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	<title>CromosomaWeb &#187; blog</title>
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		<title>Aziende 2.0 per i nuovi consumatori</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo finalmente arrivati a una svolta per il <b>social marketing</b> e, in particolar modo, per le <b>aziende</b> che stanno imparando a sfruttare il <b>Web 2.0</b> a proprio vantaggio. Il problema di molte imprese è che sono più indietro degli utenti, che ci mettono molto più tempo a capire le nuove tendenze, perdendo così rapidamente quote di quel mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1575 alignleft" title="social-media" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/social-media.jpg" alt="social-media" width="300" height="180" />Siamo finalmente arrivati a una svolta per il social marketing e, in particolar modo, per le aziende che stanno imparando a sfruttare il Web 2.0 a proprio vantaggio.</p>
<p>Il problema di molte imprese è che sono più indietro degli utenti, che ci mettono molto più tempo a capire le nuove tendenze, perdendo così rapidamente quote di quel mercato che oggi cerca sempre più un dialogo e non è più disponibile all’informazione unidirezionale.</p>
<p>Dare massima visibilità al proprio brand significa oggi anche gestire la propria presenza online: non più solo comunicati stampa dunque, ma soprattutto blog e social network.</p>
<p>Il 73% delle aziende dichiara di avere già avviato comunicazioni con i clienti a scopo promozionale e molte utilizzano i dati che riescono a raccogliere tramite il Web per prendere decisioni su offerte marketing. Sempre più numerose, infine, le imprese che apprezzano e si affidano a nuovi canali per il Marketing, in particolar modo i Social Media.</p>
<p>Le aziende si stanno progressivamente rendendo conto che i nuovi consumatori 2.0, per poter essere raggiunti efficacemente con i messaggi pubblicitari, hanno bisogno di ricevere contenuti espressi in forme innovative, con mezzi adeguati e rispondenti alle loro necessità.</p>
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		<title>Web 2.0: Facebook nuovo tornasole della vita di coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 18:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adesso ci si mette anche <b>Facebook</b> ad indagare sulla nostra vita sentimentale, e decreta che la coppia aperta è la più triste, che gli utenti più felici sono quelli che hanno una relazione stabile o che sono sposati. D’altronde chi meglio del <b>Social Network</b> più famoso è in grado di fornire un’immagine fedele del mondo contemporaneo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1465" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_amore.jpg" alt="facebook_amore" width="300" height="208" />Adesso ci si mette anche <strong>Facebook</strong> ad indagare sulla nostra vita sentimentale, e decreta che la coppia aperta è la più triste, che gli utenti più felici sono quelli che hanno una relazione stabile o che sono sposati.<br />
D’altronde chi meglio del <strong>Social Network</strong> più famoso è in grado di attingere a milioni di dati e incrociarli per ottenere un’immagine fedele del mondo contemporaneo?</p>
<p>Come tutti sappiamo, Facebook ci da la possibilità di indicare quale sia la nostra situazione sentimentale: meglio essere dei single aperti ad ogni possibilità, impegnati ma non fino in fondo, fidanzati ufficialmente e in odore di matrimonio, sposati in modo irreversibile, avere una <a href="http://www.relazionecomplicata.it/" target="_blank">relazione complicata</a> da semplificare quanto prima o avere una relazione aperta e godersi tutte le opportunità che si presentano?</p>
<p>Lo studio ha intercettato in un primo momento tutti i termini positivi utilizzati nell’aggiornamento dello status degli iscritti, incrociando poi il dato numerico con la situazione sentimentale delle persone.<br />
La conclusione è che gli status più pessimisti sono proprio quelli di chi dichiara di avere un rapporto aperto, soprattutto se sono uomini che magari risentono della competizione con la partner e della mancanza di stabilità emotiva.<br />
Pare addirittura che la coppia aperta causi un danno alla serenità ancora più grave di quello causato da una relazione complicata o da una vedovanza.<br />
Anche i single hanno spesso momenti tristi, mentre i più positivi sono sicuramente gli sposati e i fidanzati, alla faccia di chi proclama la libertà delle relazioni anticonformiste.</p>
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		<title>La rete Wi-Fi si allarga: Ferrara sempre più verso il Web 2.0</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 10:59:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continua l’avanzata di <b>Ferrara</b> nel mondo del <b>Web 2.0</b>: nell’ottica che in <b>Internet</b> ormai ci si connette ovunque, è stata ulteriormente ampliata all’ombra del Castello Estense  la <b>connessione wireless</b> pubblica: in questi giorni infatti sono state attivate due nuove aree di particolare interesse per l'utenza <b>Web</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1435" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/wireless_ferrara.jpg" alt="wireless_ferrara" width="300" height="185" />Continua l’avanzata di<strong> Ferrara</strong> nel mondo del <strong>Web 2.0</strong>: nell’ottica che in <strong>Internet</strong> ormai ci si connette ovunque, è stata ulteriormente ampliata all’ombra del Castello Estense la <strong>connessione wireless</strong> pubblica: in questi giorni infatti sono state attivate due nuove aree di particolare interesse per l’utenza <strong>Web</strong>. Si tratta di tutto il piazzale antistante la Stazione Ferroviaria, della sala d’attesa viaggiatori e dell’area verde pubblica del Grattacielo.<br />
La copertura dell’area della Stazione Ferroviaria e dei giardini del Grattacielo vanno a completare il servizio per turisti, viaggiatori e cittadini che già da tempo possono ottenere le credenziali di accesso alla<strong> Rete</strong> allo sportello dell’Ufficio Informazioni Turistiche della stessa stazione, oltre che all’URP-informacittà di via Spadari, all’ufficio Informagiovani di piazza Municipale e all’Ufficio Informazioni e Accoglienza turistica del cortile di Castello Estense.<br />
In particolare l’attivazione del servizio nella zona del Grattacielo, oltre a rappresentare un ulteriore azione dell’Amministrazione Comunale finalizzata alla riqualificazione dell’area, consente anche di sperimentare per la prima volta la possibilità di differenziare il servizio offerto; infatti ogni utente di <strong>Wi-Fe</strong> ora, oltre a poter usufruire dei tradizionali 90 minuti al giorno di connessione utilizzabili in una qualsiasi delle aree coperte dal servizio, disporrà di ulteriori 90 minuti consumabili esclusivamente in quell’area.</p>
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		<title>Consumatori multicanale: il Web influenza 1 italiano su 3</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un italiano su tre è influenzato da <b>Internet</b>. E’ questo il risultato principale emerso dall’<b>Osservatorio Multicanalità</b> relativo all’anno 2009, una particolareggiata ricerca condotta  da Nielsen, Nielsen Online, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano, presentata nei giorni scorsi a Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1423" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/internet_italia.jpg" alt="internet_italia" width="300" height="199" />Un italiano su tre è influenzato da <strong>Internet</strong>. E’ questo il risultato principale emerso dall’<strong>Osservatorio Multicanalità</strong> relativo all’anno 2009, una particolareggiata ricerca condotta  da <em><a href="http://it.nielsen.com" target="_blank">Nielsen</a></em>, <a href="http://www.nielsen-online.com" target="_blank">Nielsen Online</a>, <em><a href="http://www.connexia.com" target="_blank">Connexia </a></em>e la <em><a href="http://www.som.polimi.it" target="_blank">School of Management</a></em> del Politecnico di Milano, presentata nei giorni scorsi a Milano all’interno del convegno “<strong>Multicanalità</strong>: Orgoglio o Pregiudizio?”.</p>
<p>Una premessa: che cos’è il<strong> consumatore multicanale</strong>? Quali caratteristiche possiede? Sono coloro che sviluppano una decisione d’acquisto ed un legame con una determinata marca dall’interazione con più <strong>canali di comunicazione</strong>, che al giorno d’oggi spaziano dai volantini a i<strong> Siti Internet</strong>, dai<strong> blog</strong> ai<strong> forum</strong>.<br />
Quindi, le <strong>aziende</strong> sono avvisate per le loro future <strong>campagna marketing</strong>.</p>
<p>Questi i punti salienti del rapporto che ha visto come substrato di studio la ricerca condotta sul <em>panel</em> Nielsen Homescan – 3.000 famiglie per un totale di 7.000 individui con età superiore ai 14 anni – i cui dati sono stati integrati e supportati da ulteriori analisi dei <strong>database </strong>Nielsen consumer, Nielsen Media e Nielsen Online (statistiche, accessi, dinamiche, trend) e contestualizzati grazie alle ricerche della School of Management del Politecnico di Milano (interviste e survey su oltre 100 Responsabili Marketing di imprese italiane) e Connexia.</p>
<p><strong>Always Internet<br />
</strong>Internet nel 2009 in Italia è cresciuto in termini di numero di utenti unici attivi, a quota 23,6 milioni a dicembre 2009, ma soprattutto in termini di tempo speso per persona (+11%).<br />
Maggiore uso di Internet come fonte di informazione prima di procedere all’acquisto (gli utenti unici dei siti di informazione sono cresciuti del +20%), sia per soddisfare vecchi e nuovi bisogni di socialità: aumentano, infatti, del +13% rispetto a dicembre 2008 gli utenti dei <strong>social media</strong> e proliferano i contenuti generati dagli utenti in termini di numero di blog attivi (oltre 127 milioni al mondo) e di contribuzione attiva da parte degli utenti.<br />
La multicanalità passa sempre più anche dal <strong>telefonino</strong>: il <strong>Mobile </strong>continua a essere il device più diffuso nella popolazione italiana con oltre 50 milioni di utenze attive e con un elevato tasso di diffusione di device “intelligenti” (gli smartphone) che, nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, raggiunge la penetrazione del 35% della popolazione; grazie anche all’introduzione di tariffe flat di<strong> connettività</strong>, nel 3° trimestre 2009 il numero di utenti unici che fruiscono Internet dal Mobile ha raggiunto quota 8,5 milioni, considerando i navigatori in Internet, i fruitori di email e dei servizi di instant messaging da Mobile; l’accesso in mobilità consente agli utenti una connessione real time con il proprio network di relazioni: il 13% degli utenti di Mobile Internet accede a <strong>Facebook</strong> dal telefonino.<br />
 <br />
<strong></strong><strong>L’andamento<br />
</strong>I consumatori multicanale in Italia aumentano ancora e raggiungono quota 20,4 milioni (pari al 40% della popolazione italiana): diffusione e evoluzione della tecnologica tra i principali motori della crescita, mentre Mobile e nuovi media per gli italiani sono fenomeni che prendono piede molto rapidamente. Il passaparola sempre più come leva aggiuntiva di <strong>marketing</strong>, il <strong>Web </strong>come luogo dove sempre di più si prendono le informazioni prima di decidere un acquisto.<br />
 <br />
<strong>I consumatori multimediali non sono tutti uguali!<br />
</strong><em>Reloaded</em>: sono i consumatori propriamente multicanale, essendo fortemente coinvolti nei processi di relazione con le aziende e gli altri consumatori attraverso una molteplicità di canali di contatto. Sono gli influential e attivatori di dinamiche virali anche e soprattutto attraverso Internet. Sono marcatamente attratti dalle novità, e infedeli alla marca con un indice elevato di acquisto della marca privata. Hanno un approccio positivo verso la vita e dimostrano un’elevata necessità di arricchimento delle proprie conoscenze sia attraverso relazioni sociali che viaggi.<br />
<em>Open Minded</em>: Sono consumatori fortemente aperti all’innovazione. Conoscono le nuove tecnologie ma ne fanno un uso prevalentemente individualista, caratterizzati da tratti di autosufficienza psicologica (priorità: stare bene con me stesso); sono tranquilli e non preoccupati per il futuro. Sono attratti dalle novità (ma in misura minore rispetto al cluster Reloaded) senza tradurre questo aspetto in una marcata infedeltà alla marca.</p>
<p>Il claim di questa edizione “Multicanalità: Orgoglio o Pregiudizio?” racchiude in sé il doppio atteggiamento nei confronti della multicanalità che vede contrapposti il consumatore e le aziende. Da un lato l’orgoglio dei Reloaded, consumatori multicanale e sociali, fortemente coinvolti e interattivi nei processi di relazione con le imprese, nei blog e forum, che raggiungono quota 8,6 milioni, e degli Open Minded, consumatori multicanale che usano tutte le fonti media per raccogliere informazioni ma non diventano parte attiva, che sfiorano gli 11,8 milioni.<br />
Dall’altro il pregiudizio, l’approccio della media delle aziende italiane che cercano di stare al passo con i nuovi trend ma non hanno ancora messo a punto strategie mirate su questi target.<br />
I consumatori Reloaded rispetto agli Open Minded tendono maggiormente a programmare con attenzione la spesa settimanale e sono molto accorti e informati circa i prezzi di una marca, tanto che il 72% di essi si accorge quando aumentano; entrambi i segmenti non ricercano la convenienza in quanto tale ma il concetto di value for money e sono molto attenti alla qualità: il 59% dei Reloaded e la metà degli Open Minded acquista prodotti per sé e per la casa solo se di ottima qualità; entrambi i segmenti dimostrano minor attitudine a comprare un nuovo prodotto solo per curiosità di provarlo, attitudine più tipica dei consumatori meno evoluti, indice ancora di alta ponderazione nella scelta degli acquisti; con riferimento ai beni di largo consumo, i Reloaded acquistano maggiormente in promozione rispetto al totale Italia (+3%), mentre nei clienti Open Minded l’acquisto in promozione non è protagonista; i clienti Reloaded, oltre ad acquistare molto in promozione, si affidano meno ai prodotti delle marche leader; opposto invece il comportamento degli Open Minded.<br />
 <br />
<strong>Il consumatore multicanale e la raccolta di informazioni<br />
</strong>Il consumo mediatico si fa sempre più articolato con evidenze chiare di ibridazione fra i mezzi:<br />
- l’11% degli italiani guarda almeno una volta al mese un programma Tv su Internet;<br />
- il 14% ascolta almeno una volta al mese la radio su Internet;<br />
-  il 27% legge un giornale su Internet almeno una volta al mese;<br />
-  nei segmenti di consumatori più multicanale l’ibridazione tra i mezzi è maggiore: picchi sulla lettura di giornali su Internet del 58% nei clienti Reloaded e del 44% negli Open Minded.</p>
<p>I canali interattivi, come Internet, giocano sempre più un ruolo fondamentale nell’ambito del processo di acquisto:<br />
-  Internet è percepito come il mezzo migliore per approfondire argomenti di proprio interesse per gli Open Minded e i Reloaded<br />
-  i segmenti di consumatori percepiscono diversamente il mezzo più efficace per le comunicazioni pubblicitarie: per i segmenti più tradizionali il mezzo su cui le comunicazioni pubblicitarie sono più interessanti risulta essere la Tv, anche gli Open Minded preferiscono la Tv, anche se, in questo caso, il gap tra Tv e Internet è molto ridotto; tra i consumatori Reloaded, invece, avviene il sorpasso: Internet distacca di 3 punti percentuali la Tv come mezzo in cui le comunicazioni pubblicitarie sono più gradite, ma attenzione: i Reloaded guardano la Tv per svago, per cui sono comunque raggiungibili con i contenuti e il linguaggio giusto anche con questo mezzo, magari visto sullo schermo del computer.<br />
 <br />
<strong>Consumatori multimediali all’arrembaggio<br />
</strong>Crescono notevolmente i due cluster di clienti più multicanale, ovvero gli Open Minded, e i Reloaded, consumatori fortemente coinvolti nei processi di relazione con le imprese anche in logiche co-creative lungo tutto il processo di creazione del valore (sviluppo nuovi prodotti, personalizzazione, marketing e comunicazione, passaparola positivi e negativi).<br />
In particolare il <em>cluster </em>dei consumatori Open Minded cresce del +4% rispetto al 2009 raggiungendo quota 11,8 milioni (pari al 23% della popolazione italiana) mentre i Reloaded crescono del +19% raggiungendo quota 8,6 milioni (pari al 17% della popolazione italiana): è interessante osservare come la crescita dei consumatori Reloaded continui a doppia cifra, considerando il +31% registrato nel 2008 rispetto al 2007.<br />
In uno scenario di consolidamento e crescita della diffusione di<strong> nuove tecnologie di accesso</strong>, il consumatore italiano è sempre più multicanale e migra da logiche di interazione più tradizionali e di basso coinvolgimento nei processi di acquisto a logiche di maggior coinvolgimento e interazione multicanale con le aziende e gli altri consumatori: in particolare dal 2007 al 2009 si osserva la migrazione di circa 4 milioni di persone verso i cluster multicanale.<br />
Anche la crisi ha costretto alcune fasce di popolazione a non dare delega in bianco al punto vendita e alla marca, e ad attivarsi con un maggior coinvolgimento nel processo d’acquisto per confrontare prezzi e cercare occasioni di risparmio.</p>
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		<title>Lavoro: aziende attentissime alla e-reputation dei candidati</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tua immagine è inflazionata in <b>Internet</b>? In tanti ti conoscono? Le tue pagine <b>Facebook</b>, <b>Twitter</b> e il tuo <b>blog</b> pullulano di <b>contatti</b>? Buon per te. Ma attenzione a “come” sei conosciuto e ai contenuti che divulghi per il <b>Web</b>: la tua <b>e-reputation</b> potrebbe portarti ad essere bocciato anzitempo dal tuo prossimo <b>datore di lavoro</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1402" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/e-reputation.jpg" alt="e-reputation" width="300" height="189" />La tua immagine è inflazionata in <strong>Internet</strong>? In tanti ti conoscono? Le tue pagine <strong>Facebook </strong>e <strong>Twitter </strong>ed il tuo <strong>blog </strong>pullulano di <strong>contatti</strong>? Buon per te.<br />
Ma attenzione a “come” sei conosciuto ed ai <strong>contenuti</strong> che divulghi per il <strong>Web</strong>. Ovvero la tua <strong><em>e-reputation</em></strong>, neologismo molto utilizzato negli ultimi anni, potrebbe portarti ad essere giudicato in maniera negativa dal tuo prossimo datore di <strong>lavoro</strong>, che scarterà così la tua candidatura indipendentemente dalle tue capacità e <strong>professionalità</strong>.</p>
<p>La tendenza è stata attestata da uno studio commissionato dalla <em><a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a></em> e presentato nei giorni scorsi in occasione del <em>Data Privacy Day</em>: il 70% delle <strong>aziende</strong> statunitensi interpellate in merito hanno confermato che il 70% dei <strong>selezionatori di personale</strong> ha rifiutato a priori candidature di soggetti su cui aveva effettuato una veloce <strong>ricerca</strong> in <strong>Internet</strong>, e che secondo i responsabili godevano di “cattiva” fama in <strong>Rete</strong>.<br />
In Gran Bretagna tale percentuale si attesta sul 41%, una fetta comunque considerevole, 16% in Germania e 14% in Francia.</p>
<p>Il panel su cui è stato elaborato lo studio è formato da 1.200<strong> manager</strong> e selezionatori, intervistati sulle abitudini nelle valutazioni dei candidati, e 1.200<strong> internauti</strong> residenti negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania.</p>
<p>Quello che più viene temuto dalle aziende sono eventuali grattacapi dovuti ai “comportamenti del candidato” e “commenti e testi inappropriati”, oltre a commenti negativi sui precedenti posti e colleghi di lavoro.</p>
<p>L’altra faccia della medaglia. In terra statunitense è praticamente ignorato il pericolo legato alla <em>e-reputation</em>: solamente il 7% dei soggetti coinvolti nella ricerca ravvede il proprio comportamenti in Rete.<br />
Più preoccupati in merito i tedeschi: sale al 13% la percentuale dei titubanti.</p>
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		<title>Web 2.0: in Italia Internet si legge Facebook</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/web-curiosita/1347/web-2-0-in-italia-internet-si-legge-facebook.html</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 19:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se una volta all’estero le associazioni mentali con l’Italia erano spaghetti e pizza, ora dire italiano equivale a dire <b>Social Network</b>. La conferma? L'ennesima analisi firmata dalla Nielsen,  relativa alle <b>connessioni ad Internet</b> del dicembre 2009, disegna gli italiani immersi nei labirinti di <b>Facebook</b> in media sei ore al mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1352" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_socialnetwork.jpg" alt="facebook_socialnetwork" width="300" height="175" />Se un tempo all’estero le associazioni mentali con l’Italia erano spaghetti, pizza e mandolino, ora gli italiani si distinguono per l’amore verso i <strong>Social Network</strong>, portando anche i gusti del romanico popolo in balia della corrente dell’imperversante<strong> Web 2.0</strong>.</p>
<p>La constatazione arriva dall’ennesima analisi firmata dalla <em><a href="http://http://it.nielsen.com/site/index.shtml" target="_blank">Nielsen</a></em>, e relativa alle <strong>connessioni ad Internet</strong> del dicembre 2009, che disegna gli italiani immersi nei labirinti di <a href="http://www.facebook.com" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a> &amp; Co. in media sei ore al mese. Tale numero porta l’Italia al quarto posto tra i paesi che utilizzano i Social Network: prima troviamo solamente Australia, Regno Unito e Stati Uniti.<br />
Per la precisione: nella terra dei canguri, leader per tale propensione, le community virtuali intrattengono mensilmente 6 ore e 52 minuti; in <em>the United Kingdom</em> si chatta per 6 ore e 7 minuti al mese, gli statunitensi ci restano in media per 6 ore e 3 minuti<br />
Ancora. In Svizzera il tempo dedicato a tale frangia di Internet è pari a 3 ore e 54, in Germania quattro ore e 11 minuti. Il Giappone sembra lontano da tale moda, superando di pochissimo le due ore e mezza.</p>
<p>E se i minutaggi non rendono l’esplosione del fenomeno Social Network, basta dire che, rispetto al dicembre 2008, il loro utilizzo è aumentato dell’82%.<br />
Questa continua escalation permetterà anche guadagni correlati alle<strong> pubblicità</strong> che appaiono nei miliardi di <strong>pagine Web</strong> cliccate: stando alle previsioni di <em><a href="http://www.emarketer.com" target="_blank">eMarketer</a></em>, nel 2010 Facebook ricaverà qualcosa come 605 milioni di dollari, contro i 435 milioni dell’anno appena trascorso.<br />
Cifre giustificate dai 350 milioni di <strong>utenti</strong> sulla faccia della terra, di cui 19 in Italia.</p>
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		<title>Viral Marketing: obiettivo far parlaredi sé il Web</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi portanti del <b>Viral Marketing</b>. Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio <b>brand</b>: quale miglior <b>pubblicità</b> di quella che nasce “dal popolo”? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1255" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/marketing_virale.jpg" alt="marketing_virale" width="300" height="173" />Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi di una buona <strong>strategia di marketing</strong>, ma soprattutto le basi portanti del <strong>Viral Marketing</strong>.</p>
<p>Un passo alla volta. Cos’è per definizione il Viral Marketing?<br />
Prendiamo semplicemente la definizione che fornisce <strong>Wikipedia</strong> “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la <strong>capacità comunicativa</strong> di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.<br />
Il termine nasce nella metà degli anni ’90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia biologica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione <strong>Viral Marketing</strong> diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”.<br />
Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea”.</p>
<p>Specificato di cosa si parla, un buon stratega in questo settore della <strong>comunicazione </strong>deve riuscire a creare un meccanismo a catena, un passaparola mediatico in grado di catalizzare l’attenzione, far arrivare e far tornare gli <strong>utenti </strong>sul tuo sito, creare un’attenzione che cresce gradualmente.</p>
<p>Aspetto basilare è il prendere parte al mondo <strong>Social </strong>non “tanto per”, ma seguirlo perseguendo un obiettivo ben preciso, spiccando nella massa perché, volere o volare, oggi anche la più piccola delle realtà anche lontana anni luce dal<strong> Web</strong> ha la sua pagina di <strong>Facebook</strong>, ad esempio. Un biglietto da visita immobile e non visitato, ma c’è a fare numero, ad inflazionare il settore.</p>
<p>Per far lievitare il proprio <strong>brand</strong>, una buona campagna di Viral Marketing deve essere accattivante, non spiccatamente commerciale (assolutamente banditi gli <strong>spot commerciali</strong> puri, che allontanano l’utente).<br />
Anzi: bisogna avere la brillantezza e la capacità di arrivare indirettamente al proprio prodotto e/o servizio catalizzando l’attenzione degli internauti su un altro tema apparantemente esterno, legato ovviamente all’ambito in cui si opera.<br />
Un video, una frase sibillina, perché no uno sconto per testare un determinato prodotto, una musica sono elementi che attirano l’attenzione. E il piano marketing è praticamente già a metà strada.<br />
Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio marchio: quale miglior pubblicità di quella che nasce in maniera spontanea “dal popolo”?</p>
<p>C’è poi un altro equilibrio importante da rispettare: il far diffondere e veicolare nel Web il proprio prodotto ai fruitori finali è sinonimo di aver centrato il progetto, ma saper comunque mantenere la propria <strong>identità </strong>e saper farsi riconoscere resta necessità primaria, altrimenti il progetto va automaticamente a decadere.<br />
Ecco spiegata in tal senso l’importanza di dare riferimenti certi a chi si connette ad <strong>Internet</strong>: una Fan Page di Facebook, un <strong>Sito Internet</strong> ufficiale, un <strong>blog </strong>(o <strong>forum</strong>) aziendale.</p>
<p>Se il risultato finale è il cosiddetto <em><strong>engagement</strong></em> – in italiano la famosa <strong>fidelizzazione </strong>del cliente<strong> </strong>– il <strong>Marketing Manager</strong> può ritenere di aver svolto con perfezione chirurgica il proprio lavoro.</p>
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		<title>Selfmarketing: promuovere sé stessi colpire le aziende</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 11:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall'avvento del <b>Web 2.0</b> è inevitabilmente cresciuta, nell'ambito della ricerca del <b>lavoro</b>, l’attitudine al <b>Selfmarketing</b>. Che letteralmente significa <b>marketing di sé stessi</b>, facendo leva sulle sulle <b>4P del marketing</b> snocciolate dal guru del marketing <b>Philip Kotler</b>: Prodotto, Prezzo, Posto, Promozione [...]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1181" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/selfmarketing.jpg" alt="selfmarketing" width="300" height="200" />Un buon <strong>Marketing Manager</strong> è quello che, attraverso un’opportuna e mirata <strong>strategia</strong>, riesce a far conoscere un determinato prodotto, i servizi offerti da una determinata <strong>azienda</strong>.<br />
E una persona in cerca di lavoro, che vuole veicolare al meglio in <strong>Rete </strong>la propria professionalità, la propria esperienza, a quali direttive deve attenersi?<br />
In tal senso, è cresciuto nell’ultimo periodo dove la ricerca di lavoro è un’esigenza diffusa l’attitudine al <strong>Selfmarketing</strong>. Che letteralmente significa <strong>marketing di sé stessi</strong>.<br />
Facendo leva sulle sulle <strong>4P del marketing </strong>snocciolate dal guru del marketing <strong>Philip Kotler</strong>: Prodotto, Prezzo, Posto, Promozione.</p>
<p>Ovvero: promuovere se stessi. Naturalmente, alla base deve esserci “sostanza”, un’esperienza, un buon <strong>curriculum </strong>insomma.<br />
Non è un’operazione casuale, e nemmeno così semplice come si possa pensare: si devono rispettare alcune norme se si vuole che la promozione <em>self made</em> raggiunga il proprio scopo: colpire chi ne viene a conoscenza e spingere i selezionatore del personale a fissare un colloquio conoscitivo.</p>
<p>In ambito <strong>Internet</strong>: quale miglior pubblicità del saper utilizzare a menadito il <strong>Web </strong>può essere utile per chi cerca <strong>lavoro</strong> proprio in ambito informatico?</p>
<p>Il fondamento: ci si muove nel campo del mercato delle <strong>risorse umane</strong>.<br />
Pertanto, la perfetta conoscenza delle proprie attitudini, e soprattutto il saperle trasmettere a chi non ci ha mai né visto né sentito, è basilare.<br />
Individuare i punti di forza della propria esperienza pone un altro caposaldo nella strategia del Selfmarketing: tale specificità accentuate permetteranno di stagliare il proprio profilo tra altri dieci, ad esempio.<br />
Ancora: scegliere i mezzi più adatti per veicolare il proprio profilo lavorativo.<br />
Ed anche costruire una sorta di “immagine” si se stessi, un simil brand che aiuti chi seleziona personale per aziende e/o enti a correlare senza dubbio un cognome ad una determinata professionalità.<br />
In tal senso, i <strong>Social Network</strong> hanno portato a galla persone, profili, esperienze, competenze: ecco perché sfruttare gli strumenti comunicativi del <strong>Web 2.0</strong> è importante (ma attenzione a non esagerare svendendola).<br />
Nell’ultimo anno infatti le selezione di personale, oltre che attraverso i canali tradizionali - agenzie interinali, annunci su carta — e su <strong>Portali Web</strong> dedicati per il <em>recruiting on line</em>, si è allargata anche al campo dei <strong>Social Media</strong>, che riescono a riportare abbastanza fedelmente un percorso preciso e completo del soggetto d’interesse, cosa che un semplice foglio di carta non riesce a rendere.<br />
Da un <strong>blog</strong> ad esempio traspare l’impronta di una persona, la sua <strong>capacità comunicativa</strong>, il suo approccio nel tempo a temi ed argomenti tra i più disparati. Una sorta di curriculum virtuale.</p>
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		<title>Web 2.0: Facebook, quando il viral message è molto… intimo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 10:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio <b>prodotto</b>, o sul proprio <b>Sito Web</b> serve a mantenersi “vivi”. E <b>Facebook</b> sembra non sfuggire a questa logica commerciale - come nel caso dello sposo che cambiò il suo status direttamente dall’altare - con eventi che non hanno nessuna rilevanza, ma creano una <b>moda</b>, un filone [...]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1166" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_status2-300x199.jpg" alt="facebook_status2" width="300" height="199" />Per avere successo c’è un’unica, basilare ed imprescindibile regola: far parlare di sé. Attirare l’attenzione. Anche per cose o argomenti che, alla fin fine, sono come sabbia tra le mani. Ma catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio prodotto, o sul proprio <strong>Sito Web</strong> serve a mantenersi “vivi”.</p>
<p>Queste sono le sette vite di <strong>Facebook</strong>, che continua a stupire – come nel caso dello sposo che cambiò il suo <em>status</em> direttamente davanti all’altare – con eventi che non hanno nessuna rilevanza, ma creano una moda, un filone.<br />
Ora su FacciaLibro impazza la moda… del colore di reggiseno.</p>
<p>Da qualche settimana molti dei frequentatori del <strong>Social Network</strong> più <em>cool </em>del globo si stanno domandando cosa significhino enigmatici post come “nero”, “bianco”, “rosa”. E un indizio: le parole arrivano esclusivamente da <strong>utenti </strong>del gentil sesso. Con una provocazione: “Sarà divertente vedere quanto tempo ci metteranno gli uomini prima di domandarsi perché le donne hanno un colore nel loro status”.<br />
Poco ci è voluto a scoprire che i colori altro non erano che.. la tinta del reggiseno delle utenti in quel preciso momento.</p>
<p>Il trend altro non è che l’ennesimo caso di <strong>viral message</strong>, quelle geniali invenzioni che fanno scervellare l’intera popolazione<strong> Internet</strong> o che ne attirano l’attenzione, aumentando il traffico e i contatti.<br />
Stesso principio del diffuso <strong>video virale</strong> o del più strutturato <strong>marketing virale</strong>.</p>
<p>Siete <strong>marketing manager</strong> in erba e avete la tentazione di provare a generare un <strong>messaggio virale</strong>?<br />
Utile può tornare questo breve <em>vademecum</em> in 7 punti pubblicato dall’agenzia <a href="http://www.goviral.com" target="_blank">GoViral</a> per creare qualcosa che lasci il segno attirando attenzione:<br />
1. la storia deve essere divertente, provocatoria, irriverente, sovversiva, fuori di testa per catturare l’attenzione;<br />
2. il contenuto deve essere fresco, qualcosa che l’utente non ha mai visto prima o comunque migliore di quello che ha già visto;<br />
3. l’associazione con la marca deve essere sottile, deve intrattenere con leggerezza senza riferimenti troppo diretti alla marca;<br />
4. l’esecuzione necessita di un format che si possa condividere online con la propria rete sociale;<br />
5. gli esseri umani hanno una tendenza innata a raccontare storie, quindi condivideranno e creeranno conversazioni quando il materiale offre i giusti spunti;<br />
6. i riferimenti devono essere ad avvenimenti attuali, dato che la vita media di una notizia è breve, questi devono essere utilizzati con la massima tempestività per evitare di essere respinti;<br />
7. il pay-off deve avvenire rapidamente, il tempo è denaro e i consumatori non vogliono far sprecare tempo alle altre persone.</p>
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		<title>Aziende: la pubblicità sui blog ha delle regole</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 19:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Stati Uniti hanno deciso di introdurre una serie di regole che costringono gli autori di <b>blog</b> che fanno recensioni a specificare se hanno ricevuto compensi in denaro o in altra forma per parlar bene di determinati prodotti o servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-314" title="blog-fiesta" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/blog-fiesta.jpg" alt="blog-fiesta" width="300" height="180" />Gli Stati Uniti hanno deciso di introdurre una serie di regole che costringono gli <strong>autori di blog</strong> che fanno <strong>recensioni</strong> a specificare se hanno ricevuto compensi in denaro o in altra forma per parlar bene di determinati prodotti o servizi.<span id="more-315"></span></p>
<p>La decisione è stata presa dalla Federal Trade Commission, l’authority che protegge il consumatore e costituisce una vera rivoluzione per i blog e i social network in continuo aumento.</p>
<p>Negli ultimi anni gli <strong>investimenti pubblicitari delle aziende</strong> <strong>si sono spostati in maniera esponenziale verso il Web</strong>, approdando alla pubblicità virale e facendo leva sugli influenzatori in grado di far nascere nuove tendenze di consumo.<br />
Tra questi “influenzatori” ci sono parecchi blogger che, soprattutto grazie al fatto che hanno un rapporto diretto coi loro lettori e che dicono (o dovrebbero dire) ciò che pensano senza filtri, ottengono quella fiducia necessaria a diffondere una buona opinione su un prodotto.</p>
<p>La <strong>Ford</strong> ad esempio, che dal 2010 venderà anche negli Usa la Fiesta, ha creato un “Fiesta Movement” per cercare di convertire il gusto degli americani alle auto “mini”: 140 vetture sono state affidate ad altrettanti blogger, selezionati attraverso <em>YouTube</em> e considerati dei trendsetter, che racconteranno le loro esperienze di guida sui vari social network.</p>
<p>Ora la norma c’è e sta già accendendo dibattiti sulla trasparenza in Rete.<br />
L’unico dubbio è l’attuabilità di norme come questa che dovrebbero prevedere un gran numero di ispettori Ftc che dovrebbero passare in rassegna un’infinità di blog e siti Web per poterli eventualmente multare… e si sa che le norme, senza un istituto di controllo, non bastano.</p>
<img src="http://www.cromosomaweb.it/?ak_action=api_record_view&id=315&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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