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	<title>CromosomaWeb &#187; Marketing virale</title>
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		<title>Il Marketing 2.0 si adatta all’utente media multitasking</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 15:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un recente studio ha confermato se ce n'era bisogno che gli <b>internauti</b> europei sono sempre di più <b>media multitasking</b>. In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche nel <b>Web</b> prima di mettere mano al portafoglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1474" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/media_multitasking.jpg" alt="media_multitasking" width="300" height="200" />Dopo che dall’Osservatorio Multicanalità qualche settimana fa aveva svelato che un italiano su tre nel 2009 è stato influenzato da <strong>Internet</strong> negli acquisti, ecco arrivare un’ulteriore, autorevole voce a confermare che il<strong> Web</strong> è sempre più radicato nel quotidiano.<br />
Un recente studio firmato <em>Media Meshing</em> e condotto da <em>Microsoft Advertising</em> su un panel di 1.000 individui adulti in sette Paesi, Italia inclusa, ha confermato che gli utenti europei sono sempre di più <strong>media multitasking</strong>.<br />
In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche in Internet prima di mettere mano al portafoglio.</p>
<p>I dati. Sette persone su dieci coinvolte almeno una volta alla settimana consultano le <strong>Pagine Web</strong>, mentre addirittura quattro utenti su dieci lo fanno tutti i giorni. E almeno il 30% dei <strong>futuri consumatori</strong> effettua ricerche su un determinato prodotto che vorrebbe acquistare.<br />
Questo è reso possibile dalla crescente diffusione e dal crescente utilizzo di <strong>dispositivi portatili</strong> quali <strong>iPhone</strong>, <strong>notebook </strong>e <strong>smartphone</strong>, che permettono una connessione <em>real time</em> in quasi tutti i luoghi.</p>
<p>Naturalmente il <strong>multitasking</strong> abbraccia di più le nuove generazioni, più inserite nel contesto <strong>Web 2.0</strong> e più pratici di dispositivi che si connettono via <strong>Mobile</strong>: nove giovani su dieci di età compresa trai 16 e 24 anni sono fruitori assidui e simultanei di televisione e <strong>computer</strong>.</p>
<p>Dove è maggiore l’attitudine alla <strong>multicanalità</strong>? In Danimarca e nel Regno Unito il 77% dei navigatori utilizzano entrambi i media almeno una volta alla settimana, cui si accoda la new generation  tedesca (73%), belga (71%), poi troviamo quella italiana (69%).</p>
<p>Spesso, sono le pause televisive che “innescano” il fenomeno della consultazione parallela di due fonti di informazione, accentuata di sera e durante i fine settimana: il 37% dei soggetti attiva la <strong>connessione Internet</strong> quando viene trasmessa la pubblicità in Tv, mentre il 39% resta sulla poltrona limitandosi a fare zapping con il telecomando.<br />
Con il plasma acceso e il modem in funzione, cosa hanno dichiarato di fare gli <strong>internauti </strong>coinvolti nello studio? Tre persone su scaricano la<strong> posta elettronica</strong>, il 64% gira nel Web, il 49% si dedica ai  <strong>Social Network</strong> e il 39% alle <strong>chat</strong>.</p>
<p>Altre casistiche. Oltre la metà del panel ha dichiarato di aver cercato anche sul Web un <strong>annuncio pubblicitario</strong> già visto in televisione; sempre oltre la metà dei consumatori multitasking ritengono maggiormente appetibili e coinvolgenti le campagne <em>on the Web</em> rispetto ai tradizionali <strong>mezzi pubblicitari</strong>.<br />
Per il <strong>Marketing 2.0</strong> tutte queste informazioni relative alle nuove tendenze dei consumatori sono vere e proprie miniere d’oro.</p>
<p>Non solo. Azzeccata la scelta del canale pubblicitario adatto, due utenti su dieci hanno diffuso la propria preferenza tramite e-mail, postando su Social Network &amp; Co. il <strong>link </strong>dello spot che ha suscitato interesse.<br />
Prende sempre più credibilità, alla luce di questa ennesima ricerca, che il tanto celebrato “<strong>media mix</strong>”, ovvero una ripartizione più equilibrata tra i vari <strong>media</strong> scelti nelle le campagne pubblicitarie, permetta di ottenere risultati molto più soddisfacenti.</p>
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		<title>Viral Marketing: obiettivo far parlaredi sé il Web</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi portanti del <b>Viral Marketing</b>. Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio <b>brand</b>: quale miglior <b>pubblicità</b> di quella che nasce “dal popolo”? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1255" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/marketing_virale.jpg" alt="marketing_virale" width="300" height="173" />Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi di una buona <strong>strategia di marketing</strong>, ma soprattutto le basi portanti del <strong>Viral Marketing</strong>.</p>
<p>Un passo alla volta. Cos’è per definizione il Viral Marketing?<br />
Prendiamo semplicemente la definizione che fornisce <strong>Wikipedia</strong> “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la <strong>capacità comunicativa</strong> di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.<br />
Il termine nasce nella metà degli anni ’90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia biologica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione <strong>Viral Marketing</strong> diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”.<br />
Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea”.</p>
<p>Specificato di cosa si parla, un buon stratega in questo settore della <strong>comunicazione </strong>deve riuscire a creare un meccanismo a catena, un passaparola mediatico in grado di catalizzare l’attenzione, far arrivare e far tornare gli <strong>utenti </strong>sul tuo sito, creare un’attenzione che cresce gradualmente.</p>
<p>Aspetto basilare è il prendere parte al mondo <strong>Social </strong>non “tanto per”, ma seguirlo perseguendo un obiettivo ben preciso, spiccando nella massa perché, volere o volare, oggi anche la più piccola delle realtà anche lontana anni luce dal<strong> Web</strong> ha la sua pagina di <strong>Facebook</strong>, ad esempio. Un biglietto da visita immobile e non visitato, ma c’è a fare numero, ad inflazionare il settore.</p>
<p>Per far lievitare il proprio <strong>brand</strong>, una buona campagna di Viral Marketing deve essere accattivante, non spiccatamente commerciale (assolutamente banditi gli <strong>spot commerciali</strong> puri, che allontanano l’utente).<br />
Anzi: bisogna avere la brillantezza e la capacità di arrivare indirettamente al proprio prodotto e/o servizio catalizzando l’attenzione degli internauti su un altro tema apparantemente esterno, legato ovviamente all’ambito in cui si opera.<br />
Un video, una frase sibillina, perché no uno sconto per testare un determinato prodotto, una musica sono elementi che attirano l’attenzione. E il piano marketing è praticamente già a metà strada.<br />
Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio marchio: quale miglior pubblicità di quella che nasce in maniera spontanea “dal popolo”?</p>
<p>C’è poi un altro equilibrio importante da rispettare: il far diffondere e veicolare nel Web il proprio prodotto ai fruitori finali è sinonimo di aver centrato il progetto, ma saper comunque mantenere la propria <strong>identità </strong>e saper farsi riconoscere resta necessità primaria, altrimenti il progetto va automaticamente a decadere.<br />
Ecco spiegata in tal senso l’importanza di dare riferimenti certi a chi si connette ad <strong>Internet</strong>: una Fan Page di Facebook, un <strong>Sito Internet</strong> ufficiale, un <strong>blog </strong>(o <strong>forum</strong>) aziendale.</p>
<p>Se il risultato finale è il cosiddetto <em><strong>engagement</strong></em> – in italiano la famosa <strong>fidelizzazione </strong>del cliente<strong> </strong>– il <strong>Marketing Manager</strong> può ritenere di aver svolto con perfezione chirurgica il proprio lavoro.</p>
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		<title>Marketing virale: finge di cercare l’amante su YouTube</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 18:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni su YouTube ha spopolato il video di una ragazza danese che raccontava di essere rimasta incinta dopo un incontro occasionale e di voler far conoscere il figlio al padre del quale non ricorda né nome né nazionalità. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-143 alignleft" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="mamma" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/mamma.jpg" alt="Marketing virale su YouTube" width="300" height="180" />Negli ultimi giorni su YouTube ha spopolato il <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_15/damimarca_madre_falso_7df7226e-a218-11de-a593-00144f02aabc.shtml" target="_blank">video</a> di una ragazza danese che raccontava di essere rimasta incinta dopo un incontro occasionale e di voler far conoscere il figlio al padre del quale non ricorda né nome né nazionalità.</p>
<p>Il messaggio ha avuto un grande successo: più di un milione di utenti hanno cliccato nei giorni scorsi il video di Karen che tiene in braccio il suo bambino e ha ascoltato la sua storia commovente.</p>
<p>Peccato solo si trattasse di un falso.<br />
Infatti il video è stato ideato dall’ente del turismo “Visit Denmark”, la cui responsabile, Dorte Kiilerich, ha dichiarato che lo scopo era quello di dimostrare che la Danimarca è una società libera, dove le donne sono indipendenti e fanno le loro scelte.</p>
<p>Che è un po’ come invitare a visitare la Danimarca con la promessa di donne dai costumi sessuali decisamente liberi.</p>
<p>Molti danesi, però, non hanno gradito e lo spot è stato giudicato lesivo dell’immagine della Danimarca, una pubblicità “volgare che scredita le madri single”; “imbarazzante e triste”; “perfetta per un turismo sessuale”, come è stato commentato in molti forum.</p>
<p>I giudizi della stampa non sono stati diversi e hanno sottolineato, tra l’altro, che lo spot è stato pagato coi soldi dei contribuenti e che trasmette un’immagine completamente distorta del paese, tant’è vero che il video è stato rimosso.</p>
<p>Le nuove frontiere del marketing, come il marketing virale, dovrebbero sempre tener ben presente “cosa” stanno pubblicizzando e quali possono essere le reazioni che l’argomento suscita perché far scalpore non è l’unico scopo, anche il messaggio è importante.</p>
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