Sempre più spesso ci troviamo di fronte alla richiesta da parte di clienti di creazione di portali e-commerce.
E’ un dato di fatto che oggi i consumatori si rivolgono ad Internet prima di acquistare un prodotto, o solo per informarsi o per procedere direttamente all’acquisto online.
Ciò che spesso non si tiene in considerazione sono gli aspetti “collaterali” ad una scelta di questo genere: decidere di creare un sito e-commerce di successo non è come creare un profilo su Facebook o una casella di posta elettronica: è una scelta che richiede consapevolezza, preparazione e competenze.
Competenze che vanno dalla capacità di realizzare la giusta strategia di comunicazione (dal posizionamento della marca alla capacità di creare un rapporto di fiducia col consumatore) alla competenza tecnica del customer care fino ai problemi logistici di un magazzino che possa far fronte alle richieste, passando per la necessità di mantenere i costi di spedizione i più bassi possibile.
Ma esiste un elemento davvero cruciale in questo meccanismo: la conoscenza del Web marketing e l’attenzione all’analisi dei risultati.
E’ necessario saper gestire gli strumenti offerti dal Web (dai motori di ricerca ai social network) ed essere in grado di analizzarne accuratamente i risultati per poter eventualmente procedere a modifiche e ottimizzazioni, sia del portale sia delle strategie di marketing.
In particolar modo i dati sulla navigazione degli utenti aiuta a capire la reale accessibilità dei contenuti, l’efficienza del funzionamento di ordini e pagamenti, l’aggiornamento dei dati pubblicati rispetto all’effettiva disponibilità del magazzino, ecc.
Sono necessarie competenze e una visione moderna del Web, rivolta all’analisi della sua funzionalità ed efficacia.

Internet per cercare lavoro: una moneta a due facce.
La Cia, l’intelligence più famosa al mondo, sta comprando le quote di una delle società che monitora i social network, che sempre di più vengono considerati come la “nuova” informazione e per questo contenenti migliaia di informazioni da controllare a vista. A rivelarlo, la prestigiosa la rivista Wired.
Tanti piccoli passi, ma la strada da percorre per arrivare al traguardo della Digital Business Economy non è poi così vicino.
La Camera di Commercio di Ferrara crede nel business al femminile: parallelamente alla creazione di diversi bandi e concorsi dedicati alle aziende in gonnella, ha allestito per la parte finale del 2009 tre specifici convegni.
Anche saper scegliere prodotti di ottima concezione in versione open source può essere un modo per fare business: uno de primi casi è l’utilizzo del pacchetto simil Office costituito da Open Office, open source che ha sviluppato una suite per l’ufficio parallela al colosso (con licenza) della Microsoft.
Venti minuti al giorno. Venti giri di lancette. E’ il tempo massimo che il 70% delle Piccole e Medie Imprese italiane sono disposte a concedere quotidianamente ai propri dipendenti per l’uso di Internet a fini personali. La paura che regna sovrana nelle stanze dei bottoni è che i tanto odiati (e amati) Social Network tolgano tempo ed energia vitale al lavoro.
Il nuovo modo di fare marketing e la nuova comunicazione Web 2.0 hanno portato alla nascita di una nuova figura professionale: il personal digital vip.
L’altra faccia della medaglia. La medaglia chiamata internet. Perché se il web ha unito distanze abissali sfruttando la velocità dei processori, ha aumentato i tavoli di confronto e discussione, sveltito la burocrazia e – perché no – permesso di trovare l’anima gemella, internet ha indiscutibilmente anche i suoi effetti collaterali.
Gli Stati Uniti hanno deciso di introdurre una serie di regole che costringono gli autori di blog che fanno recensioni a specificare se hanno ricevuto compensi in denaro o in altra forma per parlar bene di determinati prodotti o servizi.