di molte imprese è che sono più indietro degli utenti, che ci mettono molto più tempo a capire le nuove tendenze, perdendo così rapidamente quote di quel mercato che oggi cerca sempre più un dialogo e non è più disponibile all’informazione unidirezionale.

Dare mas­sima visibilità al proprio brand significa oggi anche gestire la propria pre­senza online: non più solo comunicati stampa dunque, ma soprattutto blog e social network.

Il 73% delle aziende dichiara di avere già avviato comunicazioni con i clienti a scopo promozionale e molte utilizzano i dati che riescono a raccogliere tramite il Web per prendere decisioni su offerte marketing. Sempre più numerose, infine, le imprese che apprezzano e si affidano a nuovi canali per il Marketing, in particolar modo i Social Media.

Le aziende si stanno progres­sivamente rendendo conto che i nuovi consumatori 2.0, per poter essere raggiunti efficacemente con i mes­saggi pubblicitari, hanno bisogno di ricevere contenuti espressi in forme innovative, con mezzi adeguati e rispondenti alle loro necessità.

Emilia Romagna: SI-Impresa il nuovo portale per le aziende

Pubblicato da Antonella Neriil 19 febbraio 2010

Maleís hand writing in the documentLa Regione Emilia Romagna porta le aziende nell’era del Web 2.0: lo dimostra la messa on line del nuovo portale SI-IMPRESA (Url www.emiliaromagna.si-impresa.it), realizzato nell’ottica di semplificare e velocizzare tutte le pratiche e i procedimenti amministrativi neces­sari alle attività economiche.
Il Sito Internet regionale dedicato ospita al proprio interno anche lo “Sportello unico telematico per le Attività Produttive”.
Si tratta di un portale di facile accesso per le imprese, che ha al suo interno tutte le informazioni sul sistema economico regionale, sulle opportunità per le imprese e sui servizi offerti dalla pubblica amministrazione per via telematica, con enormi vantaggi per le imprese, che risparmieranno tempo e denaro nell’acquisizione delle informazioni e nello svolgimento delle pratiche burocratiche.
Un ruolo centrale per il nuovo sportello on line e per il nuovo portale è giocato dal Coordinamento regionale degli sportelli unici per le attività produttive, coordinato dal Servizio sportelli unici della Regione: una rete regionale composta da 350 sportelli unici e dai Coordinamenti provinciali Suap. Un servizio, quello degli sportelli unici degli enti locali, che ogni anno si occupa di circa 25 mila procedimenti amministrativi per le imprese.

Su SI-IMPRESA troverà quindi spazio la costruzione e messa a disposizione della nuova piattaforma informatica per il “Suap on-line dell’Emilia-Romagna”, che informatizzando i procedimenti amministrativi, su cui opera ogni sportello unico, renderà disponibili alle imprese servizi on-line, garantendo l’integrazione tra la nuova piattaforma e le soluzioni già adottate dai comuni.

Il contenuto della banca dati è costituito da 350 interventi, detti anche endoprocedimenti, che riguardano gli ambiti tematici ambientale, edilizio e produttivo, censiti e condivisi a livello regionale, attraverso l’apporto dei Coordinamenti provinciali Suap e delle singole realtà dei Suap locali, nell’ambito del Tavolo di coordinamento regionale Suap.
Il database riporta, in relazione ai singoli procedimenti, indicazione della normativa applicabile, degli adempimenti procedurali, della modulistica, nonché dei relativi allegati da utilizzare uniformemente nel territorio regionale. E contiene, altresì, le indicazione della normativa e degli elementi procedurali specifici dei singoli enti locali.
Grazie alla struttura, sarà pos­sibile coprire tutte le circa 150 procedure amministrative di cui l’impresa può neces­sitare nella sua quotidianità.

Lavoro: aziende attentissime alla e-reputation dei candidati

Pubblicato da Antonella Neriil 9 febbraio 2010

e-reputationLa tua immagine è inflazionata in Internet? In tanti ti conoscono? Le tue pagine Facebook e Twitter ed il tuo blog pullulano di contatti? Buon per te.
Ma attenzione a “come” sei conosciuto ed ai contenuti che divulghi per il Web. Ovvero la tua e-reputation, neologismo molto utilizzato negli ultimi anni, potrebbe portarti ad essere giudicato in maniera negativa dal tuo pros­simo datore di lavoro, che scarterà così la tua candidatura indipendentemente dalle tue capacità e profes­sionalità.

La tendenza è stata attestata da uno studio commis­sionato dalla Microsoft e pre­sentato nei giorni scorsi in occasione del Data Privacy Day: il 70% delle aziende statunitensi interpellate in merito hanno confermato che il 70% dei selezionatori di personale ha rifiutato a priori candidature di soggetti su cui aveva effettuato una veloce ricerca in Internet, e che secondo i responsabili godevano di “cattiva” fama in Rete.
In Gran Bretagna tale percentuale si attesta sul 41%, una fetta comunque considerevole, 16% in Germania e 14% in Francia.

Il panel su cui è stato elaborato lo studio è formato da 1.200 manager e selezionatori, intervistati sulle abitudini nelle valutazioni dei candidati, e 1.200 internauti residenti negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania.

Quello che più viene temuto dalle aziende sono eventuali grattacapi dovuti ai “comportamenti del candidato” e “commenti e testi inappropriati”, oltre a commenti negativi sui pre­cedenti posti e colleghi di lavoro.

L’altra faccia della medaglia. In terra statunitense è praticamente ignorato il pericolo legato alla e-reputation: solamente il 7% dei soggetti coinvolti nella ricerca ravvede il proprio comportamenti in Rete.
Più pre­occupati in merito i tedeschi: sale al 13% la percentuale dei titubanti.

Lavoro 2.0: per le aziende un database di manager on line

Pubblicato da Antonella Neriil 29 gennaio 2010

manager_internetOverquaranta it. Ovvero la nuova banca dati on line che contiene tutte le informazioni su esperti manager alla ricerca di un’occupazione, nuova frontiera per la ricerca di personale da parte delle aziende.

Bypas­sati annunci on line, bacheche sul Sito Internet dell’impresa, costose società di reclutamento e selezione personale: ora le Pmi alla ricerca di rampanti manager con un valido pedigree alle spalle pos­sono farlo in un clic. In maniera indiscussa una nuova frontiera del Web 2.0 che spazia tra domanda e offerta nel mondo del lavoro.

L’ideatore di tale database virtuale, Graziano Camanzi, all’indomani del successo del progetto snocciolò nel numero di 300 il numero di manager disoccupati collocabili nel corso di un anno.
Che dei 150mila stimati in lista di mobilità non sarà un numero impres­sionante, ma è già qualcosa. E, soprattutto, a costo zero per il disoccupato.

Il sito. Semplice al primo impatto, www.overquaranta.it propone come prima scelta il form dove caricare il proprio curriculum, destinato quindi a chi cerca lavoro, e sotto un vero e proprio motore di ricerca per una ricerca che può diventare pre­cisis­sima – per nome, per regione, per profes­sionalità e secondo numerosi altri para­metri — dedicato alle aziende che stanno in quel momento cercando una determinata figura manageriale.
Apposite sezioni anche per il progetto e il manager del mese.

Dal febbraio dello scorso anno i numeri testimoniano che esisteva una neces­sità per un servizio di questo genere: ad oggi gli iscritti al portale sono oltre 1.800, e la pre­visione parla di 3mila per l’estate 2010.

Il sito è un ottimo interprete del “temporary management”, figura chiave degli ultimi anni, per consulenze giornaliere (o a tempo), che nella dilagante disoccupazione ben vengano.
Diffusa anche la tipologia di somministrazione di lavoro “try & buy” (letteralmente prova e paga): prima il manager dimostra la propria competenza, poi viene retribuito per il lavoro svolto.

Ottima la prospettiva della condivisione dei progetti, un marketing… Social se vogliamo: il sito mette a disposizione degli utenti un market-place, e se trova interesse da parte degli altri iscritti l’idea può essere portata avanti nelle opportune sedi.

Il “manifesto” di Overquaranta.it. “Dal giorno in cui siamo partiti è maturata in noi, e sta crescendo di giorno in giorno, una consapevolezza forte e pre­cisa.
Eravamo partiti con le idee abbastanza chiare, e gli inevitabili dubbi su come sarebbe stata accolta la nostra iniziativa non potevano mettere in discus­sione una certezza fondamentale: c’è un grande problema, ma si può lavorare per cercare una soluzione.
Il problema non riguarda “solo” le nostre vite di manager, ex manager e consulenti alle prese con la più grave crisi dal dopoguerra: si tratta di crisi mondiale, certamente, ma con pre­cise specificità italiane.
Non vogliamo addentrarci in dettagliate analisi economiche e sociologiche: in seguito proporremo qualche contributo più approfondito ma, in questa pagina, vogliamo restare focalizzati sull’essenziale, sperando di essere chiari, pur nella estrema sintesi.
Il punto centrale della specificità italiana è, per noi, questo: l’Italia è il paese della piccola e della media impresa.
Tolte alcune multinazionali — comunque in continua riduzione di personale — e alcune ben note realtà di grandi aziende, il restante tes­suto economico del nostro paese è costituito da aziende piccole e medie.
Questo non è, di per sé, un bene o un male; è la situazione che si è venuta a creare e a consolidare nel tempo, a partire dalle condizioni specifiche del nostro paese e alle dinamiche evolutive del nostro sistema economico.
Se guardas­simo a questa situazione con gli occhi del marketing (che sono sempre occhi intelligenti…) potremmo anche riconoscervi un vantaggio, in termini di diversificazione del rischio.
Se ci sono sul mercato pochi potenziali clienti, sei il loro “schiavo”; se falliscono o cambiano fornitore, fallisci anche tu. In pre­senza di molti potenziali clienti, questa minaccia svanisce.
Se il “sistema paese” è costituito da poche grandi aziende, il rischio è enorme; in un mercato parcellizzato questo problema è molto minore.
Occorrerebbe allora capitalizzare questo iniziale punto di forza: noi, invece, qui siamo in difficoltà.
La macchina statale non porta alcun aiuto, anzi rappresenta un freno ulteriore: una politica inges­sata e finalizzata unicamente a perpetuare se stessa è il desolante panorama che abbiamo di fronte.
Le aziende sono sole, così come sono soli i manager e i collaboratori che ci lavorano.
Per noi è questo il punto centrale: le aziende hanno bisogno di management, per sopravvivere, per consolidarsi, per crescere.
In Italia c’è molto management a disposizione, e per di più, piaccia o no, costa sempre meno, per tutti i motivi che conosciamo.
Noi, come overquaranta, ci poniamo l’obiettivo di fare incontrare imprese e manager.
Ovviamente occorrerà portare avanti un pre­ciso piano d’azione sul quale stiamo lavorando, anche con qualcuno di voi primi registrati.
È abbastanza evidente che la prima neces­sità è quella di incrementare il numero di registrazioni per irrobustire la nostra pre­senza, in modo da pre­sentare al mercato un’offerta importante; poi sarà neces­sario relazionarci con le aziende per convincerle della bontà della nostra proposta e della nostra modalità di approccio.
La strada che abbiamo intrapreso è, a nostro parere, quella giusta.
E la consapevolezza della quale parlavamo all’inizio è questa: pos­siamo farcela.
Ma abbiamo bisogno del vostro contributo.
E abbiamo bisogno che le aziende capiscano che senza un adeguato contributo manageriale il respiro è corto, troppo corto”.

Successo in Internet: i mercati di nicchia nuova frontiera

Pubblicato da Antonella Neriil 19 gennaio 2010

mercato_nicchiaInternet sta prendendo sempre più piede, e come nei decenni è toccato alla pubblicità sulle edizioni cartacee dei quotidiani, la saturità dell’ambiente spinge i nuovi imprenditori a sterzare.
Non avrebbe senso buttarsi – a meno con si sia studiata l’Idea vincente, con la I maiuscola – in un mercato che ormai non risponde nemmeno più anche a fronte di enormi capitali disponibili, come nel caso dei portali che raccolgono annunci immobiliari, ma ha senso deviare leggermente il tiro e rivolgersi ai famosi mercati di nicchia.
Al momento attuale prodotti e servizi che rispondano a tale definizione potrebbero essere alcuni settori dell’industria turistica, consigli per animali, ricette fornite da qualche agriturismo o il mercato dei prodotti di lusso.

Insomma, bisogna cercare un ambito in cui le richieste inevase degli utenti siano molte, in maniera da raccogliere interesse innescando un business senza dover fare i conti (nelle prime fasi) con la concorrenza.
C’è un esempio concreto in tal senso che viene dall’altra parte dell’Atlantico: in America hanno spopolati gli i e-book del “to do”, ed attualmente questo mercato conta un giro di fatture per 100 milioni di dollari.
Ed anche nel nostro Paese tale strategia di marketing ripaga della scelta effettuata: ci sono casi che contano aziende che contano ogni mese entrate dell’ordine di 10mila euro, anche se al momento la somma totale del business fatto girare dagli e-book nostrani non supera i 10milioni di euro.

In tal proposito, c’è un piccolo vademecum reperibile facilmente sul Web che traccia i punti salienti che configurano le base per avere successo nei mercati di nicchia:
1. Le persone all’interno della nicchia devono essere appas­sionate sull’argomento di interesse. Potete trovare persone interes­sate alla vostra nicchia cercando su Google con la keyword “ilvostropotenzialemercato forum”, “ilvostropotenzialemercato chat”, “ilvostropotenzialemercato club” ed altri.
Dovrete trovare gruppi di persone che regolarmente visitano il vostro sito web, ad esempio potrete attrarli mettendo a disposizione una chat in modo da permettere a persone interes­sate agli stessi argomenti di potersi scambiare opinioni
2. Gli utenti del vostro sito dovrebbero avere a disposizione una carta di credito per spendere. Potete spendere tutto il tempo e le energie che volete cercando di vendere e-books ai ragazzi, ma questa classe della popolazione è nota per non avere soldi da spendere. Focalizzate la vostra energia su mercati in cui sono pre­senti classi che hanno a disposizione denaro da spendere, dottori, manager, gol­fisti…
3. Competitors. Se non ci sono competitors nella nicchia di mercato che avete individuato, forse è meglio lasciarla perdere e sceglierne un’altra.
Pensi di essere la prima persona che ha cercato di vendere andando alla ricerca di nicchie di mercato? Nel 99.9% dei casi se non ci sono competitor nel mercato che avete individuato, significa che quella nicchia non è profittevole. Un buon modo per vedere se avete competitors è cercare in google utilizzando le chiavi con le quali avete individuato la vostra nicchia. Se vedete le ads (pubblicità) di Google sulla destra della pagina di ricerca o in alto, significa che avete dei competitors che già vendono prodotti simili a quelli che voi avete in mente di vendere.
Non pensate di essere degli eroi e inventare nuovi prodotti, nes­suno lo ha fatto prima. Invece guardate i prodotti che già si vendono è cercate di fornire un prodotto migliore
4. Finalmente cercate le vostre keywords. Esistono dei tools disponibili liberamente che pos­sono darvi delle buone idee per le keyword relazionate alla vostra nicchia di mercato. Potete utilizzare il suggeritore di keyword di overture. Inserite una keyword relazionata al vostro mercato e ne avrete molte altre ad essa correlate.
 
 
Glos­sario
 
Mercato di nicchia

In economia, la nicchia è una parte di mercato che la concorrenza non ha ancora raggiunto, o che essa ha parzialmente occupato, ma in maniera tale da non venire incontro soddisfacentemente alla domanda. Può consistere in una parte di clientela, oppure in un determinato tipo di prodotti. Le nicchie sono in genere degli spazi piccoli, spesso ricercati da piccoli imprese. Dati i costi fissi e le dimensioni modeste di una nicchia di mercato, non è detto che la sua conquista comporti la neces­saria redditività.
 
e-book
Un eBook (anche chiamato e-book oppure ebook) o libro elettronico è un libro in formato elettronico (o meglio digitale). Il termine deriva dalla contrazione delle parole inglesi electronic book, viene utilizzato sia per indicare la conversione in digitale di una qualsiasi pubblicazione sia il dispositivo con cui il libro può essere letto.

Aziende: davvero semplice il business in Internet

Pubblicato da Antonella Neriil 7 gennaio 2010

facebook_businessAncora testimonianze reali di quanto investire un po’ del proprio tempo per prendere dimestichezza con i Social Network possa diventare fonte di business per la Pmi italiana.
“Imprenditori, fareste bene a prendere dimestichezza con Facebook”. Parola del New York Times e della sua indagine, riportata recentemente anche da Il Sole 24 Ore.

Un primo dato: il costo nullo dell’iscrizione a Facebook.
Punto secondo: a costo zero, il bacino di utenza è pari a 12 milioni di persone, tanti sono ad oggi gli account attivi su FacciaLibro.

Certo, per buttarsi nella web community bisogna avere un minimo di cognizione di causa non tanto sulla tecnologia, che per i Sociale Network è davvero spicciola, quanto sul proprio scopo in Rete.

Si parte con una domanda scontata per qualsiasi tipo di campagna marketing: qual è l’obiettivo finale?
Da qui capire come strutturare la propria pagina, che proponga i contenuti giusti ma soprattutto faccia trasparire senza equivoco la serietà dell’azienda e dei suoi prodotti e/o servizi offerti. Perché di ciarlatani, purtroppo, è pieno il Web.

Altro punto da non sottovalutare, fonte di studio da parte degli uffici marketing di qualsiasi azienda: quale il target da colpire? Quali le esigenze che devo soddisfare?

Ancora: un mes­saggio finalizzato unicamente al “rifilare” il proprio prodotto ha l’effetto contrario a quello ricercato. Comunicare è il segreto: confrontarsi, saper ascoltare suggerimenti e – soprattutto — le critiche.

Anche mantenere freschi i contenuti è segnale verso l’esterno di costante studio attorno al prodotto e/o servizio, di ricerca, sinonimo di profes­sionalità ed affidabilità; in tal senso, l’utilizzo di newsfeed e status update è basilare per mantenere viva l’attenzione dei clienti che vi hanno già scelto o attirare potenziali nuove entrate.

Un caso di conclamato e tangibile successo al costo di una connes­sione Internet?
E’ quello arcinoto di Chris Meyer, di profes­sione fotografo, residente a Woodbury in Minnesota.
Specializzato in servizi fotografici per matrimoni, si è trovato alle prese con un mercato già saturo di pubblicità tradizionali che offrono servizi similari: comprare a suon di dollari un’inserzione domenicale su un pre­stigioso quotidiano, ormai, non gli dava più il riscontro cercato. Stesso discorso per lo stand nelle Fiere del settore.
Di qui, probabilmente, la scelta di virare verso la Rete, in particolare Facebook.
Semplicemente dalla rilevazione dello status, Meyer ha fatto conoscere i propri servizi alle ragazze fidanzate in età compresa tra 22 e 28 anni residenti nella zona metropolitana di St. Paul (Minneapolis) che avevano indicato di essere fidanzate nell’apposita casella dei loro profili personali. Più targetizzato di così…
Ed infatti, il suo è stato un business che gli ha permesso di continuare ad avere un mercato, un lavoro. “Se Facebook non esistesse, sarei senza lavoro” la frase più celebre di Meyer che circola per il Web.

Quindi: un profilo di Facebook, per quanto insignificante possa sembrare, è fonte di informazioni pre­ziosis­sime per indirizzare la propria pubblicità on the web.
E, rispetto alle forme di pubblicità tradizionali, che neces­sitano di un tempo di incubazione molto più lungo (semplicemente, per quanto un quotidiano nazionale abbia una cassa di risonanza innegabile, chi legge la pubblicità domenicale nell’inserto centrale non è detto che sia in età da matrimonio o intenzionato a sposarsi), Facebook & Co. riescono a fornire nell’arco di poche ore un indice di “apprezzamento” di una determinata proposta/idea pubblicitaria, dal numero di clic e soprattutto dal numero di commenti, indice dell’interesse verso l’argomento, riscontrabile in maniera analoga per le notizie on line ad esempio per un caso di cronaca.

Un altro caso talmente “semplice” da sembrare non pos­sibile?
Tale Charles Nelson è proprietario della pasticceria Sprinkles, specializzata in cupcake (torte monoporzione). In media ogni giorno controlla le impres­sioni degli utenti su Facebook quaranta volte, ed offre quotidianamente un buono omaggio per assaggiare nuove delizie per il palato da lui testate:
Morale della favola: da aprile ad oggi i suoi fans sono decuplicati, toccando quota 70mila.

Fiat, Ducati e Dolce & Gabbana cavalcano l’onda di Facebook

Pubblicato da Antonella Neriil 21 dicembre 2009

Business on a laptopFiat, Piaggio, Ducati, Dolce & Gabbana. Certo, li conosciamo tutti. Forse perché sono stati capaci di diffondere e soprattutto dare continuità alla loro popolarità e al loro brand. E continuano a farlo anche in era del Web 2.0.

A rivelarlo uno studio condotto da FrozenFrogs, agenzia digitale con specializzazione sui media emergenti: chi ha saputo prendere al volo le posizioni migliori sul treno chiamato Social Network sono stati i dirigenti del settore automotive, sport e fashion e dello sport, mentre arrancano ben distanziati dal gruppo di testa compagnie telefoniche e banche.

L’analisi è incentrata su Facebook, ed in particolare sull’indice di coinvolgimento (E.R. ovvero Engagement Rate) emerso dalle fan-page che spopolano sul Social Network del momento: l’indice è in grado di rivelare qual è l’efficacia degli investimenti scelti dalla campagna di Web Marketing dei colossi messi sotto esame su Facebook.
E non è scontato che l’azienda più grande e più conosciuto abbia un E.R. elevato: al contrario, aziende medie hanno saputo sfruttare la connes­sione internet per catalizzare potenziali clienti, mentre diversi colossi hanno fan-page con l’E.R. fermo al 0,16%.

Commercialmente parlando, cosa fa più presa sul popolo di FB? Il lancio di nuovi prodotti (quelli eco-sostenibili attirano parecchio), le promozioni e il proporre la propria campagna marketing attraverso modalità multimediali.

Ma vediamo qualche dato concreto. L’automotive si staglia nelle fan-page panorama Facebook: Piaggio guida le aziende che hanno centrato le scelte marketing (96), poi Fiat (49) e Ducati (47); nel mondo di lustrini e paillettes bene Dolce & Gabbana (38).
Ed una fan-page spontanea, creata proprio dall’utenza cui il prodotto è rivolto, è la dimostrazione inconfutabile dell’efficacia della diffusione di un determinato brand.
Latita una delle categorie che in Internet dovrebbe seminare in abbondanza, ovvero quella delle compagnie telefoniche; balza meno agli occhi ma fa sempre scalpore la pres­soché totale mancanza nell’universo Social degli istituti bancari.
 
 
Glos­sario

Brand
La marca o brand (il secondo è un sinonimo mutuato dalla lingua inglese) è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.
 
Engagement Rate
Indiche che fornisce una dimensione di quanto gli utenti interagiscano con il brand e di conseguenza veicolino altri utenti verso quella determinato prodotto e/o argomento.

Lavoro: e-skills nuovo lasciapassare per le aziende

Pubblicato da Antonella Neriil 14 dicembre 2009

ict_aziendeLe competenze informatiche diventeranno sempre più importanti per chi cerca lavoro, in special modo in Italia: nei pros­simi cinque anni infatti la percentuale di lavoratori che avranno competenze nell’utilizzo di strumenti technology-base nel nostro Paese sarà pari al 40%, la più alta in un’Europa che vedrà tale cifra attestarsi sul 31%.
Non solo: a tutto il 2014 è stimato in un 10% il numero mas­simo di persone senza tali competenze fondamentali all’interno di un’azienda.

E’ il risultato principale dello studio condotto da IDC per conto Microsoft inerente il peso delle e-skill in ambito lavorativo e pre­sentata recentemente a Bruxelles.

La ricerca è imperniata sui 1.370 pareri raccolti da altrettanti datori di lavoro in tredici Paesi dell’Europa (ovvero Italia, Gran Bretagna, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia).
L’Italia, il cui peso nello studio è dell’8%, al pari di Romania e Polonia vedrà accrescere in maniera concreta le competenze di base, ma in tutta Europa non sarà così: in Ungheria ad esempio a lievitare saranno le competenze avanzate.

Quali i settori maggiormente influenzati di tale prospettiva di evoluzione? Per oltre la metà degli intervistati (58%) saranno il settore educativo e quello dell’istruzione (scuole e università), che dovranno immettere sul mercato studenti e laureati con maggiori competenze ICT, competenze che concretamente forniranno pos­sibilità nel breve tempo di trovare l’agognato posto di lavoro.

Alla luce di tali pre­messe, la certificazione delle competenze informatiche per entrare nel mondo del lavoro sarà un lasciapas­sare dall’elevato peso specifico.
 
 

Glos­sario
 
ICT (Information and Communication Technology)
La tecnologia dell’informazione e della comunicazione, in sigla TIC, più conosciuta con il sinonimo inglese information and communication technology, in sigla ICT, è l’insieme delle tecnologie che consentono di elaborare e comunicare l’informazione attraverso mezzi digitali.
Rientrano in quest’ambito lo studio, la progettazione, lo sviluppo, la realizzazione, il supporto e la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazione computerizzati, anche con attenzione alle applicazioni software e ai componenti hardware che le ospitano.
Il fine ultimo dell’ICT è la manipolazione dei dati tramite conversione, immagazzinamento, protezione, trasmis­sione e recupero sicuro delle informazioni.
I profes­sionisti ICT sono caratterizzati da molteplici capacità di intervento, dall’installazione alla progettazione di architetture telematiche, dalla gestione di basi di dati alla progettazione di servizi integrati per la convergenza di informatica e telefonia nella telematica per i nuovi metodi di trasmis­sione dell’informazione.
L’Information Technology è anche un ambito di studio che si occupa dell’archiviazione, dell’elaborazione, della trasformazione e della rappresentazione delle informazioni con l’aiuto del computer e delle tecnologie a esso connesse.
 
E-skill
Neologismo che prende origine dalla parola inglese skill che signiifica “capacità di fare bene qualcosa; tecnica, abilità. Per skill si intende, solitamente, un’abilità acquisita o imparata, a differenza delle abilità innate”.
Il pre­fisso “e” trasla tali competenze all’ambito informatico, ad Internet ed il suo mondo.

Aziende: sicurezza 2.0, social network armi a doppio taglio

Pubblicato da Antonella Neriil 3 dicembre 2009

sicurezza_informaticaLe imprese devono imparare a gestire i rischi del Web 2.0: è questo il succo del convegno sul tema “Sicurezza 2.0” organizzato dal gruppo di lavoro Enterprise 2.0.

Perché se l’esplosione dei social network da un lato ha aumentato in maniera considerevole la pos­sibilità di decuplicare i propri contatti, è diventato strumento di marketing a costo nullo per accresce il business aziendale, parallelamente ha ampliato la pos­sibilità di divulgare informazioni, anche riservate, substrato ottimale per l’attacco da parte di pirati informatici e hacker.
E, considerato con quasi un sito su due ad oggi è da ritenersi 2.0 (in grado di “interagire”, non statico come ai primordi dei siti Web), il materiale disponibile per un uso distorto per chi vuole creare danni è davvero tanto.

Un esempio recente ed eclatante? Il nuovo sito internet del calciatore Francesco Totti a poche ore dalla messa on line è stato “bucato”. E si può immaginare che il calciatore della Roma e della Nazionale si sia rivolto a profes­sionisti del settore per la creazione della sua vetrina virtuale.

Dove si annidano i pericoli per le aziende? Ad esempio nel fatto che fatto che i social network abbiano quasi reso impercettibile quella che è la linea di separazione tra pubblico e privato. Nulla vieta che, in maniera inconsapevole, un dipendente divulghi informazioni aziendali all’apparenza banali ma utilis­sime alle operazioni degli hacker.

Lo dimostra una ricerca relativa ai primi sei mesi del 2009 curata da Websense: oltre la metà (57%) delle incursioni di pirati informatici hanno avuto come obiettivo il rubare informazioni vitali per la sicurezza o il business dell’attività. Strada spesso spianata dalle pas­sword di semplice rintracciabilità usate per accedere ai profili personali nei social network.

Ancora. Il dare poco peso alla sicurezza informatica aziendale nell’era della condivisione dei contenuti.
Sempre Websense ha illustrato che a fronte della quasi totalità di aziende che concedono l’accesso ad almeno un social network, solamente il 9% ha avuto l’accortezza di incrementare il livello di protezione verso il Web 2.0.
Il costo della sicurezza – unita alla poca conoscenza dei rischi — è elevato, ma un attacco informatico è molto più dannoso a livello economico, ma non solo: è un danno al lavoro fin lì intrapreso, all’immagine aziendale, al business insomma.

Ma cosa serve come pacchetto base per difendersi? Per garantire un livello minimo di sicurezza 2.0 è neces­sario gestire una policy aziendale, utilizzare software e firewall idonei e, fondamentale, gestire in maniera disciplinata e monitorati diritti di accesso degli utenti ai sistemi informatici locali.
 
 


Glos­sario
Un hacker (termine coniato negli Stati Uniti del quale è difficile rendere una corretta traduzione in italiano) è una persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte, non limitatamente ai suoi ambiti d’interesse (che di solito comprendono l’informatica o l’ingegneria elettronica), ma in tutti gli aspetti della sua vita.
Esiste un luogo comune, usato soprattutto dai mass media (a partire dagli anni ottanta), per cui il termine hacker viene associato ai criminali informatici, la cui definizione corretta è, invece, “cracker”.

Aziende: visualizzazione lenta? Un danno al business

Pubblicato da Antonella Neriil 16 novembre 2009

internet_speedSedia ergonomica. Scrivania in radica. Tastiera e mouse wireless. Corsi di aggiornamento. Tutti elementi che incidono innegabilmente sulla produttività aziendale, naturalmente se accompagnati da una competenza di base.
Ma quello che incide sulla resa di chi lavora on the web la velocità di visualizzazione delle pagine Web di un sito Internet sul proprio computer.
A rivelarlo uno studio condotto da Redshift Research per conto di Computer Associates.

Dalle 2.500 esperienze di utenti europei raccolte in cinque nazioni (Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna e Spagna) si evince che un terzo (34%) degli utenti attende al mas­simo 10 secondi che si carichi una determinata pagina, poi avviene l’abbandono dell’operazione e si passa ad un’altra pagina; al ventesimo secondo il 62% degli utenti ha finito la pazienza ed allo scadere del minuto l’86% ha superato la propria soglia di tolleranza e passa a un altro sito.

Non ci si meraviglia quindi che la lentezza nella visualizzazione delle pagine Web si ripercuota a diversi livelli: in crescendo troviamo aumento dello stress sul lavoratore, scarse performance, effetto negativo sul business aziendale fino ad arrivare a mancati guadagni e nei casi più gravi a danni al marchio aziendale.

La lentezza nel visualizzare le pagine è la fetta più grossa (82%) che incide sulla produttività ma non è l’unica: si i mes­saggi di errore (68%), la scarsa intelligibilità delle informazioni visualizzate (50%).
La colpa? Nel 76% dei casi viene affibbiata a chi fornisce all’azienda il servizio di Web Hosting o a chi gestisce il sito di cui non si visualizzano in tempi umani le pagine.

Quasi un dipendente su due (46%) che lavora in/con Internet si aspetta che il problema venga risolto da chi di dovere nell’arco di 10 minuti, l’80% entro ses­santa giri di lancette, mentre il 97% può aspettare fino a 24 ore.

Il danno dopo la beffa consiste nel fatto che solamente un dipendente su quattro (25%) non segnala il problema, ecco l’importanza della crescita sei sistemi aziendali interni di monitoraggio che segnalino tempestivamente queste problematiche.