mar 07 febbraio 2012
CromosomaWeb internet web marketing

Emilia Romagna: SI-Impresa il nuovo portale per le aziende

Pubblicato da Ilaria Mariniil 19 febbraio 2010

Maleís hand writing in the documentLa Regione Emilia Romagna porta le aziende nell’era del Web 2.0: lo dimostra la messa on line del nuovo portale SI-IMPRESA (Url www.emiliaromagna.si-impresa.it), realizzato nell’ottica di semplificare e velocizzare tutte le pratiche e i procedimenti amministrativi neces­sari alle attività economiche.
Il Sito Internet regionale dedicato ospita al proprio interno anche lo “Sportello unico telematico per le Attività Produttive”.
Si tratta di un portale di facile accesso per le imprese, che ha al suo interno tutte le informazioni sul sistema economico regionale, sulle opportunità per le imprese e sui servizi offerti dalla pubblica amministrazione per via telematica, con enormi vantaggi per le imprese, che risparmieranno tempo e denaro nell’acquisizione delle informazioni e nello svolgimento delle pratiche burocratiche.
Un ruolo centrale per il nuovo sportello on line e per il nuovo portale è giocato dal Coordinamento regionale degli sportelli unici per le attività produttive, coordinato dal Servizio sportelli unici della Regione: una rete regionale composta da 350 sportelli unici e dai Coordinamenti provinciali Suap. Un servizio, quello degli sportelli unici degli enti locali, che ogni anno si occupa di circa 25 mila procedimenti amministrativi per le imprese.

Su SI-IMPRESA troverà quindi spazio la costruzione e messa a disposizione della nuova piattaforma informatica per il “Suap on-line dell’Emilia-Romagna”, che informatizzando i procedimenti amministrativi, su cui opera ogni sportello unico, renderà disponibili alle imprese servizi on-line, garantendo l’integrazione tra la nuova piattaforma e le soluzioni già adottate dai comuni.

Il contenuto della banca dati è costituito da 350 interventi, detti anche endoprocedimenti, che riguardano gli ambiti tematici ambientale, edilizio e produttivo, censiti e condivisi a livello regionale, attraverso l’apporto dei Coordinamenti provinciali Suap e delle singole realtà dei Suap locali, nell’ambito del Tavolo di coordinamento regionale Suap.
Il database riporta, in relazione ai singoli procedimenti, indicazione della normativa applicabile, degli adempimenti procedurali, della modulistica, nonché dei relativi allegati da utilizzare uniformemente nel territorio regionale. E contiene, altresì, le indicazione della normativa e degli elementi procedurali specifici dei singoli enti locali.
Grazie alla struttura, sarà pos­sibile coprire tutte le circa 150 procedure amministrative di cui l’impresa può neces­sitare nella sua quotidianità.

Il Marketing 2.0 si adatta all’utente media multitasking

Pubblicato da Ilaria Mariniil 18 febbraio 2010

media_multitaskingDopo che dall’Osservatorio Multicanalità qualche settimana fa aveva svelato che un italiano su tre nel 2009 è stato influenzato da Internet negli acquisti, ecco arrivare un’ulteriore, autorevole voce a confermare che il Web è sempre più radicato nel quotidiano.
Un recente studio firmato Media Meshing e condotto da Microsoft Advertising su un panel di 1.000 individui adulti in sette Paesi, Italia inclusa, ha confermato che gli utenti europei sono sempre di più media multitasking.
In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche in Internet prima di mettere mano al portafoglio.

I dati. Sette persone su dieci coinvolte almeno una volta alla settimana consultano le Pagine Web, mentre addirittura quattro utenti su dieci lo fanno tutti i giorni. E almeno il 30% dei futuri consumatori effettua ricerche su un determinato prodotto che vorrebbe acquistare.
Questo è reso pos­sibile dalla crescente diffusione e dal crescente utilizzo di dispositivi portatili quali iPhone, notebook e smartphone, che permettono una connes­sione real time in quasi tutti i luoghi.

Naturalmente il multitasking abbraccia di più le nuove generazioni, più inserite nel contesto Web 2.0 e più pratici di dispositivi che si connettono via Mobile: nove giovani su dieci di età compresa trai 16 e 24 anni sono fruitori assidui e simultanei di televisione e computer.

Dove è maggiore l’attitudine alla multicanalità? In Danimarca e nel Regno Unito il 77% dei navigatori utilizzano entrambi i media almeno una volta alla settimana, cui si accoda la new generation tedesca (73%), belga (71%), poi troviamo quella italiana (69%).

Spesso, sono le pause televisive che “innescano” il fenomeno della consultazione parallela di due fonti di informazione, accentuata di sera e durante i fine settimana: il 37% dei soggetti attiva la connes­sione Internet quando viene trasmessa la pubblicità in Tv, mentre il 39% resta sulla poltrona limitandosi a fare zapping con il telecomando.
Con il plasma acceso e il modem in funzione, cosa hanno dichiarato di fare gli internauti coinvolti nello studio? Tre persone su scaricano la posta elettronica, il 64% gira nel Web, il 49% si dedica ai Social Network e il 39% alle chat.

Altre casistiche. Oltre la metà del panel ha dichiarato di aver cercato anche sul Web un annuncio pubblicitario già visto in televisione; sempre oltre la metà dei consumatori multitasking ritengono maggiormente appetibili e coinvolgenti le campagne on the Web rispetto ai tradizionali mezzi pubblicitari.
Per il Marketing 2.0 tutte queste informazioni relative alle nuove tendenze dei consumatori sono vere e proprie miniere d’oro.

Non solo. Azzeccata la scelta del canale pubblicitario adatto, due utenti su dieci hanno diffuso la propria pre­ferenza tramite e-mail, postando su Social Network & Co. il link dello spot che ha suscitato interesse.
Prende sempre più credibilità, alla luce di questa ennesima ricerca, che il tanto celebrato “media mix”, ovvero una ripartizione più equilibrata tra i vari media scelti nelle le campagne pubblicitarie, permetta di ottenere risultati molto più soddisfacenti.

Aziende in gonnella: a Ferrara un’impresa su cinque è donna

Pubblicato da Ilaria Mariniil 2 febbraio 2010

donne_aziendeFerrara, imprenditoria in rosa pre­ziosa risorsa. E’ questa la conclusione di un recente studio, condotto dalla Camera di Commercio di Ferrara sulle aziende del territorio e sulla pre­senza di realtà “in gonnella”.

Il dato regionale. Le imprese femminili ferraresi costituiscono, evidenzia la Camera di Commercio l’8,4% del totale regionale, mentre il peso sul totale nazionale e’ dello 0,6%.
Ancora sbilanciata la distribuzione per forma giuridica: il 73,5% e’ costituito in forma di impresa individuale, concentrato in alcuni settori di attivita’ economica: ben 2.103, corrispondenti al 21,3% del totale, operano nel settore del commercio, altre 1.707, pari al 22,63% del totale, nel settore agricolo.

L’analisi a livello locale. A Ferrara oltre un’impresa su cinque è femminile. Infatti, le 7.566 imprese “in rosa” nella provincia incidono, sul totale delle imprese attive (34.899), per il 21,7% (nel 2008 era al 21,3%).
Un po’ meno dei tre quarti di esse sono imprese individuali.
In netta crescita risultano le donne che scelgono come forma giuridica la società di capitale (+21,7%), mentre la forma giuridica società di persone pre­senta un leggero calo (-1,3%).
In Emilia-Romagna sono più “femminili” di Ferrara solo Piacenza e Rimini, ma nel complesso le province della regione registrano valori che non si discostano molto tra loro. 
Anche se per le figure dirigenziali, il gap tra uomini e donne si riduce al 3,3%, e per quelle impiegatizie d’ufficio al 3,9%. Indagando ancora più a fondo sulla struttura dell’occupazione, la ricerca evidenzia come anche a Ferrara le differenze tra uomini e donne dipendono pre­valentemente dalla diversa distribuzione strutturale per profes­sione svolta, settore di lavoro, dimensione delle imprese, età, titolo di studio ecc..
Se l’occupazione femminile si distribuisse allo stesso identico modo di quella maschile il differenziale retributivo si ridurrebbe, infatti, dal 16 a 3,5%.
In altri termini, le differenze tra gli uomini ed il “gentil sesso” sono in larga parte dovute al fatto che le donne svolgono ancora pre­valentemente profes­sioni, in assoluto, mediamente meno retribuite. Segno che per loro è ancora difficile accedere a profes­sioni per cui la retribuzione è più elevata (e dove la concentrazione di dipendenti uomini è preponderante).

A tal proposito, uno studio dell’Osservatorio dell’economia della Camera di Commercio sull’andamento delle retribuzioni offerte dalle imprese nel 2008, e’ emerso che le retribuzioni medie per gli uomini sono state pari a oltre 28 mila euro contro i 24.100 per le donne, con uno scarto a favore degli uomini del 16% (era 16,5% nel 2003).

Viral Marketing: obiettivo far parlaredi sé il Web

Pubblicato da Ilaria Mariniil 27 gennaio 2010

marketing_viraleFare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi di una buona strategia di marketing, ma soprattutto le basi portanti del Viral Marketing.

Un passo alla volta. Cos’è per definizione il Viral Marketing?
Prendiamo semplicemente la definizione che fornisce Wikipedia “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interes­sati per trasmettere il mes­saggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del mes­saggio segue un profilo tipico che pre­senta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del pas­saparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.
Il termine nasce nella metà degli anni ’90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia bio­logica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione Viral Marketing diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”.
Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interes­sante per un utente, viene pas­sata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “pas­saparola”, la conoscenza dell’idea”.

Specificato di cosa si parla, un buon stratega in questo settore della comunicazione deve riuscire a creare un meccanismo a catena, un pas­saparola mediatico in grado di catalizzare l’attenzione, far arrivare e far tornare gli utenti sul tuo sito, creare un’attenzione che cresce gradualmente.

Aspetto basilare è il prendere parte al mondo Social non “tanto per”, ma seguirlo perseguendo un obiettivo ben pre­ciso, spiccando nella massa perché, volere o volare, oggi anche la più piccola delle realtà anche lontana anni luce dal Web ha la sua pagina di Facebook, ad esempio. Un biglietto da visita immobile e non visitato, ma c’è a fare numero, ad inflazionare il settore.

Per far lievitare il proprio brand, una buona campagna di Viral Marketing deve essere accattivante, non spiccatamente commerciale (assolutamente banditi gli spot commerciali puri, che allontanano l’utente).
Anzi: bisogna avere la brillantezza e la capacità di arrivare indirettamente al proprio prodotto e/o servizio catalizzando l’attenzione degli internauti su un altro tema apparantemente esterno, legato ovviamente all’ambito in cui si opera.
Un video, una frase sibillina, perché no uno sconto per testare un determinato prodotto, una musica sono elementi che attirano l’attenzione. E il piano marketing è praticamente già a metà strada.
Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio marchio: quale miglior pubblicità di quella che nasce in maniera spontanea “dal popolo”?

C’è poi un altro equilibrio importante da rispettare: il far diffondere e veicolare nel Web il proprio prodotto ai fruitori finali è sinonimo di aver centrato il progetto, ma saper comunque mantenere la propria identità e saper farsi riconoscere resta neces­sità primaria, altrimenti il progetto va automaticamente a decadere.
Ecco spiegata in tal senso l’importanza di dare riferimenti certi a chi si connette ad Internet: una Fan Page di Facebook, un Sito Internet ufficiale, un blog (o forum) aziendale.

Se il risultato finale è il cosiddetto engagement – in italiano la famosa fidelizzazione del cliente – il Marketing Manager può ritenere di aver svolto con perfezione chirurgica il proprio lavoro.

Successo in Internet: i mercati di nicchia nuova frontiera

Pubblicato da Ilaria Mariniil 19 gennaio 2010

mercato_nicchiaInternet sta prendendo sempre più piede, e come nei decenni è toccato alla pubblicità sulle edizioni cartacee dei quotidiani, la saturità dell’ambiente spinge i nuovi imprenditori a sterzare.
Non avrebbe senso buttarsi – a meno con si sia studiata l’Idea vincente, con la I maiuscola – in un mercato che ormai non risponde nemmeno più anche a fronte di enormi capitali disponibili, come nel caso dei portali che raccolgono annunci immobiliari, ma ha senso deviare leggermente il tiro e rivolgersi ai famosi mercati di nicchia.
Al momento attuale prodotti e servizi che rispondano a tale definizione potrebbero essere alcuni settori dell’industria turistica, consigli per animali, ricette fornite da qualche agriturismo o il mercato dei prodotti di lusso.

Insomma, bisogna cercare un ambito in cui le richieste inevase degli utenti siano molte, in maniera da raccogliere interesse innescando un business senza dover fare i conti (nelle prime fasi) con la concorrenza.
C’è un esempio concreto in tal senso che viene dall’altra parte dell’Atlantico: in America hanno spopolati gli i e-book del “to do”, ed attualmente questo mercato conta un giro di fatture per 100 milioni di dollari.
Ed anche nel nostro Paese tale strategia di marketing ripaga della scelta effettuata: ci sono casi che contano aziende che contano ogni mese entrate dell’ordine di 10mila euro, anche se al momento la somma totale del business fatto girare dagli e-book nostrani non supera i 10milioni di euro.

In tal proposito, c’è un piccolo vademecum reperibile facilmente sul Web che traccia i punti salienti che configurano le base per avere successo nei mercati di nicchia:
1. Le persone all’interno della nicchia devono essere appas­sionate sull’argomento di interesse. Potete trovare persone interes­sate alla vostra nicchia cercando su Google con la keyword “ilvostropotenzialemercato forum”, “ilvostropotenzialemercato chat”, “ilvostropotenzialemercato club” ed altri.
Dovrete trovare gruppi di persone che regolarmente visitano il vostro sito web, ad esempio potrete attrarli mettendo a disposizione una chat in modo da permettere a persone interes­sate agli stessi argomenti di potersi scambiare opinioni
2. Gli utenti del vostro sito dovrebbero avere a disposizione una carta di credito per spendere. Potete spendere tutto il tempo e le energie che volete cercando di vendere e-books ai ragazzi, ma questa classe della popolazione è nota per non avere soldi da spendere. Focalizzate la vostra energia su mercati in cui sono pre­senti classi che hanno a disposizione denaro da spendere, dottori, manager, gol­fisti…
3. Competitors. Se non ci sono competitors nella nicchia di mercato che avete individuato, forse è meglio lasciarla perdere e sceglierne un’altra.
Pensi di essere la prima persona che ha cercato di vendere andando alla ricerca di nicchie di mercato? Nel 99.9% dei casi se non ci sono competitor nel mercato che avete individuato, significa che quella nicchia non è profittevole. Un buon modo per vedere se avete competitors è cercare in google utilizzando le chiavi con le quali avete individuato la vostra nicchia. Se vedete le ads (pubblicità) di Google sulla destra della pagina di ricerca o in alto, significa che avete dei competitors che già vendono prodotti simili a quelli che voi avete in mente di vendere.
Non pensate di essere degli eroi e inventare nuovi prodotti, nes­suno lo ha fatto prima. Invece guardate i prodotti che già si vendono è cercate di fornire un prodotto migliore
4. Finalmente cercate le vostre keywords. Esistono dei tools disponibili liberamente che pos­sono darvi delle buone idee per le keyword relazionate alla vostra nicchia di mercato. Potete utilizzare il suggeritore di keyword di overture. Inserite una keyword relazionata al vostro mercato e ne avrete molte altre ad essa correlate.
 
 
Glos­sario
 
Mercato di nicchia

In economia, la nicchia è una parte di mercato che la concorrenza non ha ancora raggiunto, o che essa ha parzialmente occupato, ma in maniera tale da non venire incontro soddisfacentemente alla domanda. Può consistere in una parte di clientela, oppure in un determinato tipo di prodotti. Le nicchie sono in genere degli spazi piccoli, spesso ricercati da piccoli imprese. Dati i costi fissi e le dimensioni modeste di una nicchia di mercato, non è detto che la sua conquista comporti la neces­saria redditività.
 
e-book
Un eBook (anche chiamato e-book oppure ebook) o libro elettronico è un libro in formato elettronico (o meglio digitale). Il termine deriva dalla contrazione delle parole inglesi electronic book, viene utilizzato sia per indicare la conversione in digitale di una qualsiasi pubblicazione sia il dispositivo con cui il libro può essere letto.

Web Marketing 2009: Hewlett-Packard il brand meglio diffuso

Pubblicato da Ilaria Mariniil 11 gennaio 2010

brand_internetHewlett-Packard, Sony e Toshiba sul podio della miglior diffusione on line del proprio brand nel 2009.
E’ quanto emerge dalla ricerca ICEcat 2009 Brand Poluraity Index, che pre­mia le tre multinazionali nel settore del marketing e della pubblicità in Rete per aver meglio veicolato il proprio marchio.

Lo scettro consegnato dopo aver analizzato una campione vastis­simo, qualcosa come 494 milioni di schede tecniche raccolte.
Le opinioni sono quelle scaricate dal sito ICEcat nel corso dell’anno appena concluso da oltre 8mila negozi e-commerce, per una copertura pari ad oltre 3mila brand tecnologici, per cui non indirizzata verso nes­sun risultato.

La top 15 delle aziende IT più ricercate in Rete: HP, Sony, Toshiba, Lenovo, Acer, Canon, Asus, IBM, Kingston, Belkin, Samsung, Philips, Cisco, Epson, Adobe.
Per il futuro gli esperti pre­vedono una gran rentrée della giapponese Fujitsu e l’entrata nelle posizioni che contano della Dell.

Evidentemente l’ottimo rapporto costi/benefici, l’utilizzo sempre crescente del mezzo informatico confermato quotidianamente dall’ennesima statistica ha spinto i responsabili manager dei tre colossi mondiali a spingere sull’acceleratore del Web.
Scelta confermata da un dato eclatante: se nei primi sei mesi del 2009 il trend di Internet mostrava un crescita di appena il 12%, nei primo mesi del 2010 il tasso di crescita media annua è pre­visto addirittura al 48%.
 
 
Glos­sario
 
Brand
La marca o brand (il secondo è un sinonimo mutuato dalla lingua inglese) è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.

Web 2.0: Internet prende gli italiani… per la gola

Pubblicato da Ilaria Mariniil 31 dicembre 2009

cucina_internetIn televisione e sulla carta stampata impazzano i programmi di cucina: dall’ormai tradizionale Prova del Cuoco di Rai Uno alla rubrica Gusto del Tg5 fino al recente Cotto e Mangiato supplemento di Studio Aperto su Italia 1.
Ovunque, in qualsiasi ambito, viene proposta una ricetta o un consiglio sull’alimentazione.

E il Web? Poteva essere da meno? Certo che no.
Uno studio condotto dalla Nielsen per la Voiello, noto produttore di pasta made in Italy, e dall’eloquente titolo “Il web dei golosi”, porta alla luce di come anche Internet pulluli di appas­sionati di cucina: quasi due milioni di italiani visitano con regolarità i siti dedicati ai fornelli e ai suoi segreti. Ovvero un po’ meno della metà dei 4.5 milioni di internauti – recentemente censiti dalla ricerca Gpf/Negroni – risulta un foodies, giusto per utilizzare un neologismo di quelli che sforna quotidianamente la Rete, che ci ripropone quello che eravamo abituati ad etichettare come “buongustaio” in english style.

Tornando all’analisi Nielsen, nello scorso giungo una fetta pari al 7,9% degli 1,8 milioni di persone che si sono connesse ad Internet ha cercato o proposto una ricetta: la crescita rispetto al 2008 è notevole, + 4,6%.

I foodies di cosa dis­sertano in rete? Ma in Italia è ovvio: pasta. La clas­sifica? Spaghetti in pole position (la parola che identifica l’Italia nel mondo è pre­sente in 14.989 mes­saggi), penne al secondo (4.147), linguine medaglia di bronzo (2.990).

E la cucina sul Web poteva non seguire la strada Social? Certo che no. Un milione e mezzo di utenti si addentra in forum, blog e gruppi di discus­sione imperniati su spezie e sughi, o partecipa a concorsi a tema.

Non solo. Oltre un milione di persone utilizza l’e-commerce alimentare.

Il profilo del foodies: donna in tre casi su cinque, di età compresa tra 18 e 9 anni nel 70% dei casi.

I siti internet dedicati che hanno fatto… più gola sono www.cookaround.com (814mila utenti unici mensili), www.giallozafferano.it (626mila), www.cucinare.meglio.it (500mila).
Bene anche www.piacerevero.it , il sito creato dalla stessa Voiello per permettere agli utenti un interscambio culinario real time. Un successo? Considerando che nel mese di settembre il traffico è aumentato del 300%, l’azienda dal punto di vista marketing ha fatto centro.

Marketing, il futuro è green

Pubblicato da Ilaria Mariniil 29 dicembre 2009

marketing_ambienteDa diversi anni i temi ecologisti, l’eco-sostenibilità e la compatibilità ambientale hanno occupato ampi spazi nel nostro quotidiano; dalla raccolta differenziata ai dibattiti televisivi, sui quotidiani e sul Web.
Non ci si meraviglia dunque se anche il marketing virerà… al verde per sposare l’avanzante cultura ecologista e creare un avvicinamento alla comunicazione e alla pubblicità “sostenibile”.

Su cosa verte l’attività di chi sviluppa green marketing? Come ogni buon pubblicitario-comunicatore, questa nuova figura manageriale dovrà far entrare nella quotidianità la sensibilità verso i prodotti che rispettano standard di qualità e sostenibilità ambientale. Ovvero, fargli ruotare attorno un business.

Ma, ad oggi, qual è la forza di penetrazione dei prodotti che rispettano l’ambiente degli italiani?
Secondo uno studio condotto dall’Istituto Eurisko, l’ambito “verde” interessa gli italiani addirittura al pari della disoccupazione: 90% il risultato delle mille intervistati effettuate in un panel 18–64 anni.
Ed una larga fetta (74%) constata l’arretratezza del Paese in tale ambito, e viene sottolineata l’importanza della diffusione di tali concetti attraverso gli organi di informazione.
Una questione d’interesse, e dove c’è interesse c’è business. Può un accorto piano marketing del futuro pros­simo non tenerne conto?

Inoltre, questo nuovo percorso creerà inevitabilmente nuove figure profes­sionali, pertanto nuovi posti di lavoro.
 

Ci sono già casi studiati in Italia, analizzati ad esempio da Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2009/imprese-ripresa/articoli/imprese-ripresa-via-italiana-green-economy.shtml

E sempre l’autorevole giornale rosa mette in guardia: non è tutto oro quello che luccica http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-agosto-2009/green-economy.shtml)
 
Altri approfondimenti:
http://www.greenme.it/informarsi/green-economy/1462-quanto-ci-costera-la-green-economy
http://blog.panorama.it/economia/2009/02/13/energia-pulita-la-via-italiana-alla-green-economy/
 
 
 
Glos­sario 
Green Economy
Al giorno d’oggi si definisce economia verde, o più propriamente economia ecologica, un tipo di ‘analisi econometrica’ che oltre ai benefici economici (aumento del Prodotto Interno Lordo) prende in considerazione i danni ambientali (che spesso diminuiscono anche il PIL, dal momento che riducono le rese della pesca, dell’agricoltura e la qualità dell’ambiente, fatto che danneggia il turismo) prodotti dall’estrazione delle materie prime, dal loro trasporto e trasformazione in energia, della loro manifattura in prodotti finiti ed infine del pos­sibile riciclaggio o danno ambientale che produce la loro eliminazione definitiva. Questa analisi propone misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione pubblica in grado di ridurre il consumo di energia e di risorse naturali (acqua, cibo, combustibili, metalli, ecc.); diminuire la dipendenza dall’estero; abbattere le emis­sioni di gas serra; ridurre l’inquinamento locale e globale ed infine cercare di istituire un’economia sostenibile per molti millenni, servendosi pre­valentemente di risorse rinnovabili (come le bio­masse, l’eolico, il solare, l’energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di ogni tipo di scarto domestico o industriale.

Pubblicità: il marketing del futuro è in Internet

Pubblicato da Ilaria Mariniil 16 dicembre 2009

advertising_webSocial Network, Blog, Portali di annunci, Forum, e-commerce: il Web 2.0 invade quotidianamente le nostre vite e prende sempre più corpo ed importanza.
Non stupiscono quindi i risultati della ricerca effettuata dall’Osservatorio New Tv & Media della School of Management del Politecnico di Milano, pre­sentati nei giorni scorsi nel capoluogo meneghino durante il convegno “New Tv & Media: la crisi accelera la trasformazione”.

I New Media, quelli legati alla nuova concezione del Web, quello che comunica ed interagisce, stanno pian piano soffocando i media tradizionali: i nuovi investimenti pubblicitari e le nuove campagne marketing è naturale siano indirizzati on line.

Qualche dato per capire la portata del cambiamento del tipo di investimento pubblicitario.
Media tradizionali (giornali, televisione analogica e radio) perdono rispettivamente il 20%, il 10% ed il 14% sulla raccolta pubblicitaria nel 2009 giunto quasi a conclusione. Per contro, c’è un considerevole aumento delle tv digitali che toccano il 41% (35% nel 2008).

dati_osservatorio_new_mediaI nuovi media hanno salito un gradino pari al 15%, che porta dietro di se un giro d’affari di oltre 3.800 milioni di euro.
Web, Mobile e televisioni coprono il 29% degli introiti: +13% nel confronto con il 2008 in ambito advertising, andando a colmare parte delle perdite dei media tradizionali.

Mentre i media basati sul Web sono cresciuti del 10% grazie alla pubblicità e ai contenuti pre­mium del 10%. A tal proposito, per l’anno in corso gli introiti pubblicitari dei contenuti pre­mium dovrebbero raggiungere un valore di circa 910 milioni di euro, ovvero il 10% in più rispetto al 2008, ma gli esperti ritengono che il potenziale inespresso “è ancora elevatissimo”.

Ancora. I direttori marketing parte del panel utilizzato dall’Osservatorio racconta di come quasi uno su tre (28%) abbia investito in campagne digitali oltre il 10% del budget pubblicitario a disposizione; il 22% ha speso per tale scopo dal 5 al 10% delle risorse disponibili mentre la metà degli intervistati ha investito meno del 5%.
Le pre­visioni in tal senso puntano inequivocabilmente sul web marketing: nel 2010 un responsabile su tre incrementerà gli investimenti di un altro 10%.

Marketing: il futuro della pubblicità? L’Advertising on line

Pubblicato da Ilaria Mariniil 11 novembre 2009

marketing_advertisingUno studio diffuso dall’agenzia ZenithOptimedia ha confermato sensazioni e dati degli ultimi anni: man mano in Italia l’investimento su cartaceo lascerà spazio all’investimento on line.
D’altra parte la stessa strada è quella percorsa lentamente in Italia e più velocemente oltreoceano dall’informazione.

Cifre alla mano, che sono quelle che alla fine azzerano le chiacchiere, sono queste: rispetto al 2008, gli investimenti pubblicitari su carta stampata, televisione e radio sono calati quasi del 10% (per l’esattezza 9,9 punti percentuali) e per fine anno arriveranno a toccare anche il 20%.
L’investimento sul Web invece è pre­visto in percentuale simile ma di segno opposto: + 9,2%.
Gli esperti pre­vedono per il 2010 una crescita della spesa per gli advertising impercettibile (0,5%), che si tramuterà in un 4% nel 2011.

Non che on the web sia tutto rosa e viole, specie dall’altra parte dell’Atlantico. Analisi effettuate dagli esperti americani hanno visto la crisi economica riflettersi anche sulla spesa per il marketing on line di cui sono i maggiori interpreti: a tutto giugno infatti i riscontri sono stati negativi.
Nei primi sei mesi dell’anno in corso (dati Iab e Pricewaterhouse Coopers) è stato infatti solamente del 5% (11 miliardi di dollari) l’investimento in Rete, e tale situazione di empasse durerà da pre­visione sino alla primavera inoltrata.

E nel nostro Paese? Internet ha superato la radio. I dati elaborati da Nielsen per il primo semestre evidenziano che investimenti on line sono aumentati del 7% per una cifra pari a 340 milioni di euro, che sorpassa i 249 milioni investiti nelle radio. Con cartellonistica e affis­sioni parecchio arretrate: 100 milioni gli investimenti. 
In Italia chi vuole farsi conoscere, promuovere un brand sceglie ancora la televisione (52%) ed edizioni cartacee (20%). Ma l’adversiting on line sta avanzando in trincea con i gomiti: l’obiettivo di raggiungere il 10% sul totale della spesa pubblicitaria potrebbe addirittura realizzarsi nel 2010.
 
 
Glos­sario
 
Advertising
Insieme delle pratiche volte alla promozione di siti e aziende online sfruttando i mezzi interattivi (banner principalmente) disponibili nel Web.
Compito di norma affidato ad agenzie ed aziende specializzate che pos­siedono le tecnologie neces­sarie per realizzare e monitorare i risultati di una campagna pubblicitaria online.
 

Nielsen Media Research
La Nielsen Media Research (NMR) è un’azienda americana di New York City operante soprattutto da Oldsmar, Florida, specializzata nella misurazione dell’audience di tv, radio e giornali. È soprattutto conosciuta per il Rating Nielsen, nel campo della televisione.I Rating Nielsen per la televisione sono stati elaborati a partire dagli anni 50 e misurano quali programmi vengono visti da diversi segmenti della popolazione. La parte più conosciuta di questa ricerca è il “Diario”. Nei mesi di febbraio, maggio, luglio e novembre, la Nielsen chiede alle famiglie di appuntare sul “Diario” quali programmi vengono visti nell’arco di una settimana.
Alla stessa famiglia appartiene la Nielsen/NetRatings, che misura l’audience di Internet e di altri mezzi digitali attraverso sondaggi telefonici e via computer.
La Nielsen conduce ricerche anche per l’industria cinematografica attraverso il National Research Group (NRG).