sab 11 settembre 2010
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Twitter in Italia: nuova strategia di marketing

Pubblicato da Ilaria Mariniil 10 ottobre 2009

twitterIn Italia gli utilizzatori di Twitter sono poche decina di migliaia, contro gli oltre 11 milioni di utenti di Facebook. Una delle ragioni potrebbe essere linguistica: Facebook è tradotto in più di 70 lingue, Twitter è attualmente disponibile solo in inglese e giapponese.

La nuova strategia del sito di microblogging punta ad ampliare il numero di utenti, in primo luogo estendendo il servizio ad altre 4 lingue: italiano, francese, tedesco e spagnolo.

Ovviamente, in pieno spirito social, la traduzione spetterà agli stessi utilizzatori: ne verrà coinvolto un numero limitato che, dopo aver accettato pre­cise condizioni (la gratuità della collaborazione e il riconoscimento dei diritti di proprietà a Twitter), visualizzerà una schermata speciale dove potrà suggerire la traduzione di ogni singolo termine nella propria lingua, con la pos­sibilità di votare anche le scelte dagli altri traduttori.

Oltre ad aumentare il numero di utenti, Twitter sta cercando d’implementare i propri guadagni: secondo il Wall Street Journal, ci sarebbero trattative in corso con Google e Microsoft per consentire l’indicizzazione dei tweet all’interno dei rispettivi motori di ricerca.

Il potere del marketing farmaceutico

Pubblicato da Ilaria Mariniil 9 ottobre 2009

vaccinoIl potere del marketing è immenso e incredibile, ce ne rendiamo conto quando alcuni prodotti riescono a diventare una moda, a creare una tendenza che ci spinge tutti all’acquisto, come se da un giorno all’altro non potes­simo più vivere senza.

Il problema è che talvolta il marketing viene “usato male”, cioè serve non tanto a far vendere un prodotto ma a creare paure che spingono a comprare un prodotto del quale non si ha alcun bisogno.

I casi più eclatanti sono legati all’industria farmaceutica, che periodicamente lancia prodotti sul mercato che servono per “salvarci” da disturbi che in realtà sono stati creati a tavolino: sì perché anche le malattie si pos­sono inventare dal nulla, e l’influenza A che tanto ci pre­occupa in questo periodo ne è un esempio eclatante.

Il tutto è anche piuttosto semplice: viene prodotto un farmaco, si fa un convegno che legittimi una determinata malattia e il farmaco inizia ad essere venduto: si chiama “disease mongering” e non è altro che la mercificazione della malattia, cioè quell’operazione di marketing finalizzata all’introduzione sul mercato di un farmaco già pronto in seguito al panico che viene creato dai media.

Ne fa parte anche l’influenza A, un tipico caso di “invenzione della malattia”, cioè di un virus che colpisce in forma leggera molte persone ma attorno al quale si crea una vera e propria pandemia che non tiene conto del fatto che il tasso di mortalità della malattia è bas­sis­simo, molto più basso di una normale influenza stagionale, e che colpisce solo per determinate complicazioni che riguardano lo stato di salute del paziente, non per la malattia in sé.

Intanto La Roche ha triplicato nel primo semestre 2009 il fatturato grazie alla vendita del Tamiflu, il farmaco inizialmente indicato per sconfiggere il virus A, con un miliardo di ricavi in 6 mesi.