mar 07 febbraio 2012
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Archivio di ottobre, 2009

Realizzazione di portali e-commerce

Pubblicato da Ilaria Mariniil 30 ottobre 2009

portale-ecommerceSempre più spesso ci troviamo di fronte alla richiesta da parte di clienti di creazione di portali e-commerce.
E’ un dato di fatto che oggi i consumatori si rivolgono ad Internet prima di acquistare un prodotto, o solo per informarsi o per procedere direttamente all’acquisto online.
Ciò che spesso non si tiene in considerazione sono gli aspetti “collaterali” ad una scelta di questo genere: decidere di creare un sito e-commerce di successo non è come creare un profilo su Facebook o una casella di posta elettronica: è una scelta che richiede consapevolezza, pre­parazione e competenze.

Competenze che vanno dalla capacità di realizzare la giusta strategia di comunicazione (dal posizionamento della marca alla capacità di creare un rapporto di fiducia col consumatore) alla competenza tecnica del customer care fino ai problemi logistici di un magazzino che possa far fronte alle richieste, pas­sando per la neces­sità di mantenere i costi di spedizione i più bassi possibile.

Ma esiste un elemento davvero cruciale in questo meccanismo: la conoscenza del Web marketing e l’attenzione all’analisi dei risultati.
E’ neces­sario saper gestire gli strumenti offerti dal Web (dai motori di ricerca ai social network) ed essere in grado di analizzarne accuratamente i risultati per poter eventualmente procedere a modifiche e ottimizzazioni, sia del portale sia delle strategie di marketing.

In particolar modo i dati sulla navigazione degli utenti aiuta a capire la reale acces­sibilità dei contenuti, l’efficienza del funzionamento di ordini e pagamenti, l’aggiornamento dei dati pubblicati rispetto all’effettiva disponibilità del magazzino, ecc.

Sono neces­sarie competenze e una visione moderna del Web, rivolta all’analisi della sua funzionalità ed efficacia.

Lavoro: si cerca in Internet, si trova alla vecchia maniera

Pubblicato da Ilaria Mariniil 26 ottobre 2009

lavoro_internetInternet per cercare lavoro: una moneta a due facce.
Perché se da un lato il Web quale mezzo di ricerca di un’occupazione ha schiantato le forme cartacee che per decenni hanno visto milioni di persone cerchiare di rosso l’annuncio d’interesse, dall’altro le vie tradizionali (le conoscenze) per cercare uno stipendio fisso restano i canali che garantiscono il risultato migliore; hanno perso d’interesse anche le ricerche effettuate attraverso i canali delle agenzie del lavoro.

E’ questo il concetto base che emerge da uno studio effettuato dall’università telematica Unisu Niccolò Cusano sui neolaureati italiani.

Non solo. Spesso nel nostro Paese ci si trova davanti a giovani e rampanti laureati che però non sanno indirizzare il proprio curriculum ai destinatari utili.
La ricerca porta alla luce un senso di disorientamento una volta lasciate le confortevoli mura universitarie, considerando anche poco attinenti alla concretezza delle richieste del mondo del lavoro il proprio iter di studi.

E, siccome nemmeno la ricerca del posti di lavoro sfugge alla logica del Web 2.0, si cerca un’occupazione anche sui social network più diffusi per moltiplicare le pos­sibilità di arrivare al destinatario giusto.

Internet: la Cia diventa 007 anche sul Web

Pubblicato da Ilaria Mariniil 25 ottobre 2009

internet_monitorareLa Cia, l’intelligence più famosa al mondo, sta comprando le quote di una delle società che monitora i social network, che sempre di più vengono considerati come la “nuova” informazione e per questo contenenti migliaia di informazioni da controllare a vista. A rivelarlo, la pre­stigiosa la rivista Wired.

In-Q-Tel, il braccio che si occupa degli investimenti dell’agenzia di Langley, ha comprato una quota di capitale di Visible Technologies, la società che “controlla” ogni giorno il contenuto di circa mezzo milione di siti sulla Terra.

Non averlo fatto sarebbe stato un’azione scellerata da parte degli 007 americani considerando che il 70% degli utenti Facebook è oggi fuori dagli Usa e i mes­saggi quotidiani sui social network sono centinaia di milioni al giorno.
Il fatto che la Cia disporrà di informazioni pubbliche non costituisce però il nocciolo della questione. I timori paralleli sono il tipo di utilizzo che l’intelligence americana potrebbe fare di questi dati.

Ma questa operazione non è che la seconda in tema di vastità: è già in piedi da tempo “Open Source Center”, un gigantesco database che studia ciò che accade su Internet.

Wired (da Wikipedia)
Wired è una rivista mensile statunitense con sede a San Francisco in California dal marzo 1993, e di proprietà di Condé Nast Publications.
Nota come “La Bibbia di Internet”, è stata fondata dall’italo-americano Louis Ros­setto, ed è diretta da Chris Anderson. La rivista tratta tematiche di carattere tecnologico e di come influenzino la cultura, l’economia e la politica.
A partire dal 19 febbraio 2009 viene pubblicata anche la versione italiana di Wired, con l’uscita del primo numero nel mese di marzo 2009.

Aziende, piccoli passi verso la Digital Business Economy

Pubblicato da Ilaria Mariniil 24 ottobre 2009

digital_economyTanti piccoli passi, ma la strada da percorre per arrivare al traguardo della Digital Business Economy non è poi così vicino.
E’ la conclusione cui è arrivato lo studio condotto dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha constatato che i due terzi delle imprese sono orientate verso il Web (66,8%).
Anzi: tra le realtà con più di 5 dipendenti, addirittura la percentuale sale vertiginosamente al 93%.

Tracciato anche l’identikit dell’utente medio: un profes­sionista del mondo del lavoro, con la rete che conta un uso consistente da parte di politici, giornalisti, docenti e popolo delle Pmi.

Geograficamente parlando, l’utilizzo della rete è maggiore al Nord (70%), poi abbiamo il Centro (63,8%) ed il Sud (59,7%).

In quanto alla rete aziendale, solamente il 38,7% del campione ne dispone.

Quanto si naviga in ufficio? E a cosa serve il Web da scrivania? L’uso di Internet in ufficio è quotidianità per il 79,2% delle imprese (meno del dieci per cento lo utilizza “spesso”).

Cosa muove il mouse? Lavoro (69%), aggiornamento e ricerca dati (44,4%), comunicazione (28,2%), scambio di dati (18,5%), pagamenti e transazioni on line (7,6%).

I domini. Il suffisso che da sempre caratterizza Internet nel nostro Paese, il .it, è quello maggiormente scelto: tra le realtà imprenditoriali che hanno un proprio sito, l’82,2% ha scelto di associarne il dominio al .it

La posta elettronica. Tra le imprese dispone di un servizio di posta elettronica personalizzata il 50,9% degli intervistati, ma solo il 10,5% mostra un interesse nell’attivazione.

Social Network. La ricerca condotta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche ricalca i dati diffusi dall’Unione Europea in merito alla propensione verso l’informazione “parallela” di blog e surrogati: 23° (e non esaltante) posizione.

Aziende: Ferrara incentiva il business al femminile

Pubblicato da Ilaria Mariniil 21 ottobre 2009

business_donneLa Camera di Commercio di Ferrara crede nel business al femminile: parallelamente alla creazione di diversi bandi e concorsi dedicati alle aziende in gonnella, ha allestito per la parte finale del 2009 tre specifici convegni.
Un ciclo di seminari gratuiti sui temi dell’avvio e della gestione efficiente d’impresa, sullo sviluppo di competenze tecniche e trasversali, sulla divulgazione e l’approfondimento di opportunità legislative ed economiche che favoriscano l’aumento della pre­senza femminile nel mondo del lavoro. 

I seminari offriranno alle partecipanti la pos­sibilità di acquisire le conoscenze e competenze utili per il percorso di crescita profes­sionale e/o di creazione d’impresa; la consapevolezza dei propri punti di forza e debolezza, potenziando inoltre le capacità relazionali e comunicative; le informazioni sulle minacce e opportunità del mercato e del mondo del lavoro.
I seminari intendono fornire alle imprenditrici strumenti e idee utili per affrontare il mercato e la concorrenza e per sviluppare nuove opportunità di business

L’iniziativa rientra nel quadro delle attività pre­viste dal Piano d’azione 2009 del Comitato Imprenditoria Femminile ed è svolta in collaborazione con l’ente di formazione Ifoa.
A chi è rivolta l’iniziativa? Imprenditrici consolidate, neo-imprenditrici, aspiranti imprenditrici e donne impegnate nella fase di start-up.

Ciascun incontro si terrà presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Ferrara (Largo Castello, 10 — 2° piano) dalle ore 14.30 alle ore 19.30. Il calendario completo:

Giovedi’ 22 ottobre
Crisi: conoscerla per superarla” – Docente: Cosimo Scarafile
Programma
- cosa fare e cosa non fare in questo frangente
- crisi economica e crisi personale: quale relazione?
- le azioni tipiche dell’imprenditore che portano all’inadeguatezza
- i nuovi bisogni dei clienti
- il ruolo del capitale umano
- investire prima sull’imprenditore e poi sull’impresa
- come migliorare i rapporti con le banche
- dove cercare i finanziamenti necessari

Giovedi’ 5 novembre
Innovazione e creatività: le energie neces­sarie e richieste all’imprenditrice” – Docente: Mas­simo Borgatti
Programma
Pre­sentazione del modello ENERGY FOCUS & FLOW ENERGY:
Tutto è energia: l’energia di pensieri, emozioni, giudizi e azioni
Come incrementare il nostro livello energetico
FOCUS:
La consapevolezza alla base del cambiamento
L’inventario delle nostre energie
FLOW:
Il cambiamento e la creatività
Esercitazioni pratiche sulla gestione dell’energia individuale
Esercitazioni pratiche sulla gestione dell’energia di gruppo
Redazione e condivisione di un piano di lavoro operativo individuale

Giovedi’ 3 dicembre
Blue Ocean Strategy: vincere senza competere” – Docente: Giorgio Gandellini
Programma
Approccio tradizionale (Red Ocean) alla strategia: fondamenti teorici e implicazioni
Approccio “Blue Ocean”
- Spostare il focus sulle mosse strategiche
- Il concetto di Value Innovation: quadro strategico e curva del valore
Come sviluppare e realizzare una Blue Ocean Strategy
- Ridefinire i confini del mercato
- Andare oltre la domanda esistente
- Adottare la corretta sequenza strategica
- Superare gli ostacoli organizzativi
Il contributo del Marketing strategico al miglioramento dell’approccio “Blue Ocean”
- Identificare diversi pos­sibili contesti Blue Ocean
- Ridefinire la curva del valore: componenti del valore percepito e strumenti utilizzabili
- Ripensare le metodologie di segmentazione

L’iscrizione è pos­sibile effettuarla on line all’indirizzo www.fe.camcom.it/promozione/imprenditoria-femminile/modulistica/seminari-imprenditoria-femminile-2009

Google Apps: 2 milioni di aziende usano il software free

Pubblicato da Ilaria Mariniil 21 ottobre 2009

google_appsAnche saper scegliere prodotti di ottima concezione in versione open source può essere un modo per fare business: uno de primi casi è l’utilizzo del pacchetto simil Office costituito da Open Office, open source che ha sviluppato una suite per l’ufficio parallela al colosso (con licenza) della Microsoft.

Utilizzare free non significa utilizzare prodotti meno efficienti o meno testati: lo dimostrano i numeri delle applicazioni da ufficio messe a disposizione da Google Apps: sono più di due milioni le aziende che utilizzano la piattaforma di applicazioni per ufficio messa a disposizione da Google.

Non solo: a queste cifre vanno aggiunti diciotto milioni di consumer, gli utenti che usano il software on line, in maniera da non occupare spazio sul proprio computer.

Il target di Google Apps? Grandi società (che pagano in media ogni anno 50 euro per ogni fruitore) e le aziende con meno di 50 dipendenti, che utilizano il servizio senza spendere nulla. Per contrastare la futura ascesa di Windows 7 firmato Microsoft il motore di ricerca principe nel mondo vuole accaparrarsi utenti con un servizio utile e snello: utilizzare una suite (denominata cloud-based ) direttamente sul Web e salvare i dati non sul proprio hard disk è uno dei punti di forza.

Il rovescio della medaglia esiste però: se da un lato la riduzione dei costi alletta le aziende, dall’altra alcuni recenti episodi di interruzione delle linee elettriche che si sono ripercosse sull’accessibilità ai propri dati dell’utenza lascia un po’ di titubanza nelle aziende.

Glos­sario: Open Source
In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software i cui autori (più pre­cisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l’apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l’applicazione di apposite licenze d’uso
La collaborazione di più parti (in genere libera e spontanea) permette al prodotto finale di raggiungere una comples­sità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro. L’open source ha tratto grande beneficio da Internet, perché esso permette a programmatori geograficamente distanti di coordinarsi e lavorare allo stesso progetto.
I software open source attualmente più diffusi sono Firefox, OpenOffice, VLC, Gimp, 7-Zip, oltre ad un gran numero di progetti rivolti non all’utente finale ma ad altri programmatori.
Sono inoltre degne di nota le famiglie di sistemi operativi BSD , GNU e il kernel Linux, i cui autori e fautori hanno contribuito in modo fondamentale alla nascita del movimento. La comunità open source è molto attiva, comprende decine di migliaia di progetti, numero che cresce quotidianamente.

Internet: aziende disposte a concederne 20 minuti al giorno

Pubblicato da Ilaria Mariniil 19 ottobre 2009

internet_aziendeVenti minuti al giorno. Venti giri di lancette. E’ il tempo mas­simo che il 70% delle Piccole e Medie Imprese italiane sono disposte a concedere quotidianamente ai propri dipendenti per l’uso di Internet a fini personali. La paura che regna sovrana nelle stanze dei bottoni è che i tanto odiati (e amati) Social Network tolgano tempo ed energia vitale al lavoro.

E’ il rias­sunto di uno studio condotto su un campione rappresentativo dal leader mondiale nella sicurezza dei contenuti Internet Trend Micro all’Istituto indipendente A&F Research.

Ma il risultato non è da leggersi come un’avversione delle aziende all’uso del Web. Tutt’altro. C’è una propensione forte all’utilizzo della tecnologia (dalle reti wi-fi al BlackBerry, tanto per fare alcuni esempi concreti), ma spaventa l’utilizzo inappropriato di Internet, che inevitabilmente mangerebbe linfa vitale alla produzione.

Ma i dirigenti non chiudono totalmente ad un piccolo “svago” giornaliero: il 68% degli intervistati concederebbe i famosi venti minuti di navigazione autonoma.
In generale, sono le aziende più piccole (meno di 50 dipendenti) che sono meno propense all’idea: solamente il 26,3% ritiene una buona idea concedere oltre venti minuti. Quasi la metà (44%) delle aziende da 51 a 250 dipendenti accetterebbe invece di garantire una finestra anche più lunga.

Cosa di Internet spaventa le aziende? Non è difficile immaginarlo: utilizzo della rete per visitare siti pornografici (56,2%), siti di giochi (41,8%), scommesse e lotterie (37,9) e siti per cuori solitari (34%).
Scontato il timore delle chat e dei Social Network, già vietate allo stato attuale dalle aziende di grandi dimensioni nel 42% dei casi. Seguono gli acquisti effettuati via computer e le ricerche di occupazione effettuate on line.

Altro aspetto che porta le aziende a restringere il “campo d’azione” dei propri dipendenti è un problema reale quale la sicurezza dei dati: le Piccole Medie Industrie nell’ultimo anno hanno subito seri problemi a causa dello spam (40% della casistica) e virus (24,6%).

Nuova figura Web 2.0 al servizio delle aziende

Pubblicato da Ilaria Mariniil 17 ottobre 2009

digital-vipIl nuovo modo di fare marketing e la nuova comunicazione Web 2.0 hanno portato alla nascita di una nuova figura profes­sionale: il personal digital vip.

Si tratta di colui che cura l’immagine e la comunicazione di un’azienda, di un brand ma anche di un personaggio pubblico (vip) sul Web, utilizzando in particolare i social network (da Facebook a Twitter a Linkedin, ecc.), definendo la strategia di comunicazione e gestendone l’interazione con il grande pubblico.

Il personal digital vip deve entrare in sintonia con il cliente sfruttando le enormi potenzialità dei social network e del pas­saparola: i suoi servizi sono già usati da molte pmi ma anche da politici e personaggi dello spettacolo, sui quali il personal digital vip mantiene ovviamente il più totale riserbo affinché il pubblico non ne percepisca la mediazione profes­sionale ma creda di essere in contatto proprio con quel personaggio o quell’azienda.

Sono le pubbliche relazioni 2.0 alle quali ogni azienda, prima o poi, dovrà convertirsi, perché è il pubblico a decidere come vuole essere coinvolto e il pubblico ha scelto il Web.

Web classifica: le 50 cose più odiose di internet

Pubblicato da Ilaria Mariniil 17 ottobre 2009

classifica_internetL’altra faccia della medaglia. La medaglia chiamata internet. Perché se il web ha unito distanze abis­sali sfruttando la velocità dei proces­sori, ha aumentato i tavoli di confronto e discus­sione, sveltito la burocrazia e – perché no – permesso di trovare l’anima gemella, internet ha indiscutibilmente anche i suoi effetti collaterali.

Una speciale clas­sifica in tal senso l’ha stilata l’autorevole The Daily Telegraph, quotidiano d’Oltremanica fondato nel 1855, una delle pietre miliari dell’informazione mondiale. Ha messo nero su bianco le 50 cose più odiose sul web.

In cima cosa c’è? Il pres­sapochismo che un contenitore spesso senza vincoli e controlli come il web spesso asseconda: dalle pop up che ci invadono lo schermo e che spesso si riproducono tanto più quanto si cerca di fermarle, ai “mattoni” che spesso si rivelano gli allegati in pdf che ci impallano il pc, alla lunghezza (o larghezza) delle pagine che ci obbliga a lunghi scroll col mouse.

Ma tra le cose on the web che fanno arricciare il naso non ci sono solo argomentazioni tecniche e tecnologiche, ma anche “umane”. Tutte figlie dell’avvento e del radicarsi del social network: dalle accuse personali da parte di chi non condivide il nostro pensiero a chi ci dice che la grammatica non è il nostro forte. O agli amici, i colleghi o i “friends” raccolti sui social network che quotidianamente ci tampinano con video virali, campagne di sensibilizzazione o battaglie per salvare il pianeta, intasandoci la posta.

Ancora. Nella graduatoria stilata dal Telegraph le “innovazioni del secolo” che scompa­iono alla stessa velocità con cui sono arrivate alla ribalta, ed il modo con cui le celebrità utilizzano Facebook, Twitter ed i loro fratelli per far sapere ogni cosa di sé.

E, dulcis in fundo, la moda delle.. clas­sifiche. Una per ogni cosa. Compresa quella del Telegraph.

Aziende: la pubblicità sui blog ha delle regole

Pubblicato da Ilaria Mariniil 16 ottobre 2009

blog-fiestaGli Stati Uniti hanno deciso di introdurre una serie di regole che costringono gli autori di blog che fanno recensioni a specificare se hanno ricevuto compensi in denaro o in altra forma per parlar bene di determinati prodotti o servizi. Read the rest of this entry »