dom 01 agosto 2010
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Successo in Internet a costo zero? Basta un’idea vincente

Pubblicato da Antonella Neriil 4 gennaio 2010

internet_ideaIndicizzazione sui motori di ricerca, scambio link, parole chiave, tag, algoritmo, SEO
L’era del Web 2.0 vede gli operatori che lavorano in e per la Rete alla continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche per aumentare la propria visibilità on line. E di conseguenza gli accessi al proprio sito web , i clic sul proprio prodotto la crescita del business e della popolarità.
E in un mondo, quello virtuale, che pullula di concorrenza, la cosa è una fetta importante delle fondamenta su cui costruire e mantenere il proprio successo.

Ma ci sono casi che dimostrano che alla base di un caso di successo c’è… un’idea di successo.
Ci sono storie che raccontano che non è tanto lo studio tecnologico ma il far parlare di sé, il rispondere ad un’esigenza che la Rete fino a poco prima non soddisfava.
Sono diversi i casi emblematici di persone che hanno cavalcato l’onda del Web in maniera trionfale, riuscendo a “viverci”. E con un budget pres­soché nullo: l’idea giusta, un computer ed una webcam.

Prendiamo un ragazzo di 23 anni e la sua pas­sione per la bicicletta. Mescoliamo il tutto con un canale di veicolazione delle informazioni (gratuito) come YouTube ed ecco nascere una nuova profes­sione: è il caso di Danny MacAskill, 23 anni, scozzese, e della sua inclinazione per il ciclismo urbano.
Il suo sito internet è ora uno dei più visitati: www.dannymacaskill.co.uk

Altro caso di lavoro “mediatico” di portata internazionale? Un nome: Lauren Luke, 27enne inglese di Newcastle. La vendita di cosmetici su eBay non le aveva permesso di fare il salto di qualità, per cui pensò che il trucco doveva “venderlo” attraverso le immagini, via video. Perciò, ecco ancora balzare alle cronache YouTube.
Dotazione di base: una webcam, i trucchi e l’apertura di un canale dedicato. E utilizzando se stessa come modella per insegnare alle utenti i segreti per un perfetto maquillage iniziò a riscuotere un grande successo. Il canale Panacea81 diventa un caso mediatico, venendo ripreso da colossi dell’informazione mondiale quali il New York Times e Bbc.
L’intraprendente Lauren stringe poi un accordo con Sephora, che studia per lei la linea di prodotti dal marchio By Lauren Luke. E non finisce qui: arrivano una rubrica settimanale di bellezza sulle pagine del The Guardian e un “avatar” per la consolle Nintendo DS.

Cambiando genere, famoso è il caso della vendita di spazi pubblicitari di 1 pixel per 1 dollaro sul sito The Million Dollar Homepage, che vendeva la pagina principale nientemeno che a un milione di dollari…

Cosa c’è di tecnologico in tutti questi esempi di successo? Nulla. Quale staff manageriale ha concepito tali esempi di business a costo zero? Nes­suno.
Alla base del successo c’è solamente un’idea vincente. Che non ha prezzo.

Modem, Google, Facebook: Internet sempre più parte di noi

Pubblicato da Antonella Neriil 18 dicembre 2009

internet_futuroInternet qua, Social Network là, la Rete è il futuro, l’evoluzione passa per il Web, ci troviamo in chat, ho scritto sul mio Blog… Veniamo quotidianamente bombardati da neologismi inerenti il mondo del computer, e tutti abbiamo capito senza ombra di dubbio che un modem e la tecnologia informatica saranno il nostro pane quotidiano nel futuro pros­simo. Ma è pos­sibile quantificare ad oggi “quanto” Internet è pre­sente nelle nostre vite?

Ci ha pensato la società regina dei sondaggi sui contenuti del Web, la Nielsen che ha tracciato un profilo dell’utente americano.
Dall’altra sponda dell’Atlantico una persona trascorre 68 ore al mese connesso ad Internet, tra l‘ufficio e la propria abitazione).
L’analisi entra anche nei dettagli di queste ore di navigazione: in queste 68 ore vengono visitati 2700 Siti Web con una permanenza che in media si agira sui 57 secondi; l’ambito in cui si passa più tempo? Ovviamente Google, che rimane il siti internet più visitato (un’ora e 53 minuti) e ovviamente Facebook, su cui vengono trascorse 5 ore.
E i video? Quelli che hanno segnato la prima netta differenza con le forme cartacee di comunicazione? Gli strumenti on line nel 2009 hanno osservato un aumento di impiego del 25%.

Ma torniamo a Facebook, alle sue 5 ore di media per utente ed ai Social Network in particolare.
Un primo capostipite della comunicazione condivisa è stato MySpace sta arrancando (da giungo ad agosto sono stati persi 5 milioni di utenti), e nemmeno l’arrivo di Owen Van Natta, ex Facebook Executive, al momento sembra far invertire la rotta.

I due Social del momento, Facebook e Twitter, sono ancora nella loro fase positiva: non c’è più l’aumento sproporzionato di nuovi iscritti (forse perché del popolo di Internet ne fanno parte praticamente tutti) ma le utenze e i contatti restano attestati su cifre da capogiro, anche se con portate diverse.
FacciaLibro è il sito più visitato a fronte degli oltre 300 milioni di utenti registrati, mentre il microblogging di Twitter nella sua portata dimensionata rispetto al pre­cedente social network nel 2008 ha fatto segnare un + 400% in termini di utilizzo.
Pas­sando invece al social “profes­sionale” LinkedIn, nel settembre scorso ha conosciuto una crescita del 5,7% toccando i 50 milioni di utenti.

Social Network, la nuova frontiera della comunicazione

Pubblicato da Antonella Neriil 12 dicembre 2009

socialnetwork_newmediaNon c’è davvero bisogno di aggiungere nulla all’approfondita, realistica ed attenta analisi effettuata dal Censis, l’8° edizione del Rapporto sulla comunicazione “I media tra crisi e metamorfosi”.
Il Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964, spiega in maniera più che esaustiva il tipo di trasformazione che sta subendo la comunicazione nel nostro Paese e quali sono le nuove “tendenze” della popolazione Internet.

Il succo della ricerca è condensato in queste righe: “La crisi economica mondiale che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla società digitale – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dallo sviluppo tecnologico, modificandone alcune direttrici. E determinando metamorfosi inattese, secondo il para­digma della moltiplicazione e integrazione dei media, con l’assottigliamento dei confini tra i mezzi e tra i generi della comunicazione. Il Rapporto si focalizza anche su tre questioni di grande rilevanza e attualità. La prima è la moltiplicazione degli usi della televisione: un mezzo che rimane saldamente dominante nel panorama mediatico degli italiani e che le innovazioni tecnologiche stanno spingendo al centro di nuovi scenari di offerta. Il secondo approfondimento tocca il tema cardine dell’informazione e della fiducia riposta dal pubblico nei media. Il terzo focus riguarda l’affermazione di un nuovo para­digma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri social network”.

Sono cinque i social network più popolari: Facebook, conosciuto dal 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Mes­senger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14–29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Mes­senger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro “contatti”. Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%).
I giovani hanno preso l’abitudine a “vivere connessi”, dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Comples­sivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.

Facebook il più popolare, YouTube il più utilizzato. Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14–29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato).
Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (Mes­senger, Facebook, Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (eMule).
Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.

Cosa si fa su Facebook. La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) pre­ferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend.
Le attività pre­ferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare mes­saggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.

Luci e ombre su Fb. Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%).
C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla pre­senza su Facebook pos­sano derivare dei rischi. Quello che pre­occupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono pre­occupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook pos­sano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).

Web 2.0: l’Università di Ferrara punta sulla digitalizzazione

Pubblicato da Antonella Neriil 27 novembre 2009

universita_ferrara_digitaleL’Università di Ferrara crede nel Web 2.0, nella Rete e nella velocità di trasmis­sione delle comunicazioni. Ed entra in un importante progetto che ha come oggetto l’era digitale.

La rete di Atenei U4U, guidata dal Politecnico di Torino e che conta come partner la stessa Unife, il Politecnico di Milano, le Università di Catania, ed Urbino) si è aggiudicata il primo posto tra i progetti finanziati nell’ambito dell’iniziativa “Università digitale”, iniziativa promossa dal dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica del Ministero per la Pubblica Amministrazione.

Dei sedici progetti pre­sentati comples­sivamente da 48 università, solamente sei otterranno finanziamenti per coinvolgere sempre più nell’era digitale e della comunicazione attraverso Internet quasi un milione di studenti (oltre la metà della popolazione universitaria).

La rete U4U ora avrà a disposizione il mas­simo delle risorse disponibili, ovvero 2 milioni di euro, che permetteranno di sviluppare un progetto che ha un budget di 5,5 milioni di euro.

Internet prossimo Nobel per la Pace?

Pubblicato da Antonella Neriil 19 novembre 2009

internet_nobel_paceInternet ha ridotto distanze, internet ha globalizzato il mondo, internet ha velocizzato la diffusione delle comunicazioni. Quante ne abbiamo sentite dire sul Web, sulla Rete, sia in positivo che in negativo beninteso.

Ora, proprio Internet è stato oggetto di una singolare candidatura, che forse prima questa proposta mai avremmo accostato alla tecnologia informatica: il Nobel per la Pace.

E, a tes­sere le lodi in tal senso di Internet, è il profes­sor Umberto Veronesi, noto oncologo, che lo definisceun grande veicolo di pace e arriverà ovunque”, pronosticando che tra un decennio ogni essere umano sarà provvisto di computer.
Veronesi si è fatto promotore dell’idea lanciata dal mensile “Wired Italia”, che lancia il progetto “Internet for Peace” per candidare ufficialmente la Rete al pros­simo Pre­mio Nobel per la pace.

Di seguito il testo della lettera scritta dallo stesso medico per la rivista.
“Lo so: è inusuale e sorprendente proporre il Nobel per la Pace a favore di un mezzo di comunicazione di massa invece che di una o più persone.
Eppure sono convinto che chi dal futuro si volgesse a controllare i nomi dei vincitori del pre­mio di questi anni, e trovasse Internet accanto ad Al Gore e Barack Obama, avrebbe la fotografia fedele della parte migliore della nostra epoca.
Se il Web vincesse il Nobel dimostreremmo agli osservatori futuri due cose: che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete; che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell’interesse dell’umanità intera.
Da molti anni sono convinto, e vado dicendolo e scrivendolo, che esiste una Lingua Universale capace di riuscire dove hanno fallito altri linguaggi e altre logiche nell’assicurare benes­sere e prosperità ai popoli e ai singoli. Ed è la Lingua Universale della Scienza. Quella che uso da oltre sessant’anni per capirmi con i miei colleghi medici e ricercatori di ogni Paese del mondo; per costruire la neces­saria empatia con i miei pazienti; per spiegare i contenuti e le ragioni dei miei atti e delle mie posizioni prima di ministro poi di senatore.
Ripensandoci sempre più mi accorgo che non ci sono parole migliori di quelle della scienza umana per raccontare della vita e della morte, per contenere la paura e riaccendere la speranza, per far tesoro del meglio del pas­sato per pre­parare un futuro migliore per tutti.
In molti Paesi però, Italia compresa purtroppo, la Lingua della Scienza è poco conosciuta, e dunque poco utilizzata. Eppure, come tento di dimostrare da anni, è insostituibile per descrivere il mondo, la natura, il nostro modo di essere. E per poter intervenire se qualche equilibrio si rompe: si tratti del cambiamento del clima, della fame o della malattia. Forse mancava un veicolo comune e a disposizione di tutti per veicolare questa Lingua Universale per definizione.
Ora c’è e si chiama Internet.
Ora abbiamo finalmente mes­saggio e mes­saggero per realizzare una promessa mai mantenuta. Perché insieme Scienza e Internet propongono e portano la Pace”.

Realizzazione di un sito Web: le domande da porsi

Pubblicato da Ilaria Mariniil 3 novembre 2009

seth-godinQuali sono le domande da porsi prima di procedere con la realizzazione di un sito Web?

Seth Godin, guru del marketing online, i cui libri sono un vademecum per chiunque voglia occuparsi di comunicazione in Internet, ha pubblicato sul suo blog una serie di domande che bisognerebbe porre, o porsi, prima di affacciarsi sul Web.

1. Qual’è l’obbiettivo del sito?
2. Cosa dovrebbe succedere se il sito funziona?
3. Chi stiamo provando ad accontentare? Se è il boss, cosa vuole? Dobbiamo impres­sionare un certo tipo di persona? Quale tipo?
4. Quante persone del tuo team sono coinvolte? A che livello?
5. Chi stai cercando di raggiungere? Chiunque? I tuoi clienti?
6. Quali sono i siti usati da questo gruppo di persone?
7. Stiamo cercando di vendere qualcosa?
8. Stiamo raccontando una storia?
9. Vogliamo guadagnarci il permesso di tenere aggiornati i nostri utenti? (Ad esempio spedendo newsletter?)
10. Speriamo che le persone guarderanno o impareranno?
11. Abbiamo bisogno che le persone spargano la voce usando i social media?
12. Stiamo costruendo una tribù che userà il sito per rimanere in contatto?
13. Le persone troveranno il sito grazie al pas­saparola? Stanno cercando la risposta ad una domanda specifica?
14. Ci sono notizie e aggiornamenti che meritano di essere pre­sentati al pubblico?
15. Il sito fa parte di una vasta collezione di luoghi online dove si pos­sono trovare informazioni su di noi, o è isolato?
16. L’informazione che veicoliamo consuma parecchia banda o sono solo pochi bit?
17. Vogliamo che le persone ci chiamino?
18. Quante volte al mese ci aspettiamo che le persone vengano sul nostro sito? Quanto dovrebbe durare una visita?
19. Chi deve aggiornare il sito? Quanto spesso?
20. Quanto spesso pos­siamo permetterci di revisionare il sito?
21. Conta apparire sui motori di ricerca? Se si con quali parole chiave?
22. Il sito deve essere universalmente acces­sibile? Questioni riguardanti disabilità, linguaggio o browser sono importanti?
23. Quanto pos­siamo spendere? Quanto tempo abbiamo?
24. E per finire… è chiaro che “qualunque cosa” non è una opzione?

Rispondere a queste domande è il modo migliore per progettare un sito Web con consapevolezza.

Internet e i siti Web hanno cambiato le persone

Pubblicato da Ilaria Mariniil 10 ottobre 2009

siti-webQuanto c’è di vero nella teoria che le nuove generazioni sono state rovinate dal Web?
Internet ci logora il cervello, ci ha resi incapaci di pre­stare attenzione per più di una manciata di minuti, ha danneggiato il nostro modo di esprimerci, ci ha fatto dimenticare la lingua italiana e, grazie a Facebook, ora sono in pericolo anche le relazioni sociali.

Non male come quadro, soprattutto se si considera che si tratta dell’opinione di esimi studiosi.
Eppure, Internet o no, se facciamo un passo indietro nella storia ci rendiamo conto che tutte le grandi invenzioni hanno avuto detrattori che hanno gridato alla fine della civiltà.

David Thoreau criticò il telegrafo che velocizzava la comunicazione perchè non sempre le persone avevano qualcosa da dirsi. Samuel Morse criticò poi l’invenzione del telefono perché non consentiva di conservare le comunicazioni. Le macchine da scrivere vennero considerate troppo fredde perché creavano una distanza con lo scrivente che invece poteva rimanere maggiormente in contatto con le parole attraverso la penna.
Ora, come è normale che avvenga, si è pas­sati a criticare il computer, semplicemente perché in fondo ognuno pensa che si stava meglio quando si stava peggio.

Che abbia cambiato il nostro modo di comunicare e relazionarci non c’è alcun dubbio, ma non neces­sariamente si deve parlare di “peggioramento”.
Non è neces­sariamente vero che non siamo più capaci di comunicare: semplicemente comunichiamo in modo nuovo, più informale, con mutamenti linguistici dovuti ad abbreviazioni e simboli ma lasciando molto più spazio alla creatività.
E non siamo più asociali o distaccati dal mondo, semplicemente socializziamo in modo nuovo, attraverso una comunicazione virtuale che spesso abbatte le barriere, ci consente di essere noi stessi senza remore e mette le basi di amicizie che si consolidano, poi, nella vita reale.

Blog: l’informazione nuova non è una bolla

Pubblicato da Antonella Neriil 7 ottobre 2009

“Questa non è una bolla. La bolla della rete è già scoppiata: questo è un assetto che si regge bene in piedi e che nel lungo periodo non potrà che diventare più stabile ed efficace”. “Le cose stanno cambiando” è in sostanza il commento dal palco di Internazionale, l’evento giornalistico-mediatico che ha recentemente riempito Ferrara di grosse firme dal mondo della comunicazione e dei “protagonisti” della comunicazione, ovvero “noi”, chi usufruisce dell’informazione ed anche chi la “produce”, dal giornalista profes­sionista al pubblicista al blogger.
Sì, perché i blog hanno cambiato il modo di fare informazione. In positivo? In negativo? Sicuramente l’hanno cambiata.
Un interes­sante commento sul blog ufficiale di Internazionale (http://festival.internazionale.it/blog/) rias­sume i punti cardine dell’intervento del giornalista e commentatore statunitense Steven Berlin Johnson al dubbio instillato da molti che vedrebbe quale principale responsabile della crisi che ha colpito il mondo del giornalismo tradizionale nell’ultimo anno.
“Le cose nel campo delle notizie stanno cambiando molto, ma penso pos­siamo dirci con qualche certezza che stanno cambiando in meglio. Se penso a quelle che erano le mie fonti di informazioni e notizie al tempo delle elezioni pre­sidenziali del 1992 e le confronto con quelle delle elezioni del 2008, non ho alcun dubbio sul fatto che l’anno scorso io fossi un cittadino più informato e consapevole”.
Di fatto, ha spiegato Johnson, lo stesso meccanismo che grazie alla rete ha valorizzato l’informazione e le notizie di piccole realtà, quartieri, comunità locali, ha portato negli ultimi anni a una trasformazione globale del giornalismo.
“Nel giornalismo tradizionale, le notizie compiono un percorso simile a quello di una fabbrica, una catena lineare di eventi e interventi. Nell’era del web, le notizie sono tutte collegate tra loro e formano un flusso che si arricchisce di pas­saggio in pas­saggio. Di fatto, non succede e non succederà più che otto persone chiuse in una sala riunioni decidano qual è la notizia su cui puntare: quel lavoro è diventato collettivo, coinvolge tantis­sime persone, profes­sionisti e non, ed è quindi molto più collettivo, dinamico, spontaneo e imprevedibile”.
Ed una certezza finale: “Questa non è una bolla. La bolla della rete è già scoppiata: questo è un assetto che si regge bene in piedi e che nel lungo periodo non potrà che diventare più stabile ed efficace”.