mar 07 settembre 2010
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Web 2.0: Facebook, quando il viral message è molto… intimo

Pubblicato da Antonella Neriil 14 gennaio 2010

facebook_status2Per avere successo c’è un’unica, basilare ed imprescindibile regola: far parlare di sé. Attirare l’attenzione. Anche per cose o argomenti che, alla fin fine, sono come sabbia tra le mani. Ma catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio prodotto, o sul proprio Sito Web serve a mantenersi “vivi”.

Queste sono le sette vite di Facebook, che continua a stupire – come nel caso dello sposo che cambiò il suo status direttamente davanti all’altare – con eventi che non hanno nes­suna rilevanza, ma creano una moda, un filone.
Ora su FacciaLibro impazza la moda… del colore di reggiseno.

Da qualche settimana molti dei frequentatori del Social Network più cool del globo si stanno domandando cosa significhino enigmatici post come “nero”, “bianco”, “rosa”. E un indizio: le parole arrivano esclusivamente da utenti del gentil sesso. Con una provocazione: “Sarà divertente vedere quanto tempo ci metteranno gli uomini prima di domandarsi perché le donne hanno un colore nel loro status”.
Poco ci è voluto a scoprire che i colori altro non erano che.. la tinta del reggiseno delle utenti in quel pre­ciso momento.

Il trend altro non è che l’ennesimo caso di viral mes­sage, quelle geniali invenzioni che fanno scervellare l’intera popolazione Internet o che ne attirano l’attenzione, aumentando il traffico e i contatti.
Stesso principio del diffuso video virale o del più strutturato marketing virale.

Siete marketing manager in erba e avete la tentazione di provare a generare un mes­saggio virale?
Utile può tornare questo breve vademecum in 7 punti pubblicato dall’agenzia GoViral per creare qualcosa che lasci il segno attirando attenzione:
1. la storia deve essere divertente, provocatoria, irriverente, sovversiva, fuori di testa per catturare l’attenzione;
2. il contenuto deve essere fresco, qualcosa che l’utente non ha mai visto prima o comunque migliore di quello che ha già visto;
3. l’associazione con la marca deve essere sottile, deve intrattenere con leggerezza senza riferimenti troppo diretti alla marca;
4. l’esecuzione neces­sita di un format che si possa condividere online con la propria rete sociale;
5. gli esseri umani hanno una tendenza innata a raccontare storie, quindi condivideranno e creeranno conversazioni quando il materiale offre i giusti spunti;
6. i riferimenti devono essere ad avvenimenti attuali, dato che la vita media di una notizia è breve, questi devono essere utilizzati con la mas­sima tempestività per evitare di essere respinti;
7. il pay-off deve avvenire rapidamente, il tempo è denaro e i consumatori non vogliono far sprecare tempo alle altre persone.

Browser: nella leadership di Explorer, avanza Chrome

Pubblicato da Antonella Neriil 5 gennaio 2010

browser_chromeInternet Explorer non molla la presa sul primo posto tra i browser utilizzato da chi attiva una connes­sione ad Internet. Ma la notizia che crea un pre­cedente è quella relativa al terzo gradino conquistato nel dicembre scorso da Chrome, che ha buttato fuori dal podio relativo ai browser Safari.

Lo studio, condotto da Net Applications, attribuisce al browser di Apple il 4,46% delle scelte degli utenti, mentre il browser lanciato da Google è salito al 4,63%: un bel traguardo raggiunto in un solo anno di vita.
Tale dato però non stupisce più di tanto, alla luce di una strategia ben pre­cisa disegnata da Google: il rilascio nelle settimane scorse della versione di Chrome per Linux e Mac, oltre alla continua campagna di diffusione della versione Beta 4.0 e l’introduzione del supporto per le estension.

Si diceva della leadership incontrastata di Explorer, attualmente alla versione 8.0: oltre sei tenti su dieci (62,69%) utilizzano per la navigazione il browser made in Microsoft, mentre la medaglia d’argenta, Firefox (oggi disponibile la release 3.5), è molto staccata: 24,61%.
Nella clas­sifica troviamo poi Opera (2,40%), Opera Mini (0,53%) e Netscape (0,32%).

Ma ad oggi una larga fetta, sempre crescente, di utenti si collega via Mobile (ad oggi 1,3% del traffico web). Ed anche in questo caso da registrare un grande passo in avanti di un altro prodottto sviluppato da Google: Android ha registrato un raddoppio degli accessi tra novembre e dicembre 2009 (+ 54%); nella speciale graduatoria troviamo poi BlackBerry (+22,2%), iPhone (20,1%), Symbian (+19,0%) e Java ME (+15,66%).

Successo in Internet a costo zero? Basta un’idea vincente

Pubblicato da Antonella Neriil 4 gennaio 2010

internet_ideaIndicizzazione sui motori di ricerca, scambio link, parole chiave, tag, algoritmo, SEO
L’era del Web 2.0 vede gli operatori che lavorano in e per la Rete alla continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche per aumentare la propria visibilità on line. E di conseguenza gli accessi al proprio sito web , i clic sul proprio prodotto la crescita del business e della popolarità.
E in un mondo, quello virtuale, che pullula di concorrenza, la cosa è una fetta importante delle fondamenta su cui costruire e mantenere il proprio successo.

Ma ci sono casi che dimostrano che alla base di un caso di successo c’è… un’idea di successo.
Ci sono storie che raccontano che non è tanto lo studio tecnologico ma il far parlare di sé, il rispondere ad un’esigenza che la Rete fino a poco prima non soddisfava.
Sono diversi i casi emblematici di persone che hanno cavalcato l’onda del Web in maniera trionfale, riuscendo a “viverci”. E con un budget pres­soché nullo: l’idea giusta, un computer ed una webcam.

Prendiamo un ragazzo di 23 anni e la sua pas­sione per la bicicletta. Mescoliamo il tutto con un canale di veicolazione delle informazioni (gratuito) come YouTube ed ecco nascere una nuova profes­sione: è il caso di Danny MacAskill, 23 anni, scozzese, e della sua inclinazione per il ciclismo urbano.
Il suo sito internet è ora uno dei più visitati: www.dannymacaskill.co.uk

Altro caso di lavoro “mediatico” di portata internazionale? Un nome: Lauren Luke, 27enne inglese di Newcastle. La vendita di cosmetici su eBay non le aveva permesso di fare il salto di qualità, per cui pensò che il trucco doveva “venderlo” attraverso le immagini, via video. Perciò, ecco ancora balzare alle cronache YouTube.
Dotazione di base: una webcam, i trucchi e l’apertura di un canale dedicato. E utilizzando se stessa come modella per insegnare alle utenti i segreti per un perfetto maquillage iniziò a riscuotere un grande successo. Il canale Panacea81 diventa un caso mediatico, venendo ripreso da colossi dell’informazione mondiale quali il New York Times e Bbc.
L’intraprendente Lauren stringe poi un accordo con Sephora, che studia per lei la linea di prodotti dal marchio By Lauren Luke. E non finisce qui: arrivano una rubrica settimanale di bellezza sulle pagine del The Guardian e un “avatar” per la consolle Nintendo DS.

Cambiando genere, famoso è il caso della vendita di spazi pubblicitari di 1 pixel per 1 dollaro sul sito The Million Dollar Homepage, che vendeva la pagina principale nientemeno che a un milione di dollari…

Cosa c’è di tecnologico in tutti questi esempi di successo? Nulla. Quale staff manageriale ha concepito tali esempi di business a costo zero? Nes­suno.
Alla base del successo c’è solamente un’idea vincente. Che non ha prezzo.

Web 2.0: Internet prende gli italiani… per la gola

Pubblicato da Antonella Neriil 31 dicembre 2009

cucina_internetIn televisione e sulla carta stampata impazzano i programmi di cucina: dall’ormai tradizionale Prova del Cuoco di Rai Uno alla rubrica Gusto del Tg5 fino al recente Cotto e Mangiato supplemento di Studio Aperto su Italia 1.
Ovunque, in qualsiasi ambito, viene proposta una ricetta o un consiglio sull’alimentazione.

E il Web? Poteva essere da meno? Certo che no.
Uno studio condotto dalla Nielsen per la Voiello, noto produttore di pasta made in Italy, e dall’eloquente titolo “Il web dei golosi”, porta alla luce di come anche Internet pulluli di appas­sionati di cucina: quasi due milioni di italiani visitano con regolarità i siti dedicati ai fornelli e ai suoi segreti. Ovvero un po’ meno della metà dei 4.5 milioni di internauti – recentemente censiti dalla ricerca Gpf/Negroni – risulta un foodies, giusto per utilizzare un neologismo di quelli che sforna quotidianamente la Rete, che ci ripropone quello che eravamo abituati ad etichettare come “buongustaio” in english style.

Tornando all’analisi Nielsen, nello scorso giungo una fetta pari al 7,9% degli 1,8 milioni di persone che si sono connesse ad Internet ha cercato o proposto una ricetta: la crescita rispetto al 2008 è notevole, + 4,6%.

I foodies di cosa dis­sertano in rete? Ma in Italia è ovvio: pasta. La clas­sifica? Spaghetti in pole position (la parola che identifica l’Italia nel mondo è pre­sente in 14.989 mes­saggi), penne al secondo (4.147), linguine medaglia di bronzo (2.990).

E la cucina sul Web poteva non seguire la strada Social? Certo che no. Un milione e mezzo di utenti si addentra in forum, blog e gruppi di discus­sione imperniati su spezie e sughi, o partecipa a concorsi a tema.

Non solo. Oltre un milione di persone utilizza l’e-commerce alimentare.

Il profilo del foodies: donna in tre casi su cinque, di età compresa tra 18 e 9 anni nel 70% dei casi.

I siti internet dedicati che hanno fatto… più gola sono www.cookaround.com (814mila utenti unici mensili), www.giallozafferano.it (626mila), www.cucinare.meglio.it (500mila).
Bene anche www.piacerevero.it , il sito creato dalla stessa Voiello per permettere agli utenti un interscambio culinario real time. Un successo? Considerando che nel mese di settembre il traffico è aumentato del 300%, l’azienda dal punto di vista marketing ha fatto centro.

KidzDream: il Web 2.0 offre la prima banca dei sogni

Pubblicato da Antonella Neriil 30 dicembre 2009

sogni_multimedialiAprendo una finestra sul mondo del Web, ad oggi, è praticamente pos­sibile trovar qualsiasi cosa.
Ma i sogni, evento che generalmente rimane appeso ad una descrizione sfocata, legata ai pochi ricordi che rimangono una volta svegli? Beh, il Web 2.0 offre una vetrina anche a quelli. E gli abbina una campagna di solidarietà.
La nuova era di Internet offre ai navigatori la banca dei sogni dei bambini, KidzDream, nato dal format multimediale online Artefacta, creato in collaborazione con Enciclopedia Treccani per la 52° Biennale arti visive di Venezia e basato su mappe in Google style.

Piccole pesti dai 6 ai 12 anni racconteranno davanti ad una telecamera i loro sogni, cucendo con il filo e tes­sendo un ordito fatto di colori, suoni, odori, sensazioni che solo i bambini riescono a mettere insieme. Il tutto in un tempo che varia di 60” ai 2 minuti.
Ed alla fine il tutto viene anche impresso sulla carta nel clas­sico disegno.
Nei luoghi tradizionalmente destinati ai più piccoli, come le scuole, ecco prendere vita il sogno più bello, quello più divertente, quello più pauroso, quello più nitido.

Sul sito ufficiale del progetto si parte da un planisfero, dove alcuni asterischi guidano ai paesi dove sono “pre­senti” sogni raccontati; entrando nelle varie città si accede ad un menù di piccoli film con i sogni dei bambini di quella parte del mondo.

Fino ad oggi il progetto pilota ha già raccolto video spaziando nel globo: dal Senegal (villaggio Mbour) a Napoli (scuola elementare 73° Circolo Didattico); da Barcellona a Roma (bambini Rom pre­senti della X circoscrizione). Per l’Italia, al momento sono disponibili anche i sogni di alcuni bambini di Venezia.

Ed i sogni dei bambini avranno come scopo finale – oltre a quello di assaporare la spontaneità e l’innocenza dei più piccoli – l’aiutare i pari età meno fortunati: dall’acquisto di materiale scolastico all’allestimento di luoghi per praticare sport, o per comprare giocattoli.

Internet boom: quasi 24milioni di utenti a ottobre

Pubblicato da Antonella Neriil 22 dicembre 2009

internet_connessioneQualcosa come quasi ventiquattro milioni di utenti nel mese di ottobre. Ovvero un italiano su tre ha avviato la procedura per la connes­sione al mondo on line. Il dato che conferma per l’ennesima volta, se ce ne fosse ancora bisogno, di come il futuro e la Rete viaggino a braccetto.

E’ il risultato dell’ennesima statistica pubblicata dalla Nielsen e relativo ai primi dieci mesi del calendario.
Sono esattamente 23,6milioni gli internauti del decimo mese del 2009, 2 milioni in più rispetto al medesimo periodo del 2008 e 700mila in più rispetto al mese di settembre.

Le Pagine Web visualizzate ad ottobre sono state 2.009 (2.235 a settembre).

La connes­sione media giornalieri per utente che si attesta sull’ora al giorno (33,9 minuti) e che cresce ben del 25% rispetto alle rilevazioni del 2008.

Cosa cerca un italiano medio che si connette al Web? L’informazione on line sta macinando strada: con una crescita del 22% rispetto all’anno pas­sato, la categoria News risulta la più gettonata con 13,5 milioni di utenti.
Come ragionevole pensare cliccatis­sima anche i siti facenti parte della categoria Communities, ed anche quella Videos/Movies, che in dodici mesi fanno un balzo in avanti rispettivamente del 20 e 22%.
Non perdono il loro appeal e la loro utilità i motori di ricerca (li naviga un utente su sei), i portali generici, i servizi di posta elettronica (44,5% di utilizzo) e tutto ciò che è riconducibile allo svago (musica, pre­visioni del tempo, scienza etc.).

Oltre 7 milioni di utenti si collegano a Internet via mobile.

Modem, Google, Facebook: Internet sempre più parte di noi

Pubblicato da Antonella Neriil 18 dicembre 2009

internet_futuroInternet qua, Social Network là, la Rete è il futuro, l’evoluzione passa per il Web, ci troviamo in chat, ho scritto sul mio Blog… Veniamo quotidianamente bombardati da neologismi inerenti il mondo del computer, e tutti abbiamo capito senza ombra di dubbio che un modem e la tecnologia informatica saranno il nostro pane quotidiano nel futuro pros­simo. Ma è pos­sibile quantificare ad oggi “quanto” Internet è pre­sente nelle nostre vite?

Ci ha pensato la società regina dei sondaggi sui contenuti del Web, la Nielsen che ha tracciato un profilo dell’utente americano.
Dall’altra sponda dell’Atlantico una persona trascorre 68 ore al mese connesso ad Internet, tra l‘ufficio e la propria abitazione).
L’analisi entra anche nei dettagli di queste ore di navigazione: in queste 68 ore vengono visitati 2700 Siti Web con una permanenza che in media si agira sui 57 secondi; l’ambito in cui si passa più tempo? Ovviamente Google, che rimane il siti internet più visitato (un’ora e 53 minuti) e ovviamente Facebook, su cui vengono trascorse 5 ore.
E i video? Quelli che hanno segnato la prima netta differenza con le forme cartacee di comunicazione? Gli strumenti on line nel 2009 hanno osservato un aumento di impiego del 25%.

Ma torniamo a Facebook, alle sue 5 ore di media per utente ed ai Social Network in particolare.
Un primo capostipite della comunicazione condivisa è stato MySpace sta arrancando (da giungo ad agosto sono stati persi 5 milioni di utenti), e nemmeno l’arrivo di Owen Van Natta, ex Facebook Executive, al momento sembra far invertire la rotta.

I due Social del momento, Facebook e Twitter, sono ancora nella loro fase positiva: non c’è più l’aumento sproporzionato di nuovi iscritti (forse perché del popolo di Internet ne fanno parte praticamente tutti) ma le utenze e i contatti restano attestati su cifre da capogiro, anche se con portate diverse.
FacciaLibro è il sito più visitato a fronte degli oltre 300 milioni di utenti registrati, mentre il microblogging di Twitter nella sua portata dimensionata rispetto al pre­cedente social network nel 2008 ha fatto segnare un + 400% in termini di utilizzo.
Pas­sando invece al social “profes­sionale” LinkedIn, nel settembre scorso ha conosciuto una crescita del 5,7% toccando i 50 milioni di utenti.

Medicina e salute: sul Web scarseggiano Siti di qualità

Pubblicato da Antonella Neriil 17 dicembre 2009

siti_web_saluteInternet soddisfa al giorno d’oggi quasi tutte le richieste: sul Web è pos­sibile cercare di tutto, e la Rete è utilizzata (purtroppo) spesso anche per cercare informazioni di carattere medico: secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, in Italia 18 mila realtà si occupano di tematiche inerenti medicina e salute.

Stando ad un’approfondita analisi condotta dallo studio Casaleggio Associati di Milano quattro milioni di italiani si connettono per cercare informazioni sanitarie.
Su quali dati è stata elaborata la ricerca? Il Ministero della Salute ha messo on line gli indirizzi di 53 siti web di associazioni di pazienti che mettono a confronto le loro conoscenze e le loro esperienze personali. Di queste realtà ne sono state isolate quindici, che sono state valutate in maniera peculiare: dalla struttura del sito ai servizi offerti e le modalità di comunicazione tra l’associazione in questione e i pazienti.
Tra queste il focus della Casaleggio ne ha scelte come detto quindici e ha analizzato i servizi che offrono nel sito on line, la struttura di quest’ultimo e le modalità con cui le associazioni comunicano ed interagiscono con i pazienti.

Il risultato però non è incoraggiante. Dei siti messi sotto la lente d’ingrandimento, solamente quattro hanno avuto come votazione un “ottimo”; uno solo ha raggiunto la sufficienza, nove sono stati giudicati “migliorabili” ed uno è stato bocciato.
In generale, la facilità di accesso ed utilizzo dei siti è risultata sufficiente, mentre è l’offerta dei servizi che è stata ritenuta migliorabile.

In pas­sato, nelle numerose analisi di questo genere, un fattore comune alle associazioni di pazienti on line è il mancato utilizzo di tecnologie informatiche già disponibili e di largo uso.
Non solo. Oltre al discorso prettamente tecnico, che però ricordiamo va a penalizzare sulla facilità di reperimento delle informazioni da parte degli utenti, in molti di questi siti difettano chiarezza dell’informazione, qualità e rigore, pes­simi pre­supposti per chi spesso è nel momento della vita – malati o parenti degli stessi — in cui ha bisogno di informazioni immediate ed attendibili.

YouTube: è Internet la televisione del futuro?

Pubblicato da Antonella Neriil 10 dicembre 2009

televisione_internetYouTube: chi negli ultimi anni non ha mai cercato un video musicale da ascoltare mentre lavora al computer? O ha cercato un estratto video di un programma famoso diventato un “caso” mediatico? O sentito dire al telegiornale “è stato il video più cliccato su YouTube?”.

Bene. Forse un futuro non molto lontano potrebbe vedere il colosso dello streaming su web come nuova televisione: YouTube ha infatti recentemente intavolato trattative con alcune emittenti televisive degli Stati Uniti. Motivo dell’interesse ottenere i diritti di alcuni show che verrebbero trasmessi via streaming a pagamento.

E circolano già i primi dettagli tecnici: le messe in onda in esclusiva non sarebbero interrotte da alcuna forma pubblicitaria e costerebbero all’utente interes­sato meno di due dollari ad episodio (esattamente 1,99 dollari, che ad oggi valgono 1,35 euro).
Ogni puntata dello show sarebbe disponibile in Europa il giorno succes­sivo a quello della programmazione americana.

Solamente in Italia, secondo l’ultimo rapporto diffuso dall’8° “Rapporto Censis -Ucsi sulla comunicazione” in merito all’uso di Internet che fanno gli italiani, 19 milioni di persone sanno cosa sono i social network ed uno su 3 usa YouTube (28,3%, ovvero oltre sei milioni di persone).
Ancora: se Facebook è il più popolare (conosciuto dal 90,3% dei giovani), YouTube il più utilizzato (dal 67,8%).

Non solo: il bouquet che vorrebbe proporre YouTube sarebbe davvero appetitoso in quanto ad offerte, alla luce delle partnership che il social networking video sta intavolando con case cinematografiche e discografiche per offrire in pay per view eventi nel campo dello spettacolo, dello sport e della musica.

In ottica di diffusione streaming di video di media-lunga durata, ecco che YouTube sta sviluppando un software attualmente in versione beta per essere testato che si chiama Feather, per venire incontro a chi al giorno d’oggi ancora non dispone di una connes­sione sufficientemente veloce o dispone di hardware obsoleto.
Tutto ciò è pos­sibile tecnicamente attraverso lo “snellimento” dell’interfaccia, che vede l’eliminazione delle funzionalità non indispensabili durante lo streaming ma che ne rallentano la velocità.

Web 2.0: la ricetta medica viaggerà in Internet

Pubblicato da Antonella Neriil 9 dicembre 2009

ricette_onlineChi non ha mai sbuffato per le lunghe code dal medico: ore di attesa per una pre­scrizione da 30 secondi?
Beh, ora l’apertura di una nuova frontiera legate al Web 2.0, quella delle ricette on line, potrebbe far diventare tutto ciò un lontano ricordo.
Che potrebbe essere in pre­cursore – il condizionale è d’obbligo – del certificato Inps via Web. Ma, sottolineano gli esperti, va fatto un passo alla volta.

Il servizio partirà dal 2010 in due regioni che sperimenteranno il servizio: Piemonte e Campania.
E si accoda alla rivoluzione informatica legata alla sanità che ha visto nei mesi scorsi l’erogazione su appositi siti internet pre­disposti dalle aziende ospedaliere delle cartelle cliniche, una volta ottenute a distanza di mesi dopo richieste in forma cartacea e lunghe code agli sportelli.

Tornando alla pre­scrizione on the web, attraverso un apposito software sviluppato dalla Sogei, società di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il medico di base (o il pediatra) caricherà una ricetta sul proprio computer, i dati in Rete finiranno sui server del Ministero della Salute e quindi alla farmacia.
L’utente finale non dovrà fare altro che recarsi dal farmacista munito di tes­sera sanitaria, e dal terminale della farmacia si risalirà all’ordine approvato dal medico curante.
Per il rinnovo della ricetta, sarà sufficiente recarsi solamente in farmacia, dove si potrà controllare la regolare pre­scrizione medica rilasciata in pre­cedenza al cittadino.

I vantaggi sarebbero diversi se la realtà confermerà le attese della teoria: oltre a snellire l’iter burocratico legato al rilascio di una ricetta medica permettendo una migliore fruibilità del servizio sanitario, lo Stato riuscirà a tenere sotto controllo in real time la spesa farmaceutica convenzionata; inoltre, porterà ad un 10% di risparmio su costi la soppres­sione della carta su cui fino ad oggi vengono impresse le pre­scrizioni mediche.