mar 07 febbraio 2012
CromosomaWeb internet web marketing

Archivio di ottobre, 2009

Ferrara: Graphic Journalism, ora la matita affianca il mouse

Pubblicato da Ilaria Mariniil 8 ottobre 2009

matite_mouseSi torna alla matita, che affianca e compensa il mouse.
E’ l’ennesimo argomento di vivo interesse uscito dai dibattiti proposti da Intenazionale, la tre giorni svoltasi a Ferrara che ha portato nella città degli Estensi il gotha della comunicazione, dell’informazione e della cultura, facendo registrare un tutto esaurito (e forse qualcosa di più).
Fra libertà di stampa, informazione corretta e politica, il festival non ha certo mancato di approfondire il tema del graphic journalism, ovvero il giornalismo che racconta i fatti – nes­sun argomento è escluso — attraverso il fumetto.
In Italia tale tipologia comunicativa non è certamente al passo con quello che avviene negli States, dove le imprinting date da tempo dalle graphic novel permette a chi racconta la notizia di diventarne vero protagonista. Oltreoceano è sempre minore la forbice che divide la comunicazione tradizionale da queste nuove forme di comunicazione: la prima cosa cercata infatti da chi fa cronaca fin dagli albori è “l’immagine”, uno scatto eloquente che “parla” per descrivere una scena di un delitto, un attacco in guerra, un furto, un’opera d’arte.
Basti pensare in tal senso l’evoluzione negli ultimi anni delle prime pagine dei quotidiani: le copertine “multi argomento” hanno lasciato spazio ad un’unica immagine, spesso legata all’argomento principale dell’edizione in questione, corredata di poche ma ficcanti righe (con “Libero” che ha fatto scuola).

Alcune delle nuove terminologie relative all’informazione che prendono sempre più piede:

Citizen journalism
Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism o open source journalism) è il termine con cui si indica la nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla pos­sibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da internet.

New Media
Nuovi media sono quei mezzi di comunicazione di massa sviluppatisi posteriormente alla nascita dell’informatica e in correlazione ad essa. Essendo ormai radicato l’uso del termine “medium” (singolare di media) per indicare i mezzi di comunicazione di massa, tali strumenti vengono definiti “nuovi media” nella misura in cui vengono usati come mezzi di comunicazione di massa (one-to-many) o comunque su larga scala. L’interattività offerta dalle applicazioni web consente una tipologia di comunicazione propria degli stessi nuovi media, e cioè né one-to-one né one-to-many, ma addirittura many-to-many. La comunicazione digitale permette infatti una simultaneità intercognitiva delle esperienze collettive.

Blog
In informatica, e più propriamente nel gergo internettiano, un blog è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l’autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni rifles­sioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video. Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero “traccia su rete”. Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer del software che ne permette la pubblicazione (si parla di proto-blog), mentre il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno, grazie a Jorn Barger, un commerciante americano appas­sionato di caccia, che decise di aprire una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby. Nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog.

Blog: l’informazione nuova non è una bolla

Pubblicato da Ilaria Mariniil 7 ottobre 2009

“Questa non è una bolla. La bolla della rete è già scoppiata: questo è un assetto che si regge bene in piedi e che nel lungo periodo non potrà che diventare più stabile ed efficace”. “Le cose stanno cambiando” è in sostanza il commento dal palco di Internazionale, l’evento giornalistico-mediatico che ha recentemente riempito Ferrara di grosse firme dal mondo della comunicazione e dei “protagonisti” della comunicazione, ovvero “noi”, chi usufruisce dell’informazione ed anche chi la “produce”, dal giornalista profes­sionista al pubblicista al blogger.
Sì, perché i blog hanno cambiato il modo di fare informazione. In positivo? In negativo? Sicuramente l’hanno cambiata.
Un interes­sante commento sul blog ufficiale di Internazionale (http://festival.internazionale.it/blog/) rias­sume i punti cardine dell’intervento del giornalista e commentatore statunitense Steven Berlin Johnson al dubbio instillato da molti che vedrebbe quale principale responsabile della crisi che ha colpito il mondo del giornalismo tradizionale nell’ultimo anno.
“Le cose nel campo delle notizie stanno cambiando molto, ma penso pos­siamo dirci con qualche certezza che stanno cambiando in meglio. Se penso a quelle che erano le mie fonti di informazioni e notizie al tempo delle elezioni pre­sidenziali del 1992 e le confronto con quelle delle elezioni del 2008, non ho alcun dubbio sul fatto che l’anno scorso io fossi un cittadino più informato e consapevole”.
Di fatto, ha spiegato Johnson, lo stesso meccanismo che grazie alla rete ha valorizzato l’informazione e le notizie di piccole realtà, quartieri, comunità locali, ha portato negli ultimi anni a una trasformazione globale del giornalismo.
“Nel giornalismo tradizionale, le notizie compiono un percorso simile a quello di una fabbrica, una catena lineare di eventi e interventi. Nell’era del web, le notizie sono tutte collegate tra loro e formano un flusso che si arricchisce di pas­saggio in pas­saggio. Di fatto, non succede e non succederà più che otto persone chiuse in una sala riunioni decidano qual è la notizia su cui puntare: quel lavoro è diventato collettivo, coinvolge tantis­sime persone, profes­sionisti e non, ed è quindi molto più collettivo, dinamico, spontaneo e imprevedibile”.
Ed una certezza finale: “Questa non è una bolla. La bolla della rete è già scoppiata: questo è un assetto che si regge bene in piedi e che nel lungo periodo non potrà che diventare più stabile ed efficace”.

Ladro si collega a Facebook mentre sta rubando

Pubblicato da Ilaria Mariniil 5 ottobre 2009

Ladro si collega a Facebook mentre rubaE’ accaduto alle porte di Roma. Un ladro che stava svaligiando un appartamento, vedendo il pc acceso, non ha resistito a fare 2 chiacchiere con gli amici su Facebook, lasciando così i suoi dati.

Quei dati lasciati nel pc sono stati acquisiti dai carabinieri e dalla sua mail è stato pos­sibile risalire alla sua identità. Nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione i militari hanno trovato parte della refurtiva che è stata restituita al legittimo proprietario.

Facebook è diventato per tanti una mania davvero irresistibile e ogni giorno sentiamo di persone licenziate per aver espresso commenti negativi nei riguardi del proprio datore di lavoro e di mariti abbandonati perché le mogli hanno scoperto il tradimento proprio grazie a Facebook.

Talvolta si parla di mancanza di controllo, di vera e propria dipendenza e Facebook viene sempre più spesso para­gonato ad una droga che non riusciamo a smettere di assumere.

In realtà Facebook è solo un social network, non comporta in sé alcun male o dipendenza, basta solo utilizzarlo con buon senso e, soprattutto se si sta derubando un appartamento, è neces­sario rimanere concentrati.

Marketing virale: finge di cercare l’amante su YouTube

Pubblicato da Ilaria Mariniil 2 ottobre 2009

Marketing virale su YouTubeNegli ultimi giorni su YouTube ha spopolato il video di una ragazza danese che raccontava di essere rimasta incinta dopo un incontro occasionale e di voler far conoscere il figlio al padre del quale non ricorda né nome né nazionalità.

Il mes­saggio ha avuto un grande successo: più di un milione di utenti hanno cliccato nei giorni scorsi il video di Karen che tiene in braccio il suo bambino e ha ascoltato la sua storia commovente.

Peccato solo si trattasse di un falso.
Infatti il video è stato ideato dall’ente del turismo “Visit Denmark”, la cui responsabile, Dorte Kiilerich, ha dichiarato che lo scopo era quello di dimostrare che la Danimarca è una società libera, dove le donne sono indipendenti e fanno le loro scelte.

Che è un po’ come invitare a visitare la Danimarca con la promessa di donne dai costumi ses­suali decisamente liberi.

Molti danesi, però, non hanno gradito e lo spot è stato giudicato lesivo dell’immagine della Danimarca, una pubblicità “volgare che scredita le madri single”; “imbarazzante e triste”; “perfetta per un turismo ses­suale”, come è stato commentato in molti forum.

I giudizi della stampa non sono stati diversi e hanno sottolineato, tra l’altro, che lo spot è stato pagato coi soldi dei contribuenti e che trasmette un’immagine completamente distorta del paese, tant’è vero che il video è stato rimosso.

Le nuove frontiere del marketing, come il marketing virale, dovrebbero sempre tener ben pre­sente “cosa” stanno pubblicizzando e quali pos­sono essere le reazioni che l’argomento suscita perché far scalpore non è l’unico scopo, anche il mes­saggio è importante.