sab 11 settembre 2010
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Archivio della categoria Web Curiosità

Internet: la Cia diventa 007 anche sul Web

Pubblicato da Antonella Neriil 25 ottobre 2009

internet_monitorareLa Cia, l’intelligence più famosa al mondo, sta comprando le quote di una delle società che monitora i social network, che sempre di più vengono considerati come la “nuova” informazione e per questo contenenti migliaia di informazioni da controllare a vista. A rivelarlo, la pre­stigiosa la rivista Wired.

In-Q-Tel, il braccio che si occupa degli investimenti dell’agenzia di Langley, ha comprato una quota di capitale di Visible Technologies, la società che “controlla” ogni giorno il contenuto di circa mezzo milione di siti sulla Terra.

Non averlo fatto sarebbe stato un’azione scellerata da parte degli 007 americani considerando che il 70% degli utenti Facebook è oggi fuori dagli Usa e i mes­saggi quotidiani sui social network sono centinaia di milioni al giorno.
Il fatto che la Cia disporrà di informazioni pubbliche non costituisce però il nocciolo della questione. I timori paralleli sono il tipo di utilizzo che l’intelligence americana potrebbe fare di questi dati.

Ma questa operazione non è che la seconda in tema di vastità: è già in piedi da tempo “Open Source Center”, un gigantesco database che studia ciò che accade su Internet.

Wired (da Wikipedia)
Wired è una rivista mensile statunitense con sede a San Francisco in California dal marzo 1993, e di proprietà di Condé Nast Publications.
Nota come “La Bibbia di Internet”, è stata fondata dall’italo-americano Louis Ros­setto, ed è diretta da Chris Anderson. La rivista tratta tematiche di carattere tecnologico e di come influenzino la cultura, l’economia e la politica.
A partire dal 19 febbraio 2009 viene pubblicata anche la versione italiana di Wired, con l’uscita del primo numero nel mese di marzo 2009.

Web classifica: le 50 cose più odiose di internet

Pubblicato da Antonella Neriil 17 ottobre 2009

classifica_internetL’altra faccia della medaglia. La medaglia chiamata internet. Perché se il web ha unito distanze abis­sali sfruttando la velocità dei proces­sori, ha aumentato i tavoli di confronto e discus­sione, sveltito la burocrazia e – perché no – permesso di trovare l’anima gemella, internet ha indiscutibilmente anche i suoi effetti collaterali.

Una speciale clas­sifica in tal senso l’ha stilata l’autorevole The Daily Telegraph, quotidiano d’Oltremanica fondato nel 1855, una delle pietre miliari dell’informazione mondiale. Ha messo nero su bianco le 50 cose più odiose sul web.

In cima cosa c’è? Il pres­sapochismo che un contenitore spesso senza vincoli e controlli come il web spesso asseconda: dalle pop up che ci invadono lo schermo e che spesso si riproducono tanto più quanto si cerca di fermarle, ai “mattoni” che spesso si rivelano gli allegati in pdf che ci impallano il pc, alla lunghezza (o larghezza) delle pagine che ci obbliga a lunghi scroll col mouse.

Ma tra le cose on the web che fanno arricciare il naso non ci sono solo argomentazioni tecniche e tecnologiche, ma anche “umane”. Tutte figlie dell’avvento e del radicarsi del social network: dalle accuse personali da parte di chi non condivide il nostro pensiero a chi ci dice che la grammatica non è il nostro forte. O agli amici, i colleghi o i “friends” raccolti sui social network che quotidianamente ci tampinano con video virali, campagne di sensibilizzazione o battaglie per salvare il pianeta, intasandoci la posta.

Ancora. Nella graduatoria stilata dal Telegraph le “innovazioni del secolo” che scompa­iono alla stessa velocità con cui sono arrivate alla ribalta, ed il modo con cui le celebrità utilizzano Facebook, Twitter ed i loro fratelli per far sapere ogni cosa di sé.

E, dulcis in fundo, la moda delle.. clas­sifiche. Una per ogni cosa. Compresa quella del Telegraph.

Facebook e l’amico-dipendenza: anche la malattia diventa 2.0

Pubblicato da Antonella Neriil 12 ottobre 2009

fb_sindromeIl modo di comunicare si sta evolvendo, il modo di concepire internet sta mutando rapidamente. Ma, dietro agli innumerevoli vantaggi che porta l’abbattimento delle distanze grande merito del web, c’è un rovescio della medaglia che, a pensarci, fa paura: anche la “dipendenza” da internet evolve, fino a portare uno degli ospedali più famosi in Italia ad allestire un day hospital dedicato. La dipendenza dal gioco d’azzardo e dall’alcolismo, ad esempio, sembrano essere pre­istoria. Ora si va in astinenza per mancanza o carenza di amici “virtuali”.
Per studiare le cause e cercare soluzioni – perché letteratura e pre­cedenti clinici non ne esistono – il Policlinico Gemelli varerà tra qualche settimana un servizio, interno al day hospital psichiatrico, per gli affetti da “friendship addiction”, l’amico-dipendenza, neologismo coniato da David Smallwood, uno dei principali psicologi britannici esperto in dipendenze.
In italia sono quasi 1 milione e 400 mila gli iscritti a Facebook, con un’impennata nelle iscrizioni che nell’ultimo anno ha raggiunto il 961%.
Amico dipendenza”: solamente all’apparenza appare come definizione tecnica innocente, ma che in realtà cela l’impossibilità mentale (e fisica?) di stare lontano dal computer, in particolar modo dalla comunicazione in tempo reale garantita dai social network, Facebook su tutti. In un articolo pubblicato dallo stesso Smallwood sul “Daily Mail”, si legge che il piu’ diffuso social network alimenta l’insicurezza degli utenti, che non riescono a staccarsi dal sito; in particolar modo le donne sono vulnerabili, in quanto la loro autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri e Facebook, obbligando gli utenti ad aggiungere nuovi amici, accentua questa caratteristica.
Impos­sibile restare più di qualche ora senza dare una sbirciatina alla propria pagina di FB? Sorridendo, si può pensare al maldestro ladro che nei giorni scorsi in provincia di Roma mentre ripuliva la casa del malcapitato ha utilizzato la sua connes­sione ed il suo pc per vedere gli ultimi aggiornamenti proprio su Facebook.
Il para­dosso? Che sul social network del momento si parla di… come disintos­sicarsi da Facebook! Un esempio a questo indirizzo: http://www.facebook.com/group.php?gid=64406133676

Internet e i siti Web hanno cambiato le persone

Pubblicato da Ilaria Mariniil 10 ottobre 2009

siti-webQuanto c’è di vero nella teoria che le nuove generazioni sono state rovinate dal Web?
Internet ci logora il cervello, ci ha resi incapaci di pre­stare attenzione per più di una manciata di minuti, ha danneggiato il nostro modo di esprimerci, ci ha fatto dimenticare la lingua italiana e, grazie a Facebook, ora sono in pericolo anche le relazioni sociali.

Non male come quadro, soprattutto se si considera che si tratta dell’opinione di esimi studiosi.
Eppure, Internet o no, se facciamo un passo indietro nella storia ci rendiamo conto che tutte le grandi invenzioni hanno avuto detrattori che hanno gridato alla fine della civiltà.

David Thoreau criticò il telegrafo che velocizzava la comunicazione perchè non sempre le persone avevano qualcosa da dirsi. Samuel Morse criticò poi l’invenzione del telefono perché non consentiva di conservare le comunicazioni. Le macchine da scrivere vennero considerate troppo fredde perché creavano una distanza con lo scrivente che invece poteva rimanere maggiormente in contatto con le parole attraverso la penna.
Ora, come è normale che avvenga, si è pas­sati a criticare il computer, semplicemente perché in fondo ognuno pensa che si stava meglio quando si stava peggio.

Che abbia cambiato il nostro modo di comunicare e relazionarci non c’è alcun dubbio, ma non neces­sariamente si deve parlare di “peggioramento”.
Non è neces­sariamente vero che non siamo più capaci di comunicare: semplicemente comunichiamo in modo nuovo, più informale, con mutamenti linguistici dovuti ad abbreviazioni e simboli ma lasciando molto più spazio alla creatività.
E non siamo più asociali o distaccati dal mondo, semplicemente socializziamo in modo nuovo, attraverso una comunicazione virtuale che spesso abbatte le barriere, ci consente di essere noi stessi senza remore e mette le basi di amicizie che si consolidano, poi, nella vita reale.

Ladro si collega a Facebook mentre sta rubando

Pubblicato da Ilaria Mariniil 5 ottobre 2009

Ladro si collega a Facebook mentre rubaE’ accaduto alle porte di Roma. Un ladro che stava svaligiando un appartamento, vedendo il pc acceso, non ha resistito a fare 2 chiacchiere con gli amici su Facebook, lasciando così i suoi dati.

Quei dati lasciati nel pc sono stati acquisiti dai carabinieri e dalla sua mail è stato pos­sibile risalire alla sua identità. Nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione i militari hanno trovato parte della refurtiva che è stata restituita al legittimo proprietario.

Facebook è diventato per tanti una mania davvero irresistibile e ogni giorno sentiamo di persone licenziate per aver espresso commenti negativi nei riguardi del proprio datore di lavoro e di mariti abbandonati perché le mogli hanno scoperto il tradimento proprio grazie a Facebook.

Talvolta si parla di mancanza di controllo, di vera e propria dipendenza e Facebook viene sempre più spesso para­gonato ad una droga che non riusciamo a smettere di assumere.

In realtà Facebook è solo un social network, non comporta in sé alcun male o dipendenza, basta solo utilizzarlo con buon senso e, soprattutto se si sta derubando un appartamento, è neces­sario rimanere concentrati.

Il Web per rimanere in contatto dall’Aldilà

Pubblicato da Ilaria Mariniil 24 settembre 2009

Frombeyound2u.com social network per defuntiPeter Ingram, un imprenditore australiano, spinto dalla paura di una morte improvvisa, ha realizzato un sito con mes­saggi e video personali che i suoi cari potranno visionare dopo la sua dipartita. Su Frombeyound2u.com, è pos­sibile caricare video, foto e documenti da mandare alle persone che si amano dopo la propria morte, oppure programmare il proprio funerale e scriversi un necrologio.

I sottoscrittori potranno, per un dollaro a settimana, immagazzinare i loro “pre­ziosi ricordi digitali” e inserire mes­saggi da mandare in date programmate come compleanni e anniversari del futuro. Insomma, bando alla vecchia lettera, che magari veniva trovata prima del tempo da un parente curioso: questo sito rilascia un codice di attivazione solo alla morte dell’utente.

«Non e’ un concetto nuovo quello di lasciare cose o lettere per le persone, ma Internet ha cambiato il modo in cui pos­siamo farlo», ha commentato, «pos­siamo restare in contatto adesso, nel futuro e dall’aldila’». Un certificato con un codice di attivazione sara’ infatti rilasciato alle persone care alla morte dell’utente. Frombeyound2u.com trae la sua forza dall’idea di «un amore che dura per sempre», ha sottolineato Ingram, facendo pre­sente che dal web si potra’ anche parlare in modo postumo a un amante, o confidare i segreti piu’ intimi senza pagarne le conseguenze.

L’inventore ne sta gia’ facendo uso: ha dichiarato di aver accumulato vario materiale video di suo figlio in vista del suo 21esimo compleanno, «che restera’ li’ anche se il papa’ non ci sara’ piu’». In definitiva e’ un modo per restare uniti alla propria famiglia e non essere dimenticati, «che e’ la mia paura», ha confes­sato Ingram.