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	<title>CromosomaWeb &#187; new media</title>
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		<title>Selfmarketing: promuovere sé stessi colpire le aziende</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 11:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall'avvento del <b>Web 2.0</b> è inevitabilmente cresciuta, nell'ambito della ricerca del <b>lavoro</b>, l’attitudine al <b>Selfmarketing</b>. Che letteralmente significa <b>marketing di sé stessi</b>, facendo leva sulle sulle <b>4P del marketing</b> snocciolate dal guru del marketing <b>Philip Kotler</b>: Prodotto, Prezzo, Posto, Promozione [...]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1181" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/selfmarketing.jpg" alt="selfmarketing" width="300" height="200" />Un buon <strong>Marketing Manager</strong> è quello che, attraverso un’opportuna e mirata <strong>strategia</strong>, riesce a far conoscere un determinato prodotto, i servizi offerti da una determinata <strong>azienda</strong>.<br />
E una persona in cerca di lavoro, che vuole veicolare al meglio in <strong>Rete </strong>la propria professionalità, la propria esperienza, a quali direttive deve attenersi?<br />
In tal senso, è cresciuto nell’ultimo periodo dove la ricerca di lavoro è un’esigenza diffusa l’attitudine al <strong>Selfmarketing</strong>. Che letteralmente significa <strong>marketing di sé stessi</strong>.<br />
Facendo leva sulle sulle <strong>4P del marketing </strong>snocciolate dal guru del marketing <strong>Philip Kotler</strong>: Prodotto, Prezzo, Posto, Promozione.</p>
<p>Ovvero: promuovere se stessi. Naturalmente, alla base deve esserci “sostanza”, un’esperienza, un buon <strong>curriculum </strong>insomma.<br />
Non è un’operazione casuale, e nemmeno così semplice come si possa pensare: si devono rispettare alcune norme se si vuole che la promozione <em>self made</em> raggiunga il proprio scopo: colpire chi ne viene a conoscenza e spingere i selezionatore del personale a fissare un colloquio conoscitivo.</p>
<p>In ambito <strong>Internet</strong>: quale miglior pubblicità del saper utilizzare a menadito il <strong>Web </strong>può essere utile per chi cerca <strong>lavoro</strong> proprio in ambito informatico?</p>
<p>Il fondamento: ci si muove nel campo del mercato delle <strong>risorse umane</strong>.<br />
Pertanto, la perfetta conoscenza delle proprie attitudini, e soprattutto il saperle trasmettere a chi non ci ha mai né visto né sentito, è basilare.<br />
Individuare i punti di forza della propria esperienza pone un altro caposaldo nella strategia del Selfmarketing: tale specificità accentuate permetteranno di stagliare il proprio profilo tra altri dieci, ad esempio.<br />
Ancora: scegliere i mezzi più adatti per veicolare il proprio profilo lavorativo.<br />
Ed anche costruire una sorta di “immagine” si se stessi, un simil brand che aiuti chi seleziona personale per aziende e/o enti a correlare senza dubbio un cognome ad una determinata professionalità.<br />
In tal senso, i <strong>Social Network</strong> hanno portato a galla persone, profili, esperienze, competenze: ecco perché sfruttare gli strumenti comunicativi del <strong>Web 2.0</strong> è importante (ma attenzione a non esagerare svendendola).<br />
Nell’ultimo anno infatti le selezione di personale, oltre che attraverso i canali tradizionali - agenzie interinali, annunci su carta — e su <strong>Portali Web</strong> dedicati per il <em>recruiting on line</em>, si è allargata anche al campo dei <strong>Social Media</strong>, che riescono a riportare abbastanza fedelmente un percorso preciso e completo del soggetto d’interesse, cosa che un semplice foglio di carta non riesce a rendere.<br />
Da un <strong>blog</strong> ad esempio traspare l’impronta di una persona, la sua <strong>capacità comunicativa</strong>, il suo approccio nel tempo a temi ed argomenti tra i più disparati. Una sorta di curriculum virtuale.</p>
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		<title>Pubblicità: il marketing del futuro è in Internet</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 17:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[I <b>New Media</b> stanno pian piano soffocando i media tradizionali: i nuovi <b>investimenti pubblicitari</b> e le nuove <b>campagne marketing</b> è naturale vengano dirottate <b>on line</b>. Le previsioni in tal senso puntano inequivocabilmente sul <b>web marketing</b>: nel 2010 un responsabile su tre vi incrementerà gli investimenti di un ulteriore 10%. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-870" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/advertising_web.jpg" alt="advertising_web" width="300" height="225" />Social Network</strong>, <strong>Blog</strong>, <strong>Portali </strong>di annunci, <strong>Forum</strong>,<strong> e-commerce</strong>: il <strong>Web 2.0</strong> invade quotidianamente le nostre vite e prende sempre più corpo ed importanza.<br />
Non stupiscono quindi i risultati della ricerca effettuata dall’Osservatorio New Tv &amp; Media della School of Management del Politecnico di Milano, presentati nei giorni scorsi nel capoluogo meneghino durante il convegno “New Tv &amp; Media: la crisi accelera la trasformazione”.</p>
<p>I New Media, quelli legati alla nuova concezione del Web, quello che comunica ed interagisce, stanno pian piano soffocando i media tradizionali: i nuovi investimenti pubblicitari e le nuove <strong>campagne marketing</strong> è naturale siano indirizzati <strong>on line</strong>.</p>
<p>Qualche dato per capire la portata del cambiamento del tipo di investimento pubblicitario.<br />
Media tradizionali (giornali, televisione analogica e radio) perdono rispettivamente il 20%, il 10% ed il 14% sulla raccolta pubblicitaria nel 2009 giunto quasi a conclusione. Per contro, c’è un considerevole aumento delle tv digitali che toccano il 41% (35% nel 2008).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-868" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/dati_osservatorio_new_media.jpg" alt="dati_osservatorio_new_media" width="400" height="257" />I <strong>nuovi media</strong> hanno salito un gradino pari al 15%, che porta dietro di se un giro d’affari di oltre 3.800 milioni di euro.<br />
<strong>Web</strong>, <strong>Mobile</strong> e televisioni coprono il 29% degli introiti: +13% nel confronto con il 2008 in ambito <strong>advertising</strong>, andando a colmare parte delle perdite dei media tradizionali.</p>
<p>Mentre i media basati sul Web sono cresciuti del 10% grazie alla pubblicità e ai contenuti <em>premium</em> del 10%. A tal proposito, per l’anno in corso gli introiti pubblicitari dei  contenuti premium dovrebbero raggiungere un valore di circa 910 milioni di euro, ovvero il 10% in più rispetto al 2008, ma gli esperti ritengono che il potenziale inespresso “è ancora elevatissimo”.</p>
<p>Ancora. I <strong>direttori marketing</strong> parte del panel utilizzato dall’Osservatorio racconta di come quasi uno su tre (28%) abbia investito in <strong>campagne digitali</strong> oltre il 10% del <strong>budget pubblicitario</strong> a disposizione; il 22% ha speso per tale scopo dal 5 al 10% delle risorse disponibili mentre la metà degli intervistati ha investito meno del 5%.<br />
Le previsioni in tal senso puntano inequivocabilmente sul <strong>web marketing</strong>: nel 2010 un responsabile su tre incrementerà gli investimenti di un altro 10%.</p>
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		<title>Social Network, la nuova frontiera della comunicazione</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 09:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<b>Facebook</b> è lo strumento <b>on line</b> più popolare, <b>YouTube</b> quello più utilizzato. Quasi venti milioni di persone conoscono i <b>social network</b> e li utilizzano quotidianamente: sono alcuni dei risultati dell'analisi firmata Censis, l’8° edizione del Rapporto sulla <b>comunicazione</b> "I <b>media</b> tra crisi e metamorfosi" [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-812" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/socialnetwork_newmedia.jpg" alt="socialnetwork_newmedia" width="300" height="237" />Non c’è davvero bisogno di aggiungere nulla all’approfondita, realistica ed attenta analisi effettuata dal <a href="http://www.censis.it" target="_blank">Censis</a>, l’8° edizione del Rapporto sulla <strong>comunicazione</strong> “I<strong> media</strong> tra crisi e metamorfosi”.<br />
Il Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964, spiega in maniera più che esaustiva il tipo di trasformazione che sta subendo la comunicazione nel nostro Paese e quali sono le nuove “tendenze” della popolazione <strong>Internet</strong>.</p>
<p>Il succo della ricerca è condensato in queste righe: “La crisi economica mondiale che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla <strong>società digitale</strong> – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dallo sviluppo tecnologico, modificandone alcune direttrici. E determinando metamorfosi inattese, secondo il paradigma della moltiplicazione e integrazione dei media, con l’assottigliamento dei confini tra i mezzi e tra i generi della comunicazione. Il Rapporto si focalizza anche su tre questioni di grande rilevanza e attualità. La prima è la moltiplicazione degli usi della televisione: un mezzo che rimane saldamente dominante nel <strong>panorama mediatico</strong> degli italiani e che le innovazioni tecnologiche stanno spingendo al centro di nuovi scenari di offerta. Il secondo approfondimento tocca il tema cardine dell’informazione e della fiducia riposta dal pubblico nei media. Il terzo focus riguarda l’affermazione di un nuovo paradigma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri <strong>social network</strong>”.</p>
<p>Sono cinque i social network più popolari: <strong>Facebook</strong>, conosciuto dal 61,6% degli italiani, <strong>YouTube </strong>(60,9%), <strong>Messenger</strong> (50,5%), <strong>Skype</strong> (37,6%) e <strong>MySpace</strong> (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14–29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Messenger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro “contatti”. Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%).<br />
I giovani hanno preso l’abitudine a “vivere connessi”, dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Complessivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.</p>
<p>Facebook il più popolare, YouTube il più utilizzato. Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14–29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato).<br />
Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come <strong>Wikipedia</strong>), trovare opportunità di lavoro e di carriera (<strong>LinkedIn</strong>), scambiarsi merci (<strong>eBay</strong>), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (<strong>Messenger</strong>, Facebook, <strong>Twitter</strong>), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (<strong>eMule</strong>).<br />
Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.</p>
<p>Cosa si fa su Facebook. La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) preferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend.<br />
Le attività preferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare messaggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.</p>
<p>Luci e ombre su Fb. Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%).<br />
C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla presenza su Facebook possano derivare dei rischi. Quello che preoccupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono preoccupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook possano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).</p>
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		<title>Ferrara: Graphic Journalism, ora la matita affianca il mouse</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 07:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oltreoceano è sempre minore la forbice che divide la comunicazione tradizionale da queste nuove forme di comunicazione: la prima cosa cercata infatti da chi fa cronaca fin dagli albori è “l’immagine”, uno scatto eloquente che “parla” per descrivere una scena di un delitto, un attacco in guerra, un furto, un’opera d’arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-209" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/matite_mouse.jpg" alt="matite_mouse" width="300" height="180" />Si torna alla matita, che affianca e compensa il mouse.<br />
E’ l’ennesimo argomento di vivo interesse uscito dai dibattiti proposti da Intenazionale, la tre giorni svoltasi a Ferrara che ha portato nella città degli Estensi il gotha della comunicazione, dell’informazione e della cultura, facendo registrare un tutto esaurito (e forse qualcosa di più).<br />
Fra libertà di stampa, informazione corretta e politica, il festival non ha certo mancato di approfondire il tema del graphic journalism, ovvero il giornalismo che racconta i fatti – nessun argomento è escluso — attraverso il fumetto.<br />
In Italia tale tipologia comunicativa non è certamente al passo con quello che avviene negli States, dove le imprinting date da tempo dalle graphic novel permette a chi racconta la notizia di diventarne vero protagonista. Oltreoceano è sempre minore la forbice che divide la comunicazione tradizionale da queste nuove forme di comunicazione: la prima cosa cercata infatti da chi fa cronaca fin dagli albori è “l’immagine”, uno scatto eloquente che “parla” per descrivere una scena di un delitto, un attacco in guerra, un furto, un’opera d’arte.<br />
Basti pensare in tal senso l’evoluzione negli ultimi anni delle prime pagine dei quotidiani: le copertine “multi argomento” hanno lasciato spazio ad un’unica immagine, spesso legata all’argomento principale dell’edizione in questione, corredata di poche ma ficcanti righe (con “Libero” che ha fatto scuola).</p>
<p>Alcune delle nuove terminologie relative all’informazione che prendono sempre più piede:</p>
<p><strong>Citizen journalism</strong><br />
Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism o open source journalism) è il termine con cui si indica la nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da internet.</p>
<p><strong>New Media</strong><br />
Nuovi media sono quei mezzi di comunicazione di massa sviluppatisi posteriormente alla nascita dell’informatica e in correlazione ad essa. Essendo ormai radicato l’uso del termine “medium” (singolare di media) per indicare i mezzi di comunicazione di massa, tali strumenti vengono definiti “nuovi media” nella misura in cui vengono usati come mezzi di comunicazione di massa (one-to-many) o comunque su larga scala. L’interattività offerta dalle applicazioni web consente una tipologia di comunicazione propria degli stessi nuovi media, e cioè né one-to-one né one-to-many, ma addirittura many-to-many. La comunicazione digitale permette infatti una simultaneità intercognitiva delle esperienze collettive.</p>
<p><strong>Blog</strong><br />
In informatica, e più propriamente nel gergo <em>internettiano</em>, un blog è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l’autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video. Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero “traccia su rete”. Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer del software che ne permette la pubblicazione (si parla di proto-blog), mentre il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno, grazie a Jorn Barger, un commerciante americano appassionato di caccia, che decise di aprire una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby. Nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog.</p>
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