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	<title>CromosomaWeb &#187; lavoro</title>
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		<title>Lavoro: aziende attentissime alla e-reputation dei candidati</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tua immagine è inflazionata in <b>Internet</b>? In tanti ti conoscono? Le tue pagine <b>Facebook</b>, <b>Twitter</b> e il tuo <b>blog</b> pullulano di <b>contatti</b>? Buon per te. Ma attenzione a “come” sei conosciuto e ai contenuti che divulghi per il <b>Web</b>: la tua <b>e-reputation</b> potrebbe portarti ad essere bocciato anzitempo dal tuo prossimo <b>datore di lavoro</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1402" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/e-reputation.jpg" alt="e-reputation" width="300" height="189" />La tua immagine è inflazionata in <strong>Internet</strong>? In tanti ti conoscono? Le tue pagine <strong>Facebook </strong>e <strong>Twitter </strong>ed il tuo <strong>blog </strong>pullulano di <strong>contatti</strong>? Buon per te.<br />
Ma attenzione a “come” sei conosciuto ed ai <strong>contenuti</strong> che divulghi per il <strong>Web</strong>. Ovvero la tua <strong><em>e-reputation</em></strong>, neologismo molto utilizzato negli ultimi anni, potrebbe portarti ad essere giudicato in maniera negativa dal tuo prossimo datore di <strong>lavoro</strong>, che scarterà così la tua candidatura indipendentemente dalle tue capacità e <strong>professionalità</strong>.</p>
<p>La tendenza è stata attestata da uno studio commissionato dalla <em><a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a></em> e presentato nei giorni scorsi in occasione del <em>Data Privacy Day</em>: il 70% delle <strong>aziende</strong> statunitensi interpellate in merito hanno confermato che il 70% dei <strong>selezionatori di personale</strong> ha rifiutato a priori candidature di soggetti su cui aveva effettuato una veloce <strong>ricerca</strong> in <strong>Internet</strong>, e che secondo i responsabili godevano di “cattiva” fama in <strong>Rete</strong>.<br />
In Gran Bretagna tale percentuale si attesta sul 41%, una fetta comunque considerevole, 16% in Germania e 14% in Francia.</p>
<p>Il panel su cui è stato elaborato lo studio è formato da 1.200<strong> manager</strong> e selezionatori, intervistati sulle abitudini nelle valutazioni dei candidati, e 1.200<strong> internauti</strong> residenti negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania.</p>
<p>Quello che più viene temuto dalle aziende sono eventuali grattacapi dovuti ai “comportamenti del candidato” e “commenti e testi inappropriati”, oltre a commenti negativi sui precedenti posti e colleghi di lavoro.</p>
<p>L’altra faccia della medaglia. In terra statunitense è praticamente ignorato il pericolo legato alla <em>e-reputation</em>: solamente il 7% dei soggetti coinvolti nella ricerca ravvede il proprio comportamenti in Rete.<br />
Più preoccupati in merito i tedeschi: sale al 13% la percentuale dei titubanti.</p>
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		<title>Self Marketing: creare il brand vincente di noi stessi</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 10:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo le regole del <b>Web 2.0</b> è basilare far sapere che si esiste, che si possiede una determinata <b>professionalità</b>: in poche parole, creare il <b>brand</b> vincente di noi stessi. Ma ci sono alcuni interrogativi da porsi prima di “vendersi”: a chi mi sto rivolgendo? Qual è il mio <b>target</b>? Cosa mirende mi rende “unico” ed appetibile? [...]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1365" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/self_marketing.jpg" alt="self_marketing" width="300" height="192" />Navigando in <strong>Rete</strong>, si possono riscontrare diversi stati d’animo nei confronti dell’argomento: dal più completo scetticismo, ad un generico “palloso” fino al convincimento più totale nei confronti dei dogmi.<br />
Il riferimento sono le famose “<strong>4 P del self marketing</strong>” di . Sottotitolabile con un “come vendere meglio sé stessi”.</p>
<p>Sono in continua ascesa e  mutamento le teorie relative al self marketing: gli slogan facilmente riscontrabili nello smisurato mondo del<strong> Web</strong>, che come capofila potrebbero essere riconducibili al motto “chi non comunica non esiste!”.</p>
<p>Bisognerebbe dunque secondo le regole del <strong>Web 2.0</strong> far sapere che si esiste, che si possiede una determinata <strong>professionalità</strong>, un certo tipo di attitudini. Che poggiano sulla conoscenza millimetrica di noi stessi.<br />
Partendo dalle domande alla base della vita<strong> Social</strong>, così come fu per l’uomo alle origini, ci sono alcuni interrogativi da porsi prima di “vendersi” sia nel mondo reale che in quello virtuale.<br />
A chi mi sto rivolgendo? Qual è il mio <strong>target</strong>? Quale la caratteristica in mio possesso che più colpisce e mi rende “unico” ed appetibile?</p>
<p>Ma vediamole, queste 4P, ovvero <strong>prodotto</strong>, <strong>prezzo</strong>, <strong>posto</strong> e <strong>promozione</strong>. Ed applichiamole all’articolo da “vendere” al meglio: noi.</p>
<p>–Prodotto: se ci si dovesse paragonare ad un prodotto cosa saremmo? Quali le capacità,le conoscenze ed esperienze che possiamo giocare come carta vincente? Quali i nostri?<br />
Fondamentale, come in tutti i campi, è la prima impressione che si desta: dal modo di porsi all’abbigliamento, ad altri dettagli che possono fare la differenza come il tono di voce, i gesti<br />
–Prezzo: il nostro valore è determinato da una serie di fattori: titolo di studio,<strong> curriculum</strong>,<strong> competenze</strong>.<br />
La cosa fondamentale, oltre a “valere”, è saperlo trasmettere a chi si ha di fronte<br />
–Posto: non sempre è vero che allargando a dismisura i siti cui far pervenire il proprio curriculum sia proporzionale alle probabilità di successo finale. Che in parte è vero, ma basilare è saper ritagliare con precisione stile sarto il proprio range di azione, il substrato ottimale che non svilisca o svenda troppo il soggetto in questione<br />
–Promozione: il far nascere curiosità ed attenzione verso di noi un’altra chiave per l’eventuale successo finale.<br />
Bisogna creare un<strong> brand</strong> di noi stessi, come un’azienda che promuove la propria ultima creazione</p>
<p>Infine, a conferma che il mondo del Web è in continua evoluzione, alcuni hanno allargato… a 6 le P per il successo di sé stessi, che sarebbero per l’esattezza product, price, promotion, place, <strong>people</strong>, <strong>public</strong>.<br />
In pratica, le ultime due P vanno in scia ai contenuti del <strong>Web 2.0</strong>: sfruttare i <strong>Social Network</strong> ed in generale le <strong>community on line</strong> facendo leva sulla loro popolarità e sul fatto che le aziende li tengono monitorati eccome, diffondere la propria immagine in <strong>Internet</strong>.<br />
Insomma, essere il miglior <strong>marketing manager</strong> di noi stessi.</p>
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		<title>Lavoro 2.0: per le aziende un database di manager on line</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 12:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bypassati <b>annunci on line</b>, bacheche sul <b>Sito Internet</b> aziendale, costose società di <b>selezione personale</b>, ora le <b>Pmi</b> alla ricerca di rampanti <b>manager</b> con un valido pedigree alle spalle possono farlo in un clic. In maniera indiscussa una <b>nuova frontiera del Web 2.0</b> che spazia tra domanda e offerta nel mondo del <b>lavoro</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1275" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/manager_internet.jpg" alt="manager_internet" width="300" height="183" />Overquaranta it. Ovvero la nuova <strong>banca dati on line</strong> che contiene tutte le informazioni su esperti <strong>manager</strong> alla ricerca di un’occupazione, nuova frontiera per la <strong>ricerca di personale</strong> da parte delle <strong>aziende</strong>.</p>
<p>Bypassati <strong>annunci on line</strong>, bacheche sul<strong> Sito Internet</strong> dell’impresa, costose società di reclutamento e <strong>selezione personale</strong>: ora le<strong> Pmi</strong> alla ricerca di rampanti manager con un valido <em>pedigree</em> alle spalle possono farlo in un clic. In maniera indiscussa una nuova frontiera del<strong> Web 2.0</strong> che spazia tra domanda e offerta nel mondo del lavoro.</p>
<p>L’ideatore di tale <strong>database virtuale</strong>, Graziano Camanzi, all’indomani del successo del progetto snocciolò nel numero di 300 il numero di manager disoccupati collocabili nel corso di un anno.<br />
Che dei 150mila stimati in lista di mobilità non sarà un numero impressionante, ma è già qualcosa. E, soprattutto, a costo zero per il disoccupato.</p>
<p>Il sito. Semplice al primo impatto, <a href="http://www.overquaranta.it/" target="_blank">www.overquaranta.it</a> propone come prima scelta il form dove caricare il proprio <strong>curriculum</strong>, destinato quindi a chi cerca lavoro, e sotto un vero e proprio <strong>motore di ricerca</strong> per una ricerca che può diventare precisissima – per nome, per regione, per professionalità e secondo numerosi altri parametri — dedicato alle aziende che stanno in quel momento cercando una determinata <strong>figura manageriale</strong>.<br />
Apposite sezioni anche per il <strong>progetto</strong> e il manager del mese.</p>
<p>Dal febbraio dello scorso anno i numeri testimoniano che esisteva una necessità per un servizio di questo genere: ad oggi gli iscritti al <strong>portale </strong>sono oltre 1.800, e la previsione parla di 3mila per l’estate 2010.</p>
<p>Il sito è un ottimo interprete del “<strong><em>temporary management</em></strong>”, figura chiave degli ultimi anni, per consulenze giornaliere (o a tempo), che nella dilagante disoccupazione ben vengano.<br />
Diffusa anche la tipologia di somministrazione di lavoro “<em>try &amp; buy</em>” (letteralmente prova e paga): prima il manager dimostra la propria competenza, poi viene retribuito per il lavoro svolto.</p>
<p>Ottima la prospettiva della condivisione dei progetti, un marketing… <strong>Social </strong>se vogliamo: il sito mette a disposizione degli utenti un <strong><em>market-place</em></strong>, e se trova interesse da parte degli altri iscritti l’idea può essere portata avanti nelle opportune sedi.</p>
<p>Il “manifesto” di Overquaranta.it. “Dal giorno in cui siamo partiti è maturata in noi, e sta crescendo di giorno in giorno, una consapevolezza forte e precisa.<br />
Eravamo partiti con le idee abbastanza chiare, e gli inevitabili dubbi su come sarebbe stata accolta la nostra iniziativa non potevano mettere in discussione una certezza fondamentale: c’è un grande problema, ma si può lavorare per cercare una soluzione.<br />
Il problema non riguarda “solo” le nostre vite di manager, ex manager e consulenti alle prese con la più grave crisi dal dopoguerra: si tratta di crisi mondiale, certamente, ma con precise specificità italiane.<br />
Non vogliamo addentrarci in dettagliate analisi economiche e sociologiche: in seguito proporremo qualche contributo più approfondito ma, in questa pagina, vogliamo restare focalizzati sull’essenziale, sperando di essere chiari, pur nella estrema sintesi.<br />
Il punto centrale della specificità italiana è, per noi, questo: l’Italia è il paese della piccola e della media impresa.<br />
Tolte alcune multinazionali — comunque in continua riduzione di personale — e alcune ben note realtà di grandi aziende, il restante tessuto economico del nostro paese è costituito da aziende piccole e medie.<br />
Questo non è, di per sé, un bene o un male; è la situazione che si è venuta a creare e a consolidare nel tempo, a partire dalle condizioni specifiche del nostro paese e alle dinamiche evolutive del nostro sistema economico.<br />
Se guardassimo a questa situazione con gli occhi del marketing (che sono sempre occhi intelligenti…) potremmo anche riconoscervi un vantaggio, in termini di diversificazione del rischio.<br />
Se ci sono sul mercato pochi potenziali clienti, sei il loro “schiavo”; se falliscono o cambiano fornitore, fallisci anche tu. In presenza di molti potenziali clienti, questa minaccia svanisce.<br />
Se il “sistema paese” è costituito da poche grandi aziende, il rischio è enorme; in un mercato parcellizzato questo problema è molto minore.<br />
Occorrerebbe allora capitalizzare questo iniziale punto di forza: noi, invece, qui siamo in difficoltà.<br />
La macchina statale non porta alcun aiuto, anzi rappresenta un freno ulteriore: una politica ingessata e finalizzata unicamente a perpetuare se stessa è il desolante panorama che abbiamo di fronte.<br />
Le aziende sono sole, così come sono soli i manager e i collaboratori che ci lavorano.<br />
Per noi è questo il punto centrale: le aziende hanno bisogno di management, per sopravvivere, per consolidarsi, per crescere.<br />
In Italia c’è molto management a disposizione, e per di più, piaccia o no, costa sempre meno, per tutti i motivi che conosciamo.<br />
Noi, come overquaranta, ci poniamo l’obiettivo di fare incontrare imprese e manager.<br />
Ovviamente occorrerà portare avanti un preciso piano d’azione sul quale stiamo lavorando, anche con qualcuno di voi primi registrati.<br />
È abbastanza evidente che la prima necessità è quella di incrementare il numero di registrazioni per irrobustire la nostra presenza, in modo da presentare al mercato un’offerta importante; poi sarà necessario relazionarci con le aziende per convincerle della bontà della nostra proposta e della nostra modalità di approccio.<br />
La strada che abbiamo intrapreso è, a nostro parere, quella giusta.<br />
E la consapevolezza della quale parlavamo all’inizio è questa: possiamo farcela.<br />
Ma abbiamo bisogno del vostro contributo.<br />
E abbiamo bisogno che le aziende capiscano che senza un adeguato contributo manageriale il respiro è corto, troppo corto”.</p>
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		<title>Successo in Internet a costo zero? Basta un’idea vincente</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 09:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono storie che raccontano che non è tanto l'algoritmo di <b>Google</b> a creare popolarità ma il rispondere al momento giusto ad un’esigenza che il <b>Internet</b> fino a poco prima non soddisfava. Numerose le persone che hanno avuto successo sul <b>Web</b> armati solamente dell'idea giusta e di una webcam [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1028" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/internet_idea.jpg" alt="internet_idea" width="300" height="191" />Indicizzazione</strong> sui <strong>motori di ricerca</strong>, <strong>scambio link</strong>, <strong>parole chiave</strong>, <strong>tag</strong>, <strong>algoritmo</strong>, <strong>SEO</strong>…<br />
L’era del <strong>Web 2.0</strong> vede gli operatori che lavorano in e per la <strong>Rete </strong>alla continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche per aumentare la propria <strong>visibilità on line</strong>. E di conseguenza gli accessi al proprio<strong> sito web </strong>, i clic sul proprio prodotto la crescita del<strong> business e</strong> della <strong>popolarità</strong>.<br />
E in un mondo, quello virtuale, che pullula di concorrenza, la cosa è una fetta importante delle fondamenta su cui costruire e mantenere il proprio successo.</p>
<p>Ma ci sono casi che dimostrano che alla base di un caso di successo c’è… un’idea di successo.<br />
Ci sono storie che raccontano che non è tanto lo studio tecnologico ma il far parlare di sé, il rispondere ad un’esigenza che la Rete fino a poco prima non soddisfava.<br />
Sono diversi i casi emblematici di persone che hanno cavalcato l’onda del Web in maniera trionfale, riuscendo a “viverci”. E con un <strong>budget </strong>pressoché nullo: l’idea giusta, un computer ed una webcam.</p>
<p>Prendiamo un ragazzo di 23 anni e la sua passione per la bicicletta. Mescoliamo il tutto con un canale di veicolazione delle informazioni (gratuito) come <strong>YouTube</strong> ed ecco nascere una nuova  professione: è il caso di Danny MacAskill, 23 anni, scozzese, e della sua inclinazione per il ciclismo urbano.<br />
Il suo sito internet è ora uno dei più visitati: <a href="http://www.dannymacaskill.co.uk/">www.dannymacaskill.co.uk</a></p>
<p>Altro caso di lavoro “mediatico” di portata internazionale? Un nome: Lauren Luke, 27enne inglese di Newcastle. La vendita di cosmetici su eBay non le aveva permesso di fare il salto di qualità, per cui pensò che il trucco doveva “venderlo” attraverso le immagini, via video. Perciò, ecco ancora balzare alle cronache YouTube.<br />
Dotazione di base: una webcam, i trucchi e l’apertura di un canale dedicato. E utilizzando se stessa come modella per insegnare alle utenti i segreti per un perfetto maquillage iniziò a riscuotere un grande successo. Il canale <a href="http://www.youtube.com/user/panacea81" target="_blank">Panacea81</a> diventa un caso mediatico, venendo ripreso da colossi dell’informazione mondiale quali il <em>New York Times</em> e <em>Bbc</em>.<br />
L’intraprendente Lauren stringe poi un accordo con <em>Sephora</em>, che studia per lei la linea di prodotti dal marchio <em>By Lauren Luke</em>. E non finisce qui: arrivano una rubrica settimanale di bellezza sulle pagine del <em>The Guardian</em> e un “avatar” per la consolle Nintendo DS.</p>
<p>Cambiando genere, famoso è il caso della vendita di spazi pubblicitari di 1 pixel per 1 dollaro sul sito <a href="http://www.milliondollarhomepage.com/" target="_blank">The Million Dollar Homepage</a>, che vendeva la pagina principale nientemeno che a un milione di dollari…</p>
<p>Cosa c’è di tecnologico in tutti questi esempi di successo? Nulla. Quale staff manageriale ha concepito tali esempi di business a costo zero? Nessuno.<br />
Alla base del successo c’è solamente un’idea vincente. Che non ha prezzo.</p>
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		<title>Marketing, il futuro è green</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/marketing/970/marketing-il-futuro-e-green.html</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 11:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su cosa verte l’attività di chi sviluppa <b>green marketing</b>? Come ogni buon pubblicitario-comunicatore, questa nuova <b>figura manageriale</b> dovrà far entrare nella quotidianità la sensibilità verso i prodotti che rispettano standard di qualità e sostenibilità ambientale. Ovvero, fargli ruotare attorno un <b>business</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-980" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/marketing_ambiente.jpg" alt="marketing_ambiente" width="300" height="188" />Da diversi anni i temi ecologisti, l’eco-sostenibilità e la compatibilità ambientale hanno occupato ampi spazi nel nostro quotidiano; dalla raccolta differenziata ai dibattiti televisivi, sui quotidiani e sul <strong>Web</strong>.<br />
Non ci si meraviglia dunque se anche il <strong>marketing </strong>virerà… al verde per sposare l’avanzante cultura ecologista e creare un avvicinamento alla <strong>comunicazione </strong>e alla<strong> pubblicità</strong> “sostenibile”.</p>
<p>Su cosa verte l’attività di chi sviluppa <strong>green marketing</strong>? Come ogni buon pubblicitario-comunicatore, questa nuova figura manageriale dovrà far entrare nella quotidianità la sensibilità verso i prodotti che rispettano standard di qualità e sostenibilità ambientale. Ovvero, fargli ruotare attorno un <strong>business</strong>.</p>
<p>Ma, ad oggi, qual è la forza di penetrazione dei prodotti che rispettano l’ambiente degli italiani?<br />
Secondo uno studio condotto dall’Istituto <a href="http://www.gfk.com/gfk-eurisko/" target="_blank">Eurisko</a>, l’ambito “verde” interessa gli italiani addirittura al pari della disoccupazione: 90% il risultato delle mille intervistati effettuate in un panel 18–64 anni.<br />
Ed una larga fetta (74%) constata l’arretratezza del Paese in tale ambito, e viene sottolineata l’importanza della diffusione di tali concetti attraverso gli organi di informazione.<br />
Una questione d’interesse, e dove c’è interesse c’è business. Può un accorto <strong>piano marketing</strong> del futuro prossimo non tenerne conto?</p>
<p>Inoltre, questo nuovo percorso creerà inevitabilmente <strong>nuove figure professionali</strong>, pertanto nuovi posti di <strong>lavoro</strong>.<br />
 </p>
<p>Ci sono già casi studiati in Italia, analizzati ad esempio da <em>Il Sole 24 Ore</em>: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2009/imprese-ripresa/articoli/imprese-ripresa-via-italiana-green-economy.shtml">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2009/imprese-ripresa/articoli/imprese-ripresa-via-italiana-green-economy.shtml</a></p>
<p>E sempre l’autorevole giornale rosa mette in guardia: non è tutto oro quello che luccica <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-agosto-2009/green-economy.shtml">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-agosto-2009/green-economy.shtml</a>)<br />
 <br />
Altri approfondimenti:<br />
<a href="http://www.greenme.it/informarsi/green-economy/1462-quanto-ci-costera-la-green-economy">http://www.greenme.it/informarsi/green-economy/1462-quanto-ci-costera-la-green-economy</a><br />
<a href="http://blog.panorama.it/economia/2009/02/13/energia-pulita-la-via-italiana-alla-green-economy/">http://blog.panorama.it/economia/2009/02/13/energia-pulita-la-via-italiana-alla-green-economy/</a><br />
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 <br />
<strong><em>Glossario  <br />
</em>Green Economy<br />
</strong>Al giorno d’oggi si definisce economia verde, o più propriamente economia ecologica, un tipo di ‘analisi econometrica’ che oltre ai benefici economici (aumento del Prodotto Interno Lordo) prende in considerazione i danni ambientali (che spesso diminuiscono anche il PIL, dal momento che riducono le rese della pesca, dell’agricoltura e la qualità dell’ambiente, fatto che danneggia il turismo) prodotti dall’estrazione delle materie prime, dal loro trasporto e trasformazione in energia, della loro manifattura in prodotti finiti ed infine del possibile riciclaggio o danno ambientale che produce la loro eliminazione definitiva. Questa analisi propone misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione pubblica in grado di ridurre il consumo di energia e di risorse naturali (acqua, cibo, combustibili, metalli, ecc.); diminuire la dipendenza dall’estero; abbattere le emissioni di gas serra; ridurre l’inquinamento locale e globale ed infine cercare di istituire un’economia sostenibile per molti millenni, servendosi prevalentemente di risorse rinnovabili (come le biomasse, l’eolico, il solare, l’energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di ogni tipo di scarto domestico o industriale.</p>
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		<title>Lavoro: e-skills nuovo lasciapassare per le aziende</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 11:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[e-skill]]></category>
		<category><![CDATA[ict]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Le competenze informatiche sempre più importanti per chi cerca lavoro, in special modo in Italia: nei prossimi cinque anni infatti la percentuale di lavoratori che avranno competenze nell’utilizzo di strumenti technology-base nel nostro Paese sarà pari al 40%, la più alta in un’Europa che vedrà tale cifra attestarsi sul 31%[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-832" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/ict_aziende.jpg" alt="ict_aziende" width="300" height="179" />Le <strong>competenze informatiche</strong> diventeranno sempre più importanti per chi cerca <strong>lavoro</strong>, in special modo in Italia: nei prossimi cinque anni infatti la percentuale di lavoratori che avranno competenze nell’utilizzo di strumenti <strong>technology-base</strong> nel nostro Paese sarà pari al 40%, la più alta in un’Europa che vedrà tale cifra attestarsi sul 31%.<br />
Non solo: a tutto il 2014 è stimato in un 10% il numero massimo di persone senza tali competenze fondamentali all’interno di un’azienda.</p>
<p>E’ il risultato principale dello studio condotto da <strong><a href="http://www.idc.com/italy" target="_blank">IDC</a></strong> per conto <strong><a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft </a></strong>inerente il peso delle<strong> e-skill</strong> in ambito lavorativo e presentata recentemente a Bruxelles.</p>
<p>La ricerca è imperniata sui 1.370 pareri raccolti da altrettanti datori di lavoro in tredici Paesi dell’Europa (ovvero Italia, Gran Bretagna, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia).<br />
L’<strong>Italia</strong>, il cui peso nello studio è dell’8%, al pari di Romania e Polonia vedrà accrescere in maniera concreta le competenze di base, ma in tutta Europa non sarà così: in Ungheria ad esempio a lievitare saranno le <strong>competenze avanzate</strong>.</p>
<p>Quali i settori maggiormente influenzati di tale prospettiva di evoluzione? Per oltre la metà degli intervistati (58%) saranno il settore educativo e quello dell’istruzione (scuole e università), che dovranno immettere sul mercato studenti e laureati con maggiori competenze <strong>ICT</strong>, competenze che concretamente forniranno possibilità nel breve tempo di trovare l’agognato posto di lavoro.</p>
<p>Alla luce di tali premesse, la certificazione delle competenze informatiche per entrare nel mondo del lavoro sarà un lasciapassare dall’elevato peso specifico.<br />
 <br />
 </p>
<p><em><strong>Glossario<br />
</strong></em> <br />
<strong>ICT (Information and Communication Technology)<br />
</strong>La tecnologia dell’informazione e della comunicazione, in sigla TIC, più conosciuta con il sinonimo inglese information and communication technology, in sigla ICT, è l’insieme delle tecnologie che consentono di elaborare e comunicare l’informazione attraverso mezzi digitali.<br />
Rientrano in quest’ambito lo studio, la progettazione, lo sviluppo, la realizzazione, il supporto e la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazione computerizzati, anche con attenzione alle applicazioni software e ai componenti hardware che le ospitano.<br />
Il fine ultimo dell’ICT è la manipolazione dei dati tramite conversione, immagazzinamento, protezione, trasmissione e recupero sicuro delle informazioni.<br />
I professionisti ICT sono caratterizzati da molteplici capacità di intervento, dall’installazione alla progettazione di architetture telematiche, dalla gestione di basi di dati alla progettazione di servizi integrati per la convergenza di informatica e telefonia nella telematica per i nuovi metodi di trasmissione dell’informazione.<br />
L’Information Technology è anche un ambito di studio che si occupa dell’archiviazione, dell’elaborazione, della trasformazione e della rappresentazione delle informazioni con l’aiuto del computer e delle tecnologie a esso connesse.<br />
 <br />
<strong>E-skill</strong><br />
Neologismo che prende origine dalla parola inglese skill che signiifica “capacità di fare bene qualcosa; tecnica, abilità. Per skill si intende, solitamente, un’abilità acquisita o imparata, a differenza delle abilità innate”.<br />
Il prefisso “e” trasla tali competenze all’ambito informatico, ad Internet ed il suo mondo.</p>
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		<title>Lavoro: si cerca in Internet, si trova alla vecchia maniera</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 20:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Internet per cercare lavoro: una moneta a due facce. Se da un lato il Web quale mezzo di ricerca di un’occupazione ha schiantato le forme cartacee che per decenni hanno supportato milioni di persone, dall’altro le vie tradizionali (le conoscenze) restano i canali che garantiscono il risultato migliore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-424" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/lavoro_internet.jpg" alt="lavoro_internet" width="300" height="211" />Internet </strong>per cercare lavoro: una moneta a due facce.<br />
Perché se da un lato il <strong>Web </strong>quale mezzo di ricerca di un’<strong>occupazione</strong> ha schiantato le forme cartacee che per decenni hanno visto milioni di persone cerchiare di rosso l’annuncio d’interesse, dall’altro le vie tradizionali (le conoscenze) per cercare uno stipendio fisso restano i canali che garantiscono il risultato migliore; hanno perso d’interesse anche le ricerche effettuate attraverso i canali delle agenzie del lavoro.</p>
<p>E’ questo il concetto base che emerge da uno studio effettuato dall’università telematica Unisu Niccolò Cusano sui neolaureati italiani.</p>
<p>Non solo. Spesso nel nostro Paese ci si trova davanti a giovani e rampanti laureati che però non sanno indirizzare il proprio <strong>curriculum </strong>ai destinatari utili.<br />
La ricerca porta alla luce un senso di disorientamento una volta lasciate le confortevoli mura universitarie, considerando anche poco attinenti alla concretezza delle richieste del mondo del lavoro il proprio iter di studi.</p>
<p>E, siccome nemmeno la ricerca del posti di lavoro sfugge alla logica del Web 2.0, si cerca un’occupazione anche sui <strong>social network</strong> più diffusi per moltiplicare le possibilità di arrivare al destinatario giusto.</p>
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		<title>Crei la tua carriera lavorando dovunque? Sei un Cloudworker!</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 14:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Minio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[carriere]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[keywords]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un tempo qualcuno li chiamava "battitori liberi". Erano lavoratori indipendenti che amavano girare l'Italia offrendo i propri servizi "on demand" a diversi committenti. Il concetto non è proprio lo stesso, ma il blogger Venkatesh Rao [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-94" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="cloudworker" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/cloudworker-300x246.jpg" alt="Cloudworker nuove professioni web" width="300" height="246" />Un tempo qualcuno li chiamava “battitori liberi”, con un termine preso in prestito dal calcio. Erano lavoratori indipendenti, liberi professionisti o consulenti che amavano girare l’Italia e il mondo offrendo i propri servizi “on demand” a diversi committenti. Il concetto non è esattamente lo stesso, ma un blogger e ricercatore alla Cornell University, <a title="Ribbonfarm.com di Venkatesh Rao" href="http://www.ribbonfarm.com" target="_blank">Venkatesh Rao</a>, ha recentemente coniato una nuova definizione, destinata a fare strada, ne sono certo: <strong>Cloudworker</strong>, lavoratore nuvola.</p>
<blockquote><p>Someone who uses on-demand technology and collaboration tools, such as unified communications, to work anywhere and anytime, and uses the resulting freedom to enable a my-size-fits-me career path and lifestyle.</p></blockquote>
<p><span id="more-10"></span><br />
Il cloudworker è dunque un professionista che mette a frutto il proprio talento utilizzando la tecnologia in base alle necessità del momento e gli strumenti di collaborazione per gestire i suoi spazi e crere uno stile di vita adatto alle proprie esigenze, lavorando dappertutto e in qualsiasi momento.</p>
<p>il cloudworker, se bene ho interpretato il pensiero di Rao, è un professionista che crea contenuti ed opportunità, uno che non ha un contesto sociale vero e proprio né un contesto professionale stabile, ma che può svolgere il proprio lavoro da qualsiasi parte del mondo.</p>
<p>Cosa fa il Cloudworker,dunque? Tutto e nulla, direi. Crea opportunità attraverso la sua capacità di gestire un elevato numero di network e di contatti in più settori diversi tra loro e complementari. Trova nessi ed affinità, etichetta le cose e la gente per fare ordine e creare interazioni, è <em>opinion leader</em> e spettatore passivo al tempo stesso.</p>
<p>E’ poliedrico e versatile, come soltanto i veri comunicatori sanno essere. Se ne sta lì nel suo cielo, come le nuvole, e come loro guarda in basso e sceglie dove e quando piovere, se vale la pena farlo, ovviamente. Come le nuvole si muove lentamente nello spazio, perché lui un posto di lavoro fisso in senso tradizionale non ce l’ha. La rete è il suo luogo di lavoro e la rete è ovunque e in nessun luogo. E attenzione… è sempre pronto a piovervi addosso!</p>
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