Tanti piccoli passi, ma la strada da percorre per arrivare al traguardo della Digital Business Economy non è poi così vicino.
E’ la conclusione cui è arrivato lo studio condotto dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha constatato che i due terzi delle imprese sono orientate verso il Web (66,8%).
Anzi: tra le realtà con più di 5 dipendenti, addirittura la percentuale sale vertiginosamente al 93%.
Tracciato anche l’identikit dell’utente medio: un professionista del mondo del lavoro, con la rete che conta un uso consistente da parte di politici, giornalisti, docenti e popolo delle Pmi.
Geograficamente parlando, l’utilizzo della rete è maggiore al Nord (70%), poi abbiamo il Centro (63,8%) ed il Sud (59,7%).
In quanto alla rete aziendale, solamente il 38,7% del campione ne dispone.
Quanto si naviga in ufficio? E a cosa serve il Web da scrivania? L’uso di Internet in ufficio è quotidianità per il 79,2% delle imprese (meno del dieci per cento lo utilizza “spesso”).
Cosa muove il mouse? Lavoro (69%), aggiornamento e ricerca dati (44,4%), comunicazione (28,2%), scambio di dati (18,5%), pagamenti e transazioni on line (7,6%).
I domini. Il suffisso che da sempre caratterizza Internet nel nostro Paese, il .it, è quello maggiormente scelto: tra le realtà imprenditoriali che hanno un proprio sito, l’82,2% ha scelto di associarne il dominio al .it
La posta elettronica. Tra le imprese dispone di un servizio di posta elettronica personalizzata il 50,9% degli intervistati, ma solo il 10,5% mostra un interesse nell’attivazione.
Social Network. La ricerca condotta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche ricalca i dati diffusi dall’Unione Europea in merito alla propensione verso l’informazione “parallela” di blog e surrogati: 23° (e non esaltante) posizione.

Anche saper scegliere prodotti di ottima concezione in versione open source può essere un modo per fare business: uno de primi casi è l’utilizzo del pacchetto simil Office costituito da Open Office, open source che ha sviluppato una suite per l’ufficio parallela al colosso (con licenza) della Microsoft.
Venti minuti al giorno. Venti giri di lancette. E’ il tempo massimo che il 70% delle Piccole e Medie Imprese italiane sono disposte a concedere quotidianamente ai propri dipendenti per l’uso di Internet a fini personali. La paura che regna sovrana nelle stanze dei bottoni è che i tanto odiati (e amati) Social Network tolgano tempo ed energia vitale al lavoro.
Il nuovo modo di fare marketing e la nuova comunicazione Web 2.0 hanno portato alla nascita di una nuova figura professionale: il personal digital vip.
Un’interessante ricerca condotta da Adobe sulle aziende italiane e la loro evoluzione verso l’utilizzo del Web in chiave 2.0 rivela che una realtà su due ha già scelto o è in procinto di farlo: via all’informatizzazione dei processi documentali e dell’utilizzo della rete come strumento per risparmiare in tempo, modi e velocità di realizzazione. Ed accrescere così in maniera indiretta il proprio business.
Un tempo qualcuno li chiamava “battitori liberi”, con un termine preso in prestito dal calcio. Erano lavoratori indipendenti, liberi professionisti o consulenti che amavano girare l’Italia e il mondo offrendo i propri servizi “on demand” a diversi committenti. Il concetto non è esattamente lo stesso, ma un blogger e ricercatore alla Cornell University,