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	<title>CromosomaWeb &#187; google</title>
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		<title>Pubblicità AdSense di Google sotto inchiesta</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 17:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si è ancora placata la polemica riguardante la condanna di Google a causa di un video online, che l’Italia si vuole distinguere ancora dalle altre nazioni mettendo le <b>campagne AdSense</b> sotto inchiesta. Google ha rivoluzionato la pubblicità online, targhettizzandola come mai nessuno era riuscito a fare e dando così un gran fastidio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1570 alignleft" title="google" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/google1.jpg" alt="google" width="200" height="120" />Non si è ancora placata la polemica riguardante la condanna di Google a causa di un video online, che l’Italia si vuole distinguere ancora dalle altre nazioni mettendo le campagne AdSense sotto inchiesta.</p>
<p>Google ha rivoluzionato la pubblicità online, targhettizzandola come mai nessuno era riuscito a fare e dando così un gran fastidio ai grandi gruppi editoriali che, dopo aver denunciato Google News all’Antitrust, adesso vogliono un controllo sui ricavi derivanti dalla pubblicità AdSense.<br />
Perché stiamo parlando di milioni di euro che vengono sottratti proprio ai giornali che, anziché fare accordi col colosso di Mountain View come hanno fatto in tutto il mondo i grandi dell’editoria, hanno deciso di fargli la guerra.</p>
<p>Se poi consideriamo che AdSense, in Italia, ha interrotto il monopolio dei media tradizionali garantendo a centinaia di siti gli introiti necessari per mantenere una democrazia basata sulla pluralità delle voci, è davvero il caso di preoccuparsi.<br />
E se venisse condannato e bloccato?<br />
Paradossalmente la condanna di una potenza economica americana potrebbe creare dei grossi problemi di libertà al Web italiano, che ormai da tempo ha capito di non poter sperare in politiche governative attente alla tutela di un’informazione democratica.</p>
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		<title>Web 2.0: Nativi Digitali cerca nuove idee per Internet</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 11:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla ricerca di nuovi <b>Larry Page</b> o <b>Mark Zuckerberg </b> che, poco più che maggiorenni, crearono dal nulla <b>Google</b> e <b>Facebook</b>: è questo lo scopo di “<b>Nativi digitali</b>” promosso dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) nell’ambito della <b>campagna di comunicazione</b> di Registro .it [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1516" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/nativi_digitali2.jpg" alt="nativi_digitali2" width="300" height="194" />Alla ricerca di nuovi <strong>Larry Page</strong> o <strong>Mark Zuckerberg</strong> che, poco più che maggiorenni, crearono dal nulla <strong>Google</strong> e <strong>Facebook</strong>.<br />
E’ questo lo scopo di “Nativi digitali” promosso dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) nell’ambito della <strong>campagna di comunicazione</strong> di Registro .it, l’organismo che da oltre vent’anni assegna e gestisce i <strong>domini a targa italiana</strong>.<br />
L’idea più brillante mai sviluppata su <strong>Internet </strong>è possibile esca dalle menti del milione e mezzo di studenti italiani in oltre tremila istituti superiori sparsi per tutta la penisola.<br />
Con l’unico limite della fantasia e della creatività, i ragazzi sono invitati a impostare un progetto innovativo per indagare le potenzialità della <strong>Rete </strong>e trarne spunti per un utilizzo evoluto e consapevole. I lavori più validi verranno sostenuti per giungere a compimento.</p>
<p>L’iniziativa, “Nativi digitali”, è finalizzata alla diffusione della cultura di Internet nelle scuole e non ha precedenti in Italia per dimensioni e capillarità. La campagna, avviata nel novembre scorso con spazi rivolti al pubblico generalista, ha adesso l’obiettivo educativo e formativo di far conoscere agli studenti le norme nazionali e internazionali che consentono il funzionamento di Internet e, in particolare, il ruolo svolto dal Registro .it.</p>
<p>“Il progetto – osserva il direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, Domenico Laforenza – è focalizzato sugli aspetti positivi di Internet e sulle opportunità, ancora tutte da scoprire, che la Rete offre a chiunque abbia idee valide. I destinatari sono appunto i “Nativi digitali”, giovani e giovanissimi cresciuti con Internet che, non a caso, danno il titolo alla nostra iniziativa”.</p>
<p>Nelle prossime settimane 3.000 scuole riceveranno il kit di “Nativi digitali” (un dvd da vedere e commentare in classe con gli insegnanti e materiale informativo sulla Rete e sui domini.it) e potranno cominciare a elaborare le proposte: immagini o <strong>videoclip virali</strong>, progetti di <strong>socializzazione online</strong> o di strumenti per lo scambio di informazioni, servizi innovativi, elaborati artistici, videogame e <strong>programmi </strong>che documentino le potenzialità di Internet associate all’uso di un dominio italiano.it.</p>
<p>I migliori elaborati saranno pubblicati sul sito del Registro (www.registro.it) e concorreranno all’assegnazione dei “.it awards”, il Registro stesso e le società che registrano domini per conto terzi (Registrar e Maintainer) sosterranno le idee più valide, ricoprendo il ruolo di<em> business angel</em>, attivando stage, “adottando” i <strong>siti web</strong> proposti o utilizzando il materiale nelle proprie campagne promozionali.<br />
Possono partecipare all’iniziativa tutti i ragazzi delle scuole superiori italiane,  tramite il loro istituto: la “partecipazione” della scuola è uno dei punti fondanti del progetto. Anche gli istituti non raggiunti direttamente  potranno comunque aderire.</p>
<p>Partner del progetto è Current, il <strong>social news network</strong>, fondato nel 2005 da Al Gore — ex vicepresidente degli Stati Uniti, Premio Oscar e Nobel per la Pace 2007 — e dall’imprenditore e avvocato Joel Hyatt.<br />
Un video prodotto da Current, ispirato alla serie dei “Geek files”, affronta in 32 minuti alcuni dei temi più interessanti legati al mondo di Internet: nascita della Rete e dei domini .it, il <em>digital divide</em>, il ruolo dei <strong>motori di ricerca</strong>, i cambiamenti sociali indotti da Internet, il futuro della Rete. Un prodotto didattico finalizzato a catturare l’attenzione dei giovanissimi e a sollecitare la discussione e l’approfondimento in classe grazie ad animazioni, interviste, intermezzi umoristici e alla conduzione di Giacomo Cannelli e Livia Iacolare, gli “infiltrati nella rete” per Current.</p>
<p>Che i ragazzi siano i principali <strong>utenti di Internet</strong> lo conferma un’indagine sulla conoscenza e l’utilizzo della Rete, condotta dalla società Pragma, nell’ambito della campagna di comunicazione del Registro .it, per la quale è stata realizzata una elaborazione per fasce d’età.<br />
Ne emerge una prevalenza anche qualitativa dei navigatori più giovani: il 46,5% degli intervistati fra i 16 e i 20 anni ha infatti dichiarato di fare uso di un dominio .it; una percentuale quasi doppia rispetto agli utenti over 20 (fermi al 24,4%). Tra i giovani che utilizzano domini .it, prevalgono a sorpresa le ragazze (50,7%) rispetto ai coetanei maschi (44,6%).<br />
L’utilizzo del dominio .it dichiarato dai giovani non è ovviamente indice di possesso, poiché solo i maggiorenni possono registrare un nome a dominio: i domini italiani registrati da ragazzi tra i 18 e i 25 anni sono poco più di 21mila su un totale di 451mila circa assegnati alle persone fisiche.</p>
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		<title>Successo in Internet: i mercati di nicchia nuova frontiera</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 10:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<b>Internet</b> sta prendendo sempre più piede, e l'inevitabile saturità dell’ambiente spinge i <b>nuovi imprenditori</b> a deviare leggermente il tiro e rivolgersi ai famosi <b>mercati di nicchia</b>. Bisogna cercare un ambito in cui le richieste inevase degli <b>utenti</b> siano molte, in maniera da innescare un <b>business</b> dal risultato sicuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1198" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/mercato_nicchia.jpg" alt="mercato_nicchia" width="300" height="198" />Internet</strong> sta prendendo sempre più piede, e come nei decenni è toccato alla<strong> pubblicità</strong> sulle edizioni cartacee dei quotidiani, la saturità dell’ambiente spinge i <strong>nuovi imprenditori</strong> a sterzare.<br />
Non avrebbe senso buttarsi – a meno con si sia studiata l’Idea vincente, con la I maiuscola – in un mercato che ormai non risponde nemmeno più anche a fronte di enormi capitali disponibili, come nel caso dei portali che raccolgono annunci immobiliari, ma ha senso deviare leggermente il tiro e rivolgersi ai famosi <strong>mercati di nicchia</strong>.<br />
Al momento attuale prodotti e servizi che rispondano a tale definizione potrebbero essere alcuni settori dell’<strong>industria turistica</strong>, consigli per animali, ricette fornite da qualche agriturismo o il mercato dei prodotti di lusso.</p>
<p>Insomma, bisogna cercare un ambito in cui le richieste inevase degli utenti siano molte, in maniera da raccogliere interesse innescando un<strong> business</strong> senza dover fare i conti (nelle prime fasi) con la concorrenza.<br />
C’è un esempio concreto in tal senso che viene dall’altra parte dell’Atlantico: in America hanno spopolati gli i <strong>e-book</strong> del “to do”, ed attualmente questo mercato conta un giro di fatture per 100 milioni di dollari.<br />
Ed anche nel nostro Paese tale strategia di marketing ripaga della scelta effettuata: ci sono casi che contano aziende che contano ogni mese entrate dell’ordine di 10mila euro, anche se al momento la somma totale del business fatto girare dagli e-book nostrani non supera i 10milioni di euro.</p>
<p>In tal proposito, c’è un piccolo <em>vademecum</em> reperibile facilmente sul<strong> Web</strong> che traccia i punti salienti che configurano le base per avere successo nei mercati di nicchia:<br />
1. Le persone all’interno della nicchia devono essere appassionate sull’argomento di interesse. Potete trovare persone interessate alla vostra nicchia cercando su <strong>Google</strong> con la <strong>keyword</strong> “ilvostropotenzialemercato forum”, “ilvostropotenzialemercato chat”, “ilvostropotenzialemercato club” ed altri.<br />
Dovrete trovare gruppi di persone che regolarmente visitano il vostro sito web, ad esempio potrete attrarli mettendo a disposizione una chat in modo da permettere a persone interessate agli stessi argomenti di potersi scambiare opinioni<br />
2. Gli utenti del vostro sito dovrebbero avere a disposizione una carta di credito per spendere. Potete spendere tutto il tempo e le energie che volete cercando di vendere e-books ai ragazzi, ma questa classe della popolazione è nota per non avere soldi da spendere. Focalizzate la vostra energia su mercati in cui sono presenti classi che hanno a disposizione denaro da spendere, dottori, manager, golfisti…<br />
3. <strong>Competitors</strong>. Se non ci sono competitors nella nicchia di mercato che avete individuato, forse è meglio lasciarla perdere e sceglierne un’altra.<br />
Pensi di essere la prima persona che ha cercato di vendere andando alla ricerca di nicchie di mercato? Nel 99.9% dei casi se non ci sono competitor nel mercato che avete individuato, significa che quella nicchia non è profittevole. Un buon modo per vedere se avete competitors è cercare in google utilizzando le chiavi con le quali avete individuato la vostra nicchia. Se vedete le <strong>ads</strong> (pubblicità) di Google sulla destra della pagina di ricerca o in alto, significa che avete dei competitors che già vendono prodotti simili a quelli che voi avete in mente di vendere.<br />
Non pensate di essere degli eroi e inventare nuovi prodotti, nessuno lo ha fatto prima. Invece guardate i prodotti che già si vendono è cercate di fornire un prodotto migliore<br />
4. Finalmente cercate le vostre keywords. Esistono dei<em> tools</em> disponibili liberamente che possono darvi delle buone idee per le keyword relazionate alla vostra nicchia di mercato. Potete utilizzare il suggeritore di keyword di overture. Inserite una keyword relazionata al vostro mercato e ne avrete molte altre ad essa correlate.<br />
 <br />
 <br />
<strong><em>Glossario<br />
 <br />
</em>Mercato di nicchia</strong><br />
In economia, la nicchia è una parte di mercato che la concorrenza non ha ancora raggiunto, o che essa ha parzialmente occupato, ma in maniera tale da non venire incontro soddisfacentemente alla domanda. Può consistere in una parte di clientela, oppure in un determinato tipo di prodotti. Le nicchie sono in genere degli spazi piccoli, spesso ricercati da piccoli imprese. Dati i costi fissi e le dimensioni modeste di una nicchia di mercato, non è detto che la sua conquista comporti la necessaria redditività.<br />
 <br />
<strong>e-book<br />
</strong>Un eBook (anche chiamato e-book oppure ebook) o libro elettronico è un libro in formato elettronico (o meglio digitale). Il termine deriva dalla contrazione delle parole inglesi electronic book, viene utilizzato sia per indicare la conversione in digitale di una qualsiasi pubblicazione sia il dispositivo con cui il libro può essere letto.</p>
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		<title>Browser: nella leadership di Explorer, avanza Chrome</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/web-curiosita/1048/browser-nella-leadership-di-explorer-avanza-google-chrome.html</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 09:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<b>Internet Explorer</b> non molla la presa sul primo posto tra i <b>browser</b> utilizzato da chi attiva una connessione ad Internet. Ma la notizia che crea un precedente è quella relativa al terzo gradino conquistato nel dicembre scorso da <b>Chrome</b> by <b>Google</b>, che ha buttato fuori dal podio relativo ai browser <b>Safari</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1056" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/browser_chrome.jpg" alt="browser_chrome" width="300" height="225" />Internet Explorer</strong> non molla la presa sul primo posto tra i <strong>browser </strong>utilizzato da chi attiva una connessione ad Internet. Ma la notizia che crea un precedente è quella relativa al terzo gradino conquistato nel dicembre scorso da <strong>Chrome</strong>, che ha buttato fuori dal podio relativo ai browser <strong>Safari</strong>.</p>
<p>Lo studio, condotto da <em><a href="http://www.netapplications.com" target="_blank">Net Applications</a></em>, attribuisce al browser di <strong>Apple </strong>il 4,46% delle scelte degli utenti, mentre il browser lanciato da Google è salito al 4,63%: un bel traguardo raggiunto in un solo anno di vita.<br />
Tale dato però non stupisce più di tanto, alla luce di una strategia ben precisa disegnata da <strong>Google</strong>: il rilascio nelle settimane scorse della versione di Chrome per <strong>Linux</strong> e <strong>Mac</strong>, oltre alla continua campagna di diffusione della versione Beta 4.0 e l’introduzione del supporto per le estension.</p>
<p>Si diceva della leadership incontrastata di Explorer, attualmente alla versione 8.0: oltre sei tenti su dieci (62,69%) utilizzano per la navigazione il browser <em>made in Microsoft</em>, mentre la medaglia d’argenta, <strong>Firefox</strong> (oggi disponibile la release 3.5), è molto staccata: 24,61%.<br />
Nella classifica troviamo poi Opera (2,40%), Opera Mini (0,53%) e Netscape (0,32%).</p>
<p>Ma ad oggi una larga fetta, sempre crescente, di utenti si collega via <em>Mobile (</em>ad oggi 1,3% del traffico <strong>web</strong>). Ed anche in questo caso da registrare un grande passo in avanti di un altro prodottto sviluppato da Google: <strong>Android </strong>ha registrato un raddoppio degli accessi tra novembre e dicembre 2009 (+ 54%); nella speciale graduatoria troviamo poi <strong>BlackBerry</strong> (+22,2%),<strong> iPhone</strong> (20,1%), <strong>Symbian</strong> (+19,0%) e <strong>Java ME</strong> (+15,66%).</p>
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		<title>Siti Internet: come avere risultati assicurati</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:13:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Visentin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avinash Kaushik, guru di <b>Google</b> e massimo esperto al mondo in tema di Web Analytics, è intervenuto al Sia Guest di Rimini con un messaggio molto chiaro: “Su Internet i risultati sono misurati scientificamente”.

In poche parole, tutti coloro che sono interessati a <b>sfruttare al meglio il proprio sito</b> dal punto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-593" title="google" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/google.jpg" alt="google" width="200" height="120" />Avinash Kaushik, guru di <strong><em>Google</em></strong> e massimo esperto al mondo in tema di <strong>Web Analytics</strong>, è intervenuto al Sia Guest di Rimini con un messaggio molto chiaro: “<strong>Su Internet i risultati sono misurati scientificamente</strong>”.</p>
<p>In poche parole, tutti coloro che sono interessati a <strong>sfruttare al meglio il proprio sito</strong> dal punto di vista commerciale aumentandone i contatti, devono concentrarsi sull’analisi dei comportamenti dei consumatori.</p>
<p>“Chi compie l’analisi dei dati sulle visite al suo sito — ha esordito Kaushik — avrà un futuro, chi invece non li studierà è destinato a non avere alcun vantaggio dal Web. Troppo spesso infatti bisogna fidarsi della sua efficacia semplicemente con un atto di fede, mentre grazie ad informazioni acquisibili in gran parte gratuitamente si può rispondere concretamente a domande sulle motivazioni della visita, sulla provenienza del visitatore e sulle sue preferenze. Su Internet è possibile misurare i risultati scientificamente e soprattutto la Rete consente di correggere un errore in poche ore, proprio <strong>monitorando con attenzione le visite</strong>, cosa che non accade con altri strumenti tradizionali. Attenzione: non sono i soli dati a migliorare il rendimento di un sito, ma la capacità delle persone di interpretarli. Quindi, se un imprenditore investe 100 euro, 10 li affidi al budget degli strumenti, 90 alle persone in grado di leggere le informazioni e orientare le strategie”.</p>
<p>Al termine del convegno Kaushik ha voluto dare un consiglio su come realizzare un sito efficace: <strong>l’utente deve arrivare all’informazione che gli interessa immediatamente</strong>, di solito questa informazione riguarda il prezzo del servizio ed è bene trovarlo direttamente sulla HomePage.<br />
Un sito non deve essere “sexy”, dev’essere funzionale e consentire di raggiungere le informazioni in pochissimi click.</p>
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		<item>
		<title>Google Apps: 2 milioni di aziende usano il software free</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/aziende/362/google-apps-2-milioni-di-aziende-utilizzano-il-software-free.html</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 07:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
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		<category><![CDATA[motore di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[software]]></category>

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		<description><![CDATA[Utilizzare free può essere un modo di fare business: lo dimostrano i numeri delle applicazioni da ufficio messe a disposizione da Google Apps: sono più di due milioni le aziende che utilizzano la piattaforma di applicazioni per ufficio messa a disposizione da Google [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-369" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/google_apps.jpg" alt="google_apps" width="300" height="189" />Anche saper scegliere prodotti di ottima concezione in versione open source può essere un modo per fare business: uno de primi casi è l’utilizzo del pacchetto simil Office costituito da <strong>Open Office</strong>, open source che ha sviluppato una suite per l’ufficio parallela al colosso (con licenza) della <strong>Microsoft</strong>.</p>
<p>Utilizzare <em>free</em> non significa utilizzare prodotti meno efficienti o meno testati: lo dimostrano i numeri delle applicazioni da ufficio messe a disposizione da <strong>Google Apps</strong>: sono più di due milioni le <strong>aziende</strong> che utilizzano la <strong>piattaforma</strong> di applicazioni per ufficio messa a disposizione da Google.</p>
<p>Non solo: a queste cifre vanno aggiunti diciotto milioni di <em>consumer</em>, gli utenti che usano il <strong>software</strong> on line, in maniera da non occupare spazio sul proprio computer.</p>
<p>Il target di Google Apps? Grandi società (che pagano in media ogni anno 50 euro per ogni fruitore) e le aziende con meno di 50 dipendenti, che utilizano il servizio senza spendere nulla. Per contrastare la futura ascesa di<strong> Windows 7</strong> firmato Microsoft il<strong> motore di ricerca</strong> principe nel mondo vuole accaparrarsi utenti con un servizio utile e snello: utilizzare una suite (denominata <strong>cloud-based </strong>) direttamente sul<strong> Web</strong> e salvare i dati non sul proprio hard disk è uno dei punti di forza.</p>
<p>Il rovescio della medaglia esiste però: se da un lato la riduzione dei costi alletta le aziende, dall’altra alcuni recenti episodi di interruzione delle linee elettriche che si sono ripercosse sull’accessibilità ai propri dati dell’utenza lascia un po’ di titubanza nelle aziende.</p>
<p>Glossario: <strong>Open Source<br />
</strong>In informatica, open source (termine inglese che significa <em>sorgente aperto</em>) indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l’apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l’applicazione di apposite licenze d’uso<br />
La collaborazione di più parti (in genere libera e spontanea) permette al prodotto finale di raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro. L’open source ha tratto grande beneficio da Internet, perché esso permette a programmatori geograficamente distanti di coordinarsi e lavorare allo stesso progetto.<br />
I software open source attualmente più diffusi sono Firefox, OpenOffice, VLC, Gimp, 7-Zip, oltre ad un gran numero di progetti rivolti non all’utente finale ma ad altri programmatori.<br />
Sono inoltre degne di nota le famiglie di sistemi operativi BSD , GNU e il kernel Linux, i cui autori e fautori hanno contribuito in modo fondamentale alla nascita del movimento. La comunità open source è molto attiva, comprende decine di migliaia di progetti, numero che cresce quotidianamente.</p>
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		<title>Twitter in Italia: nuova strategia di marketing</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 09:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia gli utilizzatori di Twitter sono poche decina di migliaia, contro gli oltre 11 milioni di utenti di Facebook. Una delle ragioni potrebbe essere linguistica: Facebook è tradotto in più di 70 lingue, Twitter è attualmente disponibile solo in inglese e giapponese.
La nuova strategia del sito di microblogging punta ad ampliare il numero di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-234" title="twitter" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/twitter.jpg" alt="twitter" width="300" height="180" />In Italia gli utilizzatori di <strong>Twitter</strong> sono poche decina di migliaia, contro gli oltre 11 milioni di utenti di <strong>Facebook</strong>. Una delle ragioni potrebbe essere linguistica: Facebook è tradotto in più di 70 lingue, Twitter è attualmente disponibile solo in inglese e giapponese.</p>
<p>La <strong>nuova strategia del sito di microblogging punta ad ampliare il numero di utenti</strong>, in primo luogo <a href="http://blog.twitter.com/" target="_blank">estendendo</a> il servizio ad altre 4 lingue: italiano, francese, tedesco e spagnolo.</p>
<p>Ovviamente, in pieno spirito social, <strong>la traduzione spetterà agli stessi utilizzatori</strong>: ne verrà coinvolto un numero limitato che, dopo aver accettato precise condizioni (la gratuità della collaborazione e il riconoscimento dei diritti di proprietà a Twitter), visualizzerà una schermata speciale dove potrà suggerire la traduzione di ogni singolo termine nella propria lingua, con la possibilità di votare anche le scelte dagli altri traduttori.</p>
<p>Oltre ad aumentare il numero di utenti, Twitter sta cercando d’<strong>implementare i propri guadagni</strong>: secondo il Wall Street Journal, ci sarebbero trattative in corso con <strong>Google</strong> e <strong>Microsoft</strong> per consentire l’indicizzazione dei tweet all’interno dei rispettivi motori di ricerca.</p>
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