ven 12 marzo 2010
CromosomaWeb internet web marketing

Web 2.0: Nativi Digitali cerca nuove idee per Internet

Pubblicato da Antonella Neriil 22 febbraio 2010

nativi_digitali2Alla ricerca di nuovi Larry Page o Mark Zuckerberg che, poco più che maggiorenni, crearono dal nulla Google e Facebook.
E’ questo lo scopo di “Nativi digitali” promosso dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) nell’ambito della campagna di comunicazione di Registro .it, l’organismo che da oltre vent’anni assegna e gestisce i domini a targa italiana.
L’idea più brillante mai sviluppata su Internet è pos­sibile esca dalle menti del milione e mezzo di studenti italiani in oltre tremila istituti superiori sparsi per tutta la penisola.
Con l’unico limite della fantasia e della creatività, i ragazzi sono invitati a impostare un progetto innovativo per indagare le potenzialità della Rete e trarne spunti per un utilizzo evoluto e consapevole. I lavori più validi verranno sostenuti per giungere a compimento.

L’iniziativa, “Nativi digitali”, è finalizzata alla diffusione della cultura di Internet nelle scuole e non ha pre­cedenti in Italia per dimensioni e capillarità. La campagna, avviata nel novembre scorso con spazi rivolti al pubblico generalista, ha adesso l’obiettivo educativo e formativo di far conoscere agli studenti le norme nazionali e internazionali che consentono il funzionamento di Internet e, in particolare, il ruolo svolto dal Registro .it.

“Il progetto – osserva il direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, Domenico Laforenza – è focalizzato sugli aspetti positivi di Internet e sulle opportunità, ancora tutte da scoprire, che la Rete offre a chiunque abbia idee valide. I destinatari sono appunto i “Nativi digitali”, giovani e giovanis­simi cresciuti con Internet che, non a caso, danno il titolo alla nostra iniziativa”.

Nelle pros­sime settimane 3.000 scuole riceveranno il kit di “Nativi digitali” (un dvd da vedere e commentare in classe con gli insegnanti e materiale informativo sulla Rete e sui domini.it) e potranno cominciare a elaborare le proposte: immagini o videoclip virali, progetti di socializzazione online o di strumenti per lo scambio di informazioni, servizi innovativi, elaborati artistici, videogame e programmi che documentino le potenzialità di Internet associate all’uso di un dominio italiano.it.

I migliori elaborati saranno pubblicati sul sito del Registro (www.registro.it) e concorreranno all’assegnazione dei “.it awards”, il Registro stesso e le società che registrano domini per conto terzi (Registrar e Maintainer) sosterranno le idee più valide, ricoprendo il ruolo di business angel, attivando stage, “adottando” i siti web proposti o utilizzando il materiale nelle proprie campagne promozionali.
Pos­sono partecipare all’iniziativa tutti i ragazzi delle scuole superiori italiane, tramite il loro istituto: la “partecipazione” della scuola è uno dei punti fondanti del progetto. Anche gli istituti non raggiunti direttamente potranno comunque aderire.

Partner del progetto è Current, il social news network, fondato nel 2005 da Al Gore — ex vicepresidente degli Stati Uniti, Pre­mio Oscar e Nobel per la Pace 2007 — e dall’imprenditore e avvocato Joel Hyatt.
Un video prodotto da Current, ispirato alla serie dei “Geek files”, affronta in 32 minuti alcuni dei temi più interes­santi legati al mondo di Internet: nascita della Rete e dei domini .it, il digital divide, il ruolo dei motori di ricerca, i cambiamenti sociali indotti da Internet, il futuro della Rete. Un prodotto didattico finalizzato a catturare l’attenzione dei giovanis­simi e a sollecitare la discus­sione e l’approfondimento in classe grazie ad animazioni, interviste, intermezzi umoristici e alla conduzione di Giacomo Cannelli e Livia Iacolare, gli “infiltrati nella rete” per Current.

Che i ragazzi siano i principali utenti di Internet lo conferma un’indagine sulla conoscenza e l’utilizzo della Rete, condotta dalla società Pragma, nell’ambito della campagna di comunicazione del Registro .it, per la quale è stata realizzata una elaborazione per fasce d’età.
Ne emerge una pre­valenza anche qualitativa dei navigatori più giovani: il 46,5% degli intervistati fra i 16 e i 20 anni ha infatti dichiarato di fare uso di un dominio .it; una percentuale quasi doppia rispetto agli utenti over 20 (fermi al 24,4%). Tra i giovani che utilizzano domini .it, pre­valgono a sorpresa le ragazze (50,7%) rispetto ai coetanei maschi (44,6%).
L’utilizzo del dominio .it dichiarato dai giovani non è ovviamente indice di pos­sesso, poiché solo i maggiorenni pos­sono registrare un nome a dominio: i domini italiani registrati da ragazzi tra i 18 e i 25 anni sono poco più di 21mila su un totale di 451mila circa assegnati alle persone fisiche.

Emilia Romagna: SI-Impresa il nuovo portale per le aziende

Pubblicato da Antonella Neriil 19 febbraio 2010

Maleís hand writing in the documentLa Regione Emilia Romagna porta le aziende nell’era del Web 2.0: lo dimostra la messa on line del nuovo portale SI-IMPRESA (Url www.emiliaromagna.si-impresa.it), realizzato nell’ottica di semplificare e velocizzare tutte le pratiche e i procedimenti amministrativi neces­sari alle attività economiche.
Il Sito Internet regionale dedicato ospita al proprio interno anche lo “Sportello unico telematico per le Attività Produttive”.
Si tratta di un portale di facile accesso per le imprese, che ha al suo interno tutte le informazioni sul sistema economico regionale, sulle opportunità per le imprese e sui servizi offerti dalla pubblica amministrazione per via telematica, con enormi vantaggi per le imprese, che risparmieranno tempo e denaro nell’acquisizione delle informazioni e nello svolgimento delle pratiche burocratiche.
Un ruolo centrale per il nuovo sportello on line e per il nuovo portale è giocato dal Coordinamento regionale degli sportelli unici per le attività produttive, coordinato dal Servizio sportelli unici della Regione: una rete regionale composta da 350 sportelli unici e dai Coordinamenti provinciali Suap. Un servizio, quello degli sportelli unici degli enti locali, che ogni anno si occupa di circa 25 mila procedimenti amministrativi per le imprese.

Su SI-IMPRESA troverà quindi spazio la costruzione e messa a disposizione della nuova piattaforma informatica per il “Suap on-line dell’Emilia-Romagna”, che informatizzando i procedimenti amministrativi, su cui opera ogni sportello unico, renderà disponibili alle imprese servizi on-line, garantendo l’integrazione tra la nuova piattaforma e le soluzioni già adottate dai comuni.

Il contenuto della banca dati è costituito da 350 interventi, detti anche endoprocedimenti, che riguardano gli ambiti tematici ambientale, edilizio e produttivo, censiti e condivisi a livello regionale, attraverso l’apporto dei Coordinamenti provinciali Suap e delle singole realtà dei Suap locali, nell’ambito del Tavolo di coordinamento regionale Suap.
Il database riporta, in relazione ai singoli procedimenti, indicazione della normativa applicabile, degli adempimenti procedurali, della modulistica, nonché dei relativi allegati da utilizzare uniformemente nel territorio regionale. E contiene, altresì, le indicazione della normativa e degli elementi procedurali specifici dei singoli enti locali.
Grazie alla struttura, sarà pos­sibile coprire tutte le circa 150 procedure amministrative di cui l’impresa può neces­sitare nella sua quotidianità.

Il Marketing 2.0 si adatta all’utente media multitasking

Pubblicato da Antonella Neriil 18 febbraio 2010

media_multitaskingDopo che dall’Osservatorio Multicanalità qualche settimana fa aveva svelato che un italiano su tre nel 2009 è stato influenzato da Internet negli acquisti, ecco arrivare un’ulteriore, autorevole voce a confermare che il Web è sempre più radicato nel quotidiano.
Un recente studio firmato Media Meshing e condotto da Microsoft Advertising su un panel di 1.000 individui adulti in sette Paesi, Italia inclusa, ha confermato che gli utenti europei sono sempre di più media multitasking.
In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche in Internet prima di mettere mano al portafoglio.

I dati. Sette persone su dieci coinvolte almeno una volta alla settimana consultano le Pagine Web, mentre addirittura quattro utenti su dieci lo fanno tutti i giorni. E almeno il 30% dei futuri consumatori effettua ricerche su un determinato prodotto che vorrebbe acquistare.
Questo è reso pos­sibile dalla crescente diffusione e dal crescente utilizzo di dispositivi portatili quali iPhone, notebook e smartphone, che permettono una connes­sione real time in quasi tutti i luoghi.

Naturalmente il multitasking abbraccia di più le nuove generazioni, più inserite nel contesto Web 2.0 e più pratici di dispositivi che si connettono via Mobile: nove giovani su dieci di età compresa trai 16 e 24 anni sono fruitori assidui e simultanei di televisione e computer.

Dove è maggiore l’attitudine alla multicanalità? In Danimarca e nel Regno Unito il 77% dei navigatori utilizzano entrambi i media almeno una volta alla settimana, cui si accoda la new generation tedesca (73%), belga (71%), poi troviamo quella italiana (69%).

Spesso, sono le pause televisive che “innescano” il fenomeno della consultazione parallela di due fonti di informazione, accentuata di sera e durante i fine settimana: il 37% dei soggetti attiva la connes­sione Internet quando viene trasmessa la pubblicità in Tv, mentre il 39% resta sulla poltrona limitandosi a fare zapping con il telecomando.
Con il plasma acceso e il modem in funzione, cosa hanno dichiarato di fare gli internauti coinvolti nello studio? Tre persone su scaricano la posta elettronica, il 64% gira nel Web, il 49% si dedica ai Social Network e il 39% alle chat.

Altre casistiche. Oltre la metà del panel ha dichiarato di aver cercato anche sul Web un annuncio pubblicitario già visto in televisione; sempre oltre la metà dei consumatori multitasking ritengono maggiormente appetibili e coinvolgenti le campagne on the Web rispetto ai tradizionali mezzi pubblicitari.
Per il Marketing 2.0 tutte queste informazioni relative alle nuove tendenze dei consumatori sono vere e proprie miniere d’oro.

Non solo. Azzeccata la scelta del canale pubblicitario adatto, due utenti su dieci hanno diffuso la propria pre­ferenza tramite e-mail, postando su Social Network & Co. il link dello spot che ha suscitato interesse.
Prende sempre più credibilità, alla luce di questa ennesima ricerca, che il tanto celebrato “media mix”, ovvero una ripartizione più equilibrata tra i vari media scelti nelle le campagne pubblicitarie, permetta di ottenere risultati molto più soddisfacenti.

La rete Wi-Fi si allarga: Ferrara sempre più verso il Web 2.0

Pubblicato da Antonella Neriil 15 febbraio 2010

wireless_ferraraContinua l’avanzata di Ferrara nel mondo del Web 2.0: nell’ottica che in Internet ormai ci si connette ovunque, è stata ulteriormente ampliata all’ombra del Castello Estense la connes­sione wireless pubblica: in questi giorni infatti sono state attivate due nuove aree di particolare interesse per l’utenza Web. Si tratta di tutto il piazzale anti­stante la Stazione Ferroviaria, della sala d’attesa viaggiatori e dell’area verde pubblica del Grattacielo.
La copertura dell’area della Stazione Ferroviaria e dei giardini del Grattacielo vanno a completare il servizio per turisti, viaggiatori e cittadini che già da tempo pos­sono ottenere le credenziali di accesso alla Rete allo sportello dell’Ufficio Informazioni Turistiche della stessa stazione, oltre che all’URP-informacittà di via Spadari, all’ufficio Informagiovani di piazza Municipale e all’Ufficio Informazioni e Accoglienza turistica del cortile di Castello Estense.
In particolare l’attivazione del servizio nella zona del Grattacielo, oltre a rappresentare un ulteriore azione dell’Amministrazione Comunale finalizzata alla riqualificazione dell’area, consente anche di sperimentare per la prima volta la pos­sibilità di differenziare il servizio offerto; infatti ogni utente di Wi-Fe ora, oltre a poter usufruire dei tradizionali 90 minuti al giorno di connes­sione utilizzabili in una qualsiasi delle aree coperte dal servizio, disporrà di ulteriori 90 minuti consumabili esclusivamente in quell’area.

Web 2.0: prende piede il fascicolo sanitario elettronico

Pubblicato da Antonella Neriil 8 febbraio 2010

sanita_internetSi è partiti con la cartella clinica on line, che ha tagliato centinaia di fotocopie richieste dopo ore di coda allo sportello terminato l’iter del ricovero.
Da poco è stata introdotta la chiavetta “rosa”, che permette alle donne in cinta di avere “in tasca” tutti i dati dall’inizio della gestazione.

Ed ora, 6 ospedali italiani su 10 utilizzano in maniera proficua il fascicolo sanitario elettronico (Fse) che permette una consultazione contemporanea da parte di più strutture del percorso clinico completo del paziente, dal medico di base all’ambulatorio Usl od ospedaliero.
Una cronistoria della sua salute raccolta in un mini Sito Internet in pratica, acces­sibile in ogni momento e che permette di analizzare ogni fase della vita del paziente.
E, in un secondo momento, visto l’imperversare nell’utilizzo del computer e dell’accesso ad Internet in Web 2.0 style, anche il paziente potrà accedere a questa pre­ziosa banca dati.
Un altro passo non indifferente del filone inerente l’e-Healt.

Il fascicolo sanitario elettronico, in fase già avanzata di sperimentazione in quasi metà delle Regioni italiane, è utilizzato nel 43% delle Asl, nel 62% delle aziende e dei pre­sidi ospedalieri, cioè 3 su 5, oltre che nel 19% degli ambulatori territoriali.

Ancora. Il database medico personale è conosciuto al 71% dei medici di famiglia e i pediatri di libera scelta, al 67% dei camici bianchi ospedalieri e specialisti e al 29% degli infermieri, mentre tra i farmacisti la diffusione è ferma al 5%.
Con il Fse vengono gestite oltre la metà delle pre­stazioni specialistiche e ospedaliere, un 33% di quelle farmaceutiche e il 24% per quelle di Pronto soccorso.
In particolare, risultano sette le Regioni con una diffusione del Fse superiore al 75% tra Asl e aziende ospedaliere: Lombardia, Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Self Marketing: creare il brand vincente di noi stessi

Pubblicato da Antonella Neriil 5 febbraio 2010

self_marketingNavigando in Rete, si pos­sono riscontrare diversi stati d’animo nei confronti dell’argomento: dal più completo scetticismo, ad un generico “palloso” fino al convincimento più totale nei confronti dei dogmi.
Il riferimento sono le famose “4 P del self marketing” di . Sottotitolabile con un “come vendere meglio sé stessi”.

Sono in continua ascesa e mutamento le teorie relative al self marketing: gli slogan facilmente riscontrabili nello smisurato mondo del Web, che come capofila potrebbero essere riconducibili al motto “chi non comunica non esiste!”.

Bisognerebbe dunque secondo le regole del Web 2.0 far sapere che si esiste, che si pos­siede una determinata profes­sionalità, un certo tipo di attitudini. Che poggiano sulla conoscenza millimetrica di noi stessi.
Partendo dalle domande alla base della vita Social, così come fu per l’uomo alle origini, ci sono alcuni interrogativi da porsi prima di “vendersi” sia nel mondo reale che in quello virtuale.
A chi mi sto rivolgendo? Qual è il mio target? Quale la caratteristica in mio pos­sesso che più colpisce e mi rende “unico” ed appetibile?

Ma vediamole, queste 4P, ovvero prodotto, prezzo, posto e promozione. Ed applichiamole all’articolo da “vendere” al meglio: noi.

–Prodotto: se ci si dovesse para­gonare ad un prodotto cosa saremmo? Quali le capacità,le conoscenze ed esperienze che pos­siamo giocare come carta vincente? Quali i nostri?
Fondamentale, come in tutti i campi, è la prima impres­sione che si desta: dal modo di porsi all’abbigliamento, ad altri dettagli che pos­sono fare la differenza come il tono di voce, i gesti
–Prezzo: il nostro valore è determinato da una serie di fattori: titolo di studio, curriculum, competenze.
La cosa fondamentale, oltre a “valere”, è saperlo trasmettere a chi si ha di fronte
–Posto: non sempre è vero che allargando a dismisura i siti cui far pervenire il proprio curriculum sia proporzionale alle probabilità di successo finale. Che in parte è vero, ma basilare è saper ritagliare con pre­cisione stile sarto il proprio range di azione, il substrato ottimale che non svilisca o svenda troppo il soggetto in questione
–Promozione: il far nascere curiosità ed attenzione verso di noi un’altra chiave per l’eventuale successo finale.
Bisogna creare un brand di noi stessi, come un’azienda che promuove la propria ultima creazione

Infine, a conferma che il mondo del Web è in continua evoluzione, alcuni hanno allargato… a 6 le P per il successo di sé stessi, che sarebbero per l’esattezza product, price, promotion, place, people, public.
In pratica, le ultime due P vanno in scia ai contenuti del Web 2.0: sfruttare i Social Network ed in generale le community on line facendo leva sulla loro popolarità e sul fatto che le aziende li tengono monitorati eccome, diffondere la propria immagine in Internet.
Insomma, essere il miglior marketing manager di noi stessi.

Giochi 2.0: addio Monopoli, ecco le applicazioni di Facebook

Pubblicato da Antonella Neriil 3 febbraio 2010

farmiville_facebookMonopoli e Risiko? Mazzi di carte per i giochi di ruolo? Certo, hanno cresciuto generazioni di adolescenti, ma ora il gioco si sposta… in Rete.
E la realtà diventa più virtuale che mai.

A dimostrarlo, le diverse applicazioni gratuite del Social Network Facebook, diventate ormai il pas­satempo pre­ferito di decine di milioni di persone in tutto il mondo.

Quando eravate all’asilo vi facevano curare un orto, dalle semina ai primi ortaggi? Ora non c’è bisogno di zappa e bustine di sementi perché Farmville, con una semplice connes­sione ad Internet, permette di sviluppare e gesitire l’attività legata al lavoro dei campi, dalle basi al raccolto alla gestione di stalle e pollai.
Ad oggi, Farmville conta oltre 70 milioni di utenti attivi, ed il successo dell’applicazione è talmente alto che è stato sfruttato come veicolo di raccolta fondi per la ricostruzione di Haiti dopo il terremoto.

Non appas­sionano concime e potatura ma c’è una pre­disposizione alla ristorazione? Ecco che il Web offre Restaurant City, che permette di mettersi alla prova con la gestione di un ristorante.

Parallelamente, se ci si sente vocati per stare dietro al bancone di un bar, ecco Cafè City.

La mamma non vuole animali in casa ma sogni un pesce rosso? O più di uno? La versione 2.0 del mitico Tamagotchi è Happy Acquarium, dove si mette alla prova la costanza del padrone nel curare e nutrire gli amici muniti di pinne.

Pros­simo passo dopo il boom dei giochi-gestionale, alla luce delle prime sperimentazioni già in atto, è la creazione e utilizzo di una moneta virtuale.

Aziende in gonnella: a Ferrara un’impresa su cinque è donna

Pubblicato da Antonella Neriil 2 febbraio 2010

donne_aziendeFerrara, imprenditoria in rosa pre­ziosa risorsa. E’ questa la conclusione di un recente studio, condotto dalla Camera di Commercio di Ferrara sulle aziende del territorio e sulla pre­senza di realtà “in gonnella”.

Il dato regionale. Le imprese femminili ferraresi costituiscono, evidenzia la Camera di Commercio l’8,4% del totale regionale, mentre il peso sul totale nazionale e’ dello 0,6%.
Ancora sbilanciata la distribuzione per forma giuridica: il 73,5% e’ costituito in forma di impresa individuale, concentrato in alcuni settori di attivita’ economica: ben 2.103, corrispondenti al 21,3% del totale, operano nel settore del commercio, altre 1.707, pari al 22,63% del totale, nel settore agricolo.

L’analisi a livello locale. A Ferrara oltre un’impresa su cinque è femminile. Infatti, le 7.566 imprese “in rosa” nella provincia incidono, sul totale delle imprese attive (34.899), per il 21,7% (nel 2008 era al 21,3%).
Un po’ meno dei tre quarti di esse sono imprese individuali.
In netta crescita risultano le donne che scelgono come forma giuridica la società di capitale (+21,7%), mentre la forma giuridica società di persone pre­senta un leggero calo (-1,3%).
In Emilia-Romagna sono più “femminili” di Ferrara solo Piacenza e Rimini, ma nel complesso le province della regione registrano valori che non si discostano molto tra loro. 
Anche se per le figure dirigenziali, il gap tra uomini e donne si riduce al 3,3%, e per quelle impiegatizie d’ufficio al 3,9%. Indagando ancora più a fondo sulla struttura dell’occupazione, la ricerca evidenzia come anche a Ferrara le differenze tra uomini e donne dipendono pre­valentemente dalla diversa distribuzione strutturale per profes­sione svolta, settore di lavoro, dimensione delle imprese, età, titolo di studio ecc..
Se l’occupazione femminile si distribuisse allo stesso identico modo di quella maschile il differenziale retributivo si ridurrebbe, infatti, dal 16 a 3,5%.
In altri termini, le differenze tra gli uomini ed il “gentil sesso” sono in larga parte dovute al fatto che le donne svolgono ancora pre­valentemente profes­sioni, in assoluto, mediamente meno retribuite. Segno che per loro è ancora difficile accedere a profes­sioni per cui la retribuzione è più elevata (e dove la concentrazione di dipendenti uomini è preponderante).

A tal proposito, uno studio dell’Osservatorio dell’economia della Camera di Commercio sull’andamento delle retribuzioni offerte dalle imprese nel 2008, e’ emerso che le retribuzioni medie per gli uomini sono state pari a oltre 28 mila euro contro i 24.100 per le donne, con uno scarto a favore degli uomini del 16% (era 16,5% nel 2003).

Lavoro 2.0: per le aziende un database di manager on line

Pubblicato da Antonella Neriil 29 gennaio 2010

manager_internetOverquaranta it. Ovvero la nuova banca dati on line che contiene tutte le informazioni su esperti manager alla ricerca di un’occupazione, nuova frontiera per la ricerca di personale da parte delle aziende.

Bypas­sati annunci on line, bacheche sul Sito Internet dell’impresa, costose società di reclutamento e selezione personale: ora le Pmi alla ricerca di rampanti manager con un valido pedigree alle spalle pos­sono farlo in un clic. In maniera indiscussa una nuova frontiera del Web 2.0 che spazia tra domanda e offerta nel mondo del lavoro.

L’ideatore di tale database virtuale, Graziano Camanzi, all’indomani del successo del progetto snocciolò nel numero di 300 il numero di manager disoccupati collocabili nel corso di un anno.
Che dei 150mila stimati in lista di mobilità non sarà un numero impres­sionante, ma è già qualcosa. E, soprattutto, a costo zero per il disoccupato.

Il sito. Semplice al primo impatto, www.overquaranta.it propone come prima scelta il form dove caricare il proprio curriculum, destinato quindi a chi cerca lavoro, e sotto un vero e proprio motore di ricerca per una ricerca che può diventare pre­cisis­sima – per nome, per regione, per profes­sionalità e secondo numerosi altri para­metri — dedicato alle aziende che stanno in quel momento cercando una determinata figura manageriale.
Apposite sezioni anche per il progetto e il manager del mese.

Dal febbraio dello scorso anno i numeri testimoniano che esisteva una neces­sità per un servizio di questo genere: ad oggi gli iscritti al portale sono oltre 1.800, e la pre­visione parla di 3mila per l’estate 2010.

Il sito è un ottimo interprete del “temporary management”, figura chiave degli ultimi anni, per consulenze giornaliere (o a tempo), che nella dilagante disoccupazione ben vengano.
Diffusa anche la tipologia di somministrazione di lavoro “try & buy” (letteralmente prova e paga): prima il manager dimostra la propria competenza, poi viene retribuito per il lavoro svolto.

Ottima la prospettiva della condivisione dei progetti, un marketing… Social se vogliamo: il sito mette a disposizione degli utenti un market-place, e se trova interesse da parte degli altri iscritti l’idea può essere portata avanti nelle opportune sedi.

Il “manifesto” di Overquaranta.it. “Dal giorno in cui siamo partiti è maturata in noi, e sta crescendo di giorno in giorno, una consapevolezza forte e pre­cisa.
Eravamo partiti con le idee abbastanza chiare, e gli inevitabili dubbi su come sarebbe stata accolta la nostra iniziativa non potevano mettere in discus­sione una certezza fondamentale: c’è un grande problema, ma si può lavorare per cercare una soluzione.
Il problema non riguarda “solo” le nostre vite di manager, ex manager e consulenti alle prese con la più grave crisi dal dopoguerra: si tratta di crisi mondiale, certamente, ma con pre­cise specificità italiane.
Non vogliamo addentrarci in dettagliate analisi economiche e sociologiche: in seguito proporremo qualche contributo più approfondito ma, in questa pagina, vogliamo restare focalizzati sull’essenziale, sperando di essere chiari, pur nella estrema sintesi.
Il punto centrale della specificità italiana è, per noi, questo: l’Italia è il paese della piccola e della media impresa.
Tolte alcune multinazionali — comunque in continua riduzione di personale — e alcune ben note realtà di grandi aziende, il restante tes­suto economico del nostro paese è costituito da aziende piccole e medie.
Questo non è, di per sé, un bene o un male; è la situazione che si è venuta a creare e a consolidare nel tempo, a partire dalle condizioni specifiche del nostro paese e alle dinamiche evolutive del nostro sistema economico.
Se guardas­simo a questa situazione con gli occhi del marketing (che sono sempre occhi intelligenti…) potremmo anche riconoscervi un vantaggio, in termini di diversificazione del rischio.
Se ci sono sul mercato pochi potenziali clienti, sei il loro “schiavo”; se falliscono o cambiano fornitore, fallisci anche tu. In pre­senza di molti potenziali clienti, questa minaccia svanisce.
Se il “sistema paese” è costituito da poche grandi aziende, il rischio è enorme; in un mercato parcellizzato questo problema è molto minore.
Occorrerebbe allora capitalizzare questo iniziale punto di forza: noi, invece, qui siamo in difficoltà.
La macchina statale non porta alcun aiuto, anzi rappresenta un freno ulteriore: una politica inges­sata e finalizzata unicamente a perpetuare se stessa è il desolante panorama che abbiamo di fronte.
Le aziende sono sole, così come sono soli i manager e i collaboratori che ci lavorano.
Per noi è questo il punto centrale: le aziende hanno bisogno di management, per sopravvivere, per consolidarsi, per crescere.
In Italia c’è molto management a disposizione, e per di più, piaccia o no, costa sempre meno, per tutti i motivi che conosciamo.
Noi, come overquaranta, ci poniamo l’obiettivo di fare incontrare imprese e manager.
Ovviamente occorrerà portare avanti un pre­ciso piano d’azione sul quale stiamo lavorando, anche con qualcuno di voi primi registrati.
È abbastanza evidente che la prima neces­sità è quella di incrementare il numero di registrazioni per irrobustire la nostra pre­senza, in modo da pre­sentare al mercato un’offerta importante; poi sarà neces­sario relazionarci con le aziende per convincerle della bontà della nostra proposta e della nostra modalità di approccio.
La strada che abbiamo intrapreso è, a nostro parere, quella giusta.
E la consapevolezza della quale parlavamo all’inizio è questa: pos­siamo farcela.
Ma abbiamo bisogno del vostro contributo.
E abbiamo bisogno che le aziende capiscano che senza un adeguato contributo manageriale il respiro è corto, troppo corto”.

L’amore 2.0? E’ quello che si cerca su Facebook

Pubblicato da Antonella Neriil 28 gennaio 2010

facebook_relazioneUn recente studio condotto da Robin Dunbar dell’Università di Oxford rivela che, come nella vita, su Facebook non è pos­sibile gestire più di 150 relazioni virtuali: il numero medio di amicizie sul Social Network più cool è infatti pari a 130.
Ma c’è a chi in Internet basterebbe – e sono davvero tantis­simi – trovarne una, magari quella della vita.
In vera ottica Web 2.0, Facebook è infatti diventato il nuovo strumento di rimorchio, soprattutto adesso, che tutti sono iscritti, che è inverno, c’è freddo e la voglia di uscire la sera per conoscere gente nuova è sempre meno.

I timidi ci si rintanano come in un ambiente familiare e protetto: ho amiche che non ci penserebbero minimamente ad attaccar bottone con un uomo in un locale (è una questione di ruoli), ma non hanno remore a chiedergli l’amicizia su Facebook (“tanto me la dà di sicuro”) per poi attendere, ovviamente, che sia lui a fare il primo passo con un contatto, magari anche solo un “benvenuta tra i miei amici”.

Ma il problema è proprio qui: gli uomini sono un po’ orsi e come tali spesso dimenticano le buone maniere e non si rendono conto che anche le piazze virtuali hanno un’etichetta.

Insomma, se un uomo vuole andare a segno su Facebook, deve usare un po’ di buonsenso, e magari aiutarsi con questo vademecum:

1. Compila il tuo profilo con intelligenza, bandita la banalità. La musica che ascolti deve essere a la page, vai di blues, rock, jazz… gruppi di qualità, insomma. Se poi ti piace Cristina D’Avena meglio ometterlo temporaneamente.
2. La fotografia : meglio un primo piano, l’occhio singolo da merluzzo o la versione “tipo da spiaggia” è ridicola. Se hai la tartaruga sei trendy ma difficilmente una donna dirà “oh che uomo interes­sante”, al limite penserà che tu voglia mettere in mostra la merce come al supermercato.
3. Situazione sentimentale: scontato che sei single, meglio evitate però di sottolineare che sei alla ricerca di una relazione, toglie fascino. Non devi venderti, devi trovare una donna che ti intrighi, non sei un’auto da piazzare.
4. Libri, fai un po’ tu, se leggi solo fumetti, magari scrivi “Manga degli anni ’70/‘80”, sempre fumetti sono ma fa più scena.
5. Cerca di essere il più pos­sibile sincero, tanto se poi la incontrerai davvero, ti scoprirebbe e la figura meschina sarebbe dietro l’angolo.

Tutto fatto? Ok, ora non ti resta che procedere con una breve indagine, tra le ragazze che ti interes­sano maggiormente, scegline una (non 10, è probabile che tra loro si conoscano se fanno parte della stessa rete di amici) e cerca di interagire (eh sì, questa è la parte più difficile), osserva come si relaziona, se ha un blog, un sito, partecipa ai suoi gruppi e soprattutto prova a chattare con lei.
Non soffocarla mi raccomando, se no ti scambia per maniaco, mandale qualche e-mail ma con moderazione.

Non dovrebbe essere così difficile trovarne una alla quale interessi almeno un po’.
Ah! Dimenticavo: evita quelle che sul profilo hanno specificato “Relazione Complicata”!