dom 01 agosto 2010
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Archivio della categoria Marketing

iPhone smarrito o mossa di marketing?

Pubblicato da Ilaria Mariniil 20 aprile 2010

iphoneUn tecnico Apple avrebbe perso in un pub il nuovo iPhone 4G che stava testando in attesa del lancio e, guarda caso, a ritrovarlo è un reporter di uno dei più noti blog tecnologici al mondo.

La storia lascia perplessi e fa tanto pensare ad un’operazione di marketing.

Le strategie di marketing della Apple mirano infatti da sempre a creare attesa per un prodotto e trasformarlo in oggetto di desiderio (quando non di culto) ancora prima che venga immesso nel mercato.

Oggi il sito Gizmodo conferma che si è trattata di una svista da parte dell’ingegnere della Apple Gray Powell che, in un bar californiano per testare l’iPhone, ha sottovalutato la bontà della birra tedesca e ha dimenticato il telefono sul tavolo prima di andarsene a casa.

Peccato. Era più auspicabile un marketer brillante a un ingegnere ubriaco.

E-mail marketing a doppio taglio: facilità e rischio privacy

Pubblicato da Antonella Neriil 24 febbraio 2010

3d people and symbol InternetQuante volte sarà capitato, a chi pos­siede almeno un account di posta elettronica, di venire invasi la propria e-mail – vere o finte che siano – pubblicitarie sottendenti ogni genere di proposta: dal Viagra agli elettrodomestici, da un corso di formazione ad elettrodomestici.
Alcune, il che fa spesso sorridere, tradotte alla meno peggio dall’inglese tramite l’ausilio di un traduttore on line.

Ma, in epoca di privacy a go go, l’e-mail marketing andrebbe affidarlo alle mani di chi per mestiere si occupa di reperire database, specifici o aspecifici che siano, in cui tutti i proprietari degli account cui verrà inviata una determinata informativa abbiano accettato di ricevere materiale tramite tale strumento.

Infatti la raccolta di indirizzi e-mail dal Web è pos­sibile (o meglio, sarebbe visto il numero di spot giornalieri che intasano la nostra posta elettronica) solo nel caso in cui mandiamo prima l’informativa ai nostri eventuali futuri clienti.
La richiesta di tale autorizzazione potrebbe anche venire richiesta tramite una semplice telefonata. O… tramite una specifica richiesta via Rete.

Il rischio, al di là della tempistica per raggiungere l’obiettivo che verrebbe raddoppiata, è che la maggior parte degli utenti, oberati di posta indesiderata, mai rilascerebbero tale permesso ufficiale.
In mancanza di specifica autorizzazione, quella che invade i nostri account – e quasi tutti i client riescono ad arginarla ma non ad impedirla al 100% — è la cosiddetta spam.

Che, se si volesse perseguire legalmente pagando un avvocato ed attendendo i tempi della giustizia italiana, è sanzionabile con una multa che varia dai 6mila ai 36mila euro, come stabilito dal Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali).
 
 
Glos­sario
 
E-mail marketing 
L’e-mail marketing è un tipo di marketing diretto che usa la posta elettronica come mezzo per comunicare mes­saggi commerciali (e non) al pubblico. In senso lato qualunque e-mail inviata a un cliente (o cliente potenziale), può essere considerato e-mail marketing.
Ma solitamente si usa questo termine per riferirsi a:
- invio di e-mail con l’intento di portare a livello più avanzato il rapporto tra un’azienda e i suoi vecchi o attuali clienti e per incoraggiare la fidelizzazione dei clienti
- invio di e-mail con l’intendo di acquisire nuovi clienti o convincere i vecchi a comprare qualcosa subito.
Aggiungere elementi pubblicitari nelle e-mail inviate da altre aziende ai loro clienti

L’e-mail marketing piace alle aziende perché:
- è meno costoso del marketing diretto fatto con materiale cartaceo
- il ritorno d’investimento (ROI) è solitamente molto alto, se il lavoro viene fatto bene
- è istantaneo, soprattutto se comparato con la posta cartacea: una e-mail arriva in secondi o minuti
- permette al pubblicitario di “spingere” il mes­saggio al pubblico, al contario di un Sito Web che “aspetta” che i visitatori lo raggiungano
- è facile da tracciare. Un pubblicitario può tracciare gli utenti con i Web bug, bounce mes­sage, disiscrizioni, conferme di ricezione, click-through, etc. Questi pos­sono essere usati per tracciare i tassi di apertura delle e-mail, i riscontri positivi o negativi, le vendite derivate dal marketing
- i pubblicitari pos­sono acquisire grandi numeri di iscritti che desiderano ricevere e-mail su argomenti di loro interesse
- oltre la metà degli utenti della Rete inviano o leggono mes­saggi di posta elettronica in una loro giornata tipo
- consente di stabilire una relazione “uno a uno”, cioè di personalizzare il mes­saggio in base al destinatario che riceverà quella comunicazione specifica
- permette di fare test per vedere quale tipo di mes­saggio produce migliori risultati in base al pubblico cui si rivolge.

Il Marketing 2.0 si adatta all’utente media multitasking

Pubblicato da Antonella Neriil 18 febbraio 2010

media_multitaskingDopo che dall’Osservatorio Multicanalità qualche settimana fa aveva svelato che un italiano su tre nel 2009 è stato influenzato da Internet negli acquisti, ecco arrivare un’ulteriore, autorevole voce a confermare che il Web è sempre più radicato nel quotidiano.
Un recente studio firmato Media Meshing e condotto da Microsoft Advertising su un panel di 1.000 individui adulti in sette Paesi, Italia inclusa, ha confermato che gli utenti europei sono sempre di più media multitasking.
In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche in Internet prima di mettere mano al portafoglio.

I dati. Sette persone su dieci coinvolte almeno una volta alla settimana consultano le Pagine Web, mentre addirittura quattro utenti su dieci lo fanno tutti i giorni. E almeno il 30% dei futuri consumatori effettua ricerche su un determinato prodotto che vorrebbe acquistare.
Questo è reso pos­sibile dalla crescente diffusione e dal crescente utilizzo di dispositivi portatili quali iPhone, notebook e smartphone, che permettono una connes­sione real time in quasi tutti i luoghi.

Naturalmente il multitasking abbraccia di più le nuove generazioni, più inserite nel contesto Web 2.0 e più pratici di dispositivi che si connettono via Mobile: nove giovani su dieci di età compresa trai 16 e 24 anni sono fruitori assidui e simultanei di televisione e computer.

Dove è maggiore l’attitudine alla multicanalità? In Danimarca e nel Regno Unito il 77% dei navigatori utilizzano entrambi i media almeno una volta alla settimana, cui si accoda la new generation tedesca (73%), belga (71%), poi troviamo quella italiana (69%).

Spesso, sono le pause televisive che “innescano” il fenomeno della consultazione parallela di due fonti di informazione, accentuata di sera e durante i fine settimana: il 37% dei soggetti attiva la connes­sione Internet quando viene trasmessa la pubblicità in Tv, mentre il 39% resta sulla poltrona limitandosi a fare zapping con il telecomando.
Con il plasma acceso e il modem in funzione, cosa hanno dichiarato di fare gli internauti coinvolti nello studio? Tre persone su scaricano la posta elettronica, il 64% gira nel Web, il 49% si dedica ai Social Network e il 39% alle chat.

Altre casistiche. Oltre la metà del panel ha dichiarato di aver cercato anche sul Web un annuncio pubblicitario già visto in televisione; sempre oltre la metà dei consumatori multitasking ritengono maggiormente appetibili e coinvolgenti le campagne on the Web rispetto ai tradizionali mezzi pubblicitari.
Per il Marketing 2.0 tutte queste informazioni relative alle nuove tendenze dei consumatori sono vere e proprie miniere d’oro.

Non solo. Azzeccata la scelta del canale pubblicitario adatto, due utenti su dieci hanno diffuso la propria pre­ferenza tramite e-mail, postando su Social Network & Co. il link dello spot che ha suscitato interesse.
Prende sempre più credibilità, alla luce di questa ennesima ricerca, che il tanto celebrato “media mix”, ovvero una ripartizione più equilibrata tra i vari media scelti nelle le campagne pubblicitarie, permetta di ottenere risultati molto più soddisfacenti.

Self Marketing: creare il brand vincente di noi stessi

Pubblicato da Antonella Neriil 5 febbraio 2010

self_marketingNavigando in Rete, si pos­sono riscontrare diversi stati d’animo nei confronti dell’argomento: dal più completo scetticismo, ad un generico “palloso” fino al convincimento più totale nei confronti dei dogmi.
Il riferimento sono le famose “4 P del self marketing” di . Sottotitolabile con un “come vendere meglio sé stessi”.

Sono in continua ascesa e mutamento le teorie relative al self marketing: gli slogan facilmente riscontrabili nello smisurato mondo del Web, che come capofila potrebbero essere riconducibili al motto “chi non comunica non esiste!”.

Bisognerebbe dunque secondo le regole del Web 2.0 far sapere che si esiste, che si pos­siede una determinata profes­sionalità, un certo tipo di attitudini. Che poggiano sulla conoscenza millimetrica di noi stessi.
Partendo dalle domande alla base della vita Social, così come fu per l’uomo alle origini, ci sono alcuni interrogativi da porsi prima di “vendersi” sia nel mondo reale che in quello virtuale.
A chi mi sto rivolgendo? Qual è il mio target? Quale la caratteristica in mio pos­sesso che più colpisce e mi rende “unico” ed appetibile?

Ma vediamole, queste 4P, ovvero prodotto, prezzo, posto e promozione. Ed applichiamole all’articolo da “vendere” al meglio: noi.

–Prodotto: se ci si dovesse para­gonare ad un prodotto cosa saremmo? Quali le capacità,le conoscenze ed esperienze che pos­siamo giocare come carta vincente? Quali i nostri?
Fondamentale, come in tutti i campi, è la prima impres­sione che si desta: dal modo di porsi all’abbigliamento, ad altri dettagli che pos­sono fare la differenza come il tono di voce, i gesti
–Prezzo: il nostro valore è determinato da una serie di fattori: titolo di studio, curriculum, competenze.
La cosa fondamentale, oltre a “valere”, è saperlo trasmettere a chi si ha di fronte
–Posto: non sempre è vero che allargando a dismisura i siti cui far pervenire il proprio curriculum sia proporzionale alle probabilità di successo finale. Che in parte è vero, ma basilare è saper ritagliare con pre­cisione stile sarto il proprio range di azione, il substrato ottimale che non svilisca o svenda troppo il soggetto in questione
–Promozione: il far nascere curiosità ed attenzione verso di noi un’altra chiave per l’eventuale successo finale.
Bisogna creare un brand di noi stessi, come un’azienda che promuove la propria ultima creazione

Infine, a conferma che il mondo del Web è in continua evoluzione, alcuni hanno allargato… a 6 le P per il successo di sé stessi, che sarebbero per l’esattezza product, price, promotion, place, people, public.
In pratica, le ultime due P vanno in scia ai contenuti del Web 2.0: sfruttare i Social Network ed in generale le community on line facendo leva sulla loro popolarità e sul fatto che le aziende li tengono monitorati eccome, diffondere la propria immagine in Internet.
Insomma, essere il miglior marketing manager di noi stessi.

Viral Marketing: obiettivo far parlaredi sé il Web

Pubblicato da Antonella Neriil 27 gennaio 2010

marketing_viraleFare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi di una buona strategia di marketing, ma soprattutto le basi portanti del Viral Marketing.

Un passo alla volta. Cos’è per definizione il Viral Marketing?
Prendiamo semplicemente la definizione che fornisce Wikipedia “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interes­sati per trasmettere il mes­saggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del mes­saggio segue un profilo tipico che pre­senta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del pas­saparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.
Il termine nasce nella metà degli anni ’90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia bio­logica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione Viral Marketing diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”.
Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interes­sante per un utente, viene pas­sata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “pas­saparola”, la conoscenza dell’idea”.

Specificato di cosa si parla, un buon stratega in questo settore della comunicazione deve riuscire a creare un meccanismo a catena, un pas­saparola mediatico in grado di catalizzare l’attenzione, far arrivare e far tornare gli utenti sul tuo sito, creare un’attenzione che cresce gradualmente.

Aspetto basilare è il prendere parte al mondo Social non “tanto per”, ma seguirlo perseguendo un obiettivo ben pre­ciso, spiccando nella massa perché, volere o volare, oggi anche la più piccola delle realtà anche lontana anni luce dal Web ha la sua pagina di Facebook, ad esempio. Un biglietto da visita immobile e non visitato, ma c’è a fare numero, ad inflazionare il settore.

Per far lievitare il proprio brand, una buona campagna di Viral Marketing deve essere accattivante, non spiccatamente commerciale (assolutamente banditi gli spot commerciali puri, che allontanano l’utente).
Anzi: bisogna avere la brillantezza e la capacità di arrivare indirettamente al proprio prodotto e/o servizio catalizzando l’attenzione degli internauti su un altro tema apparantemente esterno, legato ovviamente all’ambito in cui si opera.
Un video, una frase sibillina, perché no uno sconto per testare un determinato prodotto, una musica sono elementi che attirano l’attenzione. E il piano marketing è praticamente già a metà strada.
Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio marchio: quale miglior pubblicità di quella che nasce in maniera spontanea “dal popolo”?

C’è poi un altro equilibrio importante da rispettare: il far diffondere e veicolare nel Web il proprio prodotto ai fruitori finali è sinonimo di aver centrato il progetto, ma saper comunque mantenere la propria identità e saper farsi riconoscere resta neces­sità primaria, altrimenti il progetto va automaticamente a decadere.
Ecco spiegata in tal senso l’importanza di dare riferimenti certi a chi si connette ad Internet: una Fan Page di Facebook, un Sito Internet ufficiale, un blog (o forum) aziendale.

Se il risultato finale è il cosiddetto engagement – in italiano la famosa fidelizzazione del cliente – il Marketing Manager può ritenere di aver svolto con perfezione chirurgica il proprio lavoro.

Selfmarketing: promuovere sé stessi colpire le aziende

Pubblicato da Antonella Neriil 15 gennaio 2010

selfmarketingUn buon Marketing Manager è quello che, attraverso un’opportuna e mirata strategia, riesce a far conoscere un determinato prodotto, i servizi offerti da una determinata azienda.
E una persona in cerca di lavoro, che vuole veicolare al meglio in Rete la propria profes­sionalità, la propria esperienza, a quali direttive deve attenersi?
In tal senso, è cresciuto nell’ultimo periodo dove la ricerca di lavoro è un’esigenza diffusa l’attitudine al Sel­fmarketing. Che letteralmente significa marketing di sé stessi.
Facendo leva sulle sulle 4P del marketing snocciolate dal guru del marketing Philip Kotler: Prodotto, Prezzo, Posto, Promozione.

Ovvero: promuovere se stessi. Naturalmente, alla base deve esserci “sostanza”, un’esperienza, un buon curriculum insomma.
Non è un’operazione casuale, e nemmeno così semplice come si possa pensare: si devono rispettare alcune norme se si vuole che la promozione self made raggiunga il proprio scopo: colpire chi ne viene a conoscenza e spingere i selezionatore del personale a fis­sare un colloquio conoscitivo.

In ambito Internet: quale miglior pubblicità del saper utilizzare a menadito il Web può essere utile per chi cerca lavoro proprio in ambito informatico?

Il fondamento: ci si muove nel campo del mercato delle risorse umane.
Pertanto, la perfetta conoscenza delle proprie attitudini, e soprattutto il saperle trasmettere a chi non ci ha mai né visto né sentito, è basilare.
Individuare i punti di forza della propria esperienza pone un altro caposaldo nella strategia del Sel­fmarketing: tale specificità accentuate permetteranno di stagliare il proprio profilo tra altri dieci, ad esempio.
Ancora: scegliere i mezzi più adatti per veicolare il proprio profilo lavorativo.
Ed anche costruire una sorta di “immagine” si se stessi, un simil brand che aiuti chi seleziona personale per aziende e/o enti a correlare senza dubbio un cognome ad una determinata profes­sionalità.
In tal senso, i Social Network hanno portato a galla persone, profili, esperienze, competenze: ecco perché sfruttare gli strumenti comunicativi del Web 2.0 è importante (ma attenzione a non esagerare svendendola).
Nell’ultimo anno infatti le selezione di personale, oltre che attraverso i canali tradizionali - agenzie interinali, annunci su carta — e su Portali Web dedicati per il recruiting on line, si è allargata anche al campo dei Social Media, che riescono a riportare abbastanza fedelmente un percorso pre­ciso e completo del soggetto d’interesse, cosa che un semplice foglio di carta non riesce a rendere.
Da un blog ad esempio traspare l’impronta di una persona, la sua capacità comunicativa, il suo approccio nel tempo a temi ed argomenti tra i più disparati. Una sorta di curriculum virtuale.

Web Marketing 2009: Hewlett-Packard il brand meglio diffuso

Pubblicato da Antonella Neriil 11 gennaio 2010

brand_internetHewlett-Packard, Sony e Toshiba sul podio della miglior diffusione on line del proprio brand nel 2009.
E’ quanto emerge dalla ricerca ICEcat 2009 Brand Poluraity Index, che pre­mia le tre multinazionali nel settore del marketing e della pubblicità in Rete per aver meglio veicolato il proprio marchio.

Lo scettro consegnato dopo aver analizzato una campione vastis­simo, qualcosa come 494 milioni di schede tecniche raccolte.
Le opinioni sono quelle scaricate dal sito ICEcat nel corso dell’anno appena concluso da oltre 8mila negozi e-commerce, per una copertura pari ad oltre 3mila brand tecnologici, per cui non indirizzata verso nes­sun risultato.

La top 15 delle aziende IT più ricercate in Rete: HP, Sony, Toshiba, Lenovo, Acer, Canon, Asus, IBM, Kingston, Belkin, Samsung, Philips, Cisco, Epson, Adobe.
Per il futuro gli esperti pre­vedono una gran rentrée della giapponese Fujitsu e l’entrata nelle posizioni che contano della Dell.

Evidentemente l’ottimo rapporto costi/benefici, l’utilizzo sempre crescente del mezzo informatico confermato quotidianamente dall’ennesima statistica ha spinto i responsabili manager dei tre colossi mondiali a spingere sull’acceleratore del Web.
Scelta confermata da un dato eclatante: se nei primi sei mesi del 2009 il trend di Internet mostrava un crescita di appena il 12%, nei primo mesi del 2010 il tasso di crescita media annua è pre­visto addirittura al 48%.
 
 
Glos­sario
 
Brand
La marca o brand (il secondo è un sinonimo mutuato dalla lingua inglese) è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.

Marketing, il futuro è green

Pubblicato da Antonella Neriil 29 dicembre 2009

marketing_ambienteDa diversi anni i temi ecologisti, l’eco-sostenibilità e la compatibilità ambientale hanno occupato ampi spazi nel nostro quotidiano; dalla raccolta differenziata ai dibattiti televisivi, sui quotidiani e sul Web.
Non ci si meraviglia dunque se anche il marketing virerà… al verde per sposare l’avanzante cultura ecologista e creare un avvicinamento alla comunicazione e alla pubblicità “sostenibile”.

Su cosa verte l’attività di chi sviluppa green marketing? Come ogni buon pubblicitario-comunicatore, questa nuova figura manageriale dovrà far entrare nella quotidianità la sensibilità verso i prodotti che rispettano standard di qualità e sostenibilità ambientale. Ovvero, fargli ruotare attorno un business.

Ma, ad oggi, qual è la forza di penetrazione dei prodotti che rispettano l’ambiente degli italiani?
Secondo uno studio condotto dall’Istituto Eurisko, l’ambito “verde” interessa gli italiani addirittura al pari della disoccupazione: 90% il risultato delle mille intervistati effettuate in un panel 18–64 anni.
Ed una larga fetta (74%) constata l’arretratezza del Paese in tale ambito, e viene sottolineata l’importanza della diffusione di tali concetti attraverso gli organi di informazione.
Una questione d’interesse, e dove c’è interesse c’è business. Può un accorto piano marketing del futuro pros­simo non tenerne conto?

Inoltre, questo nuovo percorso creerà inevitabilmente nuove figure profes­sionali, pertanto nuovi posti di lavoro.
 

Ci sono già casi studiati in Italia, analizzati ad esempio da Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2009/imprese-ripresa/articoli/imprese-ripresa-via-italiana-green-economy.shtml

E sempre l’autorevole giornale rosa mette in guardia: non è tutto oro quello che luccica http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-agosto-2009/green-economy.shtml)
 
Altri approfondimenti:
http://www.greenme.it/informarsi/green-economy/1462-quanto-ci-costera-la-green-economy
http://blog.panorama.it/economia/2009/02/13/energia-pulita-la-via-italiana-alla-green-economy/
 
 
 
Glos­sario 
Green Economy
Al giorno d’oggi si definisce economia verde, o più propriamente economia ecologica, un tipo di ‘analisi econometrica’ che oltre ai benefici economici (aumento del Prodotto Interno Lordo) prende in considerazione i danni ambientali (che spesso diminuiscono anche il PIL, dal momento che riducono le rese della pesca, dell’agricoltura e la qualità dell’ambiente, fatto che danneggia il turismo) prodotti dall’estrazione delle materie prime, dal loro trasporto e trasformazione in energia, della loro manifattura in prodotti finiti ed infine del pos­sibile riciclaggio o danno ambientale che produce la loro eliminazione definitiva. Questa analisi propone misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione pubblica in grado di ridurre il consumo di energia e di risorse naturali (acqua, cibo, combustibili, metalli, ecc.); diminuire la dipendenza dall’estero; abbattere le emis­sioni di gas serra; ridurre l’inquinamento locale e globale ed infine cercare di istituire un’economia sostenibile per molti millenni, servendosi pre­valentemente di risorse rinnovabili (come le bio­masse, l’eolico, il solare, l’energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di ogni tipo di scarto domestico o industriale.

Pubblicità: il marketing del futuro è in Internet

Pubblicato da Antonella Neriil 16 dicembre 2009

advertising_webSocial Network, Blog, Portali di annunci, Forum, e-commerce: il Web 2.0 invade quotidianamente le nostre vite e prende sempre più corpo ed importanza.
Non stupiscono quindi i risultati della ricerca effettuata dall’Osservatorio New Tv & Media della School of Management del Politecnico di Milano, pre­sentati nei giorni scorsi nel capoluogo meneghino durante il convegno “New Tv & Media: la crisi accelera la trasformazione”.

I New Media, quelli legati alla nuova concezione del Web, quello che comunica ed interagisce, stanno pian piano soffocando i media tradizionali: i nuovi investimenti pubblicitari e le nuove campagne marketing è naturale siano indirizzati on line.

Qualche dato per capire la portata del cambiamento del tipo di investimento pubblicitario.
Media tradizionali (giornali, televisione analogica e radio) perdono rispettivamente il 20%, il 10% ed il 14% sulla raccolta pubblicitaria nel 2009 giunto quasi a conclusione. Per contro, c’è un considerevole aumento delle tv digitali che toccano il 41% (35% nel 2008).

dati_osservatorio_new_mediaI nuovi media hanno salito un gradino pari al 15%, che porta dietro di se un giro d’affari di oltre 3.800 milioni di euro.
Web, Mobile e televisioni coprono il 29% degli introiti: +13% nel confronto con il 2008 in ambito advertising, andando a colmare parte delle perdite dei media tradizionali.

Mentre i media basati sul Web sono cresciuti del 10% grazie alla pubblicità e ai contenuti pre­mium del 10%. A tal proposito, per l’anno in corso gli introiti pubblicitari dei contenuti pre­mium dovrebbero raggiungere un valore di circa 910 milioni di euro, ovvero il 10% in più rispetto al 2008, ma gli esperti ritengono che il potenziale inespresso “è ancora elevatissimo”.

Ancora. I direttori marketing parte del panel utilizzato dall’Osservatorio racconta di come quasi uno su tre (28%) abbia investito in campagne digitali oltre il 10% del budget pubblicitario a disposizione; il 22% ha speso per tale scopo dal 5 al 10% delle risorse disponibili mentre la metà degli intervistati ha investito meno del 5%.
Le pre­visioni in tal senso puntano inequivocabilmente sul web marketing: nel 2010 un responsabile su tre incrementerà gli investimenti di un altro 10%.

Web Marketing: se il social network si tinge di rosa…

Pubblicato da Antonella Neriil 7 dicembre 2009

internet_marketing_donnaE chi dice che il computer è uomo? Certo, si è partiti negli anni ’80 da una pre­senza pres­sochè assoluta del genere maschile davanti al monitor, ma pian piano le donne on the web stanno prendendo il largo.

“Fatti più in là” riecheggia nel campo della programmazione dove il colore rosa è meno pallido rispetto ai primordi; nel campo del marketing, dove le manager in gonnella sono in costante aumento; ma soprattutto per quanto concerne la pre­senza all’interno dei social network, dove la pre­senza delle donne è lievitata vertiginosamente.
E questa pre­senza non può lasciare insensibili i marketing manager, che sapranno creare campagne ad hoc sui principali social network — visti i risultati documentati con accorte strategie a costi pres­sochè nulli — per attirare il target d’elezione dei medesimi.

La constatazione della strabiliante pre­senza del genere femminile all’interno delle Pagine Web deputate alla condivisione dei contenuti, Facebook in primis (ogni giorno gli utenti ci trascorrono cumulativamente qualcosa come 6 miliardi di minuti, il doppio di Google!), è il risultato di una ricerca effettuata su 19 dei social network più conosciuti ed utilizzati.
In concreto, per capire la portata del fenomeno: sul social network a taglio “artistico”, MySpace, un utente su tre è donna.
Facendo invece riferimento alle utenze di Facebook, gli uomini sfiorano appena il 40% del totale.
In generale, supera abbondantemente l’ottanta per cento delle pre­senze il rosa sui social network.

Le pre­ferenze? Il gentil sesso sembra orientato su Xanga, Bebo e Class­mates, il sesso duro su Digg, Reddit e Slashdot.
 
 

Piccola guida ai social network più diffusi:

Facebook (febbraio 2004)
Inizialmente noto col nome di Thefacebook, il nome del sito si riferisce agli annuari (facebook) con le foto di ogni singolo membro che alcuni college e scuole pre­paratorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti ed al personale della facoltà come mezzo per conoscere le persone del campus.
Secondo i dati forniti dal sito stesso, nel novembre 2009 il numero degli utenti attivi ha raggiunto quota 350 milioni[2] in tutto il mondo. In base all’acquisto di una quota del 1,6% da parte di Microsoft nel 2007 per 240 milioni di dollari e all’acquisto del 2% per 200 milioni di dollari da parte di un gruppo di investitori russi il valore del sito è stato stimato di 10 miliardi di dollari. Il sito nel 2009 è divenuto profittevole segnando il primo bilancio in attivo

Twitter (marzo 2006)
E’un servizio di social network e microblogging che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite mes­saggi di testo con una lunghezza mas­sima di 140 caratteri. Gli aggiornamenti pos­sono essere effettuati tramite il sito stesso, via sms, con programmi di mes­saggistica istantanea, e-mail, oppure tramite varie applicazioni basate sulle API di Twitter. Twitter è stato creato nel marzo 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco.
Gli aggiornamenti sono mostrati istantaneamente nella pagina di profilo dell’utente e comunicati agli utenti che si sono registrati per riceverli. È anche pos­sibile limitare la visibilità dei propri mes­saggi oppure renderli visibili a chiunque.
Il nome “Twitter”, corrispondente sonoro della parola tweeter, deriva dal verbo inglese to tweet che significa “cinguettare”. Tweet è anche il termine tecnico degli aggiornamenti del servizio.
I tweet che contengono esattamente 140 caratteri vengono chiamati twoosh.

MySpace (novembre 2003)
E’una comunità virtuale, e più pre­cisamente una rete sociale, creata nel 2003 da Tom Anderson e Chris DeWolfe. Offre ai suoi utenti blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video.
È attualmente l’undicesimo sito più popolare al mondo e il quinto negli Stati Uniti secondo Alexa. Grazie a questo spazio su internet, artisti e gruppi musicali come gli Arctic Monkeys, Lily Allen, i Belladonna ed i Cansei de Ser Sexy sono diventati famosi in tutto il mondo ancora prima di mettere effettivamente sul mercato i loro dischi.

Bebo (gennaio 2005)
Bebo, acronimo di Blog early, blog often, letteralmente Blog pre­sto blog spesso, è un social network creato da due coniugi nel gennaio 2005 e succes­sivamente venduto, nel marzo 2008, ad AOL per 850 milioni di dollari. Questo lo portò ad un grande rilancio del sito a partire dal luglio dello stesso anno.

Class­mates (2005)
E’ il capostipite dei servizi di social network creato nel 1995 da Randy Conrads che decise di voler rintracciare un suo ex compagno delle superiori frequentate nelle Filippine.
Il sito aiuta i membri a trovare, collegare e tenersi in contatto con amici e conoscenti di lunga data tra quelli conosciuti alla scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola superiore, università, e lavoro. Il motto è infatti “riscoprite il vostro passato!”.

Ed ancora, tra la miriade di esempi on line, ecco Thounds dedicato alla musica, che aggrega coloro che hanno un’idea, un motivetto etc., Badoo (l’unico senza forme pubblicitarie) quale aggregatore di amicizie, QQ domina in Cina ed attualmente risulta la più grande community del mondo con i suoi 300milioni di iscritti.