dom 01 agosto 2010
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Archivio di gennaio, 2010

Ferrara: quando Internet è poco Social manda in rovina

Pubblicato da Antonella Neriil 12 gennaio 2010

internet_truffa_ferraraTrovare un lavoro, trovare nuove amicizie, ampliare la cerchia delle conoscenze, leggere notizie e perché no, anche trovare l’amore. Ma l’aspetto Social, grande novità che contraddistingue il Web 2.0 dall’era pre­cedente, può però servire anche per portare a termine truffe celate dallo schermo, dalla virtualità: ormai la quotidianità ci porta a conoscenza di quanto Internet sia covo di malintenzionati, molteplici i casi in stile Striscia la Notizia che vengono alla luce.

E così è successo ad una ragazza di Montebelluna, come raccontato dalle pagine del quotidiano La Nuova Ferrara, il cui conto è stato prosciugato dal raggiro ben architettato da un 32enne ferrarese che l’aveva convinta del proprio amore sincero, aprendo così le porte della sua fiducia e del suo piccolo capitale: 60mila euro (oltre 25mila di debiti ancora aperti).
A.D.M., le iniziali della trevigiana in questione, come è capitato a molti è in un periodo buoi della sua esistenza: la perdita della madre è un dolore insopportabile, ed è umano cercare qualcuno che ti ascolti, e magari ti ami e ti protegga.
La chat è punto d’incontro di milioni di persone ogni giorno, e dalla Rete sbuca per la montebellunese C.D.P.: lui si finge promotore finanziario, e dopo aver instaurato una relazione con incontri periodici, viene a conoscenza che la ragazza ha avuto in eredità la casa della madre e la convince a venderla e ad investire su sue pre­cise direttive tutto il denaro così ottenuto.
Sotto la minaccia di lasciarla se non avesse seguito le sue indicazioni, e regalandole anche l’anello di fidanzamento (a distanza, A.D.M. scoprirà di averlo pagato lei stessa) le fa aprire conti correnti bancari e postali, con tanto di carte di credito attive e blocchetto degli assegni.
Il ragazzo la convince che il business legato alla rivendita di beni di lusso (orologi, computer, videocamere) è redditizio, e la ammansisce promettendole anche un’imminente convivenza.
Ciliegina sulla torta la richiesta da parte di C.D.P. di richiedere un finanziamento per l’acquisto di un’automobile.

Morale della favola: col finanziamento il ferrarese ha pagato la prima rata, il resto è rimasto sulle spalle della ragazza cui non è rimasto che recarsi dai carabinieri per sporgere denuncia per truffa. Dove però non è arrivata per prima: per C.D.P. nel 2003 venne esposta la medesima accusa.

Web Marketing 2009: Hewlett-Packard il brand meglio diffuso

Pubblicato da Antonella Neriil 11 gennaio 2010

brand_internetHewlett-Packard, Sony e Toshiba sul podio della miglior diffusione on line del proprio brand nel 2009.
E’ quanto emerge dalla ricerca ICEcat 2009 Brand Poluraity Index, che pre­mia le tre multinazionali nel settore del marketing e della pubblicità in Rete per aver meglio veicolato il proprio marchio.

Lo scettro consegnato dopo aver analizzato una campione vastis­simo, qualcosa come 494 milioni di schede tecniche raccolte.
Le opinioni sono quelle scaricate dal sito ICEcat nel corso dell’anno appena concluso da oltre 8mila negozi e-commerce, per una copertura pari ad oltre 3mila brand tecnologici, per cui non indirizzata verso nes­sun risultato.

La top 15 delle aziende IT più ricercate in Rete: HP, Sony, Toshiba, Lenovo, Acer, Canon, Asus, IBM, Kingston, Belkin, Samsung, Philips, Cisco, Epson, Adobe.
Per il futuro gli esperti pre­vedono una gran rentrée della giapponese Fujitsu e l’entrata nelle posizioni che contano della Dell.

Evidentemente l’ottimo rapporto costi/benefici, l’utilizzo sempre crescente del mezzo informatico confermato quotidianamente dall’ennesima statistica ha spinto i responsabili manager dei tre colossi mondiali a spingere sull’acceleratore del Web.
Scelta confermata da un dato eclatante: se nei primi sei mesi del 2009 il trend di Internet mostrava un crescita di appena il 12%, nei primo mesi del 2010 il tasso di crescita media annua è pre­visto addirittura al 48%.
 
 
Glos­sario
 
Brand
La marca o brand (il secondo è un sinonimo mutuato dalla lingua inglese) è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.

Informatici Senza Frontiere: quando la connessione è vitale

Pubblicato da Antonella Neriil 8 gennaio 2010

connessione_socialQuante volte abbiamo pensato che Internet unisce? Che abbatte barriere e distanze?
Questi concetti sono le basi dell’opera di Informatici Senza Frontiere, che sulla scia dei più famosi Medici non portano medicinali ma una connes­sione Internet. Che nella società industriale viene dato per scontato, ma in certi posti può davvero salvare la vita.

Informatici Senza Frontiere è un’associazione Onlus nata nel 2005 e formata da 180 manager, in pre­valenza veneti, che ha deciso di offrire a chi non la pos­siede conoscenza e strumentazione informatica. Dell’organizzazione fanno parte programmatori, informatici, ma anche marketing manager ed esperti in comunicazione.
Le partnership, ad esempio con il mondo universitario, spiegano la filosofia di ISF: tutti, informatici e non, pos­sono aiutare ad abbattere l’isolamento tecnologico e mediatico che è più diffuso di quanto si possa immaginare nell’era del Web 2.0.

La mis­sion del gruppo è ben pre­cisa: annullare il digital divide in tutte le sue forme, sia in Italia che all’estero, dalle carceri ai luoghi terremotati, dagli ospedali ai villaggi più poveri.
L’attività dei volontari verte alla “correzione” dell’utilizzo errato del computer e di tutto ciò che lo riguarda, ad esempio installare un software open source che possa aiutare chi non ha le competenze minime per farlo da solo a svolgere operazioni con il minor spreco di tempo ed energie. Come avvenuto per l’installazione del software Open Hospital in due istituti africani di Uganda e Kenia (poi visto il successo l’operazione è stata ampliata), che serve nelle operazioni di routine in ambito medico come la gestione di cartelle cliniche e medicinali.
Dalla penna al disco rigido, si capisce come il passo possa essere materialmente piccolo, ma socialmente immenso.

E l’aiuto in Africa non avviene solo per la Sanità: in Madagascar l’installazioni di appositi programmi free permettono agli operatori di microcredito di portare avanti l’attività e quindi nel loro piccolo l’economia del Paese.

Ma, senza oltrepas­sare le frontiere, pensiamo all’isolamento cui porta la malattia, l’ospedalizzazione, la diminuzione dei contatti con l’esterno. Per questo ISF ha allestito presso il reparto oncologico pediatrico dell’ospedale di Brescia una vera e propria aula informatica in cui vengono tenute lezioni sull’uso del computer, un mix utile tra svago e insegnamento.

Ancora. Il computer e le sue potenzialità come aiuto sulla strada di un detenuto che deve riacquisire il contatto con la realtà: ecco spiegato il progetto “Detenuti hi-tech” sperimentato all’interno del carcere di Santa Bona a Treviso: ISF offre una piccola profes­sionalità a chi dovrà reinserirsi nella società e nel mondo del lavoro.

Alla parola aiuto non può non venire in mente il terremoto in Abruzzo dello scorso aprile. Ed anche in questo caso Informatici Senza Frontiera ha offerto il propri sostegno, aiutando persone che hanno perso tutto ad abituarsi a sopravvivere anche all’isolamento mediatico e tecnologico, aiutando la popolazione tramite l’allestimento di postazioni volanti dotate di connes­sione alla Rete.

Aziende: davvero semplice il business in Internet

Pubblicato da Antonella Neriil 7 gennaio 2010

facebook_businessAncora testimonianze reali di quanto investire un po’ del proprio tempo per prendere dimestichezza con i Social Network possa diventare fonte di business per la Pmi italiana.
“Imprenditori, fareste bene a prendere dimestichezza con Facebook”. Parola del New York Times e della sua indagine, riportata recentemente anche da Il Sole 24 Ore.

Un primo dato: il costo nullo dell’iscrizione a Facebook.
Punto secondo: a costo zero, il bacino di utenza è pari a 12 milioni di persone, tanti sono ad oggi gli account attivi su FacciaLibro.

Certo, per buttarsi nella web community bisogna avere un minimo di cognizione di causa non tanto sulla tecnologia, che per i Sociale Network è davvero spicciola, quanto sul proprio scopo in Rete.

Si parte con una domanda scontata per qualsiasi tipo di campagna marketing: qual è l’obiettivo finale?
Da qui capire come strutturare la propria pagina, che proponga i contenuti giusti ma soprattutto faccia trasparire senza equivoco la serietà dell’azienda e dei suoi prodotti e/o servizi offerti. Perché di ciarlatani, purtroppo, è pieno il Web.

Altro punto da non sottovalutare, fonte di studio da parte degli uffici marketing di qualsiasi azienda: quale il target da colpire? Quali le esigenze che devo soddisfare?

Ancora: un mes­saggio finalizzato unicamente al “rifilare” il proprio prodotto ha l’effetto contrario a quello ricercato. Comunicare è il segreto: confrontarsi, saper ascoltare suggerimenti e – soprattutto — le critiche.

Anche mantenere freschi i contenuti è segnale verso l’esterno di costante studio attorno al prodotto e/o servizio, di ricerca, sinonimo di profes­sionalità ed affidabilità; in tal senso, l’utilizzo di newsfeed e status update è basilare per mantenere viva l’attenzione dei clienti che vi hanno già scelto o attirare potenziali nuove entrate.

Un caso di conclamato e tangibile successo al costo di una connes­sione Internet?
E’ quello arcinoto di Chris Meyer, di profes­sione fotografo, residente a Woodbury in Minnesota.
Specializzato in servizi fotografici per matrimoni, si è trovato alle prese con un mercato già saturo di pubblicità tradizionali che offrono servizi similari: comprare a suon di dollari un’inserzione domenicale su un pre­stigioso quotidiano, ormai, non gli dava più il riscontro cercato. Stesso discorso per lo stand nelle Fiere del settore.
Di qui, probabilmente, la scelta di virare verso la Rete, in particolare Facebook.
Semplicemente dalla rilevazione dello status, Meyer ha fatto conoscere i propri servizi alle ragazze fidanzate in età compresa tra 22 e 28 anni residenti nella zona metropolitana di St. Paul (Minneapolis) che avevano indicato di essere fidanzate nell’apposita casella dei loro profili personali. Più targetizzato di così…
Ed infatti, il suo è stato un business che gli ha permesso di continuare ad avere un mercato, un lavoro. “Se Facebook non esistesse, sarei senza lavoro” la frase più celebre di Meyer che circola per il Web.

Quindi: un profilo di Facebook, per quanto insignificante possa sembrare, è fonte di informazioni pre­ziosis­sime per indirizzare la propria pubblicità on the web.
E, rispetto alle forme di pubblicità tradizionali, che neces­sitano di un tempo di incubazione molto più lungo (semplicemente, per quanto un quotidiano nazionale abbia una cassa di risonanza innegabile, chi legge la pubblicità domenicale nell’inserto centrale non è detto che sia in età da matrimonio o intenzionato a sposarsi), Facebook & Co. riescono a fornire nell’arco di poche ore un indice di “apprezzamento” di una determinata proposta/idea pubblicitaria, dal numero di clic e soprattutto dal numero di commenti, indice dell’interesse verso l’argomento, riscontrabile in maniera analoga per le notizie on line ad esempio per un caso di cronaca.

Un altro caso talmente “semplice” da sembrare non pos­sibile?
Tale Charles Nelson è proprietario della pasticceria Sprinkles, specializzata in cupcake (torte monoporzione). In media ogni giorno controlla le impres­sioni degli utenti su Facebook quaranta volte, ed offre quotidianamente un buono omaggio per assaggiare nuove delizie per il palato da lui testate:
Morale della favola: da aprile ad oggi i suoi fans sono decuplicati, toccando quota 70mila.

Browser: nella leadership di Explorer, avanza Chrome

Pubblicato da Antonella Neriil 5 gennaio 2010

browser_chromeInternet Explorer non molla la presa sul primo posto tra i browser utilizzato da chi attiva una connes­sione ad Internet. Ma la notizia che crea un pre­cedente è quella relativa al terzo gradino conquistato nel dicembre scorso da Chrome, che ha buttato fuori dal podio relativo ai browser Safari.

Lo studio, condotto da Net Applications, attribuisce al browser di Apple il 4,46% delle scelte degli utenti, mentre il browser lanciato da Google è salito al 4,63%: un bel traguardo raggiunto in un solo anno di vita.
Tale dato però non stupisce più di tanto, alla luce di una strategia ben pre­cisa disegnata da Google: il rilascio nelle settimane scorse della versione di Chrome per Linux e Mac, oltre alla continua campagna di diffusione della versione Beta 4.0 e l’introduzione del supporto per le estension.

Si diceva della leadership incontrastata di Explorer, attualmente alla versione 8.0: oltre sei tenti su dieci (62,69%) utilizzano per la navigazione il browser made in Microsoft, mentre la medaglia d’argenta, Firefox (oggi disponibile la release 3.5), è molto staccata: 24,61%.
Nella clas­sifica troviamo poi Opera (2,40%), Opera Mini (0,53%) e Netscape (0,32%).

Ma ad oggi una larga fetta, sempre crescente, di utenti si collega via Mobile (ad oggi 1,3% del traffico web). Ed anche in questo caso da registrare un grande passo in avanti di un altro prodottto sviluppato da Google: Android ha registrato un raddoppio degli accessi tra novembre e dicembre 2009 (+ 54%); nella speciale graduatoria troviamo poi BlackBerry (+22,2%), iPhone (20,1%), Symbian (+19,0%) e Java ME (+15,66%).

Successo in Internet a costo zero? Basta un’idea vincente

Pubblicato da Antonella Neriil 4 gennaio 2010

internet_ideaIndicizzazione sui motori di ricerca, scambio link, parole chiave, tag, algoritmo, SEO
L’era del Web 2.0 vede gli operatori che lavorano in e per la Rete alla continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche per aumentare la propria visibilità on line. E di conseguenza gli accessi al proprio sito web , i clic sul proprio prodotto la crescita del business e della popolarità.
E in un mondo, quello virtuale, che pullula di concorrenza, la cosa è una fetta importante delle fondamenta su cui costruire e mantenere il proprio successo.

Ma ci sono casi che dimostrano che alla base di un caso di successo c’è… un’idea di successo.
Ci sono storie che raccontano che non è tanto lo studio tecnologico ma il far parlare di sé, il rispondere ad un’esigenza che la Rete fino a poco prima non soddisfava.
Sono diversi i casi emblematici di persone che hanno cavalcato l’onda del Web in maniera trionfale, riuscendo a “viverci”. E con un budget pres­soché nullo: l’idea giusta, un computer ed una webcam.

Prendiamo un ragazzo di 23 anni e la sua pas­sione per la bicicletta. Mescoliamo il tutto con un canale di veicolazione delle informazioni (gratuito) come YouTube ed ecco nascere una nuova profes­sione: è il caso di Danny MacAskill, 23 anni, scozzese, e della sua inclinazione per il ciclismo urbano.
Il suo sito internet è ora uno dei più visitati: www.dannymacaskill.co.uk

Altro caso di lavoro “mediatico” di portata internazionale? Un nome: Lauren Luke, 27enne inglese di Newcastle. La vendita di cosmetici su eBay non le aveva permesso di fare il salto di qualità, per cui pensò che il trucco doveva “venderlo” attraverso le immagini, via video. Perciò, ecco ancora balzare alle cronache YouTube.
Dotazione di base: una webcam, i trucchi e l’apertura di un canale dedicato. E utilizzando se stessa come modella per insegnare alle utenti i segreti per un perfetto maquillage iniziò a riscuotere un grande successo. Il canale Panacea81 diventa un caso mediatico, venendo ripreso da colossi dell’informazione mondiale quali il New York Times e Bbc.
L’intraprendente Lauren stringe poi un accordo con Sephora, che studia per lei la linea di prodotti dal marchio By Lauren Luke. E non finisce qui: arrivano una rubrica settimanale di bellezza sulle pagine del The Guardian e un “avatar” per la consolle Nintendo DS.

Cambiando genere, famoso è il caso della vendita di spazi pubblicitari di 1 pixel per 1 dollaro sul sito The Million Dollar Homepage, che vendeva la pagina principale nientemeno che a un milione di dollari…

Cosa c’è di tecnologico in tutti questi esempi di successo? Nulla. Quale staff manageriale ha concepito tali esempi di business a costo zero? Nes­suno.
Alla base del successo c’è solamente un’idea vincente. Che non ha prezzo.