mar 07 febbraio 2012
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Archivio della categoria Siti Internet

YouTube: è Internet la televisione del futuro?

Pubblicato da Ilaria Mariniil 10 dicembre 2009

televisione_internetYouTube: chi negli ultimi anni non ha mai cercato un video musicale da ascoltare mentre lavora al computer? O ha cercato un estratto video di un programma famoso diventato un “caso” mediatico? O sentito dire al telegiornale “è stato il video più cliccato su YouTube?”.

Bene. Forse un futuro non molto lontano potrebbe vedere il colosso dello streaming su web come nuova televisione: YouTube ha infatti recentemente intavolato trattative con alcune emittenti televisive degli Stati Uniti. Motivo dell’interesse ottenere i diritti di alcuni show che verrebbero trasmessi via streaming a pagamento.

E circolano già i primi dettagli tecnici: le messe in onda in esclusiva non sarebbero interrotte da alcuna forma pubblicitaria e costerebbero all’utente interes­sato meno di due dollari ad episodio (esattamente 1,99 dollari, che ad oggi valgono 1,35 euro).
Ogni puntata dello show sarebbe disponibile in Europa il giorno succes­sivo a quello della programmazione americana.

Solamente in Italia, secondo l’ultimo rapporto diffuso dall’8° “Rapporto Censis -Ucsi sulla comunicazione” in merito all’uso di Internet che fanno gli italiani, 19 milioni di persone sanno cosa sono i social network ed uno su 3 usa YouTube (28,3%, ovvero oltre sei milioni di persone).
Ancora: se Facebook è il più popolare (conosciuto dal 90,3% dei giovani), YouTube il più utilizzato (dal 67,8%).

Non solo: il bouquet che vorrebbe proporre YouTube sarebbe davvero appetitoso in quanto ad offerte, alla luce delle partnership che il social networking video sta intavolando con case cinematografiche e discografiche per offrire in pay per view eventi nel campo dello spettacolo, dello sport e della musica.

In ottica di diffusione streaming di video di media-lunga durata, ecco che YouTube sta sviluppando un software attualmente in versione beta per essere testato che si chiama Feather, per venire incontro a chi al giorno d’oggi ancora non dispone di una connes­sione sufficientemente veloce o dispone di hardware obsoleto.
Tutto ciò è pos­sibile tecnicamente attraverso lo “snellimento” dell’interfaccia, che vede l’eliminazione delle funzionalità non indispensabili durante lo streaming ma che ne rallentano la velocità.

Wikipedia: il sito Web 2.0 per eccellenza in crisi?

Pubblicato da Ilaria Mariniil 4 dicembre 2009

opensource_wikipediaProbabilmente è stato il primo, grande esempio di Web condiviso. Parliamo naturalmente di Wikipedia, l’enciclopedia libera, capostipite dell’open source e soprattutto dell’interazione fra utenti, caratteristica alla base della storica entrata in scena del Web 2.0.

Stando infatti alle rilevazioni dell’Universidad Rey Juan Carlos di Madrid, nei primi tre mesi del 2009 qualcosa come 49mila redattori (volontari) che da ogni parte del pianeta contribuiscono inces­santemente al perfezionamento ed all’incremento delle voci disponibili della free encyclopedia inglese, quella con il maggior numero di voci, hanno terminato la loro collaborazione.
Molti, ancor di più se para­gonati ai 5mila abbandoni verificatisi nel 2008.

Motivi? Ce n’è ovviamente più di uno, ma tutti concorrono al segno negativo.
Logicamente, il fatto che in dal momento della nascita (15 gennaio 2001) ad oggi la maggior parte delle voci sia stata creata e succes­sivamente revisionata ed implementata stoppa quelle che pos­sono essere le “entrate” di nuovi contenuti; ma anche il fatto che la direzione di Wikipedia stia cercando di arruolare redattori più esperti e profes­sionali, ed in tal senso va la volontà di creare future partnership con i musei.

Il futuro di Wiki? C’è chi mette sul piatto della bilancia una normale “crisi” nella crescita.
Ma c’è chi come il curatore della ricerca, il profes­sor Felipe Ortega, vede protrarsi da troppo tempo la fase calante, che se protratta ancora nel tempo può mettere in serio pericolo le fondamenta del progetto stesso.

Ma se i redattori registrano un trend negativo, gli utenti no: nel periodo che va da settembre 2008 a settembre 2009, il sito ha registrato un +20% in merito.
 


 
I numeri di Wikipedia (da www.wikipedia.org)
L’obiettivo di Wikipedia è di creare un’enciclopedia libera ed “universale”, in termini sia di ampiezza che di profondità degli argomenti trattati.
Wikipedia è stata descritta da uno dei suoi fondatori (Jimmy Wales) come uno sforzo per creare e distribuire un’enciclopedia libera della più alta qualità pos­sibile ad ogni singola persona sul pianeta nella sua propria lingua. Wikipedia deriva il suo nome dalla composizione della parola wiki, termine hawa­iano che significa “veloce” e con cui viene chiamato un tipo di software collaborativo, e da pedia, suffisso di enciclopedia che in greco significa “insegnamento”. Wikipedia, nelle intenzioni di Wales, dovrebbe raggiungere una qualità pari o migliore dell’Enciclopedia Britannica ed essere pubblicata anche su carta.
È nata il 15 gennaio 2001 come progetto complementare di Nupedia (un progetto con scopo analogo ma la cui redazione era affidata ad esperti).
È curata da volontari seguendo un modello di sviluppo di tipo wiki, nel senso che le pagine pos­sono essere modificate da chiunque e non c’è un comitato di redazione né alcun controllo pre­ventivo sul materiale inviato.
Uno dei principi alla base di Wikipedia è il punto di vista neutrale, secondo il quale le opinioni pre­sentate da personaggi importanti o da opere letterarie vengono rias­sunte senza tentare di determinarne una verità oggettiva.
A causa della sua natura aperta, vandalismi ed imprecisioni sono problemi riscontrabili in Wikipedia.

Business a costo zero? Facebook lo strumento migliore

Pubblicato da Ilaria Mariniil 25 novembre 2009
facebook_marketing

Aziende, puntate su Facebook. E fatelo in maniera intelligente.
E’ questo il marketing–consiglio fornito da Clara Shih, autrice di The Facebook Era, da pochi mesi uscito in America.
Sì, perché uno dei principi fondamentali per fare business è essere dove sono i potenziali clienti, e Facebook con i suoi 300milioni di iscritti, in costante aumento, è l’attuale luogo ideale.

Ma non una pre­senza tanto per fare: bisogna infatti sfruttare la potenzialità del social network che sta schiantando il mondo delle comunicazioni via Web con astuzia.

Primo passo: allestire una Facebook Page, che consente di assemblare numerosi fan: ad oggi, il milione e 400mila Facebook Page on line attira quotidianamente qualcosa come 10 milioni di fan.
Senza dimenticare l’importanza di un buon sito internet (ben indicizzato), si procede con l’allestimento dell’indirizzo su Facebook in maniera tale da richiamare il nome dell’azienda stessa (es. www. facebook. com/ CalzaturificioRossi), mentre la Facebook Page deve rimandare al sito dell’azienda stessa o a siti di e-commerce.

A questo punto, allestita la struttura tecnica, restano (e non sono poca cosa) i contenuti, fondamentali per arrivare all’utente finale, conquistarlo e fidelizzarlo.
Le ovvie domande da non perdere mai di vista sono qual è il mio obiettivo? Attirare un maggior numero di clienti? Costruire o rafforzare l’immediatezza dei consumatori nel riconoscere il mio marchio?

Fatto questo, ovvero allestito in maniera razionale il cuore pulsante della comunicazione, si persegue l’obiettivo, lo si consolida e perché no, si può mutare in base elle evoluzioni delle esigenze sia dell’azienda stessa che dei fruitori finali.

Per affrettare la crescita attraverso Facebook fondamentali sono il numero di fan (ovvio, se noto che un’azienda ha 10 fan, qualche dubbio sulla validità del prodotto proposto viene anche ai digiuni di FacciaLibro), che in media sono 130 per l’utente medio iscritto al social network per eccellenza; le foto, i video e tutto ciò che serve a rendere credibile, completo e ricco di informazioni il proprio prodotto.

Ma anche l’aggiornamento continuo delle pagine, il contatto tempestivo con gli utenti che chiedono informazioni, lodano o magari anche criticano sono altri para­metri imprescindibili per un marketing di successo.

E, il bello di comunicare, è che non ci sono limiti alle idee. E il Web di limiti di spazio non ne ha, a differenza dei media tradizionali. E costa molto poco rispetto alle pubblicità su cartaceo, televisione o radio: aprire un profilo su Facebook, non dimentichiamolo, al momento è gratuito.

In Italia, tra le tante pubblicazioni sul tema, da segnalare Fare business con Facebook che ha un suo blog proprio sul sociale network del momento.

Web 2.0: un sito per conoscere la criminalità real time

Pubblicato da Ilaria Mariniil 2 novembre 2009

sito_crimineUn sito per incontrare l’anima gemella, un sito per vendere all’asta, un sito per controllare comodamente dal divano il proprio conto corrente, un sito per conoscere in tempo reale (sì internet offre anche questo) il numero e la localizzazione degli evasori fiscali in Italia.
Ma ora il Web offre una nuova frontiera della simultaneità, del real time: una mappa interattiva che censisce il livello di criminalità delle principali città statunitensi.

Tre semplici pas­saggi e la criminalità americana non ha più segreti: dopo aver digitato l’indirizzo www.crimemapping.com ed essere arrivati nell’home page si sceglie uno Stato (o un determinato comparto della locale Polizia), si indica una città e la dettagliata cartina che appare sul nostro schermo mostra quanti crimini sono stati commessi in un determinato lasso di tempo pre­cedente alla ricerca.

E come esistono alert per parole chiave inviate periodicamente su Google, newsletter periodiche di ogni genere che invadono le nostre caselle di posta beh, Crime Mapping segnala già dalla pagina principale il servizio di… Receive Crime Alerts!

In realtà una mappa del crimine al di qua dell’Atlantico esisteva già: in Inghilterra e Galles è attivo http://www.beatcrime.info, scaricabile sul proprio computer pre­via autorizzazione della locale polizia (che da tempo le utilizzava al proprio interno) per monitorare il numero e la tipologia di crimini in ogni quartiere del paese.

Ma, come in tutte le cose, ci sono due lati di una stessa medaglia: secondo alcune correnti di pensiero aiuta gli stessi malviventi che ne sono i primi fruitori, che ad esempio vedendo una determinata zona martellata da furti in abitazione, verranno sfiorati dall’idea che quell’area offre ghiotti bottini.
In negativo l’hanno presa anche i proprietari di case nelle zone più colpite dalla criminalità – o immobiliaristi che devono vendere proprio in quella zona – che vedono il valore del mattone scendere.

Di positivo c’è che queste mappe della criminalità riportano implicitamente la tangibilità del lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine: se esistono tanti crimini scoperti, la Polizia ne è venuta positivamente a capo.

Bologna: un sito web per ottenere la cartella clinica

Pubblicato da Ilaria Mariniil 16 ottobre 2009

cartella_webChi ha mai avuto a che fare con le interminabili code, dopo richiesta, tempo di attesa ed appuntamento per il ritiro, per avere copia della cartella clinica in seguito ad un ricovero in ospedale?
Bene: internet pare aver risolto anche questo spesso troppo lungo iter burocratico.

Luogo dell’ennesimo passo verso la semplificazione dell’accesso alla documentazione, che finora ha coinvolto maggiormente le amministrazioni comunali, è Bologna: il Policlinico S.Orsola-Malpighi per primo in Italia permette infatti di accedere alla propria cartella clinica via web una volta dimessi, semplicemente collegandosi al sito web www.prontocartella.bo.it, loggandosi con le coordinate rilasciate al momento del ricovero.

Il servizio verrà entro breve esteso anche alle altre strutture ospedaliere del capoluogo emiliano, attualmente l’accesso ai documenti è gratuito, mente nel 2010 avrà un costo di 20 euro.

Sveltopedia, la nuova web-enciclopedia dissacrante

Pubblicato da Ilaria Mariniil 15 ottobre 2009

enciclopedia_sveltopediaQuante volte abbiamo pensato che le enciclopedie sono dei “mattoni”, utili sì ma noiose? E, stando ai numeri in crescendo, quanti apprezzano la semplicità di Twitter?
Bene. Unite l’utilità di Wikipedia — l’enciclopedia libera on line per eccellenza – e i 140 caratteri mas­simi messi a disposizione dal famoso “uccello blu” ed ecco… un sito web dis­sacrante ed intelligente, Sveltopedia.
Geniale? Sì, ma non è tutto.

Fin dall’antichità, e la pellicola “Il Nome della Rosa” è esempio per eccellenza del concetto, l’arte di far ridere era temuta perché porta alla rifles­sione, al pensiero. Sveltopedia tende a cavalcare questa scuola: le definizione pubblicate devono sposare la richiesta di essere ironiche per portare alla rifles­sione oltre che corrette.

Già la definizione che si legge nelle pagine di pre­sentazione del progetto danno di che pensare: “Sveltopedia è una Wikipedia in formato Twitter. Per i non addetti ai lavori (che non sono tali, in quanto nes­suno paga e non sono salariati), significa che è un’enciclopedia composta da voci stese collettivamente, le quali non superano i 140 caratteri – cioè lo spazio mas­simo dello status su Twitter”.
Ancora: “La scientificità di sveltopedia è para­gonabile a quella della “Britannica”, se solo la “Britannica” l’avessero stesa i Pink Floyd in determinati momenti. La potenziale espansione di questo dizionario collettivo è pari al vasto campo dei saperi umani, che disumanamente sveltopedia si propone di arare senza spendere nemmeno una goccia di sudore. E’ infatti semplicis­simo partecipare a questa monumentale opera della conoscenza: basta comporre una voce lunga come un sms. E’ così pos­sibile smentire con stile chiunque si permetta di dirvi che i mes­saggini sono inutili (comunque, davvero, smettela di mandarli ad amanti usando la “k” al posto di “ch”)”.
Qualche esempio? Digitiamo l’indirizzo www.sveltopedia.com (con il logo che richiama il marchio del famoso detersivo per i piatti) ed ecco che in home page c’è la definizione di “Silvio Berlusconi”. Anzi, diverse:
1. Celebre organizzatore di party segreti noti in tutto il pianeta. Da anni la sua prostata cerca di liberarsene
2. Qualcuno lodava, qualcuna la dava, qualcuno l’odiava. Ma era così, di Costituzione
3. Tecnicamente immortale
4. Papi
5. Utilizzatore finale

Un esempio non politico? La moda ad esempio? I famosi stilisti Dolce & Gabbana vengono così rias­sunti:
1. I Rick&Gian del Made in Italy
2. Vestieristi di Simona Ventura
3. Portatori insani di Swarovsky

I padri del progetto aperto a tutti, Lorenzo Viscanti e lo scrittore Giuseppe Genna, credono in Sveltopedia al di là del suo imprescindibile aspetto ludico: vogliono infatti farne una base per gli scrittori dell’era 2.0

Rovigo: blog contro professori, assolti

Pubblicato da Ilaria Mariniil 9 ottobre 2009

blogIl tribunale di Adria ha assolto i ragazzi del liceo che nell’aprile del 2008 avevano messo alla gogna i loro profes­sori sul Web.

Gli studenti coinvolti nella vicenda sono stati tutti assolti dal giudice Lorenzo Miazzi, non prima di essersi presi una bella tirata di orecchie.
I blog e Internet in generale stanno diventando argomento sempre più delicato e contro­verso: alla portata di tutti, è facilis­simo utilizzarli per ridicolizzare qualcuno o addirittura per rovinargli la reputazione.
Dopo una serie di condanne esemplari, in questo caso ai ragazzi è andata bene perché i docenti hanno ritirato le querele dopo aver ricevuto le dovute scuse.

Gli imputati, all’epoca dei fatti appena maggiorenni, erano 4 studenti: per tutti l’imputazione era quella di diffamazione a mezzo Internet.
Avevano infatti fotografato gli insegnanti a loro insaputa e avevano poi caricato le foto su un blog sottoponendoli a una vera e propria gogna mediatica che, però, era stata scoperta e denunciata ai carabinieri.

Insegnanti e strafalcioni tecnologici

Pubblicato da Ilaria Mariniil 24 settembre 2009

Web informatica e insegnantiSi parla tanto di scuola italiana che non è al passo con i tempi… che sia anche perché i docenti capiscono poco di tecnologia? Da un’indagine condotta su circa 1.000 insegnanti realizzata da Edu-Tech in occasione del primo convegno dedicato al futuro della scuola che si aprirà giovedì pros­simo a Milano, emerge che 7 insegnanti su 10 usano il computer abitualmente, ma senza avere una reale formazione.

Il quadro: il 20% degli insegnanti intervistati naviga in Internet tutti i giorni, il 40% lo fa “spesso” e il 19% almeno un paio di volte alla settimana. Come lo usano? Per informarsi (78%), controllare la posta (73%) usare i social network (47%). Un insegnante su tre lo usa addirittura per confrontarsi con i colleghi, in puro stile 2.0, mentre un 29% sostiene di usare il Web per aggiornarsi sulla propria materia di insegnamento. Insomma la situazione non sembra particolarmente negativa. Almeno fino a quando non vengono interrogati con domande un po’ più specifiche relative al pc, dalle quali emerge di tutto.

A sapere ad esempio il vero significato della parola hard disk è solo il 44% degli intervistati; gli altri lo confondono con cd e dvd (21%), col motore del computer (19%) o addirittura con complesso heavy metal (16%). Ancora più confusione regna sulla parola download: se per 55% degli intervistati significa “scaricare dati”, c’è comunque un cospicuo 20% sicuro che si tratti di un programma per ascoltare la radio sul Web. O peggio: l’11% crede che si tratti di un computer con qualche problema nel funzionamento o con un cromosoma in più: un computer down-load, appunto.

Poca cultura, ma compensata da tanta fantasia, non c’è che dire.