mar 07 febbraio 2012
CromosomaWeb internet web marketing

Archivio di ottobre, 2009

Pubblicità: le aziende investono sul Web

Pubblicato da Ilaria Mariniil 16 ottobre 2009

pubblicita_webSecondo Nielsen, in Italia nei primi 8 mesi del 2009 la pubblicità ha subito una contrazione comples­siva pari a –16,4%, testimonianza tangibile del perdurare della crisi economica che blocca gli investimenti a 5.275 milioni di euro. Read the rest of this entry »

Bologna: un sito web per ottenere la cartella clinica

Pubblicato da Ilaria Mariniil 16 ottobre 2009

cartella_webChi ha mai avuto a che fare con le interminabili code, dopo richiesta, tempo di attesa ed appuntamento per il ritiro, per avere copia della cartella clinica in seguito ad un ricovero in ospedale?
Bene: internet pare aver risolto anche questo spesso troppo lungo iter burocratico.

Luogo dell’ennesimo passo verso la semplificazione dell’accesso alla documentazione, che finora ha coinvolto maggiormente le amministrazioni comunali, è Bologna: il Policlinico S.Orsola-Malpighi per primo in Italia permette infatti di accedere alla propria cartella clinica via web una volta dimessi, semplicemente collegandosi al sito web www.prontocartella.bo.it, loggandosi con le coordinate rilasciate al momento del ricovero.

Il servizio verrà entro breve esteso anche alle altre strutture ospedaliere del capoluogo emiliano, attualmente l’accesso ai documenti è gratuito, mente nel 2010 avrà un costo di 20 euro.

Sveltopedia, la nuova web-enciclopedia dissacrante

Pubblicato da Ilaria Mariniil 15 ottobre 2009

enciclopedia_sveltopediaQuante volte abbiamo pensato che le enciclopedie sono dei “mattoni”, utili sì ma noiose? E, stando ai numeri in crescendo, quanti apprezzano la semplicità di Twitter?
Bene. Unite l’utilità di Wikipedia — l’enciclopedia libera on line per eccellenza – e i 140 caratteri mas­simi messi a disposizione dal famoso “uccello blu” ed ecco… un sito web dis­sacrante ed intelligente, Sveltopedia.
Geniale? Sì, ma non è tutto.

Fin dall’antichità, e la pellicola “Il Nome della Rosa” è esempio per eccellenza del concetto, l’arte di far ridere era temuta perché porta alla rifles­sione, al pensiero. Sveltopedia tende a cavalcare questa scuola: le definizione pubblicate devono sposare la richiesta di essere ironiche per portare alla rifles­sione oltre che corrette.

Già la definizione che si legge nelle pagine di pre­sentazione del progetto danno di che pensare: “Sveltopedia è una Wikipedia in formato Twitter. Per i non addetti ai lavori (che non sono tali, in quanto nes­suno paga e non sono salariati), significa che è un’enciclopedia composta da voci stese collettivamente, le quali non superano i 140 caratteri – cioè lo spazio mas­simo dello status su Twitter”.
Ancora: “La scientificità di sveltopedia è para­gonabile a quella della “Britannica”, se solo la “Britannica” l’avessero stesa i Pink Floyd in determinati momenti. La potenziale espansione di questo dizionario collettivo è pari al vasto campo dei saperi umani, che disumanamente sveltopedia si propone di arare senza spendere nemmeno una goccia di sudore. E’ infatti semplicis­simo partecipare a questa monumentale opera della conoscenza: basta comporre una voce lunga come un sms. E’ così pos­sibile smentire con stile chiunque si permetta di dirvi che i mes­saggini sono inutili (comunque, davvero, smettela di mandarli ad amanti usando la “k” al posto di “ch”)”.
Qualche esempio? Digitiamo l’indirizzo www.sveltopedia.com (con il logo che richiama il marchio del famoso detersivo per i piatti) ed ecco che in home page c’è la definizione di “Silvio Berlusconi”. Anzi, diverse:
1. Celebre organizzatore di party segreti noti in tutto il pianeta. Da anni la sua prostata cerca di liberarsene
2. Qualcuno lodava, qualcuna la dava, qualcuno l’odiava. Ma era così, di Costituzione
3. Tecnicamente immortale
4. Papi
5. Utilizzatore finale

Un esempio non politico? La moda ad esempio? I famosi stilisti Dolce & Gabbana vengono così rias­sunti:
1. I Rick&Gian del Made in Italy
2. Vestieristi di Simona Ventura
3. Portatori insani di Swarovsky

I padri del progetto aperto a tutti, Lorenzo Viscanti e lo scrittore Giuseppe Genna, credono in Sveltopedia al di là del suo imprescindibile aspetto ludico: vogliono infatti farne una base per gli scrittori dell’era 2.0

Ferrara: Starweb, il software che abbatte la burocrazia

Pubblicato da Ilaria Mariniil 14 ottobre 2009

speedLa Camera di Commercio di Ferrara continua il suo percorso verso lo snellimento dell’iter burocratico delle imprese, accorciando così tempistiche e dispendio di risorse, diminuendo in maniera tangibile i tempi per l’evasione delle pratiche.
Anche la CCIAA estense rientra dunque nella ventata generale che vede le aziende muoversi ed adattarsi a quelle che sono le applicazioni per le imprese del famigerato Web 2.0.
L’ultimo esempio in tal senso è Starweb, una nuova applicazione di tipo web acces­sibile da Internet, quindi on line, per la creazione guidata di pratiche di denuncia di iscrizione, modifica o cancellazione all’Albo delle Imprese Artigiane e al Registro Imprese.
Punto di forza di questa applicazione è la pos­sibilità di acquisire i dati già pre­senti nel Registro delle Imprese per comunicare le eventuali modifiche, di conseguenza viene ridotta notevolmente la pos­sibilità di errore.
E’ possibile pre­parare e inviare al Registro Imprese: tutte le pratiche di comunicazione unica relative a imprese individuali artigiane e non; pratiche di comunicazione unica di inizio, variazione o ces­sazione attività relative a società di persone o di capitali artigiane e non; pratiche di comunicazione unica di apertura, variazione o ces­sazione di unità locali relative a società di persone o di capitali artigiane e non; pratiche di comunicazione unica di variazione sede legale nello stesso comune relative a società di persone o di capitali artigiane e non; pratiche di comunicazione unica di variazione residenza soci relative a società di persone artigiane e non; pratiche di comunicazione unica relative a responsabili tecnici per imprese artigiane e non.
Sono anche trattate le nuove sezioni AC/INPS di iscrizione, modifica e cancellazione alla gestione esercenti attività nel settore del commercio, terziario e turismo istituita presso l’INPS.
Il software permette, altresì, la generazione automatica della modulistica elettronica per l’Agenzia delle Entrate con le pratiche Registro Imprese e Albo Imprese Artigiani.
Starweb è semplice per quanto concerne l’accesso: è sufficiente una normalis­sima connes­sione Adsl ed uno scanner, poi una volta collegati a http://starweb.infocamere.it e loggati, il gioco è fatto.
Inoltre, l’utilizzo di Starweb è completamente gratuito.

Strategia Web 2.0: le aziende e l’automatizzazione dei processi

Pubblicato da Ilaria Mariniil 13 ottobre 2009

aziende_automatizzateUn’interessante ricerca condotta da Adobe sulle aziende italiane e la loro evoluzione verso l’utilizzo del Web in chiave 2.0 rivela che una realtà su due ha già scelto o è in procinto di farlo: via all’informatizzazione dei processi documentali e dell’utilizzo della rete come strumento per risparmiare in tempo, modi e velocità di realizzazione. Ed accrescere così in maniera indiretta il proprio business.
Il campione di cinquanta aziende oggetto dello studio intitolato ”L’automazione dei processi documentali-Percezione e orientamenti delle aziende italiane” conta infatti su un 21% del totale che ha già portato a termine investimenti nell’automazione dei processi; un’altra importante fetta, quasi il 40%, ha invece già pianificato in tal senso e lo metterà in atto entro 12–18 mesi (15,6%) o investirà entro un anno e mezzo (23%). Insomma, una prospettiva di evoluzione e sviluppo a medio termine.
Perché scegliere di imboccare questo sentiero? Oltre alla concreta pos­sibilità di crescere i propri introiti, anche la velocizzazione delle attività quotidiane, l’aumento dell’efficacia dei modelli proces­suali, in gergo detti workflow model (da Wikipedia: la teoria e le applicazioni del workflow management promuovono la gestione dei gruppi di lavoro collaborativi secondo il workflow model, modello proces­suale) e gli inevitabili e obbligatori adeguamenti normativi.
Lo studio indica anche quali sono gli obiettivi maggiormente perseguiti quando si sceglie di utilizzare il Web in chiave 2.0: in una scala di valori che spazia 1 a 7, le aziende attribuiscono il mas­simo valore all’efficienza, la semplicità e l’efficacia delle procedure (3,3), alla conformità normativa (3,6) e alla riduzione dei costi e la protezione dei documenti (4,2).
Quali strutture scelgono per prime di adeguarsi? In cima alla graduatoria l’area amministrativa, poi quella degli acquisiti e delle vendite/marketing.
Ovviamente, ogni valutazione del rapporto innovazione/beneficio va calibrata attorno alla dimensione ed alle esigenze della realtà che si approccia a questa opportunità.
Un esempio tangibile di quanto l’affacciarsi al Web 2.0 sia risultato utile in termini di risparmi è legato a Consip, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze incaricata di agire da amministrazione aggiudicatrice per l’acquisto di beni e servizi da parte della Pubbliche Amministrazioni, che grazie a questo tipo di scelta risparmia 10 milioni di euro all’anno con la gestione documentale. Come si può leggere a questo indirizzo, il progetto avviato (che risulta basato su LiveCycle e altre componenti tecnologiche di Adobe) pre­vede la conservazione sostitutiva di 1,4 milioni di documenti. Consip è partita con l’iniziativa soltanto a luglio, ma pre­vede di ammortizzare l’investimento nell’arco di dodici mesi. I risparmi derivano in gran parte dall’eliminazione completa della carta nella gestione contabile, toccando anche i costi dei magazzini e del personale di backoffice documentale.

Facebook e l’amico-dipendenza: anche la malattia diventa 2.0

Pubblicato da Ilaria Mariniil 12 ottobre 2009

fb_sindromeIl modo di comunicare si sta evolvendo, il modo di concepire internet sta mutando rapidamente. Ma, dietro agli innumerevoli vantaggi che porta l’abbattimento delle distanze grande merito del web, c’è un rovescio della medaglia che, a pensarci, fa paura: anche la “dipendenza” da internet evolve, fino a portare uno degli ospedali più famosi in Italia ad allestire un day hospital dedicato. La dipendenza dal gioco d’azzardo e dall’alcolismo, ad esempio, sembrano essere pre­istoria. Ora si va in astinenza per mancanza o carenza di amici “virtuali”.
Per studiare le cause e cercare soluzioni – perché letteratura e pre­cedenti clinici non ne esistono – il Policlinico Gemelli varerà tra qualche settimana un servizio, interno al day hospital psichiatrico, per gli affetti da “friendship addiction”, l’amico-dipendenza, neologismo coniato da David Smallwood, uno dei principali psicologi britannici esperto in dipendenze.
In italia sono quasi 1 milione e 400 mila gli iscritti a Facebook, con un’impennata nelle iscrizioni che nell’ultimo anno ha raggiunto il 961%.
Amico dipendenza”: solamente all’apparenza appare come definizione tecnica innocente, ma che in realtà cela l’impossibilità mentale (e fisica?) di stare lontano dal computer, in particolar modo dalla comunicazione in tempo reale garantita dai social network, Facebook su tutti. In un articolo pubblicato dallo stesso Smallwood sul “Daily Mail”, si legge che il piu’ diffuso social network alimenta l’insicurezza degli utenti, che non riescono a staccarsi dal sito; in particolar modo le donne sono vulnerabili, in quanto la loro autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri e Facebook, obbligando gli utenti ad aggiungere nuovi amici, accentua questa caratteristica.
Impos­sibile restare più di qualche ora senza dare una sbirciatina alla propria pagina di FB? Sorridendo, si può pensare al maldestro ladro che nei giorni scorsi in provincia di Roma mentre ripuliva la casa del malcapitato ha utilizzato la sua connes­sione ed il suo pc per vedere gli ultimi aggiornamenti proprio su Facebook.
Il para­dosso? Che sul social network del momento si parla di… come disintos­sicarsi da Facebook! Un esempio a questo indirizzo: http://www.facebook.com/group.php?gid=64406133676

Twitter in Italia: nuova strategia di marketing

Pubblicato da Ilaria Mariniil 10 ottobre 2009

twitterIn Italia gli utilizzatori di Twitter sono poche decina di migliaia, contro gli oltre 11 milioni di utenti di Facebook. Una delle ragioni potrebbe essere linguistica: Facebook è tradotto in più di 70 lingue, Twitter è attualmente disponibile solo in inglese e giapponese.

La nuova strategia del sito di microblogging punta ad ampliare il numero di utenti, in primo luogo estendendo il servizio ad altre 4 lingue: italiano, francese, tedesco e spagnolo.

Ovviamente, in pieno spirito social, la traduzione spetterà agli stessi utilizzatori: ne verrà coinvolto un numero limitato che, dopo aver accettato pre­cise condizioni (la gratuità della collaborazione e il riconoscimento dei diritti di proprietà a Twitter), visualizzerà una schermata speciale dove potrà suggerire la traduzione di ogni singolo termine nella propria lingua, con la pos­sibilità di votare anche le scelte dagli altri traduttori.

Oltre ad aumentare il numero di utenti, Twitter sta cercando d’implementare i propri guadagni: secondo il Wall Street Journal, ci sarebbero trattative in corso con Google e Microsoft per consentire l’indicizzazione dei tweet all’interno dei rispettivi motori di ricerca.

Internet e i siti Web hanno cambiato le persone

Pubblicato da Ilaria Mariniil 10 ottobre 2009

siti-webQuanto c’è di vero nella teoria che le nuove generazioni sono state rovinate dal Web?
Internet ci logora il cervello, ci ha resi incapaci di pre­stare attenzione per più di una manciata di minuti, ha danneggiato il nostro modo di esprimerci, ci ha fatto dimenticare la lingua italiana e, grazie a Facebook, ora sono in pericolo anche le relazioni sociali.

Non male come quadro, soprattutto se si considera che si tratta dell’opinione di esimi studiosi.
Eppure, Internet o no, se facciamo un passo indietro nella storia ci rendiamo conto che tutte le grandi invenzioni hanno avuto detrattori che hanno gridato alla fine della civiltà.

David Thoreau criticò il telegrafo che velocizzava la comunicazione perchè non sempre le persone avevano qualcosa da dirsi. Samuel Morse criticò poi l’invenzione del telefono perché non consentiva di conservare le comunicazioni. Le macchine da scrivere vennero considerate troppo fredde perché creavano una distanza con lo scrivente che invece poteva rimanere maggiormente in contatto con le parole attraverso la penna.
Ora, come è normale che avvenga, si è pas­sati a criticare il computer, semplicemente perché in fondo ognuno pensa che si stava meglio quando si stava peggio.

Che abbia cambiato il nostro modo di comunicare e relazionarci non c’è alcun dubbio, ma non neces­sariamente si deve parlare di “peggioramento”.
Non è neces­sariamente vero che non siamo più capaci di comunicare: semplicemente comunichiamo in modo nuovo, più informale, con mutamenti linguistici dovuti ad abbreviazioni e simboli ma lasciando molto più spazio alla creatività.
E non siamo più asociali o distaccati dal mondo, semplicemente socializziamo in modo nuovo, attraverso una comunicazione virtuale che spesso abbatte le barriere, ci consente di essere noi stessi senza remore e mette le basi di amicizie che si consolidano, poi, nella vita reale.

Rovigo: blog contro professori, assolti

Pubblicato da Ilaria Mariniil 9 ottobre 2009

blogIl tribunale di Adria ha assolto i ragazzi del liceo che nell’aprile del 2008 avevano messo alla gogna i loro profes­sori sul Web.

Gli studenti coinvolti nella vicenda sono stati tutti assolti dal giudice Lorenzo Miazzi, non prima di essersi presi una bella tirata di orecchie.
I blog e Internet in generale stanno diventando argomento sempre più delicato e contro­verso: alla portata di tutti, è facilis­simo utilizzarli per ridicolizzare qualcuno o addirittura per rovinargli la reputazione.
Dopo una serie di condanne esemplari, in questo caso ai ragazzi è andata bene perché i docenti hanno ritirato le querele dopo aver ricevuto le dovute scuse.

Gli imputati, all’epoca dei fatti appena maggiorenni, erano 4 studenti: per tutti l’imputazione era quella di diffamazione a mezzo Internet.
Avevano infatti fotografato gli insegnanti a loro insaputa e avevano poi caricato le foto su un blog sottoponendoli a una vera e propria gogna mediatica che, però, era stata scoperta e denunciata ai carabinieri.

Il potere del marketing farmaceutico

Pubblicato da Ilaria Mariniil 9 ottobre 2009

vaccinoIl potere del marketing è immenso e incredibile, ce ne rendiamo conto quando alcuni prodotti riescono a diventare una moda, a creare una tendenza che ci spinge tutti all’acquisto, come se da un giorno all’altro non potes­simo più vivere senza.

Il problema è che talvolta il marketing viene “usato male”, cioè serve non tanto a far vendere un prodotto ma a creare paure che spingono a comprare un prodotto del quale non si ha alcun bisogno.

I casi più eclatanti sono legati all’industria farmaceutica, che periodicamente lancia prodotti sul mercato che servono per “salvarci” da disturbi che in realtà sono stati creati a tavolino: sì perché anche le malattie si pos­sono inventare dal nulla, e l’influenza A che tanto ci pre­occupa in questo periodo ne è un esempio eclatante.

Il tutto è anche piuttosto semplice: viene prodotto un farmaco, si fa un convegno che legittimi una determinata malattia e il farmaco inizia ad essere venduto: si chiama “disease mongering” e non è altro che la mercificazione della malattia, cioè quell’operazione di marketing finalizzata all’introduzione sul mercato di un farmaco già pronto in seguito al panico che viene creato dai media.

Ne fa parte anche l’influenza A, un tipico caso di “invenzione della malattia”, cioè di un virus che colpisce in forma leggera molte persone ma attorno al quale si crea una vera e propria pandemia che non tiene conto del fatto che il tasso di mortalità della malattia è bas­sis­simo, molto più basso di una normale influenza stagionale, e che colpisce solo per determinate complicazioni che riguardano lo stato di salute del paziente, non per la malattia in sé.

Intanto La Roche ha triplicato nel primo semestre 2009 il fatturato grazie alla vendita del Tamiflu, il farmaco inizialmente indicato per sconfiggere il virus A, con un miliardo di ricavi in 6 mesi.