sab 11 settembre 2010
CromosomaWeb internet web marketing

Web 2.0: furti, quando il database è un sito di gossip

Pubblicato da Antonella Neriil 20 gennaio 2010

gossip_internetQuando è il dettaglio a fare la differenza. E quando un Sito Internet diventa involontariamente fonte di informazioni che verranno utilizzate per attività illecite.
In America, e non solo, Tzm.com è uno dei più cliccati per restare sempre al passo con gli eventi, essendo uno dei siti più cool in tema di gos­sip, moda, lustrini e paillettes.

Le ragazze magari guardano la foto di Paris Hilton e commentano l’abbigliamento diamond del cane, la nuova acconciatura, il trucco, la borsa che lancerà una nuova moda fashion.
Ma Tzm.com ed alcuni dei siti destinati alle “leggerezze” mondane erano il… database di una giovane banda, ribattezzata immediatamente oltreoceano dall’autorevole quotidiano Los Angeles Time “Bling Ring”.

Ma chi ha astutamente sfruttato la capillarità di Interne per arricchirsi non sono chissà quali bande storiche, organizzazioni malavitose o chissà cosa, ma ragazzi di buona famiglia, cui l’ingegnoso piano “informatico” dei furti ha fruttato qualcosa come 3 milioni di dollari, provento della razzia di capi di abbigliamento, pietre pre­ziose, orologi, e acces­sori di lusso.
Vittime della Bling Ring le celebrità più esposte alla visibilità del Web e del calibro di Paris Hilton, Lindsay Lohan, Megan Fox e Orlando Bloom.

In generale, le case svaligiate sono concentrate per la maggiore sulle colline di Hollywood, territorio distante appena trenta chilometri dal sobborgo in cui si sono conosciuti ed aggregati i giovani ladri, il sobborgo alle periferia di Los Angeles Calabasas.

Mappe interattive della pianificazione dei furti, oltre ai siti gos­sipari, anche Social Network quali Facebook e Twitter, da tempo intelligentemente eletti quale sorta di ufficio stampa non convenzionale da parte delle star.

E se già utilizzare Internet come strumento… di lavoro per i furti, colpisce anche la fine della vicenda.
Gli inquirenti non hanno dovuto cercare tra ricettatori e mercato nero per trovare la maggior parte della refurtiva: non era infatti stata rivenduta per ottenere proventi milionari, ma i Bling Ring’s le avevano tenute a mo’ di trofeo facendosi fotografare con gli oggetti o addirittura indos­sandoli a feste ed eventi cui prendevano parte.
Forse perché la diciannovenne che viene indicata la “mente” della banda, Rachel J., è letteralmente osses­sionata dallo stile di vita delle star, dai vestiti agli accessori.

Successo in Internet: i mercati di nicchia nuova frontiera

Pubblicato da Antonella Neriil 19 gennaio 2010

mercato_nicchiaInternet sta prendendo sempre più piede, e come nei decenni è toccato alla pubblicità sulle edizioni cartacee dei quotidiani, la saturità dell’ambiente spinge i nuovi imprenditori a sterzare.
Non avrebbe senso buttarsi – a meno con si sia studiata l’Idea vincente, con la I maiuscola – in un mercato che ormai non risponde nemmeno più anche a fronte di enormi capitali disponibili, come nel caso dei portali che raccolgono annunci immobiliari, ma ha senso deviare leggermente il tiro e rivolgersi ai famosi mercati di nicchia.
Al momento attuale prodotti e servizi che rispondano a tale definizione potrebbero essere alcuni settori dell’industria turistica, consigli per animali, ricette fornite da qualche agriturismo o il mercato dei prodotti di lusso.

Insomma, bisogna cercare un ambito in cui le richieste inevase degli utenti siano molte, in maniera da raccogliere interesse innescando un business senza dover fare i conti (nelle prime fasi) con la concorrenza.
C’è un esempio concreto in tal senso che viene dall’altra parte dell’Atlantico: in America hanno spopolati gli i e-book del “to do”, ed attualmente questo mercato conta un giro di fatture per 100 milioni di dollari.
Ed anche nel nostro Paese tale strategia di marketing ripaga della scelta effettuata: ci sono casi che contano aziende che contano ogni mese entrate dell’ordine di 10mila euro, anche se al momento la somma totale del business fatto girare dagli e-book nostrani non supera i 10milioni di euro.

In tal proposito, c’è un piccolo vademecum reperibile facilmente sul Web che traccia i punti salienti che configurano le base per avere successo nei mercati di nicchia:
1. Le persone all’interno della nicchia devono essere appas­sionate sull’argomento di interesse. Potete trovare persone interes­sate alla vostra nicchia cercando su Google con la keyword “ilvostropotenzialemercato forum”, “ilvostropotenzialemercato chat”, “ilvostropotenzialemercato club” ed altri.
Dovrete trovare gruppi di persone che regolarmente visitano il vostro sito web, ad esempio potrete attrarli mettendo a disposizione una chat in modo da permettere a persone interes­sate agli stessi argomenti di potersi scambiare opinioni
2. Gli utenti del vostro sito dovrebbero avere a disposizione una carta di credito per spendere. Potete spendere tutto il tempo e le energie che volete cercando di vendere e-books ai ragazzi, ma questa classe della popolazione è nota per non avere soldi da spendere. Focalizzate la vostra energia su mercati in cui sono pre­senti classi che hanno a disposizione denaro da spendere, dottori, manager, gol­fisti…
3. Competitors. Se non ci sono competitors nella nicchia di mercato che avete individuato, forse è meglio lasciarla perdere e sceglierne un’altra.
Pensi di essere la prima persona che ha cercato di vendere andando alla ricerca di nicchie di mercato? Nel 99.9% dei casi se non ci sono competitor nel mercato che avete individuato, significa che quella nicchia non è profittevole. Un buon modo per vedere se avete competitors è cercare in google utilizzando le chiavi con le quali avete individuato la vostra nicchia. Se vedete le ads (pubblicità) di Google sulla destra della pagina di ricerca o in alto, significa che avete dei competitors che già vendono prodotti simili a quelli che voi avete in mente di vendere.
Non pensate di essere degli eroi e inventare nuovi prodotti, nes­suno lo ha fatto prima. Invece guardate i prodotti che già si vendono è cercate di fornire un prodotto migliore
4. Finalmente cercate le vostre keywords. Esistono dei tools disponibili liberamente che pos­sono darvi delle buone idee per le keyword relazionate alla vostra nicchia di mercato. Potete utilizzare il suggeritore di keyword di overture. Inserite una keyword relazionata al vostro mercato e ne avrete molte altre ad essa correlate.
 
 
Glos­sario
 
Mercato di nicchia

In economia, la nicchia è una parte di mercato che la concorrenza non ha ancora raggiunto, o che essa ha parzialmente occupato, ma in maniera tale da non venire incontro soddisfacentemente alla domanda. Può consistere in una parte di clientela, oppure in un determinato tipo di prodotti. Le nicchie sono in genere degli spazi piccoli, spesso ricercati da piccoli imprese. Dati i costi fissi e le dimensioni modeste di una nicchia di mercato, non è detto che la sua conquista comporti la neces­saria redditività.
 
e-book
Un eBook (anche chiamato e-book oppure ebook) o libro elettronico è un libro in formato elettronico (o meglio digitale). Il termine deriva dalla contrazione delle parole inglesi electronic book, viene utilizzato sia per indicare la conversione in digitale di una qualsiasi pubblicazione sia il dispositivo con cui il libro può essere letto.

Selfmarketing: promuovere sé stessi colpire le aziende

Pubblicato da Antonella Neriil 15 gennaio 2010

selfmarketingUn buon Marketing Manager è quello che, attraverso un’opportuna e mirata strategia, riesce a far conoscere un determinato prodotto, i servizi offerti da una determinata azienda.
E una persona in cerca di lavoro, che vuole veicolare al meglio in Rete la propria profes­sionalità, la propria esperienza, a quali direttive deve attenersi?
In tal senso, è cresciuto nell’ultimo periodo dove la ricerca di lavoro è un’esigenza diffusa l’attitudine al Sel­fmarketing. Che letteralmente significa marketing di sé stessi.
Facendo leva sulle sulle 4P del marketing snocciolate dal guru del marketing Philip Kotler: Prodotto, Prezzo, Posto, Promozione.

Ovvero: promuovere se stessi. Naturalmente, alla base deve esserci “sostanza”, un’esperienza, un buon curriculum insomma.
Non è un’operazione casuale, e nemmeno così semplice come si possa pensare: si devono rispettare alcune norme se si vuole che la promozione self made raggiunga il proprio scopo: colpire chi ne viene a conoscenza e spingere i selezionatore del personale a fis­sare un colloquio conoscitivo.

In ambito Internet: quale miglior pubblicità del saper utilizzare a menadito il Web può essere utile per chi cerca lavoro proprio in ambito informatico?

Il fondamento: ci si muove nel campo del mercato delle risorse umane.
Pertanto, la perfetta conoscenza delle proprie attitudini, e soprattutto il saperle trasmettere a chi non ci ha mai né visto né sentito, è basilare.
Individuare i punti di forza della propria esperienza pone un altro caposaldo nella strategia del Sel­fmarketing: tale specificità accentuate permetteranno di stagliare il proprio profilo tra altri dieci, ad esempio.
Ancora: scegliere i mezzi più adatti per veicolare il proprio profilo lavorativo.
Ed anche costruire una sorta di “immagine” si se stessi, un simil brand che aiuti chi seleziona personale per aziende e/o enti a correlare senza dubbio un cognome ad una determinata profes­sionalità.
In tal senso, i Social Network hanno portato a galla persone, profili, esperienze, competenze: ecco perché sfruttare gli strumenti comunicativi del Web 2.0 è importante (ma attenzione a non esagerare svendendola).
Nell’ultimo anno infatti le selezione di personale, oltre che attraverso i canali tradizionali - agenzie interinali, annunci su carta — e su Portali Web dedicati per il recruiting on line, si è allargata anche al campo dei Social Media, che riescono a riportare abbastanza fedelmente un percorso pre­ciso e completo del soggetto d’interesse, cosa che un semplice foglio di carta non riesce a rendere.
Da un blog ad esempio traspare l’impronta di una persona, la sua capacità comunicativa, il suo approccio nel tempo a temi ed argomenti tra i più disparati. Una sorta di curriculum virtuale.

Web 2.0: Facebook, quando il viral message è molto… intimo

Pubblicato da Antonella Neriil 14 gennaio 2010

facebook_status2Per avere successo c’è un’unica, basilare ed imprescindibile regola: far parlare di sé. Attirare l’attenzione. Anche per cose o argomenti che, alla fin fine, sono come sabbia tra le mani. Ma catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio prodotto, o sul proprio Sito Web serve a mantenersi “vivi”.

Queste sono le sette vite di Facebook, che continua a stupire – come nel caso dello sposo che cambiò il suo status direttamente davanti all’altare – con eventi che non hanno nes­suna rilevanza, ma creano una moda, un filone.
Ora su FacciaLibro impazza la moda… del colore di reggiseno.

Da qualche settimana molti dei frequentatori del Social Network più cool del globo si stanno domandando cosa significhino enigmatici post come “nero”, “bianco”, “rosa”. E un indizio: le parole arrivano esclusivamente da utenti del gentil sesso. Con una provocazione: “Sarà divertente vedere quanto tempo ci metteranno gli uomini prima di domandarsi perché le donne hanno un colore nel loro status”.
Poco ci è voluto a scoprire che i colori altro non erano che.. la tinta del reggiseno delle utenti in quel pre­ciso momento.

Il trend altro non è che l’ennesimo caso di viral mes­sage, quelle geniali invenzioni che fanno scervellare l’intera popolazione Internet o che ne attirano l’attenzione, aumentando il traffico e i contatti.
Stesso principio del diffuso video virale o del più strutturato marketing virale.

Siete marketing manager in erba e avete la tentazione di provare a generare un mes­saggio virale?
Utile può tornare questo breve vademecum in 7 punti pubblicato dall’agenzia GoViral per creare qualcosa che lasci il segno attirando attenzione:
1. la storia deve essere divertente, provocatoria, irriverente, sovversiva, fuori di testa per catturare l’attenzione;
2. il contenuto deve essere fresco, qualcosa che l’utente non ha mai visto prima o comunque migliore di quello che ha già visto;
3. l’associazione con la marca deve essere sottile, deve intrattenere con leggerezza senza riferimenti troppo diretti alla marca;
4. l’esecuzione neces­sita di un format che si possa condividere online con la propria rete sociale;
5. gli esseri umani hanno una tendenza innata a raccontare storie, quindi condivideranno e creeranno conversazioni quando il materiale offre i giusti spunti;
6. i riferimenti devono essere ad avvenimenti attuali, dato che la vita media di una notizia è breve, questi devono essere utilizzati con la mas­sima tempestività per evitare di essere respinti;
7. il pay-off deve avvenire rapidamente, il tempo è denaro e i consumatori non vogliono far sprecare tempo alle altre persone.

Web 2.0: giochi di ruolo on line, lo scettro si tinge di rosa

Pubblicato da Antonella Neriil 13 gennaio 2010

giochi_onlineGirl power. No, non è il vecchio cavallo di battaglia delle Spice Girls nel momento culminante del loro successo, ma il sorprendente risultato di un’indagine relativa ai giochi di ruolo on line che stravolge la credenza diffusa che vede i giochi, dal vecchio gioco elettronico alla Play Station, terreno pre­ferito dai componenti di genere maschile.

A ribaltare questa credenza molto diffusa è stata una ricerca condotta in ambito Internet dalla University of Southern California e relativa ai giocatori statunitensi di EverQuest II: il gentil sesso vi riserverebbe settimanalmente 29 ore contro le 25 dei colleghi maschietti.
Le donne sono quindi più propense a rimanere in gioco e giocano con maggiore intensità ma sono meno aggres­sive degli uomini ed hanno più pazienza nel conseguire gli obiettivi.

Le femmine sei volte su dieci tendono a condividere il momento ludico con il partner o comunque con qualcun altro.
E, visto il piccolo clamore suscitato dal risultato dello studio, non stupisce un altro dato emerso: che le ragazze mostrano più imbarazzo nell’ammettere la propria pas­sione per il gioco in Rete.

Web Marketing 2009: Hewlett-Packard il brand meglio diffuso

Pubblicato da Antonella Neriil 11 gennaio 2010

brand_internetHewlett-Packard, Sony e Toshiba sul podio della miglior diffusione on line del proprio brand nel 2009.
E’ quanto emerge dalla ricerca ICEcat 2009 Brand Poluraity Index, che pre­mia le tre multinazionali nel settore del marketing e della pubblicità in Rete per aver meglio veicolato il proprio marchio.

Lo scettro consegnato dopo aver analizzato una campione vastis­simo, qualcosa come 494 milioni di schede tecniche raccolte.
Le opinioni sono quelle scaricate dal sito ICEcat nel corso dell’anno appena concluso da oltre 8mila negozi e-commerce, per una copertura pari ad oltre 3mila brand tecnologici, per cui non indirizzata verso nes­sun risultato.

La top 15 delle aziende IT più ricercate in Rete: HP, Sony, Toshiba, Lenovo, Acer, Canon, Asus, IBM, Kingston, Belkin, Samsung, Philips, Cisco, Epson, Adobe.
Per il futuro gli esperti pre­vedono una gran rentrée della giapponese Fujitsu e l’entrata nelle posizioni che contano della Dell.

Evidentemente l’ottimo rapporto costi/benefici, l’utilizzo sempre crescente del mezzo informatico confermato quotidianamente dall’ennesima statistica ha spinto i responsabili manager dei tre colossi mondiali a spingere sull’acceleratore del Web.
Scelta confermata da un dato eclatante: se nei primi sei mesi del 2009 il trend di Internet mostrava un crescita di appena il 12%, nei primo mesi del 2010 il tasso di crescita media annua è pre­visto addirittura al 48%.
 
 
Glos­sario
 
Brand
La marca o brand (il secondo è un sinonimo mutuato dalla lingua inglese) è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.

Aziende: davvero semplice il business in Internet

Pubblicato da Antonella Neriil 7 gennaio 2010

facebook_businessAncora testimonianze reali di quanto investire un po’ del proprio tempo per prendere dimestichezza con i Social Network possa diventare fonte di business per la Pmi italiana.
“Imprenditori, fareste bene a prendere dimestichezza con Facebook”. Parola del New York Times e della sua indagine, riportata recentemente anche da Il Sole 24 Ore.

Un primo dato: il costo nullo dell’iscrizione a Facebook.
Punto secondo: a costo zero, il bacino di utenza è pari a 12 milioni di persone, tanti sono ad oggi gli account attivi su FacciaLibro.

Certo, per buttarsi nella web community bisogna avere un minimo di cognizione di causa non tanto sulla tecnologia, che per i Sociale Network è davvero spicciola, quanto sul proprio scopo in Rete.

Si parte con una domanda scontata per qualsiasi tipo di campagna marketing: qual è l’obiettivo finale?
Da qui capire come strutturare la propria pagina, che proponga i contenuti giusti ma soprattutto faccia trasparire senza equivoco la serietà dell’azienda e dei suoi prodotti e/o servizi offerti. Perché di ciarlatani, purtroppo, è pieno il Web.

Altro punto da non sottovalutare, fonte di studio da parte degli uffici marketing di qualsiasi azienda: quale il target da colpire? Quali le esigenze che devo soddisfare?

Ancora: un mes­saggio finalizzato unicamente al “rifilare” il proprio prodotto ha l’effetto contrario a quello ricercato. Comunicare è il segreto: confrontarsi, saper ascoltare suggerimenti e – soprattutto — le critiche.

Anche mantenere freschi i contenuti è segnale verso l’esterno di costante studio attorno al prodotto e/o servizio, di ricerca, sinonimo di profes­sionalità ed affidabilità; in tal senso, l’utilizzo di newsfeed e status update è basilare per mantenere viva l’attenzione dei clienti che vi hanno già scelto o attirare potenziali nuove entrate.

Un caso di conclamato e tangibile successo al costo di una connes­sione Internet?
E’ quello arcinoto di Chris Meyer, di profes­sione fotografo, residente a Woodbury in Minnesota.
Specializzato in servizi fotografici per matrimoni, si è trovato alle prese con un mercato già saturo di pubblicità tradizionali che offrono servizi similari: comprare a suon di dollari un’inserzione domenicale su un pre­stigioso quotidiano, ormai, non gli dava più il riscontro cercato. Stesso discorso per lo stand nelle Fiere del settore.
Di qui, probabilmente, la scelta di virare verso la Rete, in particolare Facebook.
Semplicemente dalla rilevazione dello status, Meyer ha fatto conoscere i propri servizi alle ragazze fidanzate in età compresa tra 22 e 28 anni residenti nella zona metropolitana di St. Paul (Minneapolis) che avevano indicato di essere fidanzate nell’apposita casella dei loro profili personali. Più targetizzato di così…
Ed infatti, il suo è stato un business che gli ha permesso di continuare ad avere un mercato, un lavoro. “Se Facebook non esistesse, sarei senza lavoro” la frase più celebre di Meyer che circola per il Web.

Quindi: un profilo di Facebook, per quanto insignificante possa sembrare, è fonte di informazioni pre­ziosis­sime per indirizzare la propria pubblicità on the web.
E, rispetto alle forme di pubblicità tradizionali, che neces­sitano di un tempo di incubazione molto più lungo (semplicemente, per quanto un quotidiano nazionale abbia una cassa di risonanza innegabile, chi legge la pubblicità domenicale nell’inserto centrale non è detto che sia in età da matrimonio o intenzionato a sposarsi), Facebook & Co. riescono a fornire nell’arco di poche ore un indice di “apprezzamento” di una determinata proposta/idea pubblicitaria, dal numero di clic e soprattutto dal numero di commenti, indice dell’interesse verso l’argomento, riscontrabile in maniera analoga per le notizie on line ad esempio per un caso di cronaca.

Un altro caso talmente “semplice” da sembrare non pos­sibile?
Tale Charles Nelson è proprietario della pasticceria Sprinkles, specializzata in cupcake (torte monoporzione). In media ogni giorno controlla le impres­sioni degli utenti su Facebook quaranta volte, ed offre quotidianamente un buono omaggio per assaggiare nuove delizie per il palato da lui testate:
Morale della favola: da aprile ad oggi i suoi fans sono decuplicati, toccando quota 70mila.

Browser: nella leadership di Explorer, avanza Chrome

Pubblicato da Antonella Neriil 5 gennaio 2010

browser_chromeInternet Explorer non molla la presa sul primo posto tra i browser utilizzato da chi attiva una connes­sione ad Internet. Ma la notizia che crea un pre­cedente è quella relativa al terzo gradino conquistato nel dicembre scorso da Chrome, che ha buttato fuori dal podio relativo ai browser Safari.

Lo studio, condotto da Net Applications, attribuisce al browser di Apple il 4,46% delle scelte degli utenti, mentre il browser lanciato da Google è salito al 4,63%: un bel traguardo raggiunto in un solo anno di vita.
Tale dato però non stupisce più di tanto, alla luce di una strategia ben pre­cisa disegnata da Google: il rilascio nelle settimane scorse della versione di Chrome per Linux e Mac, oltre alla continua campagna di diffusione della versione Beta 4.0 e l’introduzione del supporto per le estension.

Si diceva della leadership incontrastata di Explorer, attualmente alla versione 8.0: oltre sei tenti su dieci (62,69%) utilizzano per la navigazione il browser made in Microsoft, mentre la medaglia d’argenta, Firefox (oggi disponibile la release 3.5), è molto staccata: 24,61%.
Nella clas­sifica troviamo poi Opera (2,40%), Opera Mini (0,53%) e Netscape (0,32%).

Ma ad oggi una larga fetta, sempre crescente, di utenti si collega via Mobile (ad oggi 1,3% del traffico web). Ed anche in questo caso da registrare un grande passo in avanti di un altro prodottto sviluppato da Google: Android ha registrato un raddoppio degli accessi tra novembre e dicembre 2009 (+ 54%); nella speciale graduatoria troviamo poi BlackBerry (+22,2%), iPhone (20,1%), Symbian (+19,0%) e Java ME (+15,66%).

Successo in Internet a costo zero? Basta un’idea vincente

Pubblicato da Antonella Neriil 4 gennaio 2010

internet_ideaIndicizzazione sui motori di ricerca, scambio link, parole chiave, tag, algoritmo, SEO
L’era del Web 2.0 vede gli operatori che lavorano in e per la Rete alla continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche per aumentare la propria visibilità on line. E di conseguenza gli accessi al proprio sito web , i clic sul proprio prodotto la crescita del business e della popolarità.
E in un mondo, quello virtuale, che pullula di concorrenza, la cosa è una fetta importante delle fondamenta su cui costruire e mantenere il proprio successo.

Ma ci sono casi che dimostrano che alla base di un caso di successo c’è… un’idea di successo.
Ci sono storie che raccontano che non è tanto lo studio tecnologico ma il far parlare di sé, il rispondere ad un’esigenza che la Rete fino a poco prima non soddisfava.
Sono diversi i casi emblematici di persone che hanno cavalcato l’onda del Web in maniera trionfale, riuscendo a “viverci”. E con un budget pres­soché nullo: l’idea giusta, un computer ed una webcam.

Prendiamo un ragazzo di 23 anni e la sua pas­sione per la bicicletta. Mescoliamo il tutto con un canale di veicolazione delle informazioni (gratuito) come YouTube ed ecco nascere una nuova profes­sione: è il caso di Danny MacAskill, 23 anni, scozzese, e della sua inclinazione per il ciclismo urbano.
Il suo sito internet è ora uno dei più visitati: www.dannymacaskill.co.uk

Altro caso di lavoro “mediatico” di portata internazionale? Un nome: Lauren Luke, 27enne inglese di Newcastle. La vendita di cosmetici su eBay non le aveva permesso di fare il salto di qualità, per cui pensò che il trucco doveva “venderlo” attraverso le immagini, via video. Perciò, ecco ancora balzare alle cronache YouTube.
Dotazione di base: una webcam, i trucchi e l’apertura di un canale dedicato. E utilizzando se stessa come modella per insegnare alle utenti i segreti per un perfetto maquillage iniziò a riscuotere un grande successo. Il canale Panacea81 diventa un caso mediatico, venendo ripreso da colossi dell’informazione mondiale quali il New York Times e Bbc.
L’intraprendente Lauren stringe poi un accordo con Sephora, che studia per lei la linea di prodotti dal marchio By Lauren Luke. E non finisce qui: arrivano una rubrica settimanale di bellezza sulle pagine del The Guardian e un “avatar” per la consolle Nintendo DS.

Cambiando genere, famoso è il caso della vendita di spazi pubblicitari di 1 pixel per 1 dollaro sul sito The Million Dollar Homepage, che vendeva la pagina principale nientemeno che a un milione di dollari…

Cosa c’è di tecnologico in tutti questi esempi di successo? Nulla. Quale staff manageriale ha concepito tali esempi di business a costo zero? Nes­suno.
Alla base del successo c’è solamente un’idea vincente. Che non ha prezzo.

KidzDream: il Web 2.0 offre la prima banca dei sogni

Pubblicato da Antonella Neriil 30 dicembre 2009

sogni_multimedialiAprendo una finestra sul mondo del Web, ad oggi, è praticamente pos­sibile trovar qualsiasi cosa.
Ma i sogni, evento che generalmente rimane appeso ad una descrizione sfocata, legata ai pochi ricordi che rimangono una volta svegli? Beh, il Web 2.0 offre una vetrina anche a quelli. E gli abbina una campagna di solidarietà.
La nuova era di Internet offre ai navigatori la banca dei sogni dei bambini, KidzDream, nato dal format multimediale online Artefacta, creato in collaborazione con Enciclopedia Treccani per la 52° Biennale arti visive di Venezia e basato su mappe in Google style.

Piccole pesti dai 6 ai 12 anni racconteranno davanti ad una telecamera i loro sogni, cucendo con il filo e tes­sendo un ordito fatto di colori, suoni, odori, sensazioni che solo i bambini riescono a mettere insieme. Il tutto in un tempo che varia di 60” ai 2 minuti.
Ed alla fine il tutto viene anche impresso sulla carta nel clas­sico disegno.
Nei luoghi tradizionalmente destinati ai più piccoli, come le scuole, ecco prendere vita il sogno più bello, quello più divertente, quello più pauroso, quello più nitido.

Sul sito ufficiale del progetto si parte da un planisfero, dove alcuni asterischi guidano ai paesi dove sono “pre­senti” sogni raccontati; entrando nelle varie città si accede ad un menù di piccoli film con i sogni dei bambini di quella parte del mondo.

Fino ad oggi il progetto pilota ha già raccolto video spaziando nel globo: dal Senegal (villaggio Mbour) a Napoli (scuola elementare 73° Circolo Didattico); da Barcellona a Roma (bambini Rom pre­senti della X circoscrizione). Per l’Italia, al momento sono disponibili anche i sogni di alcuni bambini di Venezia.

Ed i sogni dei bambini avranno come scopo finale – oltre a quello di assaporare la spontaneità e l’innocenza dei più piccoli – l’aiutare i pari età meno fortunati: dall’acquisto di materiale scolastico all’allestimento di luoghi per praticare sport, o per comprare giocattoli.