mar 07 febbraio 2012
CromosomaWeb internet web marketing

iPhone smarrito o mossa di marketing?

Pubblicato da Ilaria Mariniil 20 aprile 2010

iphoneUn tecnico Apple avrebbe perso in un pub il nuovo iPhone 4G che stava testando in attesa del lancio e, guarda caso, a ritrovarlo è un reporter di uno dei più noti blog tecnologici al mondo.

La storia lascia perplessi e fa tanto pensare ad un’operazione di marketing.

Le strategie di marketing della Apple mirano infatti da sempre a creare attesa per un prodotto e trasformarlo in oggetto di desiderio (quando non di culto) ancora prima che venga immesso nel mercato.

Oggi il sito Gizmodo conferma che si è trattata di una svista da parte dell’ingegnere della Apple Gray Powell che, in un bar californiano per testare l’iPhone, ha sottovalutato la bontà della birra tedesca e ha dimenticato il telefono sul tavolo prima di andarsene a casa.

Peccato. Era più auspicabile un marketer brillante a un ingegnere ubriaco.

E-mail marketing a doppio taglio: facilità e rischio privacy

Pubblicato da Ilaria Mariniil 24 febbraio 2010

3d people and symbol InternetQuante volte sarà capitato, a chi pos­siede almeno un account di posta elettronica, di venire invasi la propria e-mail – vere o finte che siano – pubblicitarie sottendenti ogni genere di proposta: dal Viagra agli elettrodomestici, da un corso di formazione ad elettrodomestici.
Alcune, il che fa spesso sorridere, tradotte alla meno peggio dall’inglese tramite l’ausilio di un traduttore on line.

Ma, in epoca di privacy a go go, l’e-mail marketing andrebbe affidarlo alle mani di chi per mestiere si occupa di reperire database, specifici o aspecifici che siano, in cui tutti i proprietari degli account cui verrà inviata una determinata informativa abbiano accettato di ricevere materiale tramite tale strumento.

Infatti la raccolta di indirizzi e-mail dal Web è pos­sibile (o meglio, sarebbe visto il numero di spot giornalieri che intasano la nostra posta elettronica) solo nel caso in cui mandiamo prima l’informativa ai nostri eventuali futuri clienti.
La richiesta di tale autorizzazione potrebbe anche venire richiesta tramite una semplice telefonata. O… tramite una specifica richiesta via Rete.

Il rischio, al di là della tempistica per raggiungere l’obiettivo che verrebbe raddoppiata, è che la maggior parte degli utenti, oberati di posta indesiderata, mai rilascerebbero tale permesso ufficiale.
In mancanza di specifica autorizzazione, quella che invade i nostri account – e quasi tutti i client riescono ad arginarla ma non ad impedirla al 100% — è la cosiddetta spam.

Che, se si volesse perseguire legalmente pagando un avvocato ed attendendo i tempi della giustizia italiana, è sanzionabile con una multa che varia dai 6mila ai 36mila euro, come stabilito dal Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali).
 
 
Glos­sario
 
E-mail marketing 
L’e-mail marketing è un tipo di marketing diretto che usa la posta elettronica come mezzo per comunicare mes­saggi commerciali (e non) al pubblico. In senso lato qualunque e-mail inviata a un cliente (o cliente potenziale), può essere considerato e-mail marketing.
Ma solitamente si usa questo termine per riferirsi a:
- invio di e-mail con l’intento di portare a livello più avanzato il rapporto tra un’azienda e i suoi vecchi o attuali clienti e per incoraggiare la fidelizzazione dei clienti
- invio di e-mail con l’intendo di acquisire nuovi clienti o convincere i vecchi a comprare qualcosa subito.
Aggiungere elementi pubblicitari nelle e-mail inviate da altre aziende ai loro clienti

L’e-mail marketing piace alle aziende perché:
- è meno costoso del marketing diretto fatto con materiale cartaceo
- il ritorno d’investimento (ROI) è solitamente molto alto, se il lavoro viene fatto bene
- è istantaneo, soprattutto se comparato con la posta cartacea: una e-mail arriva in secondi o minuti
- permette al pubblicitario di “spingere” il mes­saggio al pubblico, al contario di un Sito Web che “aspetta” che i visitatori lo raggiungano
- è facile da tracciare. Un pubblicitario può tracciare gli utenti con i Web bug, bounce mes­sage, disiscrizioni, conferme di ricezione, click-through, etc. Questi pos­sono essere usati per tracciare i tassi di apertura delle e-mail, i riscontri positivi o negativi, le vendite derivate dal marketing
- i pubblicitari pos­sono acquisire grandi numeri di iscritti che desiderano ricevere e-mail su argomenti di loro interesse
- oltre la metà degli utenti della Rete inviano o leggono mes­saggi di posta elettronica in una loro giornata tipo
- consente di stabilire una relazione “uno a uno”, cioè di personalizzare il mes­saggio in base al destinatario che riceverà quella comunicazione specifica
- permette di fare test per vedere quale tipo di mes­saggio produce migliori risultati in base al pubblico cui si rivolge.

Il Marketing 2.0 si adatta all’utente media multitasking

Pubblicato da Ilaria Mariniil 18 febbraio 2010

media_multitaskingDopo che dall’Osservatorio Multicanalità qualche settimana fa aveva svelato che un italiano su tre nel 2009 è stato influenzato da Internet negli acquisti, ecco arrivare un’ulteriore, autorevole voce a confermare che il Web è sempre più radicato nel quotidiano.
Un recente studio firmato Media Meshing e condotto da Microsoft Advertising su un panel di 1.000 individui adulti in sette Paesi, Italia inclusa, ha confermato che gli utenti europei sono sempre di più media multitasking.
In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche in Internet prima di mettere mano al portafoglio.

I dati. Sette persone su dieci coinvolte almeno una volta alla settimana consultano le Pagine Web, mentre addirittura quattro utenti su dieci lo fanno tutti i giorni. E almeno il 30% dei futuri consumatori effettua ricerche su un determinato prodotto che vorrebbe acquistare.
Questo è reso pos­sibile dalla crescente diffusione e dal crescente utilizzo di dispositivi portatili quali iPhone, notebook e smartphone, che permettono una connes­sione real time in quasi tutti i luoghi.

Naturalmente il multitasking abbraccia di più le nuove generazioni, più inserite nel contesto Web 2.0 e più pratici di dispositivi che si connettono via Mobile: nove giovani su dieci di età compresa trai 16 e 24 anni sono fruitori assidui e simultanei di televisione e computer.

Dove è maggiore l’attitudine alla multicanalità? In Danimarca e nel Regno Unito il 77% dei navigatori utilizzano entrambi i media almeno una volta alla settimana, cui si accoda la new generation tedesca (73%), belga (71%), poi troviamo quella italiana (69%).

Spesso, sono le pause televisive che “innescano” il fenomeno della consultazione parallela di due fonti di informazione, accentuata di sera e durante i fine settimana: il 37% dei soggetti attiva la connes­sione Internet quando viene trasmessa la pubblicità in Tv, mentre il 39% resta sulla poltrona limitandosi a fare zapping con il telecomando.
Con il plasma acceso e il modem in funzione, cosa hanno dichiarato di fare gli internauti coinvolti nello studio? Tre persone su scaricano la posta elettronica, il 64% gira nel Web, il 49% si dedica ai Social Network e il 39% alle chat.

Altre casistiche. Oltre la metà del panel ha dichiarato di aver cercato anche sul Web un annuncio pubblicitario già visto in televisione; sempre oltre la metà dei consumatori multitasking ritengono maggiormente appetibili e coinvolgenti le campagne on the Web rispetto ai tradizionali mezzi pubblicitari.
Per il Marketing 2.0 tutte queste informazioni relative alle nuove tendenze dei consumatori sono vere e proprie miniere d’oro.

Non solo. Azzeccata la scelta del canale pubblicitario adatto, due utenti su dieci hanno diffuso la propria pre­ferenza tramite e-mail, postando su Social Network & Co. il link dello spot che ha suscitato interesse.
Prende sempre più credibilità, alla luce di questa ennesima ricerca, che il tanto celebrato “media mix”, ovvero una ripartizione più equilibrata tra i vari media scelti nelle le campagne pubblicitarie, permetta di ottenere risultati molto più soddisfacenti.

Consumatori multicanale: il Web influenza 1 italiano su 3

Pubblicato da Ilaria Mariniil 10 febbraio 2010

internet_italiaUn italiano su tre è influenzato da Internet. E’ questo il risultato principale emerso dall’Osservatorio Multicanalità relativo all’anno 2009, una particolareggiata ricerca condotta da Nielsen, Nielsen Online, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano, pre­sentata nei giorni scorsi a Milano all’interno del convegno “Multicanalità: Orgoglio o Pregiudizio?”.

Una pre­messa: che cos’è il consumatore multicanale? Quali caratteristiche pos­siede? Sono coloro che sviluppano una decisione d’acquisto ed un legame con una determinata marca dall’interazione con più canali di comunicazione, che al giorno d’oggi spaziano dai volantini a i Siti Internet, dai blog ai forum.
Quindi, le aziende sono avvisate per le loro future campagna marketing.

Questi i punti salienti del rapporto che ha visto come substrato di studio la ricerca condotta sul panel Nielsen Homescan – 3.000 famiglie per un totale di 7.000 individui con età superiore ai 14 anni – i cui dati sono stati integrati e supportati da ulteriori analisi dei database Nielsen consumer, Nielsen Media e Nielsen Online (statistiche, accessi, dinamiche, trend) e contestualizzati grazie alle ricerche della School of Management del Politecnico di Milano (interviste e survey su oltre 100 Responsabili Marketing di imprese italiane) e Connexia.

Always Internet
Internet nel 2009 in Italia è cresciuto in termini di numero di utenti unici attivi, a quota 23,6 milioni a dicembre 2009, ma soprattutto in termini di tempo speso per persona (+11%).
Maggiore uso di Internet come fonte di informazione prima di procedere all’acquisto (gli utenti unici dei siti di informazione sono cresciuti del +20%), sia per soddisfare vecchi e nuovi bisogni di socialità: aumentano, infatti, del +13% rispetto a dicembre 2008 gli utenti dei social media e proliferano i contenuti generati dagli utenti in termini di numero di blog attivi (oltre 127 milioni al mondo) e di contribuzione attiva da parte degli utenti.
La multicanalità passa sempre più anche dal telefonino: il Mobile continua a essere il device più diffuso nella popolazione italiana con oltre 50 milioni di utenze attive e con un elevato tasso di diffusione di device “intelligenti” (gli smartphone) che, nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, raggiunge la penetrazione del 35% della popolazione; grazie anche all’introduzione di tariffe flat di connettività, nel 3° trimestre 2009 il numero di utenti unici che fruiscono Internet dal Mobile ha raggiunto quota 8,5 milioni, considerando i navigatori in Internet, i fruitori di email e dei servizi di instant mes­saging da Mobile; l’accesso in mobilità consente agli utenti una connes­sione real time con il proprio network di relazioni: il 13% degli utenti di Mobile Internet accede a Facebook dal telefonino.
 
L’andamento
I consumatori multicanale in Italia aumentano ancora e raggiungono quota 20,4 milioni (pari al 40% della popolazione italiana): diffusione e evoluzione della tecnologica tra i principali motori della crescita, mentre Mobile e nuovi media per gli italiani sono fenomeni che prendono piede molto rapidamente. Il pas­saparola sempre più come leva aggiuntiva di marketing, il Web come luogo dove sempre di più si prendono le informazioni prima di decidere un acquisto.
 
I consumatori multimediali non sono tutti uguali!
Reloaded: sono i consumatori propriamente multicanale, essendo fortemente coinvolti nei processi di relazione con le aziende e gli altri consumatori attraverso una molteplicità di canali di contatto. Sono gli influential e attivatori di dinamiche virali anche e soprattutto attraverso Internet. Sono marcatamente attratti dalle novità, e infedeli alla marca con un indice elevato di acquisto della marca privata. Hanno un approccio positivo verso la vita e dimostrano un’elevata neces­sità di arricchimento delle proprie conoscenze sia attraverso relazioni sociali che viaggi.
Open Minded: Sono consumatori fortemente aperti all’innovazione. Conoscono le nuove tecnologie ma ne fanno un uso pre­valentemente individualista, caratterizzati da tratti di autosufficienza psicologica (priorità: stare bene con me stesso); sono tranquilli e non pre­occupati per il futuro. Sono attratti dalle novità (ma in misura minore rispetto al cluster Reloaded) senza tradurre questo aspetto in una marcata infedeltà alla marca.

Il claim di questa edizione “Multicanalità: Orgoglio o Pre­giudizio?” racchiude in sé il doppio atteggiamento nei confronti della multicanalità che vede contrapposti il consumatore e le aziende. Da un lato l’orgoglio dei Reloaded, consumatori multicanale e sociali, fortemente coinvolti e interattivi nei processi di relazione con le imprese, nei blog e forum, che raggiungono quota 8,6 milioni, e degli Open Minded, consumatori multicanale che usano tutte le fonti media per raccogliere informazioni ma non diventano parte attiva, che sfiorano gli 11,8 milioni.
Dall’altro il pre­giudizio, l’approccio della media delle aziende italiane che cercano di stare al passo con i nuovi trend ma non hanno ancora messo a punto strategie mirate su questi target.
I consumatori Reloaded rispetto agli Open Minded tendono maggiormente a programmare con attenzione la spesa settimanale e sono molto accorti e informati circa i prezzi di una marca, tanto che il 72% di essi si accorge quando aumentano; entrambi i segmenti non ricercano la convenienza in quanto tale ma il concetto di value for money e sono molto attenti alla qualità: il 59% dei Reloaded e la metà degli Open Minded acquista prodotti per sé e per la casa solo se di ottima qualità; entrambi i segmenti dimostrano minor attitudine a comprare un nuovo prodotto solo per curiosità di provarlo, attitudine più tipica dei consumatori meno evoluti, indice ancora di alta ponderazione nella scelta degli acquisti; con riferimento ai beni di largo consumo, i Reloaded acquistano maggiormente in promozione rispetto al totale Italia (+3%), mentre nei clienti Open Minded l’acquisto in promozione non è protagonista; i clienti Reloaded, oltre ad acquistare molto in promozione, si affidano meno ai prodotti delle marche leader; opposto invece il comportamento degli Open Minded.
 
Il consumatore multicanale e la raccolta di informazioni
Il consumo mediatico si fa sempre più articolato con evidenze chiare di ibridazione fra i mezzi:
- l’11% degli italiani guarda almeno una volta al mese un programma Tv su Internet;
- il 14% ascolta almeno una volta al mese la radio su Internet;
- il 27% legge un giornale su Internet almeno una volta al mese;
- nei segmenti di consumatori più multicanale l’ibridazione tra i mezzi è maggiore: picchi sulla lettura di giornali su Internet del 58% nei clienti Reloaded e del 44% negli Open Minded.

I canali interattivi, come Internet, giocano sempre più un ruolo fondamentale nell’ambito del processo di acquisto:
- Internet è percepito come il mezzo migliore per approfondire argomenti di proprio interesse per gli Open Minded e i Reloaded
- i segmenti di consumatori percepiscono diversamente il mezzo più efficace per le comunicazioni pubblicitarie: per i segmenti più tradizionali il mezzo su cui le comunicazioni pubblicitarie sono più interes­santi risulta essere la Tv, anche gli Open Minded pre­feriscono la Tv, anche se, in questo caso, il gap tra Tv e Internet è molto ridotto; tra i consumatori Reloaded, invece, avviene il sorpasso: Internet distacca di 3 punti percentuali la Tv come mezzo in cui le comunicazioni pubblicitarie sono più gradite, ma attenzione: i Reloaded guardano la Tv per svago, per cui sono comunque raggiungibili con i contenuti e il linguaggio giusto anche con questo mezzo, magari visto sullo schermo del computer.
 
Consumatori multimediali all’arrembaggio
Crescono notevolmente i due cluster di clienti più multicanale, ovvero gli Open Minded, e i Reloaded, consumatori fortemente coinvolti nei processi di relazione con le imprese anche in logiche co-creative lungo tutto il processo di creazione del valore (sviluppo nuovi prodotti, personalizzazione, marketing e comunicazione, pas­saparola positivi e negativi).
In particolare il cluster dei consumatori Open Minded cresce del +4% rispetto al 2009 raggiungendo quota 11,8 milioni (pari al 23% della popolazione italiana) mentre i Reloaded crescono del +19% raggiungendo quota 8,6 milioni (pari al 17% della popolazione italiana): è interes­sante osservare come la crescita dei consumatori Reloaded continui a doppia cifra, considerando il +31% registrato nel 2008 rispetto al 2007.
In uno scenario di consolidamento e crescita della diffusione di nuove tecnologie di accesso, il consumatore italiano è sempre più multicanale e migra da logiche di interazione più tradizionali e di basso coinvolgimento nei processi di acquisto a logiche di maggior coinvolgimento e interazione multicanale con le aziende e gli altri consumatori: in particolare dal 2007 al 2009 si osserva la migrazione di circa 4 milioni di persone verso i cluster multicanale.
Anche la crisi ha costretto alcune fasce di popolazione a non dare delega in bianco al punto vendita e alla marca, e ad attivarsi con un maggior coinvolgimento nel processo d’acquisto per confrontare prezzi e cercare occasioni di risparmio.

Self Marketing: creare il brand vincente di noi stessi

Pubblicato da Ilaria Mariniil 5 febbraio 2010

self_marketingNavigando in Rete, si pos­sono riscontrare diversi stati d’animo nei confronti dell’argomento: dal più completo scetticismo, ad un generico “palloso” fino al convincimento più totale nei confronti dei dogmi.
Il riferimento sono le famose “4 P del self marketing” di . Sottotitolabile con un “come vendere meglio sé stessi”.

Sono in continua ascesa e mutamento le teorie relative al self marketing: gli slogan facilmente riscontrabili nello smisurato mondo del Web, che come capofila potrebbero essere riconducibili al motto “chi non comunica non esiste!”.

Bisognerebbe dunque secondo le regole del Web 2.0 far sapere che si esiste, che si pos­siede una determinata profes­sionalità, un certo tipo di attitudini. Che poggiano sulla conoscenza millimetrica di noi stessi.
Partendo dalle domande alla base della vita Social, così come fu per l’uomo alle origini, ci sono alcuni interrogativi da porsi prima di “vendersi” sia nel mondo reale che in quello virtuale.
A chi mi sto rivolgendo? Qual è il mio target? Quale la caratteristica in mio pos­sesso che più colpisce e mi rende “unico” ed appetibile?

Ma vediamole, queste 4P, ovvero prodotto, prezzo, posto e promozione. Ed applichiamole all’articolo da “vendere” al meglio: noi.

–Prodotto: se ci si dovesse para­gonare ad un prodotto cosa saremmo? Quali le capacità,le conoscenze ed esperienze che pos­siamo giocare come carta vincente? Quali i nostri?
Fondamentale, come in tutti i campi, è la prima impres­sione che si desta: dal modo di porsi all’abbigliamento, ad altri dettagli che pos­sono fare la differenza come il tono di voce, i gesti
–Prezzo: il nostro valore è determinato da una serie di fattori: titolo di studio, curriculum, competenze.
La cosa fondamentale, oltre a “valere”, è saperlo trasmettere a chi si ha di fronte
–Posto: non sempre è vero che allargando a dismisura i siti cui far pervenire il proprio curriculum sia proporzionale alle probabilità di successo finale. Che in parte è vero, ma basilare è saper ritagliare con pre­cisione stile sarto il proprio range di azione, il substrato ottimale che non svilisca o svenda troppo il soggetto in questione
–Promozione: il far nascere curiosità ed attenzione verso di noi un’altra chiave per l’eventuale successo finale.
Bisogna creare un brand di noi stessi, come un’azienda che promuove la propria ultima creazione

Infine, a conferma che il mondo del Web è in continua evoluzione, alcuni hanno allargato… a 6 le P per il successo di sé stessi, che sarebbero per l’esattezza product, price, promotion, place, people, public.
In pratica, le ultime due P vanno in scia ai contenuti del Web 2.0: sfruttare i Social Network ed in generale le community on line facendo leva sulla loro popolarità e sul fatto che le aziende li tengono monitorati eccome, diffondere la propria immagine in Internet.
Insomma, essere il miglior marketing manager di noi stessi.

Lavoro 2.0: per le aziende un database di manager on line

Pubblicato da Ilaria Mariniil 29 gennaio 2010

manager_internetOverquaranta it. Ovvero la nuova banca dati on line che contiene tutte le informazioni su esperti manager alla ricerca di un’occupazione, nuova frontiera per la ricerca di personale da parte delle aziende.

Bypas­sati annunci on line, bacheche sul Sito Internet dell’impresa, costose società di reclutamento e selezione personale: ora le Pmi alla ricerca di rampanti manager con un valido pedigree alle spalle pos­sono farlo in un clic. In maniera indiscussa una nuova frontiera del Web 2.0 che spazia tra domanda e offerta nel mondo del lavoro.

L’ideatore di tale database virtuale, Graziano Camanzi, all’indomani del successo del progetto snocciolò nel numero di 300 il numero di manager disoccupati collocabili nel corso di un anno.
Che dei 150mila stimati in lista di mobilità non sarà un numero impres­sionante, ma è già qualcosa. E, soprattutto, a costo zero per il disoccupato.

Il sito. Semplice al primo impatto, www.overquaranta.it propone come prima scelta il form dove caricare il proprio curriculum, destinato quindi a chi cerca lavoro, e sotto un vero e proprio motore di ricerca per una ricerca che può diventare pre­cisis­sima – per nome, per regione, per profes­sionalità e secondo numerosi altri para­metri — dedicato alle aziende che stanno in quel momento cercando una determinata figura manageriale.
Apposite sezioni anche per il progetto e il manager del mese.

Dal febbraio dello scorso anno i numeri testimoniano che esisteva una neces­sità per un servizio di questo genere: ad oggi gli iscritti al portale sono oltre 1.800, e la pre­visione parla di 3mila per l’estate 2010.

Il sito è un ottimo interprete del “temporary management”, figura chiave degli ultimi anni, per consulenze giornaliere (o a tempo), che nella dilagante disoccupazione ben vengano.
Diffusa anche la tipologia di somministrazione di lavoro “try & buy” (letteralmente prova e paga): prima il manager dimostra la propria competenza, poi viene retribuito per il lavoro svolto.

Ottima la prospettiva della condivisione dei progetti, un marketing… Social se vogliamo: il sito mette a disposizione degli utenti un market-place, e se trova interesse da parte degli altri iscritti l’idea può essere portata avanti nelle opportune sedi.

Il “manifesto” di Overquaranta.it. “Dal giorno in cui siamo partiti è maturata in noi, e sta crescendo di giorno in giorno, una consapevolezza forte e pre­cisa.
Eravamo partiti con le idee abbastanza chiare, e gli inevitabili dubbi su come sarebbe stata accolta la nostra iniziativa non potevano mettere in discus­sione una certezza fondamentale: c’è un grande problema, ma si può lavorare per cercare una soluzione.
Il problema non riguarda “solo” le nostre vite di manager, ex manager e consulenti alle prese con la più grave crisi dal dopoguerra: si tratta di crisi mondiale, certamente, ma con pre­cise specificità italiane.
Non vogliamo addentrarci in dettagliate analisi economiche e sociologiche: in seguito proporremo qualche contributo più approfondito ma, in questa pagina, vogliamo restare focalizzati sull’essenziale, sperando di essere chiari, pur nella estrema sintesi.
Il punto centrale della specificità italiana è, per noi, questo: l’Italia è il paese della piccola e della media impresa.
Tolte alcune multinazionali — comunque in continua riduzione di personale — e alcune ben note realtà di grandi aziende, il restante tes­suto economico del nostro paese è costituito da aziende piccole e medie.
Questo non è, di per sé, un bene o un male; è la situazione che si è venuta a creare e a consolidare nel tempo, a partire dalle condizioni specifiche del nostro paese e alle dinamiche evolutive del nostro sistema economico.
Se guardas­simo a questa situazione con gli occhi del marketing (che sono sempre occhi intelligenti…) potremmo anche riconoscervi un vantaggio, in termini di diversificazione del rischio.
Se ci sono sul mercato pochi potenziali clienti, sei il loro “schiavo”; se falliscono o cambiano fornitore, fallisci anche tu. In pre­senza di molti potenziali clienti, questa minaccia svanisce.
Se il “sistema paese” è costituito da poche grandi aziende, il rischio è enorme; in un mercato parcellizzato questo problema è molto minore.
Occorrerebbe allora capitalizzare questo iniziale punto di forza: noi, invece, qui siamo in difficoltà.
La macchina statale non porta alcun aiuto, anzi rappresenta un freno ulteriore: una politica inges­sata e finalizzata unicamente a perpetuare se stessa è il desolante panorama che abbiamo di fronte.
Le aziende sono sole, così come sono soli i manager e i collaboratori che ci lavorano.
Per noi è questo il punto centrale: le aziende hanno bisogno di management, per sopravvivere, per consolidarsi, per crescere.
In Italia c’è molto management a disposizione, e per di più, piaccia o no, costa sempre meno, per tutti i motivi che conosciamo.
Noi, come overquaranta, ci poniamo l’obiettivo di fare incontrare imprese e manager.
Ovviamente occorrerà portare avanti un pre­ciso piano d’azione sul quale stiamo lavorando, anche con qualcuno di voi primi registrati.
È abbastanza evidente che la prima neces­sità è quella di incrementare il numero di registrazioni per irrobustire la nostra pre­senza, in modo da pre­sentare al mercato un’offerta importante; poi sarà neces­sario relazionarci con le aziende per convincerle della bontà della nostra proposta e della nostra modalità di approccio.
La strada che abbiamo intrapreso è, a nostro parere, quella giusta.
E la consapevolezza della quale parlavamo all’inizio è questa: pos­siamo farcela.
Ma abbiamo bisogno del vostro contributo.
E abbiamo bisogno che le aziende capiscano che senza un adeguato contributo manageriale il respiro è corto, troppo corto”.

Viral Marketing: obiettivo far parlaredi sé il Web

Pubblicato da Ilaria Mariniil 27 gennaio 2010

marketing_viraleFare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi di una buona strategia di marketing, ma soprattutto le basi portanti del Viral Marketing.

Un passo alla volta. Cos’è per definizione il Viral Marketing?
Prendiamo semplicemente la definizione che fornisce Wikipedia “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interes­sati per trasmettere il mes­saggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del mes­saggio segue un profilo tipico che pre­senta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del pas­saparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.
Il termine nasce nella metà degli anni ’90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia bio­logica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione Viral Marketing diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”.
Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interes­sante per un utente, viene pas­sata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “pas­saparola”, la conoscenza dell’idea”.

Specificato di cosa si parla, un buon stratega in questo settore della comunicazione deve riuscire a creare un meccanismo a catena, un pas­saparola mediatico in grado di catalizzare l’attenzione, far arrivare e far tornare gli utenti sul tuo sito, creare un’attenzione che cresce gradualmente.

Aspetto basilare è il prendere parte al mondo Social non “tanto per”, ma seguirlo perseguendo un obiettivo ben pre­ciso, spiccando nella massa perché, volere o volare, oggi anche la più piccola delle realtà anche lontana anni luce dal Web ha la sua pagina di Facebook, ad esempio. Un biglietto da visita immobile e non visitato, ma c’è a fare numero, ad inflazionare il settore.

Per far lievitare il proprio brand, una buona campagna di Viral Marketing deve essere accattivante, non spiccatamente commerciale (assolutamente banditi gli spot commerciali puri, che allontanano l’utente).
Anzi: bisogna avere la brillantezza e la capacità di arrivare indirettamente al proprio prodotto e/o servizio catalizzando l’attenzione degli internauti su un altro tema apparantemente esterno, legato ovviamente all’ambito in cui si opera.
Un video, una frase sibillina, perché no uno sconto per testare un determinato prodotto, una musica sono elementi che attirano l’attenzione. E il piano marketing è praticamente già a metà strada.
Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio marchio: quale miglior pubblicità di quella che nasce in maniera spontanea “dal popolo”?

C’è poi un altro equilibrio importante da rispettare: il far diffondere e veicolare nel Web il proprio prodotto ai fruitori finali è sinonimo di aver centrato il progetto, ma saper comunque mantenere la propria identità e saper farsi riconoscere resta neces­sità primaria, altrimenti il progetto va automaticamente a decadere.
Ecco spiegata in tal senso l’importanza di dare riferimenti certi a chi si connette ad Internet: una Fan Page di Facebook, un Sito Internet ufficiale, un blog (o forum) aziendale.

Se il risultato finale è il cosiddetto engagement – in italiano la famosa fidelizzazione del cliente – il Marketing Manager può ritenere di aver svolto con perfezione chirurgica il proprio lavoro.

Successo in Internet: i mercati di nicchia nuova frontiera

Pubblicato da Ilaria Mariniil 19 gennaio 2010

mercato_nicchiaInternet sta prendendo sempre più piede, e come nei decenni è toccato alla pubblicità sulle edizioni cartacee dei quotidiani, la saturità dell’ambiente spinge i nuovi imprenditori a sterzare.
Non avrebbe senso buttarsi – a meno con si sia studiata l’Idea vincente, con la I maiuscola – in un mercato che ormai non risponde nemmeno più anche a fronte di enormi capitali disponibili, come nel caso dei portali che raccolgono annunci immobiliari, ma ha senso deviare leggermente il tiro e rivolgersi ai famosi mercati di nicchia.
Al momento attuale prodotti e servizi che rispondano a tale definizione potrebbero essere alcuni settori dell’industria turistica, consigli per animali, ricette fornite da qualche agriturismo o il mercato dei prodotti di lusso.

Insomma, bisogna cercare un ambito in cui le richieste inevase degli utenti siano molte, in maniera da raccogliere interesse innescando un business senza dover fare i conti (nelle prime fasi) con la concorrenza.
C’è un esempio concreto in tal senso che viene dall’altra parte dell’Atlantico: in America hanno spopolati gli i e-book del “to do”, ed attualmente questo mercato conta un giro di fatture per 100 milioni di dollari.
Ed anche nel nostro Paese tale strategia di marketing ripaga della scelta effettuata: ci sono casi che contano aziende che contano ogni mese entrate dell’ordine di 10mila euro, anche se al momento la somma totale del business fatto girare dagli e-book nostrani non supera i 10milioni di euro.

In tal proposito, c’è un piccolo vademecum reperibile facilmente sul Web che traccia i punti salienti che configurano le base per avere successo nei mercati di nicchia:
1. Le persone all’interno della nicchia devono essere appas­sionate sull’argomento di interesse. Potete trovare persone interes­sate alla vostra nicchia cercando su Google con la keyword “ilvostropotenzialemercato forum”, “ilvostropotenzialemercato chat”, “ilvostropotenzialemercato club” ed altri.
Dovrete trovare gruppi di persone che regolarmente visitano il vostro sito web, ad esempio potrete attrarli mettendo a disposizione una chat in modo da permettere a persone interes­sate agli stessi argomenti di potersi scambiare opinioni
2. Gli utenti del vostro sito dovrebbero avere a disposizione una carta di credito per spendere. Potete spendere tutto il tempo e le energie che volete cercando di vendere e-books ai ragazzi, ma questa classe della popolazione è nota per non avere soldi da spendere. Focalizzate la vostra energia su mercati in cui sono pre­senti classi che hanno a disposizione denaro da spendere, dottori, manager, gol­fisti…
3. Competitors. Se non ci sono competitors nella nicchia di mercato che avete individuato, forse è meglio lasciarla perdere e sceglierne un’altra.
Pensi di essere la prima persona che ha cercato di vendere andando alla ricerca di nicchie di mercato? Nel 99.9% dei casi se non ci sono competitor nel mercato che avete individuato, significa che quella nicchia non è profittevole. Un buon modo per vedere se avete competitors è cercare in google utilizzando le chiavi con le quali avete individuato la vostra nicchia. Se vedete le ads (pubblicità) di Google sulla destra della pagina di ricerca o in alto, significa che avete dei competitors che già vendono prodotti simili a quelli che voi avete in mente di vendere.
Non pensate di essere degli eroi e inventare nuovi prodotti, nes­suno lo ha fatto prima. Invece guardate i prodotti che già si vendono è cercate di fornire un prodotto migliore
4. Finalmente cercate le vostre keywords. Esistono dei tools disponibili liberamente che pos­sono darvi delle buone idee per le keyword relazionate alla vostra nicchia di mercato. Potete utilizzare il suggeritore di keyword di overture. Inserite una keyword relazionata al vostro mercato e ne avrete molte altre ad essa correlate.
 
 
Glos­sario
 
Mercato di nicchia

In economia, la nicchia è una parte di mercato che la concorrenza non ha ancora raggiunto, o che essa ha parzialmente occupato, ma in maniera tale da non venire incontro soddisfacentemente alla domanda. Può consistere in una parte di clientela, oppure in un determinato tipo di prodotti. Le nicchie sono in genere degli spazi piccoli, spesso ricercati da piccoli imprese. Dati i costi fissi e le dimensioni modeste di una nicchia di mercato, non è detto che la sua conquista comporti la neces­saria redditività.
 
e-book
Un eBook (anche chiamato e-book oppure ebook) o libro elettronico è un libro in formato elettronico (o meglio digitale). Il termine deriva dalla contrazione delle parole inglesi electronic book, viene utilizzato sia per indicare la conversione in digitale di una qualsiasi pubblicazione sia il dispositivo con cui il libro può essere letto.

Selfmarketing: promuovere sé stessi colpire le aziende

Pubblicato da Ilaria Mariniil 15 gennaio 2010

selfmarketingUn buon Marketing Manager è quello che, attraverso un’opportuna e mirata strategia, riesce a far conoscere un determinato prodotto, i servizi offerti da una determinata azienda.
E una persona in cerca di lavoro, che vuole veicolare al meglio in Rete la propria profes­sionalità, la propria esperienza, a quali direttive deve attenersi?
In tal senso, è cresciuto nell’ultimo periodo dove la ricerca di lavoro è un’esigenza diffusa l’attitudine al Sel­fmarketing. Che letteralmente significa marketing di sé stessi.
Facendo leva sulle sulle 4P del marketing snocciolate dal guru del marketing Philip Kotler: Prodotto, Prezzo, Posto, Promozione.

Ovvero: promuovere se stessi. Naturalmente, alla base deve esserci “sostanza”, un’esperienza, un buon curriculum insomma.
Non è un’operazione casuale, e nemmeno così semplice come si possa pensare: si devono rispettare alcune norme se si vuole che la promozione self made raggiunga il proprio scopo: colpire chi ne viene a conoscenza e spingere i selezionatore del personale a fis­sare un colloquio conoscitivo.

In ambito Internet: quale miglior pubblicità del saper utilizzare a menadito il Web può essere utile per chi cerca lavoro proprio in ambito informatico?

Il fondamento: ci si muove nel campo del mercato delle risorse umane.
Pertanto, la perfetta conoscenza delle proprie attitudini, e soprattutto il saperle trasmettere a chi non ci ha mai né visto né sentito, è basilare.
Individuare i punti di forza della propria esperienza pone un altro caposaldo nella strategia del Sel­fmarketing: tale specificità accentuate permetteranno di stagliare il proprio profilo tra altri dieci, ad esempio.
Ancora: scegliere i mezzi più adatti per veicolare il proprio profilo lavorativo.
Ed anche costruire una sorta di “immagine” si se stessi, un simil brand che aiuti chi seleziona personale per aziende e/o enti a correlare senza dubbio un cognome ad una determinata profes­sionalità.
In tal senso, i Social Network hanno portato a galla persone, profili, esperienze, competenze: ecco perché sfruttare gli strumenti comunicativi del Web 2.0 è importante (ma attenzione a non esagerare svendendola).
Nell’ultimo anno infatti le selezione di personale, oltre che attraverso i canali tradizionali - agenzie interinali, annunci su carta — e su Portali Web dedicati per il recruiting on line, si è allargata anche al campo dei Social Media, che riescono a riportare abbastanza fedelmente un percorso pre­ciso e completo del soggetto d’interesse, cosa che un semplice foglio di carta non riesce a rendere.
Da un blog ad esempio traspare l’impronta di una persona, la sua capacità comunicativa, il suo approccio nel tempo a temi ed argomenti tra i più disparati. Una sorta di curriculum virtuale.

Web Marketing 2009: Hewlett-Packard il brand meglio diffuso

Pubblicato da Ilaria Mariniil 11 gennaio 2010

brand_internetHewlett-Packard, Sony e Toshiba sul podio della miglior diffusione on line del proprio brand nel 2009.
E’ quanto emerge dalla ricerca ICEcat 2009 Brand Poluraity Index, che pre­mia le tre multinazionali nel settore del marketing e della pubblicità in Rete per aver meglio veicolato il proprio marchio.

Lo scettro consegnato dopo aver analizzato una campione vastis­simo, qualcosa come 494 milioni di schede tecniche raccolte.
Le opinioni sono quelle scaricate dal sito ICEcat nel corso dell’anno appena concluso da oltre 8mila negozi e-commerce, per una copertura pari ad oltre 3mila brand tecnologici, per cui non indirizzata verso nes­sun risultato.

La top 15 delle aziende IT più ricercate in Rete: HP, Sony, Toshiba, Lenovo, Acer, Canon, Asus, IBM, Kingston, Belkin, Samsung, Philips, Cisco, Epson, Adobe.
Per il futuro gli esperti pre­vedono una gran rentrée della giapponese Fujitsu e l’entrata nelle posizioni che contano della Dell.

Evidentemente l’ottimo rapporto costi/benefici, l’utilizzo sempre crescente del mezzo informatico confermato quotidianamente dall’ennesima statistica ha spinto i responsabili manager dei tre colossi mondiali a spingere sull’acceleratore del Web.
Scelta confermata da un dato eclatante: se nei primi sei mesi del 2009 il trend di Internet mostrava un crescita di appena il 12%, nei primo mesi del 2010 il tasso di crescita media annua è pre­visto addirittura al 48%.
 
 
Glos­sario
 
Brand
La marca o brand (il secondo è un sinonimo mutuato dalla lingua inglese) è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.