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	<title>CromosomaWeb &#187; facebook</title>
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		<title>Sottrae al figlio account di Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 17:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una donna che <b>ha sottratto l’account di Facebook</b> del figlio ddi 17 anni è stata condannata per molestie. Dovrà pagare una sanzione di 435 euro e frequentare un corso per genitori, prima della fine del quale non potrà vedere il figlio. Da tempo madre e figlio avevano difficoltà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1555 alignleft" title="donna-prigione" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/donna-prigione.jpg" alt="donna-prigione" width="300" height="180" />Una donna che ha sottratto l’account di Facebook del figlio ddi 17 anni è stata condannata per molestie.</p>
<p>Dovrà pagare una sanzione di 435 euro e frequentare un corso per genitori, prima della fine del quale non potrà vedere il figlio.</p>
<p>Da tempo madre e figlio avevano difficoltà a relazionarsi, fino a quando la donna l’ha buttato fuori di casa e ha cominciato ad usare il suo account di Facebook, inserendo commenti e cambiando la password per impedire al ragazzo di utilizzarlo.</p>
<p>Durante il processo, la madre si è difesa asserendo di aver voluto proteggere il figlio da Internet.<br />
Il giudice però non ha creduto alla sua versione e l’ha condannata anche a 30 giorni di carcere.</p>
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		<title>Twitter entra a far parte della storia</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 17:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La settimana scorsa a San Francisco, al primo congresso di <b>Twitter</b>, è stato annunciato che gli <b>utenti hanno superato i 105 milioni</b> e che ogni giorno passano sul social network 50 milioni di tweet. In contemporanea, la biblioteca più grande del mondo, quella del Congresso Usa, ha diffuso la notizia che conserverà elettronicamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1565 alignleft" title="twitter" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/twitter1.jpg" alt="twitter" width="300" height="180" />La settimana scorsa a San Francisco, al primo congresso di Twitter, è stato annunciato che gli utenti hanno superato i 105 milioni e che ogni giorno passano sul social network 50 milioni di tweet.</p>
<p>In contemporanea, la biblioteca più grande del mondo, quella del Congresso Usa, ha diffuso la notizia che conserverà elettronicamente tutti i “cinguettii” di Twitter a partire dal primo datato marzo 2006.</p>
<p>Anche se potrebbe sembrare una notizia di scarso rilievo, si tratta in realtà di una vera e propria svolta epocale: Twitter non è più considerato mero strumento di “status update” ma ha avuto un riconoscimento istituzionale e gli storici di domani potrebbero utilizzare questa piattaforma per capire meglio i nostri tempi, dagli eventi politici ai fatti di cronaca ai disastri naturali.</p>
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		<title>Web 2.0: Nativi Digitali cerca nuove idee per Internet</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 11:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla ricerca di nuovi <b>Larry Page</b> o <b>Mark Zuckerberg </b> che, poco più che maggiorenni, crearono dal nulla <b>Google</b> e <b>Facebook</b>: è questo lo scopo di “<b>Nativi digitali</b>” promosso dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) nell’ambito della <b>campagna di comunicazione</b> di Registro .it [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1516" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/nativi_digitali2.jpg" alt="nativi_digitali2" width="300" height="194" />Alla ricerca di nuovi <strong>Larry Page</strong> o <strong>Mark Zuckerberg</strong> che, poco più che maggiorenni, crearono dal nulla <strong>Google</strong> e <strong>Facebook</strong>.<br />
E’ questo lo scopo di “Nativi digitali” promosso dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) nell’ambito della <strong>campagna di comunicazione</strong> di Registro .it, l’organismo che da oltre vent’anni assegna e gestisce i <strong>domini a targa italiana</strong>.<br />
L’idea più brillante mai sviluppata su <strong>Internet </strong>è possibile esca dalle menti del milione e mezzo di studenti italiani in oltre tremila istituti superiori sparsi per tutta la penisola.<br />
Con l’unico limite della fantasia e della creatività, i ragazzi sono invitati a impostare un progetto innovativo per indagare le potenzialità della <strong>Rete </strong>e trarne spunti per un utilizzo evoluto e consapevole. I lavori più validi verranno sostenuti per giungere a compimento.</p>
<p>L’iniziativa, “Nativi digitali”, è finalizzata alla diffusione della cultura di Internet nelle scuole e non ha precedenti in Italia per dimensioni e capillarità. La campagna, avviata nel novembre scorso con spazi rivolti al pubblico generalista, ha adesso l’obiettivo educativo e formativo di far conoscere agli studenti le norme nazionali e internazionali che consentono il funzionamento di Internet e, in particolare, il ruolo svolto dal Registro .it.</p>
<p>“Il progetto – osserva il direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, Domenico Laforenza – è focalizzato sugli aspetti positivi di Internet e sulle opportunità, ancora tutte da scoprire, che la Rete offre a chiunque abbia idee valide. I destinatari sono appunto i “Nativi digitali”, giovani e giovanissimi cresciuti con Internet che, non a caso, danno il titolo alla nostra iniziativa”.</p>
<p>Nelle prossime settimane 3.000 scuole riceveranno il kit di “Nativi digitali” (un dvd da vedere e commentare in classe con gli insegnanti e materiale informativo sulla Rete e sui domini.it) e potranno cominciare a elaborare le proposte: immagini o <strong>videoclip virali</strong>, progetti di <strong>socializzazione online</strong> o di strumenti per lo scambio di informazioni, servizi innovativi, elaborati artistici, videogame e <strong>programmi </strong>che documentino le potenzialità di Internet associate all’uso di un dominio italiano.it.</p>
<p>I migliori elaborati saranno pubblicati sul sito del Registro (www.registro.it) e concorreranno all’assegnazione dei “.it awards”, il Registro stesso e le società che registrano domini per conto terzi (Registrar e Maintainer) sosterranno le idee più valide, ricoprendo il ruolo di<em> business angel</em>, attivando stage, “adottando” i <strong>siti web</strong> proposti o utilizzando il materiale nelle proprie campagne promozionali.<br />
Possono partecipare all’iniziativa tutti i ragazzi delle scuole superiori italiane,  tramite il loro istituto: la “partecipazione” della scuola è uno dei punti fondanti del progetto. Anche gli istituti non raggiunti direttamente  potranno comunque aderire.</p>
<p>Partner del progetto è Current, il <strong>social news network</strong>, fondato nel 2005 da Al Gore — ex vicepresidente degli Stati Uniti, Premio Oscar e Nobel per la Pace 2007 — e dall’imprenditore e avvocato Joel Hyatt.<br />
Un video prodotto da Current, ispirato alla serie dei “Geek files”, affronta in 32 minuti alcuni dei temi più interessanti legati al mondo di Internet: nascita della Rete e dei domini .it, il <em>digital divide</em>, il ruolo dei <strong>motori di ricerca</strong>, i cambiamenti sociali indotti da Internet, il futuro della Rete. Un prodotto didattico finalizzato a catturare l’attenzione dei giovanissimi e a sollecitare la discussione e l’approfondimento in classe grazie ad animazioni, interviste, intermezzi umoristici e alla conduzione di Giacomo Cannelli e Livia Iacolare, gli “infiltrati nella rete” per Current.</p>
<p>Che i ragazzi siano i principali <strong>utenti di Internet</strong> lo conferma un’indagine sulla conoscenza e l’utilizzo della Rete, condotta dalla società Pragma, nell’ambito della campagna di comunicazione del Registro .it, per la quale è stata realizzata una elaborazione per fasce d’età.<br />
Ne emerge una prevalenza anche qualitativa dei navigatori più giovani: il 46,5% degli intervistati fra i 16 e i 20 anni ha infatti dichiarato di fare uso di un dominio .it; una percentuale quasi doppia rispetto agli utenti over 20 (fermi al 24,4%). Tra i giovani che utilizzano domini .it, prevalgono a sorpresa le ragazze (50,7%) rispetto ai coetanei maschi (44,6%).<br />
L’utilizzo del dominio .it dichiarato dai giovani non è ovviamente indice di possesso, poiché solo i maggiorenni possono registrare un nome a dominio: i domini italiani registrati da ragazzi tra i 18 e i 25 anni sono poco più di 21mila su un totale di 451mila circa assegnati alle persone fisiche.</p>
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		<title>Web 2.0: Facebook nuovo tornasole della vita di coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 18:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adesso ci si mette anche <b>Facebook</b> ad indagare sulla nostra vita sentimentale, e decreta che la coppia aperta è la più triste, che gli utenti più felici sono quelli che hanno una relazione stabile o che sono sposati. D’altronde chi meglio del <b>Social Network</b> più famoso è in grado di fornire un’immagine fedele del mondo contemporaneo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1465" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_amore.jpg" alt="facebook_amore" width="300" height="208" />Adesso ci si mette anche <strong>Facebook</strong> ad indagare sulla nostra vita sentimentale, e decreta che la coppia aperta è la più triste, che gli utenti più felici sono quelli che hanno una relazione stabile o che sono sposati.<br />
D’altronde chi meglio del <strong>Social Network</strong> più famoso è in grado di attingere a milioni di dati e incrociarli per ottenere un’immagine fedele del mondo contemporaneo?</p>
<p>Come tutti sappiamo, Facebook ci da la possibilità di indicare quale sia la nostra situazione sentimentale: meglio essere dei single aperti ad ogni possibilità, impegnati ma non fino in fondo, fidanzati ufficialmente e in odore di matrimonio, sposati in modo irreversibile, avere una <a href="http://www.relazionecomplicata.it/" target="_blank">relazione complicata</a> da semplificare quanto prima o avere una relazione aperta e godersi tutte le opportunità che si presentano?</p>
<p>Lo studio ha intercettato in un primo momento tutti i termini positivi utilizzati nell’aggiornamento dello status degli iscritti, incrociando poi il dato numerico con la situazione sentimentale delle persone.<br />
La conclusione è che gli status più pessimisti sono proprio quelli di chi dichiara di avere un rapporto aperto, soprattutto se sono uomini che magari risentono della competizione con la partner e della mancanza di stabilità emotiva.<br />
Pare addirittura che la coppia aperta causi un danno alla serenità ancora più grave di quello causato da una relazione complicata o da una vedovanza.<br />
Anche i single hanno spesso momenti tristi, mentre i più positivi sono sicuramente gli sposati e i fidanzati, alla faccia di chi proclama la libertà delle relazioni anticonformiste.</p>
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		<title>Consumatori multicanale: il Web influenza 1 italiano su 3</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un italiano su tre è influenzato da <b>Internet</b>. E’ questo il risultato principale emerso dall’<b>Osservatorio Multicanalità</b> relativo all’anno 2009, una particolareggiata ricerca condotta  da Nielsen, Nielsen Online, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano, presentata nei giorni scorsi a Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1423" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/internet_italia.jpg" alt="internet_italia" width="300" height="199" />Un italiano su tre è influenzato da <strong>Internet</strong>. E’ questo il risultato principale emerso dall’<strong>Osservatorio Multicanalità</strong> relativo all’anno 2009, una particolareggiata ricerca condotta  da <em><a href="http://it.nielsen.com" target="_blank">Nielsen</a></em>, <a href="http://www.nielsen-online.com" target="_blank">Nielsen Online</a>, <em><a href="http://www.connexia.com" target="_blank">Connexia </a></em>e la <em><a href="http://www.som.polimi.it" target="_blank">School of Management</a></em> del Politecnico di Milano, presentata nei giorni scorsi a Milano all’interno del convegno “<strong>Multicanalità</strong>: Orgoglio o Pregiudizio?”.</p>
<p>Una premessa: che cos’è il<strong> consumatore multicanale</strong>? Quali caratteristiche possiede? Sono coloro che sviluppano una decisione d’acquisto ed un legame con una determinata marca dall’interazione con più <strong>canali di comunicazione</strong>, che al giorno d’oggi spaziano dai volantini a i<strong> Siti Internet</strong>, dai<strong> blog</strong> ai<strong> forum</strong>.<br />
Quindi, le <strong>aziende</strong> sono avvisate per le loro future <strong>campagna marketing</strong>.</p>
<p>Questi i punti salienti del rapporto che ha visto come substrato di studio la ricerca condotta sul <em>panel</em> Nielsen Homescan – 3.000 famiglie per un totale di 7.000 individui con età superiore ai 14 anni – i cui dati sono stati integrati e supportati da ulteriori analisi dei <strong>database </strong>Nielsen consumer, Nielsen Media e Nielsen Online (statistiche, accessi, dinamiche, trend) e contestualizzati grazie alle ricerche della School of Management del Politecnico di Milano (interviste e survey su oltre 100 Responsabili Marketing di imprese italiane) e Connexia.</p>
<p><strong>Always Internet<br />
</strong>Internet nel 2009 in Italia è cresciuto in termini di numero di utenti unici attivi, a quota 23,6 milioni a dicembre 2009, ma soprattutto in termini di tempo speso per persona (+11%).<br />
Maggiore uso di Internet come fonte di informazione prima di procedere all’acquisto (gli utenti unici dei siti di informazione sono cresciuti del +20%), sia per soddisfare vecchi e nuovi bisogni di socialità: aumentano, infatti, del +13% rispetto a dicembre 2008 gli utenti dei <strong>social media</strong> e proliferano i contenuti generati dagli utenti in termini di numero di blog attivi (oltre 127 milioni al mondo) e di contribuzione attiva da parte degli utenti.<br />
La multicanalità passa sempre più anche dal <strong>telefonino</strong>: il <strong>Mobile </strong>continua a essere il device più diffuso nella popolazione italiana con oltre 50 milioni di utenze attive e con un elevato tasso di diffusione di device “intelligenti” (gli smartphone) che, nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, raggiunge la penetrazione del 35% della popolazione; grazie anche all’introduzione di tariffe flat di<strong> connettività</strong>, nel 3° trimestre 2009 il numero di utenti unici che fruiscono Internet dal Mobile ha raggiunto quota 8,5 milioni, considerando i navigatori in Internet, i fruitori di email e dei servizi di instant messaging da Mobile; l’accesso in mobilità consente agli utenti una connessione real time con il proprio network di relazioni: il 13% degli utenti di Mobile Internet accede a <strong>Facebook</strong> dal telefonino.<br />
 <br />
<strong></strong><strong>L’andamento<br />
</strong>I consumatori multicanale in Italia aumentano ancora e raggiungono quota 20,4 milioni (pari al 40% della popolazione italiana): diffusione e evoluzione della tecnologica tra i principali motori della crescita, mentre Mobile e nuovi media per gli italiani sono fenomeni che prendono piede molto rapidamente. Il passaparola sempre più come leva aggiuntiva di <strong>marketing</strong>, il <strong>Web </strong>come luogo dove sempre di più si prendono le informazioni prima di decidere un acquisto.<br />
 <br />
<strong>I consumatori multimediali non sono tutti uguali!<br />
</strong><em>Reloaded</em>: sono i consumatori propriamente multicanale, essendo fortemente coinvolti nei processi di relazione con le aziende e gli altri consumatori attraverso una molteplicità di canali di contatto. Sono gli influential e attivatori di dinamiche virali anche e soprattutto attraverso Internet. Sono marcatamente attratti dalle novità, e infedeli alla marca con un indice elevato di acquisto della marca privata. Hanno un approccio positivo verso la vita e dimostrano un’elevata necessità di arricchimento delle proprie conoscenze sia attraverso relazioni sociali che viaggi.<br />
<em>Open Minded</em>: Sono consumatori fortemente aperti all’innovazione. Conoscono le nuove tecnologie ma ne fanno un uso prevalentemente individualista, caratterizzati da tratti di autosufficienza psicologica (priorità: stare bene con me stesso); sono tranquilli e non preoccupati per il futuro. Sono attratti dalle novità (ma in misura minore rispetto al cluster Reloaded) senza tradurre questo aspetto in una marcata infedeltà alla marca.</p>
<p>Il claim di questa edizione “Multicanalità: Orgoglio o Pregiudizio?” racchiude in sé il doppio atteggiamento nei confronti della multicanalità che vede contrapposti il consumatore e le aziende. Da un lato l’orgoglio dei Reloaded, consumatori multicanale e sociali, fortemente coinvolti e interattivi nei processi di relazione con le imprese, nei blog e forum, che raggiungono quota 8,6 milioni, e degli Open Minded, consumatori multicanale che usano tutte le fonti media per raccogliere informazioni ma non diventano parte attiva, che sfiorano gli 11,8 milioni.<br />
Dall’altro il pregiudizio, l’approccio della media delle aziende italiane che cercano di stare al passo con i nuovi trend ma non hanno ancora messo a punto strategie mirate su questi target.<br />
I consumatori Reloaded rispetto agli Open Minded tendono maggiormente a programmare con attenzione la spesa settimanale e sono molto accorti e informati circa i prezzi di una marca, tanto che il 72% di essi si accorge quando aumentano; entrambi i segmenti non ricercano la convenienza in quanto tale ma il concetto di value for money e sono molto attenti alla qualità: il 59% dei Reloaded e la metà degli Open Minded acquista prodotti per sé e per la casa solo se di ottima qualità; entrambi i segmenti dimostrano minor attitudine a comprare un nuovo prodotto solo per curiosità di provarlo, attitudine più tipica dei consumatori meno evoluti, indice ancora di alta ponderazione nella scelta degli acquisti; con riferimento ai beni di largo consumo, i Reloaded acquistano maggiormente in promozione rispetto al totale Italia (+3%), mentre nei clienti Open Minded l’acquisto in promozione non è protagonista; i clienti Reloaded, oltre ad acquistare molto in promozione, si affidano meno ai prodotti delle marche leader; opposto invece il comportamento degli Open Minded.<br />
 <br />
<strong>Il consumatore multicanale e la raccolta di informazioni<br />
</strong>Il consumo mediatico si fa sempre più articolato con evidenze chiare di ibridazione fra i mezzi:<br />
- l’11% degli italiani guarda almeno una volta al mese un programma Tv su Internet;<br />
- il 14% ascolta almeno una volta al mese la radio su Internet;<br />
-  il 27% legge un giornale su Internet almeno una volta al mese;<br />
-  nei segmenti di consumatori più multicanale l’ibridazione tra i mezzi è maggiore: picchi sulla lettura di giornali su Internet del 58% nei clienti Reloaded e del 44% negli Open Minded.</p>
<p>I canali interattivi, come Internet, giocano sempre più un ruolo fondamentale nell’ambito del processo di acquisto:<br />
-  Internet è percepito come il mezzo migliore per approfondire argomenti di proprio interesse per gli Open Minded e i Reloaded<br />
-  i segmenti di consumatori percepiscono diversamente il mezzo più efficace per le comunicazioni pubblicitarie: per i segmenti più tradizionali il mezzo su cui le comunicazioni pubblicitarie sono più interessanti risulta essere la Tv, anche gli Open Minded preferiscono la Tv, anche se, in questo caso, il gap tra Tv e Internet è molto ridotto; tra i consumatori Reloaded, invece, avviene il sorpasso: Internet distacca di 3 punti percentuali la Tv come mezzo in cui le comunicazioni pubblicitarie sono più gradite, ma attenzione: i Reloaded guardano la Tv per svago, per cui sono comunque raggiungibili con i contenuti e il linguaggio giusto anche con questo mezzo, magari visto sullo schermo del computer.<br />
 <br />
<strong>Consumatori multimediali all’arrembaggio<br />
</strong>Crescono notevolmente i due cluster di clienti più multicanale, ovvero gli Open Minded, e i Reloaded, consumatori fortemente coinvolti nei processi di relazione con le imprese anche in logiche co-creative lungo tutto il processo di creazione del valore (sviluppo nuovi prodotti, personalizzazione, marketing e comunicazione, passaparola positivi e negativi).<br />
In particolare il <em>cluster </em>dei consumatori Open Minded cresce del +4% rispetto al 2009 raggiungendo quota 11,8 milioni (pari al 23% della popolazione italiana) mentre i Reloaded crescono del +19% raggiungendo quota 8,6 milioni (pari al 17% della popolazione italiana): è interessante osservare come la crescita dei consumatori Reloaded continui a doppia cifra, considerando il +31% registrato nel 2008 rispetto al 2007.<br />
In uno scenario di consolidamento e crescita della diffusione di<strong> nuove tecnologie di accesso</strong>, il consumatore italiano è sempre più multicanale e migra da logiche di interazione più tradizionali e di basso coinvolgimento nei processi di acquisto a logiche di maggior coinvolgimento e interazione multicanale con le aziende e gli altri consumatori: in particolare dal 2007 al 2009 si osserva la migrazione di circa 4 milioni di persone verso i cluster multicanale.<br />
Anche la crisi ha costretto alcune fasce di popolazione a non dare delega in bianco al punto vendita e alla marca, e ad attivarsi con un maggior coinvolgimento nel processo d’acquisto per confrontare prezzi e cercare occasioni di risparmio.</p>
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		<title>Lavoro: aziende attentissime alla e-reputation dei candidati</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tua immagine è inflazionata in <b>Internet</b>? In tanti ti conoscono? Le tue pagine <b>Facebook</b>, <b>Twitter</b> e il tuo <b>blog</b> pullulano di <b>contatti</b>? Buon per te. Ma attenzione a “come” sei conosciuto e ai contenuti che divulghi per il <b>Web</b>: la tua <b>e-reputation</b> potrebbe portarti ad essere bocciato anzitempo dal tuo prossimo <b>datore di lavoro</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1402" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/e-reputation.jpg" alt="e-reputation" width="300" height="189" />La tua immagine è inflazionata in <strong>Internet</strong>? In tanti ti conoscono? Le tue pagine <strong>Facebook </strong>e <strong>Twitter </strong>ed il tuo <strong>blog </strong>pullulano di <strong>contatti</strong>? Buon per te.<br />
Ma attenzione a “come” sei conosciuto ed ai <strong>contenuti</strong> che divulghi per il <strong>Web</strong>. Ovvero la tua <strong><em>e-reputation</em></strong>, neologismo molto utilizzato negli ultimi anni, potrebbe portarti ad essere giudicato in maniera negativa dal tuo prossimo datore di <strong>lavoro</strong>, che scarterà così la tua candidatura indipendentemente dalle tue capacità e <strong>professionalità</strong>.</p>
<p>La tendenza è stata attestata da uno studio commissionato dalla <em><a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a></em> e presentato nei giorni scorsi in occasione del <em>Data Privacy Day</em>: il 70% delle <strong>aziende</strong> statunitensi interpellate in merito hanno confermato che il 70% dei <strong>selezionatori di personale</strong> ha rifiutato a priori candidature di soggetti su cui aveva effettuato una veloce <strong>ricerca</strong> in <strong>Internet</strong>, e che secondo i responsabili godevano di “cattiva” fama in <strong>Rete</strong>.<br />
In Gran Bretagna tale percentuale si attesta sul 41%, una fetta comunque considerevole, 16% in Germania e 14% in Francia.</p>
<p>Il panel su cui è stato elaborato lo studio è formato da 1.200<strong> manager</strong> e selezionatori, intervistati sulle abitudini nelle valutazioni dei candidati, e 1.200<strong> internauti</strong> residenti negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania.</p>
<p>Quello che più viene temuto dalle aziende sono eventuali grattacapi dovuti ai “comportamenti del candidato” e “commenti e testi inappropriati”, oltre a commenti negativi sui precedenti posti e colleghi di lavoro.</p>
<p>L’altra faccia della medaglia. In terra statunitense è praticamente ignorato il pericolo legato alla <em>e-reputation</em>: solamente il 7% dei soggetti coinvolti nella ricerca ravvede il proprio comportamenti in Rete.<br />
Più preoccupati in merito i tedeschi: sale al 13% la percentuale dei titubanti.</p>
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		<title>Web 2.0: in Italia Internet si legge Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 19:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se una volta all’estero le associazioni mentali con l’Italia erano spaghetti e pizza, ora dire italiano equivale a dire <b>Social Network</b>. La conferma? L'ennesima analisi firmata dalla Nielsen,  relativa alle <b>connessioni ad Internet</b> del dicembre 2009, disegna gli italiani immersi nei labirinti di <b>Facebook</b> in media sei ore al mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1352" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_socialnetwork.jpg" alt="facebook_socialnetwork" width="300" height="175" />Se un tempo all’estero le associazioni mentali con l’Italia erano spaghetti, pizza e mandolino, ora gli italiani si distinguono per l’amore verso i <strong>Social Network</strong>, portando anche i gusti del romanico popolo in balia della corrente dell’imperversante<strong> Web 2.0</strong>.</p>
<p>La constatazione arriva dall’ennesima analisi firmata dalla <em><a href="http://http://it.nielsen.com/site/index.shtml" target="_blank">Nielsen</a></em>, e relativa alle <strong>connessioni ad Internet</strong> del dicembre 2009, che disegna gli italiani immersi nei labirinti di <a href="http://www.facebook.com" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a> &amp; Co. in media sei ore al mese. Tale numero porta l’Italia al quarto posto tra i paesi che utilizzano i Social Network: prima troviamo solamente Australia, Regno Unito e Stati Uniti.<br />
Per la precisione: nella terra dei canguri, leader per tale propensione, le community virtuali intrattengono mensilmente 6 ore e 52 minuti; in <em>the United Kingdom</em> si chatta per 6 ore e 7 minuti al mese, gli statunitensi ci restano in media per 6 ore e 3 minuti<br />
Ancora. In Svizzera il tempo dedicato a tale frangia di Internet è pari a 3 ore e 54, in Germania quattro ore e 11 minuti. Il Giappone sembra lontano da tale moda, superando di pochissimo le due ore e mezza.</p>
<p>E se i minutaggi non rendono l’esplosione del fenomeno Social Network, basta dire che, rispetto al dicembre 2008, il loro utilizzo è aumentato dell’82%.<br />
Questa continua escalation permetterà anche guadagni correlati alle<strong> pubblicità</strong> che appaiono nei miliardi di <strong>pagine Web</strong> cliccate: stando alle previsioni di <em><a href="http://www.emarketer.com" target="_blank">eMarketer</a></em>, nel 2010 Facebook ricaverà qualcosa come 605 milioni di dollari, contro i 435 milioni dell’anno appena trascorso.<br />
Cifre giustificate dai 350 milioni di <strong>utenti</strong> sulla faccia della terra, di cui 19 in Italia.</p>
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		<title>Giochi 2.0: addio Monopoli, ecco le applicazioni di Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 10:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Monopoli e Risiko? Mazzi di carte per i giochi di ruolo? Hanno cresciuto generazioni di adolescenti, ma ora il gioco si sposta… in <b>Rete</b>. E la realtà diventa più <b>virtuale</b> che mai. A dimostrarlo, le diverse <b>applicazioni gratuite</b> del <b>Social Network Facebook</b>, attuale passatempo per decine di milioni di persone in tutto il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1345" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/farmiville_facebook.jpg" alt="farmiville_facebook" width="300" height="195" />Monopoli e Risiko? Mazzi di carte per i giochi di ruolo? Certo, hanno cresciuto generazioni di adolescenti, ma ora il gioco si sposta… in <strong>Rete</strong>.<br />
E la realtà diventa più virtuale che mai.</p>
<p>A dimostrarlo, le diverse <strong>applicazioni gratuite</strong> del <strong>Social Network Facebook</strong>, diventate ormai il passatempo preferito di decine di milioni di persone in tutto il mondo.</p>
<p>Quando eravate all’asilo vi facevano curare un orto, dalle semina ai primi ortaggi? Ora non c’è bisogno di zappa e bustine di sementi perché<strong> Farmville</strong>, con una semplice<strong> connessione ad Internet</strong>, permette di sviluppare e gesitire l’attività legata al lavoro dei campi, dalle basi al raccolto alla gestione di stalle e pollai.<br />
Ad oggi, Farmville conta oltre 70 milioni di <strong>utenti attivi</strong>, ed il successo dell’applicazione è talmente alto che è stato sfruttato come veicolo di raccolta fondi per la ricostruzione di Haiti dopo il terremoto.</p>
<p>Non appassionano concime e potatura ma c’è una predisposizione alla ristorazione? Ecco che il <strong>Web </strong>offre <strong>Restaurant City,</strong> che permette di mettersi alla prova con la gestione di un ristorante.</p>
<p>Parallelamente, se ci si sente vocati per stare dietro al bancone di un bar, ecco<strong> Cafè City</strong>.</p>
<p>La mamma non vuole animali in casa ma sogni un pesce rosso? O più di uno? La <strong>versione 2.0</strong> del mitico <em>Tamagotchi </em>è <strong>Happy Acquarium</strong>, dove si mette alla prova la costanza del padrone nel curare e nutrire gli amici muniti di pinne.</p>
<p>Prossimo passo dopo il boom dei <strong>giochi-gestionale</strong>, alla luce delle prime sperimentazioni già in atto, è la creazione e utilizzo di una<strong> moneta virtuale</strong>.</p>
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		<title>L’amore 2.0? E’ quello che si cerca su Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 12:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un recente studio condotto dall'Università di Oxford rivela che, come nella vita, su <b>Facebook</b> non è possibile gestire più di 150 <b>relazioni virtuali</b>. Ma c’è a chi in <b>Internet</b> basterebbe trovarne una, magari quella della vita. E poteva FB, in vera ottica <b>Web 2.0</b>, non diventare il nuovo strumento di rimorchio? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1263" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_relazione.jpg" alt="facebook_relazione" width="300" height="200" />Un recente studio condotto da Robin Dunbar dell’Università di Oxford rivela che, come nella vita, su <strong>Facebook </strong>non è possibile gestire più di 150 relazioni virtuali: il numero medio di amicizie sul <strong>Social Network</strong> più <em>cool </em>è infatti pari a 130.<br />
Ma c’è a chi in<strong> Internet</strong> basterebbe – e sono davvero tantissimi – trovarne una, magari quella della vita.<br />
In vera ottica <strong>Web 2.0</strong>, Facebook è infatti diventato il nuovo strumento di rimorchio, soprattutto adesso, che tutti sono iscritti, che è inverno, c’è freddo e la voglia di uscire la sera per conoscere gente nuova è sempre meno.</p>
<p>I timidi ci si rintanano come in un ambiente familiare e protetto: ho amiche che non ci penserebbero minimamente ad attaccar bottone con un uomo in un locale (è una questione di ruoli), ma non hanno remore a chiedergli l’amicizia su Facebook (“tanto me la dà di sicuro”) per poi attendere, ovviamente, che sia lui a fare il primo passo con un contatto, magari anche solo un “benvenuta tra i miei amici”.</p>
<p>Ma il problema è proprio qui: gli uomini sono un po’ orsi e come tali spesso dimenticano le buone maniere e non si rendono conto che anche le piazze virtuali hanno un’etichetta.</p>
<p>Insomma, se un uomo vuole andare a segno su Facebook, deve usare un po’ di buonsenso, e magari aiutarsi con questo vademecum:</p>
<p>1. Compila il tuo profilo con intelligenza, bandita la banalità. La musica che ascolti deve essere a la page, vai di blues, rock, jazz… gruppi di qualità, insomma. Se poi ti piace Cristina D’Avena meglio ometterlo temporaneamente.<br />
2. La fotografia : meglio un primo piano, l’occhio singolo da merluzzo o la versione “tipo da spiaggia” è ridicola. Se hai la tartaruga sei trendy ma difficilmente una donna dirà “oh che uomo interessante”, al limite penserà che tu voglia mettere in mostra la merce come al supermercato.<br />
3. Situazione sentimentale: scontato che sei single, meglio evitate però di sottolineare che sei alla ricerca di una relazione, toglie fascino. Non devi venderti, devi trovare una donna che ti intrighi, non sei un’auto da piazzare.<br />
4. Libri, fai un po’ tu, se leggi solo fumetti, magari scrivi “Manga degli anni ’70/’80”, sempre fumetti sono ma fa più scena.<br />
5. Cerca di essere il più possibile sincero, tanto se poi la incontrerai davvero, ti scoprirebbe e la figura meschina sarebbe dietro l’angolo.</p>
<p>Tutto fatto? Ok, ora non ti resta che procedere con una breve indagine, tra le ragazze che ti interessano maggiormente, scegline una (non 10, è probabile che tra loro si conoscano se fanno parte della stessa rete di amici) e cerca di interagire (eh sì, questa è la parte più difficile), osserva come si relaziona, se ha un blog, un sito, partecipa ai suoi gruppi e soprattutto prova a chattare con lei.<br />
Non soffocarla mi raccomando, se no ti scambia per maniaco, mandale qualche e-mail ma con moderazione.</p>
<p>Non dovrebbe essere così difficile trovarne una alla quale interessi almeno un po’.<br />
Ah! Dimenticavo: evita quelle che sul profilo hanno specificato “<a href="http://www.relazionecomplicata.it/" target="_blank">Relazione Complicata</a>”!</p>
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		<title>Viral Marketing: obiettivo far parlaredi sé il Web</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi portanti del <b>Viral Marketing</b>. Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio <b>brand</b>: quale miglior <b>pubblicità</b> di quella che nasce “dal popolo”? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1255" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/marketing_virale.jpg" alt="marketing_virale" width="300" height="173" />Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi di una buona <strong>strategia di marketing</strong>, ma soprattutto le basi portanti del <strong>Viral Marketing</strong>.</p>
<p>Un passo alla volta. Cos’è per definizione il Viral Marketing?<br />
Prendiamo semplicemente la definizione che fornisce <strong>Wikipedia</strong> “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la <strong>capacità comunicativa</strong> di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.<br />
Il termine nasce nella metà degli anni ’90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia biologica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione <strong>Viral Marketing</strong> diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”.<br />
Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea”.</p>
<p>Specificato di cosa si parla, un buon stratega in questo settore della <strong>comunicazione </strong>deve riuscire a creare un meccanismo a catena, un passaparola mediatico in grado di catalizzare l’attenzione, far arrivare e far tornare gli <strong>utenti </strong>sul tuo sito, creare un’attenzione che cresce gradualmente.</p>
<p>Aspetto basilare è il prendere parte al mondo <strong>Social </strong>non “tanto per”, ma seguirlo perseguendo un obiettivo ben preciso, spiccando nella massa perché, volere o volare, oggi anche la più piccola delle realtà anche lontana anni luce dal<strong> Web</strong> ha la sua pagina di <strong>Facebook</strong>, ad esempio. Un biglietto da visita immobile e non visitato, ma c’è a fare numero, ad inflazionare il settore.</p>
<p>Per far lievitare il proprio <strong>brand</strong>, una buona campagna di Viral Marketing deve essere accattivante, non spiccatamente commerciale (assolutamente banditi gli <strong>spot commerciali</strong> puri, che allontanano l’utente).<br />
Anzi: bisogna avere la brillantezza e la capacità di arrivare indirettamente al proprio prodotto e/o servizio catalizzando l’attenzione degli internauti su un altro tema apparantemente esterno, legato ovviamente all’ambito in cui si opera.<br />
Un video, una frase sibillina, perché no uno sconto per testare un determinato prodotto, una musica sono elementi che attirano l’attenzione. E il piano marketing è praticamente già a metà strada.<br />
Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio marchio: quale miglior pubblicità di quella che nasce in maniera spontanea “dal popolo”?</p>
<p>C’è poi un altro equilibrio importante da rispettare: il far diffondere e veicolare nel Web il proprio prodotto ai fruitori finali è sinonimo di aver centrato il progetto, ma saper comunque mantenere la propria <strong>identità </strong>e saper farsi riconoscere resta necessità primaria, altrimenti il progetto va automaticamente a decadere.<br />
Ecco spiegata in tal senso l’importanza di dare riferimenti certi a chi si connette ad <strong>Internet</strong>: una Fan Page di Facebook, un <strong>Sito Internet</strong> ufficiale, un <strong>blog </strong>(o <strong>forum</strong>) aziendale.</p>
<p>Se il risultato finale è il cosiddetto <em><strong>engagement</strong></em> – in italiano la famosa <strong>fidelizzazione </strong>del cliente<strong> </strong>– il <strong>Marketing Manager</strong> può ritenere di aver svolto con perfezione chirurgica il proprio lavoro.</p>
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