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	<title>CromosomaWeb &#187; pubblicità</title>
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		<title>Pubblicità AdSense di Google sotto inchiesta</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 17:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si è ancora placata la polemica riguardante la condanna di Google a causa di un video online, che l’Italia si vuole distinguere ancora dalle altre nazioni mettendo le <b>campagne AdSense</b> sotto inchiesta. Google ha rivoluzionato la pubblicità online, targhettizzandola come mai nessuno era riuscito a fare e dando così un gran fastidio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1570 alignleft" title="google" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/google1.jpg" alt="google" width="200" height="120" />Non si è ancora placata la polemica riguardante la condanna di Google a causa di un video online, che l’Italia si vuole distinguere ancora dalle altre nazioni mettendo le campagne AdSense sotto inchiesta.</p>
<p>Google ha rivoluzionato la pubblicità online, targhettizzandola come mai nessuno era riuscito a fare e dando così un gran fastidio ai grandi gruppi editoriali che, dopo aver denunciato Google News all’Antitrust, adesso vogliono un controllo sui ricavi derivanti dalla pubblicità AdSense.<br />
Perché stiamo parlando di milioni di euro che vengono sottratti proprio ai giornali che, anziché fare accordi col colosso di Mountain View come hanno fatto in tutto il mondo i grandi dell’editoria, hanno deciso di fargli la guerra.</p>
<p>Se poi consideriamo che AdSense, in Italia, ha interrotto il monopolio dei media tradizionali garantendo a centinaia di siti gli introiti necessari per mantenere una democrazia basata sulla pluralità delle voci, è davvero il caso di preoccuparsi.<br />
E se venisse condannato e bloccato?<br />
Paradossalmente la condanna di una potenza economica americana potrebbe creare dei grossi problemi di libertà al Web italiano, che ormai da tempo ha capito di non poter sperare in politiche governative attente alla tutela di un’informazione democratica.</p>
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		<title>E-mail marketing a doppio taglio: facilità e rischio privacy</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 10:10:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Veloce, tracciabile, dai riscontri immediati. L'<b>e-mail marketing</b> è uno dei mezzi più diffusi in <b>Rete</b>, ma cela potenziali pericoli legati alla <b>violazione della privacy</b>. L'allestimento dei <b>database</b> andrebbe affidato a chi per mestiere si occupa di reperire indirizzi di <b>posta elettronica</b> per cui il proprietario abbia dato l'<b>autorizzazione</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1526" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/email_marketing.jpg" alt="3d people and symbol Internet" width="300" height="212" />Quante volte sarà capitato, a chi possiede almeno un <strong>account di posta elettronica</strong>, di venire invasi la propria<strong> e-mail</strong> – vere o finte che siano – pubblicitarie sottendenti ogni genere di proposta: dal Viagra agli elettrodomestici, da un corso di formazione ad elettrodomestici.<br />
Alcune, il che fa spesso sorridere, tradotte alla meno peggio dall’inglese tramite l’ausilio di un traduttore on line.</p>
<p>Ma, in epoca di <strong>privacy</strong> a go go, l’<strong>e-mail marketing </strong>andrebbe affidarlo alle mani di chi per mestiere si occupa di reperire <strong>database</strong>, specifici o aspecifici che siano, in cui tutti i proprietari degli account cui verrà inviata una determinata<strong> informativa</strong> abbiano accettato di ricevere materiale tramite tale strumento.</p>
<p>Infatti la raccolta di indirizzi e-mail dal <strong>Web</strong> è possibile (o meglio, sarebbe visto il numero di spot giornalieri che intasano la nostra posta elettronica) solo nel caso in cui mandiamo prima l’informativa ai nostri eventuali futuri clienti.<br />
La richiesta di tale autorizzazione potrebbe anche venire richiesta tramite una semplice telefonata. O… tramite una specifica richiesta via<strong> Rete</strong>.</p>
<p>Il rischio, al di là della tempistica per raggiungere l’obiettivo che verrebbe raddoppiata, è che la maggior parte degli utenti, oberati di posta indesiderata, mai rilascerebbero tale permesso ufficiale.<br />
In mancanza di specifica autorizzazione, quella che invade i nostri account – e quasi tutti i client riescono ad arginarla ma non ad impedirla al 100% — è la cosiddetta <strong>spam</strong>.</p>
<p>Che, se si volesse perseguire legalmente pagando un avvocato ed attendendo i tempi della giustizia italiana, è sanzionabile con una multa che varia dai 6mila ai 36mila euro, come stabilito dal <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/03196dl.htm" target="_blank">Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196</a> (Codice in materia di protezione dei dati personali).<br />
 <br />
 <br />
<strong><em>Glossario<br />
 <br />
</em>E-mail marketing <br />
</strong>L’e-mail marketing è un tipo di <strong>marketing diretto</strong> che usa la posta elettronica come mezzo per comunicare <strong>messaggi commerciali</strong> (e non) al pubblico. In senso lato qualunque e-mail inviata a un cliente (o cliente potenziale), può essere considerato e-mail marketing.<br />
Ma solitamente si usa questo termine per riferirsi a:<br />
- invio di e-mail con l’intento di portare a livello più avanzato il rapporto tra un’azienda e i suoi vecchi o attuali clienti e per incoraggiare la <strong>fidelizzazione</strong> dei clienti<br />
- invio di e-mail con l’intendo di acquisire nuovi clienti o convincere i vecchi a comprare qualcosa subito.<br />
Aggiungere elementi pubblicitari nelle e-mail inviate da altre aziende ai loro clienti</p>
<p>L’e-mail marketing piace alle <strong>aziende</strong> perché:<br />
- è meno costoso del marketing diretto fatto con materiale cartaceo<br />
- il <strong>ritorno d’investimento</strong> (ROI) è solitamente molto alto, se il lavoro viene fatto bene<br />
- è istantaneo, soprattutto se comparato con la posta cartacea: una e-mail arriva in secondi o minuti<br />
- permette al pubblicitario di “spingere” il messaggio al pubblico, al contario di un <strong>Sito Web</strong> che “aspetta” che i visitatori lo raggiungano<br />
- è facile da tracciare. Un pubblicitario può tracciare gli utenti con i <strong>Web bug</strong>, <strong>bounce message</strong>, disiscrizioni, conferme di ricezione, click-through, etc. Questi possono essere usati per tracciare i tassi di apertura delle e-mail, i riscontri positivi o negativi, le vendite derivate dal marketing<br />
- i pubblicitari possono acquisire grandi numeri di iscritti che desiderano ricevere e-mail su argomenti di loro interesse<br />
- oltre la metà degli utenti della Rete inviano o leggono messaggi di posta elettronica in una loro giornata tipo<br />
- consente di stabilire una relazione “uno a uno”, cioè di personalizzare il messaggio in base al destinatario che riceverà quella comunicazione specifica<br />
- permette di fare test per vedere quale tipo di messaggio produce migliori risultati in base al pubblico cui si rivolge.</p>
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		<title>Il Marketing 2.0 si adatta all’utente media multitasking</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 15:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un recente studio ha confermato se ce n'era bisogno che gli <b>internauti</b> europei sono sempre di più <b>media multitasking</b>. In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche nel <b>Web</b> prima di mettere mano al portafoglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1474" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/media_multitasking.jpg" alt="media_multitasking" width="300" height="200" />Dopo che dall’Osservatorio Multicanalità qualche settimana fa aveva svelato che un italiano su tre nel 2009 è stato influenzato da <strong>Internet</strong> negli acquisti, ecco arrivare un’ulteriore, autorevole voce a confermare che il<strong> Web</strong> è sempre più radicato nel quotidiano.<br />
Un recente studio firmato <em>Media Meshing</em> e condotto da <em>Microsoft Advertising</em> su un panel di 1.000 individui adulti in sette Paesi, Italia inclusa, ha confermato che gli utenti europei sono sempre di più <strong>media multitasking</strong>.<br />
In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche in Internet prima di mettere mano al portafoglio.</p>
<p>I dati. Sette persone su dieci coinvolte almeno una volta alla settimana consultano le <strong>Pagine Web</strong>, mentre addirittura quattro utenti su dieci lo fanno tutti i giorni. E almeno il 30% dei <strong>futuri consumatori</strong> effettua ricerche su un determinato prodotto che vorrebbe acquistare.<br />
Questo è reso possibile dalla crescente diffusione e dal crescente utilizzo di <strong>dispositivi portatili</strong> quali <strong>iPhone</strong>, <strong>notebook </strong>e <strong>smartphone</strong>, che permettono una connessione <em>real time</em> in quasi tutti i luoghi.</p>
<p>Naturalmente il <strong>multitasking</strong> abbraccia di più le nuove generazioni, più inserite nel contesto <strong>Web 2.0</strong> e più pratici di dispositivi che si connettono via <strong>Mobile</strong>: nove giovani su dieci di età compresa trai 16 e 24 anni sono fruitori assidui e simultanei di televisione e <strong>computer</strong>.</p>
<p>Dove è maggiore l’attitudine alla <strong>multicanalità</strong>? In Danimarca e nel Regno Unito il 77% dei navigatori utilizzano entrambi i media almeno una volta alla settimana, cui si accoda la new generation  tedesca (73%), belga (71%), poi troviamo quella italiana (69%).</p>
<p>Spesso, sono le pause televisive che “innescano” il fenomeno della consultazione parallela di due fonti di informazione, accentuata di sera e durante i fine settimana: il 37% dei soggetti attiva la <strong>connessione Internet</strong> quando viene trasmessa la pubblicità in Tv, mentre il 39% resta sulla poltrona limitandosi a fare zapping con il telecomando.<br />
Con il plasma acceso e il modem in funzione, cosa hanno dichiarato di fare gli <strong>internauti </strong>coinvolti nello studio? Tre persone su scaricano la<strong> posta elettronica</strong>, il 64% gira nel Web, il 49% si dedica ai  <strong>Social Network</strong> e il 39% alle <strong>chat</strong>.</p>
<p>Altre casistiche. Oltre la metà del panel ha dichiarato di aver cercato anche sul Web un <strong>annuncio pubblicitario</strong> già visto in televisione; sempre oltre la metà dei consumatori multitasking ritengono maggiormente appetibili e coinvolgenti le campagne <em>on the Web</em> rispetto ai tradizionali <strong>mezzi pubblicitari</strong>.<br />
Per il <strong>Marketing 2.0</strong> tutte queste informazioni relative alle nuove tendenze dei consumatori sono vere e proprie miniere d’oro.</p>
<p>Non solo. Azzeccata la scelta del canale pubblicitario adatto, due utenti su dieci hanno diffuso la propria preferenza tramite e-mail, postando su Social Network &amp; Co. il <strong>link </strong>dello spot che ha suscitato interesse.<br />
Prende sempre più credibilità, alla luce di questa ennesima ricerca, che il tanto celebrato “<strong>media mix</strong>”, ovvero una ripartizione più equilibrata tra i vari <strong>media</strong> scelti nelle le campagne pubblicitarie, permetta di ottenere risultati molto più soddisfacenti.</p>
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		<title>Web 2.0: in Italia Internet si legge Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 19:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se una volta all’estero le associazioni mentali con l’Italia erano spaghetti e pizza, ora dire italiano equivale a dire <b>Social Network</b>. La conferma? L'ennesima analisi firmata dalla Nielsen,  relativa alle <b>connessioni ad Internet</b> del dicembre 2009, disegna gli italiani immersi nei labirinti di <b>Facebook</b> in media sei ore al mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1352" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_socialnetwork.jpg" alt="facebook_socialnetwork" width="300" height="175" />Se un tempo all’estero le associazioni mentali con l’Italia erano spaghetti, pizza e mandolino, ora gli italiani si distinguono per l’amore verso i <strong>Social Network</strong>, portando anche i gusti del romanico popolo in balia della corrente dell’imperversante<strong> Web 2.0</strong>.</p>
<p>La constatazione arriva dall’ennesima analisi firmata dalla <em><a href="http://http://it.nielsen.com/site/index.shtml" target="_blank">Nielsen</a></em>, e relativa alle <strong>connessioni ad Internet</strong> del dicembre 2009, che disegna gli italiani immersi nei labirinti di <a href="http://www.facebook.com" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a> &amp; Co. in media sei ore al mese. Tale numero porta l’Italia al quarto posto tra i paesi che utilizzano i Social Network: prima troviamo solamente Australia, Regno Unito e Stati Uniti.<br />
Per la precisione: nella terra dei canguri, leader per tale propensione, le community virtuali intrattengono mensilmente 6 ore e 52 minuti; in <em>the United Kingdom</em> si chatta per 6 ore e 7 minuti al mese, gli statunitensi ci restano in media per 6 ore e 3 minuti<br />
Ancora. In Svizzera il tempo dedicato a tale frangia di Internet è pari a 3 ore e 54, in Germania quattro ore e 11 minuti. Il Giappone sembra lontano da tale moda, superando di pochissimo le due ore e mezza.</p>
<p>E se i minutaggi non rendono l’esplosione del fenomeno Social Network, basta dire che, rispetto al dicembre 2008, il loro utilizzo è aumentato dell’82%.<br />
Questa continua escalation permetterà anche guadagni correlati alle<strong> pubblicità</strong> che appaiono nei miliardi di <strong>pagine Web</strong> cliccate: stando alle previsioni di <em><a href="http://www.emarketer.com" target="_blank">eMarketer</a></em>, nel 2010 Facebook ricaverà qualcosa come 605 milioni di dollari, contro i 435 milioni dell’anno appena trascorso.<br />
Cifre giustificate dai 350 milioni di <strong>utenti</strong> sulla faccia della terra, di cui 19 in Italia.</p>
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		<title>Viral Marketing: obiettivo far parlaredi sé il Web</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi portanti del <b>Viral Marketing</b>. Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio <b>brand</b>: quale miglior <b>pubblicità</b> di quella che nasce “dal popolo”? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1255" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/marketing_virale.jpg" alt="marketing_virale" width="300" height="173" />Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi di una buona <strong>strategia di marketing</strong>, ma soprattutto le basi portanti del <strong>Viral Marketing</strong>.</p>
<p>Un passo alla volta. Cos’è per definizione il Viral Marketing?<br />
Prendiamo semplicemente la definizione che fornisce <strong>Wikipedia</strong> “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la <strong>capacità comunicativa</strong> di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.<br />
Il termine nasce nella metà degli anni ’90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia biologica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione <strong>Viral Marketing</strong> diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”.<br />
Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea”.</p>
<p>Specificato di cosa si parla, un buon stratega in questo settore della <strong>comunicazione </strong>deve riuscire a creare un meccanismo a catena, un passaparola mediatico in grado di catalizzare l’attenzione, far arrivare e far tornare gli <strong>utenti </strong>sul tuo sito, creare un’attenzione che cresce gradualmente.</p>
<p>Aspetto basilare è il prendere parte al mondo <strong>Social </strong>non “tanto per”, ma seguirlo perseguendo un obiettivo ben preciso, spiccando nella massa perché, volere o volare, oggi anche la più piccola delle realtà anche lontana anni luce dal<strong> Web</strong> ha la sua pagina di <strong>Facebook</strong>, ad esempio. Un biglietto da visita immobile e non visitato, ma c’è a fare numero, ad inflazionare il settore.</p>
<p>Per far lievitare il proprio <strong>brand</strong>, una buona campagna di Viral Marketing deve essere accattivante, non spiccatamente commerciale (assolutamente banditi gli <strong>spot commerciali</strong> puri, che allontanano l’utente).<br />
Anzi: bisogna avere la brillantezza e la capacità di arrivare indirettamente al proprio prodotto e/o servizio catalizzando l’attenzione degli internauti su un altro tema apparantemente esterno, legato ovviamente all’ambito in cui si opera.<br />
Un video, una frase sibillina, perché no uno sconto per testare un determinato prodotto, una musica sono elementi che attirano l’attenzione. E il piano marketing è praticamente già a metà strada.<br />
Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio marchio: quale miglior pubblicità di quella che nasce in maniera spontanea “dal popolo”?</p>
<p>C’è poi un altro equilibrio importante da rispettare: il far diffondere e veicolare nel Web il proprio prodotto ai fruitori finali è sinonimo di aver centrato il progetto, ma saper comunque mantenere la propria <strong>identità </strong>e saper farsi riconoscere resta necessità primaria, altrimenti il progetto va automaticamente a decadere.<br />
Ecco spiegata in tal senso l’importanza di dare riferimenti certi a chi si connette ad <strong>Internet</strong>: una Fan Page di Facebook, un <strong>Sito Internet</strong> ufficiale, un <strong>blog </strong>(o <strong>forum</strong>) aziendale.</p>
<p>Se il risultato finale è il cosiddetto <em><strong>engagement</strong></em> – in italiano la famosa <strong>fidelizzazione </strong>del cliente<strong> </strong>– il <strong>Marketing Manager</strong> può ritenere di aver svolto con perfezione chirurgica il proprio lavoro.</p>
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		<item>
		<title>Successo in Internet: i mercati di nicchia nuova frontiera</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 10:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[web marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Internet</b> sta prendendo sempre più piede, e l'inevitabile saturità dell’ambiente spinge i <b>nuovi imprenditori</b> a deviare leggermente il tiro e rivolgersi ai famosi <b>mercati di nicchia</b>. Bisogna cercare un ambito in cui le richieste inevase degli <b>utenti</b> siano molte, in maniera da innescare un <b>business</b> dal risultato sicuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1198" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/mercato_nicchia.jpg" alt="mercato_nicchia" width="300" height="198" />Internet</strong> sta prendendo sempre più piede, e come nei decenni è toccato alla<strong> pubblicità</strong> sulle edizioni cartacee dei quotidiani, la saturità dell’ambiente spinge i <strong>nuovi imprenditori</strong> a sterzare.<br />
Non avrebbe senso buttarsi – a meno con si sia studiata l’Idea vincente, con la I maiuscola – in un mercato che ormai non risponde nemmeno più anche a fronte di enormi capitali disponibili, come nel caso dei portali che raccolgono annunci immobiliari, ma ha senso deviare leggermente il tiro e rivolgersi ai famosi <strong>mercati di nicchia</strong>.<br />
Al momento attuale prodotti e servizi che rispondano a tale definizione potrebbero essere alcuni settori dell’<strong>industria turistica</strong>, consigli per animali, ricette fornite da qualche agriturismo o il mercato dei prodotti di lusso.</p>
<p>Insomma, bisogna cercare un ambito in cui le richieste inevase degli utenti siano molte, in maniera da raccogliere interesse innescando un<strong> business</strong> senza dover fare i conti (nelle prime fasi) con la concorrenza.<br />
C’è un esempio concreto in tal senso che viene dall’altra parte dell’Atlantico: in America hanno spopolati gli i <strong>e-book</strong> del “to do”, ed attualmente questo mercato conta un giro di fatture per 100 milioni di dollari.<br />
Ed anche nel nostro Paese tale strategia di marketing ripaga della scelta effettuata: ci sono casi che contano aziende che contano ogni mese entrate dell’ordine di 10mila euro, anche se al momento la somma totale del business fatto girare dagli e-book nostrani non supera i 10milioni di euro.</p>
<p>In tal proposito, c’è un piccolo <em>vademecum</em> reperibile facilmente sul<strong> Web</strong> che traccia i punti salienti che configurano le base per avere successo nei mercati di nicchia:<br />
1. Le persone all’interno della nicchia devono essere appassionate sull’argomento di interesse. Potete trovare persone interessate alla vostra nicchia cercando su <strong>Google</strong> con la <strong>keyword</strong> “ilvostropotenzialemercato forum”, “ilvostropotenzialemercato chat”, “ilvostropotenzialemercato club” ed altri.<br />
Dovrete trovare gruppi di persone che regolarmente visitano il vostro sito web, ad esempio potrete attrarli mettendo a disposizione una chat in modo da permettere a persone interessate agli stessi argomenti di potersi scambiare opinioni<br />
2. Gli utenti del vostro sito dovrebbero avere a disposizione una carta di credito per spendere. Potete spendere tutto il tempo e le energie che volete cercando di vendere e-books ai ragazzi, ma questa classe della popolazione è nota per non avere soldi da spendere. Focalizzate la vostra energia su mercati in cui sono presenti classi che hanno a disposizione denaro da spendere, dottori, manager, golfisti…<br />
3. <strong>Competitors</strong>. Se non ci sono competitors nella nicchia di mercato che avete individuato, forse è meglio lasciarla perdere e sceglierne un’altra.<br />
Pensi di essere la prima persona che ha cercato di vendere andando alla ricerca di nicchie di mercato? Nel 99.9% dei casi se non ci sono competitor nel mercato che avete individuato, significa che quella nicchia non è profittevole. Un buon modo per vedere se avete competitors è cercare in google utilizzando le chiavi con le quali avete individuato la vostra nicchia. Se vedete le <strong>ads</strong> (pubblicità) di Google sulla destra della pagina di ricerca o in alto, significa che avete dei competitors che già vendono prodotti simili a quelli che voi avete in mente di vendere.<br />
Non pensate di essere degli eroi e inventare nuovi prodotti, nessuno lo ha fatto prima. Invece guardate i prodotti che già si vendono è cercate di fornire un prodotto migliore<br />
4. Finalmente cercate le vostre keywords. Esistono dei<em> tools</em> disponibili liberamente che possono darvi delle buone idee per le keyword relazionate alla vostra nicchia di mercato. Potete utilizzare il suggeritore di keyword di overture. Inserite una keyword relazionata al vostro mercato e ne avrete molte altre ad essa correlate.<br />
 <br />
 <br />
<strong><em>Glossario<br />
 <br />
</em>Mercato di nicchia</strong><br />
In economia, la nicchia è una parte di mercato che la concorrenza non ha ancora raggiunto, o che essa ha parzialmente occupato, ma in maniera tale da non venire incontro soddisfacentemente alla domanda. Può consistere in una parte di clientela, oppure in un determinato tipo di prodotti. Le nicchie sono in genere degli spazi piccoli, spesso ricercati da piccoli imprese. Dati i costi fissi e le dimensioni modeste di una nicchia di mercato, non è detto che la sua conquista comporti la necessaria redditività.<br />
 <br />
<strong>e-book<br />
</strong>Un eBook (anche chiamato e-book oppure ebook) o libro elettronico è un libro in formato elettronico (o meglio digitale). Il termine deriva dalla contrazione delle parole inglesi electronic book, viene utilizzato sia per indicare la conversione in digitale di una qualsiasi pubblicazione sia il dispositivo con cui il libro può essere letto.</p>
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		<title>Web Marketing 2009: Hewlett-Packard il brand meglio diffuso</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 10:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hewlett-Packard, Sony e Toshiba sul podio della miglior <b>diffusione on line</b> del proprio <b>brand</b> per l'anno 2009. E’ quanto emerge dalla ricerca ICEcat 2009 Brand Poluraity Index, che premia le tre multinazionali nel settore del <b>web marketing</b> e della pubblicità in <b>Rete</b> per aver meglio veicolato il proprio marchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1106" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/brand_internet.jpg" alt="brand_internet" width="300" height="213" />Hewlett-Packard, Sony e Toshiba sul podio della miglior <strong>diffusione on line</strong> del proprio<strong> brand</strong> nel 2009.<br />
E’ quanto emerge dalla ricerca <em>ICEcat 2009 Brand Poluraity Index</em>, che premia le tre multinazionali nel settore del <strong>marketing</strong> e della pubblicità in <strong>Rete</strong> per aver meglio veicolato il proprio marchio.</p>
<p>Lo scettro consegnato dopo aver analizzato una campione vastissimo, qualcosa come 494 milioni di schede tecniche raccolte.<br />
Le opinioni sono quelle scaricate dal sito ICEcat nel corso dell’anno appena concluso da oltre 8mila negozi <strong>e-commerce</strong>, per una copertura pari ad oltre 3mila<strong> brand tecnologici,</strong> per cui non indirizzata verso nessun risultato.</p>
<p>La top 15 delle aziende IT più ricercate in Rete: HP, Sony, Toshiba, Lenovo, Acer, Canon, Asus, IBM, Kingston, Belkin, Samsung, Philips, Cisco, Epson, Adobe.<br />
Per il futuro gli esperti prevedono una gran rentrée della giapponese Fujitsu e l’entrata nelle posizioni che contano della Dell.</p>
<p>Evidentemente l’ottimo rapporto costi/benefici, l’utilizzo sempre crescente del mezzo informatico confermato quotidianamente dall’ennesima statistica ha spinto i responsabili manager dei tre colossi mondiali a spingere sull’acceleratore del <strong>Web</strong>.<br />
Scelta confermata da un dato eclatante: se nei primi sei mesi del 2009 il trend di <strong>Internet</strong> mostrava un crescita di appena il 12%, nei primo mesi del 2010 il tasso di crescita media annua è previsto addirittura al 48%.<br />
 <br />
 <br />
<strong><em>Glos­sario<br />
 <br />
</em></strong><strong>Brand<br />
</strong>La marca o brand (il secondo è un sinonimo mutuato dalla lingua inglese) è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.</p>
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		<title>Pubblicità: il marketing del futuro è in Internet</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 17:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<category><![CDATA[web marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[I <b>New Media</b> stanno pian piano soffocando i media tradizionali: i nuovi <b>investimenti pubblicitari</b> e le nuove <b>campagne marketing</b> è naturale vengano dirottate <b>on line</b>. Le previsioni in tal senso puntano inequivocabilmente sul <b>web marketing</b>: nel 2010 un responsabile su tre vi incrementerà gli investimenti di un ulteriore 10%. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-870" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/advertising_web.jpg" alt="advertising_web" width="300" height="225" />Social Network</strong>, <strong>Blog</strong>, <strong>Portali </strong>di annunci, <strong>Forum</strong>,<strong> e-commerce</strong>: il <strong>Web 2.0</strong> invade quotidianamente le nostre vite e prende sempre più corpo ed importanza.<br />
Non stupiscono quindi i risultati della ricerca effettuata dall’Osservatorio New Tv &amp; Media della School of Management del Politecnico di Milano, presentati nei giorni scorsi nel capoluogo meneghino durante il convegno “New Tv &amp; Media: la crisi accelera la trasformazione”.</p>
<p>I New Media, quelli legati alla nuova concezione del Web, quello che comunica ed interagisce, stanno pian piano soffocando i media tradizionali: i nuovi investimenti pubblicitari e le nuove <strong>campagne marketing</strong> è naturale siano indirizzati <strong>on line</strong>.</p>
<p>Qualche dato per capire la portata del cambiamento del tipo di investimento pubblicitario.<br />
Media tradizionali (giornali, televisione analogica e radio) perdono rispettivamente il 20%, il 10% ed il 14% sulla raccolta pubblicitaria nel 2009 giunto quasi a conclusione. Per contro, c’è un considerevole aumento delle tv digitali che toccano il 41% (35% nel 2008).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-868" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/dati_osservatorio_new_media.jpg" alt="dati_osservatorio_new_media" width="400" height="257" />I <strong>nuovi media</strong> hanno salito un gradino pari al 15%, che porta dietro di se un giro d’affari di oltre 3.800 milioni di euro.<br />
<strong>Web</strong>, <strong>Mobile</strong> e televisioni coprono il 29% degli introiti: +13% nel confronto con il 2008 in ambito <strong>advertising</strong>, andando a colmare parte delle perdite dei media tradizionali.</p>
<p>Mentre i media basati sul Web sono cresciuti del 10% grazie alla pubblicità e ai contenuti <em>premium</em> del 10%. A tal proposito, per l’anno in corso gli introiti pubblicitari dei  contenuti premium dovrebbero raggiungere un valore di circa 910 milioni di euro, ovvero il 10% in più rispetto al 2008, ma gli esperti ritengono che il potenziale inespresso “è ancora elevatissimo”.</p>
<p>Ancora. I <strong>direttori marketing</strong> parte del panel utilizzato dall’Osservatorio racconta di come quasi uno su tre (28%) abbia investito in <strong>campagne digitali</strong> oltre il 10% del <strong>budget pubblicitario</strong> a disposizione; il 22% ha speso per tale scopo dal 5 al 10% delle risorse disponibili mentre la metà degli intervistati ha investito meno del 5%.<br />
Le previsioni in tal senso puntano inequivocabilmente sul <strong>web marketing</strong>: nel 2010 un responsabile su tre incrementerà gli investimenti di un altro 10%.</p>
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		<title>Shopping on line? L’e-commerce strega gli uomini!</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/web-curiosita/655/shopping-on-line-le-commerce-strega-di-piu-gli-uomini.html</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 11:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Curiosità]]></category>
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		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Poteva mancare il consuntivo sul target e le abitudini del compratore in <b>Rete</b> di fine anno? I dati arrivano da Twenga, uno dei <b>motori di ricerca</b> per lo shopping più completo del panorama virtuale. Il risultato? Sorpresa! Se lo shopping on the road è monopolio delle donne, quello on the web vede avvantaggiati... gli uomini! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-662" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/ecommerce-online.jpg" alt="ecommerce-online" width="300" height="200" />Internet </strong>sforna sondaggi a ripetizione per ogni argomento ed in ogni momento dell’anno. Arrivati a Natale, poteva mancare il consuntivo sul <strong>target</strong> e le abitudini del compratore in <strong>Rete</strong> per l’anno che sta finendo? Certo che no.</p>
<p>I dati arrivano da <a href="http://www.twenga.it" target="_blank">Twenga</a>, uno dei <strong>motori di ricerca</strong> per lo shopping più completo del panorama <strong>Web</strong>, che ha messo sotto la lente le abitudini di uomini e donne italiane. E se lo shopping <em>on the road</em> è monopolio delle donne, quello <em>on the web</em> vede avvantaggiati… gli uomini!</p>
<p>Non solo. Il risultato del sondaggio fa trasparire che l’<strong>e-commerce</strong> è forse più radicato di quanto si possa immaginare: quasi una persona su due acquista<strong> on line</strong>. E, rispetto al 2008, sono le donne ad aver aumentato la propensione all’acquisto on the Web (+13%), anche se rimangono staccate.</p>
<p>La meticolosità nelle analisi prima di aprire il portafogli: confronto dei prezzi: 74%, delle donne contro il 75% degli uomini; informazioni supplementari prodotti e marche: gentil sesso 71% contro il 78% degli uomini.<br />
Altri parametri. La metà delle donne vuole toccare con mano ciò che acquista on line (37% degli uomini); quasi la metà (42%) teme che i prodotti consegnati siano un bluff rispetto a quanto proposto dalla presentazione di chi lo vende (gli uomini sono fermi al 29%); il 37% teme ritardi nella consegna (contro il 28% degli uomini).<br />
E la paura del pagamento elettronico? La paura di venire truffate frena una donna su tre (30%) e solamente un uomo su cinque (23%).<br />
 </p>
<p>Le cifre raccolte da Twenga sugli acquisti on line (535 intervistati):</p>
<p>- Utilizzo di internet nel 2008: donne 26%, uomini 38%<br />
- Utilizzo di internet nel 2009: donne 39%, uomini 59%<br />
- Quest’anno mi informerò in rete su prodotti e marche: donne 71%, uomini 78%<br />
- Quest’anno mi informo sui negozi: donne 57%, uomini 63%<br />
- Quest’anno confronto i prezzi on line: donne 74%, uomini 75%<br />
- Non mi fido dei pagamenti on-line: donne 30%, uomini 23%<br />
- Voglio vedere e toccare con mano ciò che acquisto: donne 50%, uomini 37%<br />
- Ho paura che i prodotti consegnati non siano fedeli alla descrizione: donne 42%, uomini 29%<br />
- Temo ritardi e che non rispettino i termini di consegna: donne 37%, uomini 28%<br />
- Ho paura di non poter cambiare i prodotti che non vanno bene: donne 32%, uomini 22%</p>
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		</item>
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		<title>Marketing: il futuro della pubblicità? L’Advertising on line</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/marketing/480/marketing-il-futuro-della-pubblicita-ladvertising-on-line.html</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 10:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia chi vuole fare <b>pubblicità</b>, promuovere un <b>brand</b>, sceglie ancora la televisione (52%) e le edizioni cartacee quali quotidiani e riviste (20%). Ma l’<b>adversiting on line</b> sta avanzando in trincea: l'obiettivo di raggiungere il 10% sul totale della <b>spesa pubblicitaria</b> potrebbe addirittura realizzarsi già nel 2010 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-486" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/marketing_advertising.jpg" alt="marketing_advertising" width="300" height="186" />Uno studio diffuso dall’agenzia <a href="http://www.zenithoptimedia.com" target="_blank">ZenithOptimedia</a> ha confermato sensazioni e dati degli ultimi anni: man mano in Italia l’investimento su cartaceo lascerà spazio all’<strong>investimento on line</strong>.<br />
D’altra parte la stessa strada è quella percorsa lentamente in Italia e più velocemente oltreoceano dall’informazione.</p>
<p>Cifre alla mano, che sono quelle che alla fine azzerano le chiacchiere, sono queste: rispetto al 2008, gli investimenti pubblicitari su <strong>carta stampata</strong>, <strong>televisione </strong>e <strong>radio</strong> sono calati quasi del 10% (per l’esattezza 9,9 punti percentuali) e per fine anno arriveranno a toccare anche il 20%.<br />
L’investimento sul<strong> Web</strong> invece è previsto in percentuale simile ma di segno opposto: + 9,2%.<br />
Gli esperti prevedono per il 2010 una crescita della spesa per gli <strong>advertising</strong> impercettibile (0,5%), che si tramuterà in un 4% nel 2011.</p>
<p>Non che <em>on the web</em> sia tutto rosa e viole, specie dall’altra parte dell’Atlantico. Analisi effettuate dagli esperti americani hanno visto la crisi economica riflettersi anche sulla spesa per il marketing on line di cui sono i maggiori interpreti: a tutto giugno infatti i riscontri sono stati negativi.<br />
Nei primi sei mesi dell’anno in corso (dati Iab e Pricewaterhouse Coopers) è stato infatti solamente del 5% (11 miliardi di dollari) l’investimento in Rete, e tale situazione di empasse durerà da previsione sino alla primavera inoltrata.</p>
<p>E nel nostro Paese? <strong>Internet </strong>ha superato la radio. I dati elaborati da <strong>Nielsen</strong> per il primo semestre evidenziano che investimenti on line sono aumentati del 7% per una cifra pari a 340 milioni di euro, che sorpassa i 249 milioni investiti nelle radio. Con cartellonistica e affissioni parecchio arretrate: 100 milioni gli investimenti. <br />
In Italia chi vuole farsi conoscere, promuovere un <strong>brand</strong> sceglie ancora la televisione (52%) ed edizioni cartacee (20%). Ma l’adversiting on line sta avanzando in trincea con i gomiti: l’obiettivo di raggiungere il 10% sul totale della spesa pubblicitaria potrebbe addirittura realizzarsi nel 2010.<br />
 <br />
 <br />
<strong><em>Glossario<br />
 <br />
</em>Advertising<br />
</strong><span>Insieme delle pratiche volte alla promozione di siti e aziende online sfruttando i mezzi interattivi (banner principalmente) disponibili nel Web.<br />
Compito di norma affidato ad agenzie ed aziende specializzate che possiedono le tecnologie necessarie per realizzare e monitorare i risultati di una campagna pubblicitaria online.<br />
 </span><span><br />
</span><strong>Nielsen Media Research<br />
</strong>La Nielsen Media Research (NMR) è un’azienda americana di New York City operante soprattutto da Oldsmar, Florida, specializzata nella misurazione dell’audience di tv, radio e giornali. È soprattutto conosciuta per il Rating Nielsen, nel campo della televisione.I Rating Nielsen per la televisione sono stati elaborati a partire dagli anni 50 e misurano quali programmi vengono visti da diversi segmenti della popolazione. La parte più conosciuta di questa ricerca è il “Diario”. Nei mesi di febbraio, maggio, luglio e novembre, la Nielsen chiede alle famiglie di appuntare sul “Diario” quali programmi vengono visti nell’arco di una settimana.<br />
Alla stessa famiglia appartiene la Nielsen/NetRatings, che misura l’audience di Internet e di altri mezzi digitali attraverso sondaggi telefonici e via computer.<br />
La Nielsen conduce ricerche anche per l’industria cinematografica attraverso il National Research Group (NRG).</p>
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