Archivio di settembre, 2009
Web e Turismo, binomio vincente
Se c’è un settore dell’economia che sembra essere stato affascinato dal web prima degli altri, questo è sicuramente il turismo. Internet è per le strutture turistiche l’unico strumento in grado di offrire visibilità su scala globale, a fronte di un investimento tutto sommato sostenibile.
Anche oggi, in cui il web sta rapidamente cambiando, il comparto dimostra vivacità e si getta convintamente nel web 2.0 attraverso i social network e tutti i suoi strumenti. Ma non è un vero e proprio idillio. Alla base dell’impegno di albergatori e affini c’è sempre e soltanto la ricerca dei click e dei contatti, troppo spesso senza una vera strategia di marketing.
I motivi di questa contraddizione? Intanto, come in molti settori, le aziende dimostrano una fiducia relativa nel mezzo ed una competenza ancora troppo scarsa e frammentariamente aggiornata. Gli albergatori hanno forse una maggiore disponibilità di tempo per esplorare il web 2.0 o per “riparare” reviews o commenti negativi in giro per la rete, ma non sembrano determinati ad un vero cambiamento.
Quello che manca è la conoscenza del mezzo e delle sue potenzialità, ma anche la consapevolezza della necessità di acquisire competenze e di instaurare partnership con referenti qualificati e in grado di offrire strumenti, consulenza, formazione e collaborazione. Servono competenze nuove e figure professionali diverse, in grado di promuovere le strutture e di inserirle in un tessuto più ampio, fatto di marketing territoriale e di grandi opportunità.
CromosomaWeb: Internet nel DNA

Ci sono lavori che non si possono svolgere senza passione, senza “esserci portati”, senza avere “qualcosa” nel DNA che ci spinge a dedicarci anima e corpo al successo di un progetto.
Il Web è una vera e propria inclinazione, una “malattia” che ci fa sentire bene solo quando abbiamo un progetto al quale lavorare, lo vediamo nascere, crescere e affermarsi su Internet attraverso il marketing online, dedicandoci ad esso completamente.
Facciamo questo lavoro perché non abbiamo scelta: abbiamo Internet nel sangue.
Insegnanti e strafalcioni tecnologici
Si parla tanto di scuola italiana che non è al passo con i tempi… che sia anche perché i docenti capiscono poco di tecnologia? Da un’indagine condotta su circa 1.000 insegnanti realizzata da Edu-Tech in occasione del primo convegno dedicato al futuro della scuola che si aprirà giovedì prossimo a Milano, emerge che 7 insegnanti su 10 usano il computer abitualmente, ma senza avere una reale formazione.
Il quadro: il 20% degli insegnanti intervistati naviga in Internet tutti i giorni, il 40% lo fa “spesso” e il 19% almeno un paio di volte alla settimana. Come lo usano? Per informarsi (78%), controllare la posta (73%) usare i social network (47%). Un insegnante su tre lo usa addirittura per confrontarsi con i colleghi, in puro stile 2.0, mentre un 29% sostiene di usare il Web per aggiornarsi sulla propria materia di insegnamento. Insomma la situazione non sembra particolarmente negativa. Almeno fino a quando non vengono interrogati con domande un po’ più specifiche relative al pc, dalle quali emerge di tutto.
A sapere ad esempio il vero significato della parola hard disk è solo il 44% degli intervistati; gli altri lo confondono con cd e dvd (21%), col motore del computer (19%) o addirittura con complesso heavy metal (16%). Ancora più confusione regna sulla parola download: se per 55% degli intervistati significa “scaricare dati”, c’è comunque un cospicuo 20% sicuro che si tratti di un programma per ascoltare la radio sul Web. O peggio: l’11% crede che si tratti di un computer con qualche problema nel funzionamento o con un cromosoma in più: un computer down-load, appunto.
Poca cultura, ma compensata da tanta fantasia, non c’è che dire.
Marketing efficace con Facebook
Grandi prospettive per l’utilizzo dei social media a livello business per il 2010: secondo un recente studio di Unisfair, 3 investitori su 4 stanno pianificando un maggiore sfruttamento dei canali social per il prossimo anno. Ma i social network sui quali passiamo tanto tempo ogni giorno per chiacchierare con gli amici e scambiare le foto delle vacanze, possono davvero diventare luogo di promozione e comunicazione, di marketing a 360°? Si può fare business attraverso Facebook & Co.?
Facebook è già oggi un formidabile strumento di comunicazione e di promozione che, se ben sfruttato in ottica marketing, potrebbe consentire alle aziende di incrementare notevolmente i propri affari. Come? Attraverso il passaparola. Ognuno di noi si fida maggiormente del consiglio di un amico arrivato tramite Facebook che della pubblicità in televisione che ormai non incanta più nessuno. Read the rest of this entry »
Pericoli Internet anche a Ferrara
Abbiamo sentito parlare di hacker, bug, millennium bug, virus che “divorano” l’hard disk all’apertura di una (apparente) innocente e-mail costringendo los fortunato utente a “cestinare” il proprio computer.
Ma nell’ultimo periodo si sta diffondendo una paura molto, molto più grande. Che potenzialmente potrebbe mandare in tilt l’intero mondo civilizzato, dalle conseguenze inimmaginabili.
L’allarme è lanciato da un competente ed accreditato organismo, l’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa). Che mette in allerta sul pericolo che possano essere “bucati” sistemi che tengono in piedi infrastrutture guidate, gestite, sviluppate da sistemi informatici come ad esempio dighe, aeroporti e ospedali.
Perché, per i paesi più informaticamente evoluti come possono essere gli Stati Uniti i sistemi di difesa e prevenzione degli attacchi informatici sono efficientissimi, ma gli anelli deboli della catena sono rappresentati dai paesi dove la sicurezza informatica è meno diffusa, e che diventerebbero il punto di partenza di una “catastrofe” a livello digitale, quello che viene paragonato ad un “11 settembre informatico”.
L’invito dei responsabili Enisa è quello di investire sulla sicurezza, sulla protezione dei sistemi informatici e delle reti. In merito, è stata creata una guida al NSIE (Network Security Information Exchange) che rappresenta la sicurezza nella condivisione delle informazioni ed insegna come condividere le informazioni per limitare la vulnerabilità dei sistemi di sicurezza delle reti e proteggere da minacce e cyber-attacchi.
Il Web per rimanere in contatto dall’Aldilà
Peter Ingram, un imprenditore australiano, spinto dalla paura di una morte improvvisa, ha realizzato un sito con messaggi e video personali che i suoi cari potranno visionare dopo la sua dipartita. Su Frombeyound2u.com, è possibile caricare video, foto e documenti da mandare alle persone che si amano dopo la propria morte, oppure programmare il proprio funerale e scriversi un necrologio.
I sottoscrittori potranno, per un dollaro a settimana, immagazzinare i loro “preziosi ricordi digitali” e inserire messaggi da mandare in date programmate come compleanni e anniversari del futuro. Insomma, bando alla vecchia lettera, che magari veniva trovata prima del tempo da un parente curioso: questo sito rilascia un codice di attivazione solo alla morte dell’utente.
«Non e’ un concetto nuovo quello di lasciare cose o lettere per le persone, ma Internet ha cambiato il modo in cui possiamo farlo», ha commentato, «possiamo restare in contatto adesso, nel futuro e dall’aldila’». Un certificato con un codice di attivazione sara’ infatti rilasciato alle persone care alla morte dell’utente. Frombeyound2u.com trae la sua forza dall’idea di «un amore che dura per sempre», ha sottolineato Ingram, facendo presente che dal web si potra’ anche parlare in modo postumo a un amante, o confidare i segreti piu’ intimi senza pagarne le conseguenze.
L’inventore ne sta gia’ facendo uso: ha dichiarato di aver accumulato vario materiale video di suo figlio in vista del suo 21esimo compleanno, «che restera’ li’ anche se il papa’ non ci sara’ piu’». In definitiva e’ un modo per restare uniti alla propria famiglia e non essere dimenticati, «che e’ la mia paura», ha confessato Ingram.
Crei la tua carriera lavorando dovunque? Sei un Cloudworker!
Un tempo qualcuno li chiamava “battitori liberi”, con un termine preso in prestito dal calcio. Erano lavoratori indipendenti, liberi professionisti o consulenti che amavano girare l’Italia e il mondo offrendo i propri servizi “on demand” a diversi committenti. Il concetto non è esattamente lo stesso, ma un blogger e ricercatore alla Cornell University, Venkatesh Rao, ha recentemente coniato una nuova definizione, destinata a fare strada, ne sono certo: Cloudworker, lavoratore nuvola.
Someone who uses on-demand technology and collaboration tools, such as unified communications, to work anywhere and anytime, and uses the resulting freedom to enable a my-size-fits-me career path and lifestyle.
