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	<title>CromosomaWeb &#187; Siti Internet</title>
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		<title>Twitter entra a far parte della storia</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 17:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La settimana scorsa a San Francisco, al primo congresso di <b>Twitter</b>, è stato annunciato che gli <b>utenti hanno superato i 105 milioni</b> e che ogni giorno passano sul social network 50 milioni di tweet. In contemporanea, la biblioteca più grande del mondo, quella del Congresso Usa, ha diffuso la notizia che conserverà elettronicamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1565 alignleft" title="twitter" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/twitter1.jpg" alt="twitter" width="300" height="180" />La settimana scorsa a San Francisco, al primo congresso di Twitter, è stato annunciato che gli utenti hanno superato i 105 milioni e che ogni giorno passano sul social network 50 milioni di tweet.</p>
<p>In contemporanea, la biblioteca più grande del mondo, quella del Congresso Usa, ha diffuso la notizia che conserverà elettronicamente tutti i “cinguettii” di Twitter a partire dal primo datato marzo 2006.</p>
<p>Anche se potrebbe sembrare una notizia di scarso rilievo, si tratta in realtà di una vera e propria svolta epocale: Twitter non è più considerato mero strumento di “status update” ma ha avuto un riconoscimento istituzionale e gli storici di domani potrebbero utilizzare questa piattaforma per capire meglio i nostri tempi, dagli eventi politici ai fatti di cronaca ai disastri naturali.</p>
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		<title>Web 2.0: Facebook nuovo tornasole della vita di coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 18:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adesso ci si mette anche <b>Facebook</b> ad indagare sulla nostra vita sentimentale, e decreta che la coppia aperta è la più triste, che gli utenti più felici sono quelli che hanno una relazione stabile o che sono sposati. D’altronde chi meglio del <b>Social Network</b> più famoso è in grado di fornire un’immagine fedele del mondo contemporaneo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1465" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_amore.jpg" alt="facebook_amore" width="300" height="208" />Adesso ci si mette anche <strong>Facebook</strong> ad indagare sulla nostra vita sentimentale, e decreta che la coppia aperta è la più triste, che gli utenti più felici sono quelli che hanno una relazione stabile o che sono sposati.<br />
D’altronde chi meglio del <strong>Social Network</strong> più famoso è in grado di attingere a milioni di dati e incrociarli per ottenere un’immagine fedele del mondo contemporaneo?</p>
<p>Come tutti sappiamo, Facebook ci da la possibilità di indicare quale sia la nostra situazione sentimentale: meglio essere dei single aperti ad ogni possibilità, impegnati ma non fino in fondo, fidanzati ufficialmente e in odore di matrimonio, sposati in modo irreversibile, avere una <a href="http://www.relazionecomplicata.it/" target="_blank">relazione complicata</a> da semplificare quanto prima o avere una relazione aperta e godersi tutte le opportunità che si presentano?</p>
<p>Lo studio ha intercettato in un primo momento tutti i termini positivi utilizzati nell’aggiornamento dello status degli iscritti, incrociando poi il dato numerico con la situazione sentimentale delle persone.<br />
La conclusione è che gli status più pessimisti sono proprio quelli di chi dichiara di avere un rapporto aperto, soprattutto se sono uomini che magari risentono della competizione con la partner e della mancanza di stabilità emotiva.<br />
Pare addirittura che la coppia aperta causi un danno alla serenità ancora più grave di quello causato da una relazione complicata o da una vedovanza.<br />
Anche i single hanno spesso momenti tristi, mentre i più positivi sono sicuramente gli sposati e i fidanzati, alla faccia di chi proclama la libertà delle relazioni anticonformiste.</p>
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		<title>Web 2.0: prende piede il fascicolo sanitario elettronico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sei ospedali italiani su dieci sperimentano il <b>fascicolo sanitario elettronico</b> (Fse), il <b>database</b> on line della storia clinica del paziente, accessibile in contemporanea da più strutture. E che, in un futuro non molto lontano visto il crescente utilizzo di <b>Internet</b>, anche il diretto interessato potrà consultare da casa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1385" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/sanita_internet.jpg" alt="sanita_internet" width="300" height="200" />Si è partiti con la<strong> cartella clinica on line</strong>, che ha tagliato centinaia di fotocopie richieste dopo ore di coda allo sportello terminato l’iter del ricovero.<br />
Da poco è stata introdotta la <strong>chiavetta</strong> “rosa”, che permette alle donne in cinta di avere “in tasca” tutti i dati dall’inizio della gestazione.</p>
<p>Ed ora, 6 ospedali italiani su 10 utilizzano in maniera proficua il <strong>fascicolo sanitario elettronico</strong> (Fse) che permette una consultazione contemporanea da parte di più strutture del percorso clinico completo del paziente, dal medico di base all’ambulatorio Usl od ospedaliero.<br />
Una cronistoria della sua salute raccolta in un mini <strong>Sito Internet</strong> in pratica, accessibile in ogni momento e che permette di analizzare ogni fase della vita del paziente.<br />
E, in un secondo momento, visto l’imperversare nell’utilizzo del computer e dell’accesso ad <strong>Internet </strong>in <em><strong>Web 2.0</strong> style</em>, anche il paziente potrà accedere a questa preziosa banca dati.<br />
Un altro passo non indifferente del filone inerente l’<strong>e-Healt</strong>.</p>
<p>Il fascicolo sanitario elettronico, in fase già avanzata di sperimentazione in quasi metà delle Regioni italiane, è utilizzato nel 43% delle Asl, nel 62% delle aziende e dei presidi ospedalieri, cioè 3 su 5, oltre che nel 19% degli ambulatori territoriali.</p>
<p>Ancora. Il <strong>database</strong> medico personale è conosciuto al 71% dei medici di famiglia e i pediatri di libera scelta, al 67% dei camici bianchi ospedalieri e specialisti e al 29% degli infermieri, mentre  tra i farmacisti la diffusione è ferma al 5%.<br />
Con il Fse vengono gestite oltre la metà delle prestazioni specialistiche e ospedaliere, un 33% di quelle farmaceutiche e il 24% per quelle di Pronto soccorso.<br />
In particolare, risultano sette le Regioni con una diffusione del Fse superiore al 75% tra Asl e aziende ospedaliere: Lombardia, Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Sicilia e Sardegna.</p>
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		<title>L’amore 2.0? E’ quello che si cerca su Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 12:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un recente studio condotto dall'Università di Oxford rivela che, come nella vita, su <b>Facebook</b> non è possibile gestire più di 150 <b>relazioni virtuali</b>. Ma c’è a chi in <b>Internet</b> basterebbe trovarne una, magari quella della vita. E poteva FB, in vera ottica <b>Web 2.0</b>, non diventare il nuovo strumento di rimorchio? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1263" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_relazione.jpg" alt="facebook_relazione" width="300" height="200" />Un recente studio condotto da Robin Dunbar dell’Università di Oxford rivela che, come nella vita, su <strong>Facebook </strong>non è possibile gestire più di 150 relazioni virtuali: il numero medio di amicizie sul <strong>Social Network</strong> più <em>cool </em>è infatti pari a 130.<br />
Ma c’è a chi in<strong> Internet</strong> basterebbe – e sono davvero tantissimi – trovarne una, magari quella della vita.<br />
In vera ottica <strong>Web 2.0</strong>, Facebook è infatti diventato il nuovo strumento di rimorchio, soprattutto adesso, che tutti sono iscritti, che è inverno, c’è freddo e la voglia di uscire la sera per conoscere gente nuova è sempre meno.</p>
<p>I timidi ci si rintanano come in un ambiente familiare e protetto: ho amiche che non ci penserebbero minimamente ad attaccar bottone con un uomo in un locale (è una questione di ruoli), ma non hanno remore a chiedergli l’amicizia su Facebook (“tanto me la dà di sicuro”) per poi attendere, ovviamente, che sia lui a fare il primo passo con un contatto, magari anche solo un “benvenuta tra i miei amici”.</p>
<p>Ma il problema è proprio qui: gli uomini sono un po’ orsi e come tali spesso dimenticano le buone maniere e non si rendono conto che anche le piazze virtuali hanno un’etichetta.</p>
<p>Insomma, se un uomo vuole andare a segno su Facebook, deve usare un po’ di buonsenso, e magari aiutarsi con questo vademecum:</p>
<p>1. Compila il tuo profilo con intelligenza, bandita la banalità. La musica che ascolti deve essere a la page, vai di blues, rock, jazz… gruppi di qualità, insomma. Se poi ti piace Cristina D’Avena meglio ometterlo temporaneamente.<br />
2. La fotografia : meglio un primo piano, l’occhio singolo da merluzzo o la versione “tipo da spiaggia” è ridicola. Se hai la tartaruga sei trendy ma difficilmente una donna dirà “oh che uomo interessante”, al limite penserà che tu voglia mettere in mostra la merce come al supermercato.<br />
3. Situazione sentimentale: scontato che sei single, meglio evitate però di sottolineare che sei alla ricerca di una relazione, toglie fascino. Non devi venderti, devi trovare una donna che ti intrighi, non sei un’auto da piazzare.<br />
4. Libri, fai un po’ tu, se leggi solo fumetti, magari scrivi “Manga degli anni ’70/’80”, sempre fumetti sono ma fa più scena.<br />
5. Cerca di essere il più possibile sincero, tanto se poi la incontrerai davvero, ti scoprirebbe e la figura meschina sarebbe dietro l’angolo.</p>
<p>Tutto fatto? Ok, ora non ti resta che procedere con una breve indagine, tra le ragazze che ti interessano maggiormente, scegline una (non 10, è probabile che tra loro si conoscano se fanno parte della stessa rete di amici) e cerca di interagire (eh sì, questa è la parte più difficile), osserva come si relaziona, se ha un blog, un sito, partecipa ai suoi gruppi e soprattutto prova a chattare con lei.<br />
Non soffocarla mi raccomando, se no ti scambia per maniaco, mandale qualche e-mail ma con moderazione.</p>
<p>Non dovrebbe essere così difficile trovarne una alla quale interessi almeno un po’.<br />
Ah! Dimenticavo: evita quelle che sul profilo hanno specificato “<a href="http://www.relazionecomplicata.it/" target="_blank">Relazione Complicata</a>”!</p>
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		<title>Web 2.0: furti, quando il database è un sito di gossip</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 11:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando un <b>Sito Internet</b> diventa involontariamente riferimento per i ladri. In America <b>Tzm.com</b> è una delle fonti più cliccate in tema di gossip, ma è involontariamente diventato il… <b>database</b> di una giovane banda, ribattezzata immediatamente oltreoceano dall’autorevole quotidiano Los Angeles Time “Bling Ring”


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1213" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/gossip_internet.jpg" alt="gossip_internet" width="300" height="180" />Quando è il dettaglio a fare la differenza. E quando un <strong>Sito Internet</strong> diventa involontariamente fonte di informazioni che verranno utilizzate per attività illecite.<br />
In America, e non solo, <strong><a href="http://www.tzm.com" target="_blank">Tzm.com</a></strong> è uno dei più cliccati per restare sempre al passo con gli eventi, essendo uno dei siti più <em>cool </em>in tema di gossip, moda, lustrini e paillettes.</p>
<p>Le ragazze magari guardano la foto di Paris Hilton e commentano l’abbigliamento <em>diamond </em>del cane, la nuova acconciatura, il trucco, la borsa che lancerà una nuova moda<em> fashion</em>.<br />
Ma Tzm.com ed alcuni dei siti destinati alle “leggerezze” mondane erano il… <strong>database</strong> di una giovane banda, ribattezzata immediatamente oltreoceano dall’autorevole quotidiano <em>Los Angeles Time</em> “Bling Ring”.</p>
<p>Ma chi ha astutamente sfruttato la capillarità di Interne per arricchirsi non sono chissà quali bande storiche, organizzazioni malavitose o chissà cosa, ma ragazzi di buona famiglia, cui l’ingegnoso piano “informatico” dei furti ha fruttato qualcosa come 3 milioni di dollari, provento della razzia di capi di abbigliamento, pietre preziose, orologi, e accessori di lusso.<br />
Vittime della Bling Ring le celebrità più esposte alla visibilità del <strong>Web </strong>e del calibro di Paris Hilton, Lindsay Lohan, Megan Fox e Orlando Bloom.</p>
<p>In generale, le case svaligiate sono concentrate per la maggiore sulle colline di Hollywood, territorio distante appena trenta chilometri dal sobborgo in cui si sono conosciuti ed aggregati i giovani ladri, il sobborgo alle periferia di Los Angeles Calabasas.</p>
<p><strong>Mappe interattive</strong> della pianificazione dei furti, oltre ai siti gossipari, anche <strong>Social Network</strong> quali <strong>Facebook</strong> e <strong>Twitter</strong>, da tempo intelligentemente eletti quale sorta di ufficio stampa non convenzionale da parte delle star.</p>
<p>E se già utilizzare <strong>Internet</strong> come strumento… di lavoro per i furti, colpisce anche la fine della vicenda.<br />
Gli inquirenti non hanno dovuto cercare tra ricettatori e mercato nero per trovare la maggior parte della refurtiva: non era infatti stata rivenduta per ottenere proventi milionari, ma i Bling Ring’s le avevano tenute a mo’ di trofeo facendosi fotografare con gli oggetti o addirittura indossandoli a feste ed eventi cui prendevano parte.<br />
Forse perché la diciannovenne che viene indicata la “mente” della banda, Rachel J., è letteralmente ossessionata dallo stile di vita delle star, dai vestiti agli accessori.</p>
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		<title>Web 2.0: Facebook, quando il viral message è molto… intimo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 10:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio <b>prodotto</b>, o sul proprio <b>Sito Web</b> serve a mantenersi “vivi”. E <b>Facebook</b> sembra non sfuggire a questa logica commerciale - come nel caso dello sposo che cambiò il suo status direttamente dall’altare - con eventi che non hanno nessuna rilevanza, ma creano una <b>moda</b>, un filone [...]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1166" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_status2-300x199.jpg" alt="facebook_status2" width="300" height="199" />Per avere successo c’è un’unica, basilare ed imprescindibile regola: far parlare di sé. Attirare l’attenzione. Anche per cose o argomenti che, alla fin fine, sono come sabbia tra le mani. Ma catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio prodotto, o sul proprio <strong>Sito Web</strong> serve a mantenersi “vivi”.</p>
<p>Queste sono le sette vite di <strong>Facebook</strong>, che continua a stupire – come nel caso dello sposo che cambiò il suo <em>status</em> direttamente davanti all’altare – con eventi che non hanno nessuna rilevanza, ma creano una moda, un filone.<br />
Ora su FacciaLibro impazza la moda… del colore di reggiseno.</p>
<p>Da qualche settimana molti dei frequentatori del <strong>Social Network</strong> più <em>cool </em>del globo si stanno domandando cosa significhino enigmatici post come “nero”, “bianco”, “rosa”. E un indizio: le parole arrivano esclusivamente da <strong>utenti </strong>del gentil sesso. Con una provocazione: “Sarà divertente vedere quanto tempo ci metteranno gli uomini prima di domandarsi perché le donne hanno un colore nel loro status”.<br />
Poco ci è voluto a scoprire che i colori altro non erano che.. la tinta del reggiseno delle utenti in quel preciso momento.</p>
<p>Il trend altro non è che l’ennesimo caso di <strong>viral message</strong>, quelle geniali invenzioni che fanno scervellare l’intera popolazione<strong> Internet</strong> o che ne attirano l’attenzione, aumentando il traffico e i contatti.<br />
Stesso principio del diffuso <strong>video virale</strong> o del più strutturato <strong>marketing virale</strong>.</p>
<p>Siete <strong>marketing manager</strong> in erba e avete la tentazione di provare a generare un <strong>messaggio virale</strong>?<br />
Utile può tornare questo breve <em>vademecum</em> in 7 punti pubblicato dall’agenzia <a href="http://www.goviral.com" target="_blank">GoViral</a> per creare qualcosa che lasci il segno attirando attenzione:<br />
1. la storia deve essere divertente, provocatoria, irriverente, sovversiva, fuori di testa per catturare l’attenzione;<br />
2. il contenuto deve essere fresco, qualcosa che l’utente non ha mai visto prima o comunque migliore di quello che ha già visto;<br />
3. l’associazione con la marca deve essere sottile, deve intrattenere con leggerezza senza riferimenti troppo diretti alla marca;<br />
4. l’esecuzione necessita di un format che si possa condividere online con la propria rete sociale;<br />
5. gli esseri umani hanno una tendenza innata a raccontare storie, quindi condivideranno e creeranno conversazioni quando il materiale offre i giusti spunti;<br />
6. i riferimenti devono essere ad avvenimenti attuali, dato che la vita media di una notizia è breve, questi devono essere utilizzati con la massima tempestività per evitare di essere respinti;<br />
7. il pay-off deve avvenire rapidamente, il tempo è denaro e i consumatori non vogliono far sprecare tempo alle altre persone.</p>
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		<title>Successo in Internet a costo zero? Basta un’idea vincente</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/siti-internet/1021/le-idee-chiave-del-successo-in-internet.html</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 09:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono storie che raccontano che non è tanto l'algoritmo di <b>Google</b> a creare popolarità ma il rispondere al momento giusto ad un’esigenza che il <b>Internet</b> fino a poco prima non soddisfava. Numerose le persone che hanno avuto successo sul <b>Web</b> armati solamente dell'idea giusta e di una webcam [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1028" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/internet_idea.jpg" alt="internet_idea" width="300" height="191" />Indicizzazione</strong> sui <strong>motori di ricerca</strong>, <strong>scambio link</strong>, <strong>parole chiave</strong>, <strong>tag</strong>, <strong>algoritmo</strong>, <strong>SEO</strong>…<br />
L’era del <strong>Web 2.0</strong> vede gli operatori che lavorano in e per la <strong>Rete </strong>alla continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche per aumentare la propria <strong>visibilità on line</strong>. E di conseguenza gli accessi al proprio<strong> sito web </strong>, i clic sul proprio prodotto la crescita del<strong> business e</strong> della <strong>popolarità</strong>.<br />
E in un mondo, quello virtuale, che pullula di concorrenza, la cosa è una fetta importante delle fondamenta su cui costruire e mantenere il proprio successo.</p>
<p>Ma ci sono casi che dimostrano che alla base di un caso di successo c’è… un’idea di successo.<br />
Ci sono storie che raccontano che non è tanto lo studio tecnologico ma il far parlare di sé, il rispondere ad un’esigenza che la Rete fino a poco prima non soddisfava.<br />
Sono diversi i casi emblematici di persone che hanno cavalcato l’onda del Web in maniera trionfale, riuscendo a “viverci”. E con un <strong>budget </strong>pressoché nullo: l’idea giusta, un computer ed una webcam.</p>
<p>Prendiamo un ragazzo di 23 anni e la sua passione per la bicicletta. Mescoliamo il tutto con un canale di veicolazione delle informazioni (gratuito) come <strong>YouTube</strong> ed ecco nascere una nuova  professione: è il caso di Danny MacAskill, 23 anni, scozzese, e della sua inclinazione per il ciclismo urbano.<br />
Il suo sito internet è ora uno dei più visitati: <a href="http://www.dannymacaskill.co.uk/">www.dannymacaskill.co.uk</a></p>
<p>Altro caso di lavoro “mediatico” di portata internazionale? Un nome: Lauren Luke, 27enne inglese di Newcastle. La vendita di cosmetici su eBay non le aveva permesso di fare il salto di qualità, per cui pensò che il trucco doveva “venderlo” attraverso le immagini, via video. Perciò, ecco ancora balzare alle cronache YouTube.<br />
Dotazione di base: una webcam, i trucchi e l’apertura di un canale dedicato. E utilizzando se stessa come modella per insegnare alle utenti i segreti per un perfetto maquillage iniziò a riscuotere un grande successo. Il canale <a href="http://www.youtube.com/user/panacea81" target="_blank">Panacea81</a> diventa un caso mediatico, venendo ripreso da colossi dell’informazione mondiale quali il <em>New York Times</em> e <em>Bbc</em>.<br />
L’intraprendente Lauren stringe poi un accordo con <em>Sephora</em>, che studia per lei la linea di prodotti dal marchio <em>By Lauren Luke</em>. E non finisce qui: arrivano una rubrica settimanale di bellezza sulle pagine del <em>The Guardian</em> e un “avatar” per la consolle Nintendo DS.</p>
<p>Cambiando genere, famoso è il caso della vendita di spazi pubblicitari di 1 pixel per 1 dollaro sul sito <a href="http://www.milliondollarhomepage.com/" target="_blank">The Million Dollar Homepage</a>, che vendeva la pagina principale nientemeno che a un milione di dollari…</p>
<p>Cosa c’è di tecnologico in tutti questi esempi di successo? Nulla. Quale staff manageriale ha concepito tali esempi di business a costo zero? Nessuno.<br />
Alla base del successo c’è solamente un’idea vincente. Che non ha prezzo.</p>
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		<title>KidzDream: il Web 2.0 offre la prima banca dei sogni</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 08:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siti Internet]]></category>
		<category><![CDATA[idee]]></category>
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		<description><![CDATA[Aprendo una finestra sul mondo del <b>Web</b>, ad oggi, è praticamente possibile trovar qualsiasi cosa. Ma i sogni, evento che generalmente rimane appeso ad una descrizione sfocata, legata ai pochi ricordi che rimangono una volta svegli? Beh, il <b>Web 2.0</b> offre una vetrina anche a quelli attraverso il <b>sito internet</b> www.kidzdream.org [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1000" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/sogni_multimediali.jpg" alt="sogni_multimediali" width="300" height="199" />Aprendo una finestra sul mondo del <strong>Web</strong>, ad oggi, è praticamente possibile trovar qualsiasi cosa.<br />
Ma i sogni, evento che generalmente rimane appeso ad una descrizione sfocata, legata ai pochi ricordi che rimangono una volta svegli? Beh, il <strong>Web 2.0</strong> offre una vetrina anche a quelli. E gli abbina una campagna di solidarietà.<br />
La nuova era di <strong>Internet </strong>offre ai navigatori la banca dei sogni dei bambini, <a href="http://www.kidzdream.org" target="_blank">KidzDream</a>, nato dal format multimediale online Artefacta, creato in collaborazione con Enciclopedia Treccani per la 52° Biennale arti visive di Venezia e basato su mappe in <em><strong>Google </strong>style</em>.</p>
<p>Piccole pesti dai 6 ai 12 anni racconteranno davanti ad una telecamera i loro sogni, cucendo con il filo e tessendo un ordito fatto di colori, suoni, odori, sensazioni che solo i bambini riescono a mettere insieme. Il tutto in un tempo che varia di 60” ai 2 minuti.<br />
Ed alla fine il tutto viene anche impresso sulla carta nel classico disegno.<br />
Nei luoghi tradizionalmente destinati ai più piccoli, come le scuole, ecco prendere vita il sogno più bello, quello più divertente, quello più pauroso, quello più nitido.</p>
<p>Sul <strong>sito ufficiale </strong>del progetto si parte da un planisfero, dove alcuni asterischi guidano ai paesi dove sono “presenti” sogni raccontati; entrando nelle varie città si accede ad un menù di piccoli film con i sogni dei bambini di quella parte del mondo.</p>
<p>Fino ad oggi il progetto pilota ha già raccolto <strong>video</strong> spaziando nel globo: dal Senegal (villaggio Mbour) a Napoli (scuola elementare 73° Circolo Didattico); da Barcellona a Roma (bambini Rom presenti della X circoscrizione). Per l’Italia, al momento sono disponibili anche i sogni di alcuni bambini di Venezia.</p>
<p>Ed i sogni dei bambini avranno come scopo finale – oltre a quello di assaporare la spontaneità e l’innocenza dei più piccoli – l’aiutare i pari età meno fortunati: dall’acquisto di materiale scolastico all’allestimento di luoghi per praticare sport, o per comprare giocattoli.</p>
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		<title>Medicina e salute: sul Web scarseggiano Siti di qualità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 18:02:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siti Internet]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[siti web]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Internet</b> soddisfa al giorno d'oggi quasi tutte le richieste: la <b>Rete</b> è utilizzata (purtroppo) spesso per cercare informazioni di carattere medico. Secondo gli ultimi dati Istat in Italia 18 mila realtà si occupano di tematiche inerenti medicina e salute. Ma <b>on line</b> difettano i siti dedicati completi, di qualità ed attendibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-884" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/siti_web_salute.jpg" alt="siti_web_salute" width="300" height="190" /><strong>Internet </strong>soddisfa al giorno d’oggi quasi tutte le richieste: sul<strong> Web</strong> è possibile cercare di tutto, e la <strong>Rete</strong> è utilizzata (purtroppo) spesso anche per cercare informazioni di carattere medico: secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, in Italia 18 mila realtà si occupano di tematiche inerenti medicina e salute.</p>
<p>Stando ad un’approfondita analisi condotta dallo<a href="http://www.casaleggio.it" target="_blank"> studio Casaleggio Associati </a>di Milano quattro milioni di italiani si connettono per cercare informazioni sanitarie.<br />
Su quali dati è stata elaborata la ricerca? Il Ministero della Salute ha messo <strong>on line</strong> gli indirizzi di 53 <strong>siti web</strong> di associazioni di pazienti che mettono a confronto le loro conoscenze e le loro esperienze personali. Di queste realtà ne sono state isolate quindici, che sono state valutate in maniera peculiare: dalla struttura del sito ai servizi offerti e le modalità di comunicazione tra l’associazione in questione e i pazienti.<br />
Tra queste il focus della Casaleggio ne ha scelte come detto quindici e ha analizzato i servizi che offrono nel sito on line, la struttura di quest’ultimo e le modalità con cui le associazioni comunicano ed interagiscono con i pazienti.</p>
<p>Il risultato però non è incoraggiante. Dei siti messi sotto la lente d’ingrandimento, solamente quattro hanno avuto come votazione un “ottimo”; uno solo ha raggiunto la sufficienza, nove sono stati giudicati “migliorabili” ed uno è stato bocciato.<br />
In generale, la facilità di accesso ed utilizzo dei siti è risultata sufficiente, mentre è l’offerta dei servizi che è stata ritenuta migliorabile.</p>
<p>In passato, nelle numerose analisi di questo genere, un fattore comune alle associazioni di pazienti on line è il mancato utilizzo di <strong>tecnologie informatiche</strong> già disponibili e di largo uso.<br />
Non solo. Oltre al discorso prettamente tecnico, che però ricordiamo va a penalizzare sulla facilità di reperimento delle informazioni da parte degli utenti, in molti di questi siti difettano chiarezza dell’informazione, qualità e rigore, pessimi presupposti per chi spesso è nel momento della vita – malati o parenti degli stessi — in cui ha bisogno di informazioni immediate ed attendibili.</p>
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		<title>Social Network, la nuova frontiera della comunicazione</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/siti-internet/793/social-network-la-nuova-frontiera-della-comunicazione.html</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 09:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siti Internet]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[new media]]></category>
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		<description><![CDATA[<b>Facebook</b> è lo strumento <b>on line</b> più popolare, <b>YouTube</b> quello più utilizzato. Quasi venti milioni di persone conoscono i <b>social network</b> e li utilizzano quotidianamente: sono alcuni dei risultati dell'analisi firmata Censis, l’8° edizione del Rapporto sulla <b>comunicazione</b> "I <b>media</b> tra crisi e metamorfosi" [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-812" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/socialnetwork_newmedia.jpg" alt="socialnetwork_newmedia" width="300" height="237" />Non c’è davvero bisogno di aggiungere nulla all’approfondita, realistica ed attenta analisi effettuata dal <a href="http://www.censis.it" target="_blank">Censis</a>, l’8° edizione del Rapporto sulla <strong>comunicazione</strong> “I<strong> media</strong> tra crisi e metamorfosi”.<br />
Il Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964, spiega in maniera più che esaustiva il tipo di trasformazione che sta subendo la comunicazione nel nostro Paese e quali sono le nuove “tendenze” della popolazione <strong>Internet</strong>.</p>
<p>Il succo della ricerca è condensato in queste righe: “La crisi economica mondiale che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla <strong>società digitale</strong> – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dallo sviluppo tecnologico, modificandone alcune direttrici. E determinando metamorfosi inattese, secondo il paradigma della moltiplicazione e integrazione dei media, con l’assottigliamento dei confini tra i mezzi e tra i generi della comunicazione. Il Rapporto si focalizza anche su tre questioni di grande rilevanza e attualità. La prima è la moltiplicazione degli usi della televisione: un mezzo che rimane saldamente dominante nel <strong>panorama mediatico</strong> degli italiani e che le innovazioni tecnologiche stanno spingendo al centro di nuovi scenari di offerta. Il secondo approfondimento tocca il tema cardine dell’informazione e della fiducia riposta dal pubblico nei media. Il terzo focus riguarda l’affermazione di un nuovo paradigma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri <strong>social network</strong>”.</p>
<p>Sono cinque i social network più popolari: <strong>Facebook</strong>, conosciuto dal 61,6% degli italiani, <strong>YouTube </strong>(60,9%), <strong>Messenger</strong> (50,5%), <strong>Skype</strong> (37,6%) e <strong>MySpace</strong> (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14–29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Messenger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro “contatti”. Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%).<br />
I giovani hanno preso l’abitudine a “vivere connessi”, dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Complessivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.</p>
<p>Facebook il più popolare, YouTube il più utilizzato. Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14–29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato).<br />
Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come <strong>Wikipedia</strong>), trovare opportunità di lavoro e di carriera (<strong>LinkedIn</strong>), scambiarsi merci (<strong>eBay</strong>), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (<strong>Messenger</strong>, Facebook, <strong>Twitter</strong>), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (<strong>eMule</strong>).<br />
Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.</p>
<p>Cosa si fa su Facebook. La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) preferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend.<br />
Le attività preferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare messaggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.</p>
<p>Luci e ombre su Fb. Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%).<br />
C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla presenza su Facebook possano derivare dei rischi. Quello che preoccupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono preoccupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook possano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).</p>
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