gio 09 febbraio 2012
CromosomaWeb internet web marketing

Web Marketing: se il social network si tinge di rosa…

Pubblicato da Ilaria Mariniil 7 dicembre 2009

internet_marketing_donnaE chi dice che il computer è uomo? Certo, si è partiti negli anni ’80 da una pre­senza pres­sochè assoluta del genere maschile davanti al monitor, ma pian piano le donne on the web stanno prendendo il largo.

“Fatti più in là” riecheggia nel campo della programmazione dove il colore rosa è meno pallido rispetto ai primordi; nel campo del marketing, dove le manager in gonnella sono in costante aumento; ma soprattutto per quanto concerne la pre­senza all’interno dei social network, dove la pre­senza delle donne è lievitata vertiginosamente.
E questa pre­senza non può lasciare insensibili i marketing manager, che sapranno creare campagne ad hoc sui principali social network — visti i risultati documentati con accorte strategie a costi pres­sochè nulli — per attirare il target d’elezione dei medesimi.

La constatazione della strabiliante pre­senza del genere femminile all’interno delle Pagine Web deputate alla condivisione dei contenuti, Facebook in primis (ogni giorno gli utenti ci trascorrono cumulativamente qualcosa come 6 miliardi di minuti, il doppio di Google!), è il risultato di una ricerca effettuata su 19 dei social network più conosciuti ed utilizzati.
In concreto, per capire la portata del fenomeno: sul social network a taglio “artistico”, MySpace, un utente su tre è donna.
Facendo invece riferimento alle utenze di Facebook, gli uomini sfiorano appena il 40% del totale.
In generale, supera abbondantemente l’ottanta per cento delle pre­senze il rosa sui social network.

Le pre­ferenze? Il gentil sesso sembra orientato su Xanga, Bebo e Class­mates, il sesso duro su Digg, Reddit e Slashdot.
 
 

Piccola guida ai social network più diffusi:

Facebook (febbraio 2004)
Inizialmente noto col nome di Thefacebook, il nome del sito si riferisce agli annuari (facebook) con le foto di ogni singolo membro che alcuni college e scuole pre­paratorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti ed al personale della facoltà come mezzo per conoscere le persone del campus.
Secondo i dati forniti dal sito stesso, nel novembre 2009 il numero degli utenti attivi ha raggiunto quota 350 milioni[2] in tutto il mondo. In base all’acquisto di una quota del 1,6% da parte di Microsoft nel 2007 per 240 milioni di dollari e all’acquisto del 2% per 200 milioni di dollari da parte di un gruppo di investitori russi il valore del sito è stato stimato di 10 miliardi di dollari. Il sito nel 2009 è divenuto profittevole segnando il primo bilancio in attivo

Twitter (marzo 2006)
E’un servizio di social network e microblogging che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite mes­saggi di testo con una lunghezza mas­sima di 140 caratteri. Gli aggiornamenti pos­sono essere effettuati tramite il sito stesso, via sms, con programmi di mes­saggistica istantanea, e-mail, oppure tramite varie applicazioni basate sulle API di Twitter. Twitter è stato creato nel marzo 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco.
Gli aggiornamenti sono mostrati istantaneamente nella pagina di profilo dell’utente e comunicati agli utenti che si sono registrati per riceverli. È anche pos­sibile limitare la visibilità dei propri mes­saggi oppure renderli visibili a chiunque.
Il nome “Twitter”, corrispondente sonoro della parola tweeter, deriva dal verbo inglese to tweet che significa “cinguettare”. Tweet è anche il termine tecnico degli aggiornamenti del servizio.
I tweet che contengono esattamente 140 caratteri vengono chiamati twoosh.

MySpace (novembre 2003)
E’una comunità virtuale, e più pre­cisamente una rete sociale, creata nel 2003 da Tom Anderson e Chris DeWolfe. Offre ai suoi utenti blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video.
È attualmente l’undicesimo sito più popolare al mondo e il quinto negli Stati Uniti secondo Alexa. Grazie a questo spazio su internet, artisti e gruppi musicali come gli Arctic Monkeys, Lily Allen, i Belladonna ed i Cansei de Ser Sexy sono diventati famosi in tutto il mondo ancora prima di mettere effettivamente sul mercato i loro dischi.

Bebo (gennaio 2005)
Bebo, acronimo di Blog early, blog often, letteralmente Blog pre­sto blog spesso, è un social network creato da due coniugi nel gennaio 2005 e succes­sivamente venduto, nel marzo 2008, ad AOL per 850 milioni di dollari. Questo lo portò ad un grande rilancio del sito a partire dal luglio dello stesso anno.

Class­mates (2005)
E’ il capostipite dei servizi di social network creato nel 1995 da Randy Conrads che decise di voler rintracciare un suo ex compagno delle superiori frequentate nelle Filippine.
Il sito aiuta i membri a trovare, collegare e tenersi in contatto con amici e conoscenti di lunga data tra quelli conosciuti alla scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola superiore, università, e lavoro. Il motto è infatti “riscoprite il vostro passato!”.

Ed ancora, tra la miriade di esempi on line, ecco Thounds dedicato alla musica, che aggrega coloro che hanno un’idea, un motivetto etc., Badoo (l’unico senza forme pubblicitarie) quale aggregatore di amicizie, QQ domina in Cina ed attualmente risulta la più grande community del mondo con i suoi 300milioni di iscritti.

Wikipedia: il sito Web 2.0 per eccellenza in crisi?

Pubblicato da Ilaria Mariniil 4 dicembre 2009

opensource_wikipediaProbabilmente è stato il primo, grande esempio di Web condiviso. Parliamo naturalmente di Wikipedia, l’enciclopedia libera, capostipite dell’open source e soprattutto dell’interazione fra utenti, caratteristica alla base della storica entrata in scena del Web 2.0.

Stando infatti alle rilevazioni dell’Universidad Rey Juan Carlos di Madrid, nei primi tre mesi del 2009 qualcosa come 49mila redattori (volontari) che da ogni parte del pianeta contribuiscono inces­santemente al perfezionamento ed all’incremento delle voci disponibili della free encyclopedia inglese, quella con il maggior numero di voci, hanno terminato la loro collaborazione.
Molti, ancor di più se para­gonati ai 5mila abbandoni verificatisi nel 2008.

Motivi? Ce n’è ovviamente più di uno, ma tutti concorrono al segno negativo.
Logicamente, il fatto che in dal momento della nascita (15 gennaio 2001) ad oggi la maggior parte delle voci sia stata creata e succes­sivamente revisionata ed implementata stoppa quelle che pos­sono essere le “entrate” di nuovi contenuti; ma anche il fatto che la direzione di Wikipedia stia cercando di arruolare redattori più esperti e profes­sionali, ed in tal senso va la volontà di creare future partnership con i musei.

Il futuro di Wiki? C’è chi mette sul piatto della bilancia una normale “crisi” nella crescita.
Ma c’è chi come il curatore della ricerca, il profes­sor Felipe Ortega, vede protrarsi da troppo tempo la fase calante, che se protratta ancora nel tempo può mettere in serio pericolo le fondamenta del progetto stesso.

Ma se i redattori registrano un trend negativo, gli utenti no: nel periodo che va da settembre 2008 a settembre 2009, il sito ha registrato un +20% in merito.
 


 
I numeri di Wikipedia (da www.wikipedia.org)
L’obiettivo di Wikipedia è di creare un’enciclopedia libera ed “universale”, in termini sia di ampiezza che di profondità degli argomenti trattati.
Wikipedia è stata descritta da uno dei suoi fondatori (Jimmy Wales) come uno sforzo per creare e distribuire un’enciclopedia libera della più alta qualità pos­sibile ad ogni singola persona sul pianeta nella sua propria lingua. Wikipedia deriva il suo nome dalla composizione della parola wiki, termine hawa­iano che significa “veloce” e con cui viene chiamato un tipo di software collaborativo, e da pedia, suffisso di enciclopedia che in greco significa “insegnamento”. Wikipedia, nelle intenzioni di Wales, dovrebbe raggiungere una qualità pari o migliore dell’Enciclopedia Britannica ed essere pubblicata anche su carta.
È nata il 15 gennaio 2001 come progetto complementare di Nupedia (un progetto con scopo analogo ma la cui redazione era affidata ad esperti).
È curata da volontari seguendo un modello di sviluppo di tipo wiki, nel senso che le pagine pos­sono essere modificate da chiunque e non c’è un comitato di redazione né alcun controllo pre­ventivo sul materiale inviato.
Uno dei principi alla base di Wikipedia è il punto di vista neutrale, secondo il quale le opinioni pre­sentate da personaggi importanti o da opere letterarie vengono rias­sunte senza tentare di determinarne una verità oggettiva.
A causa della sua natura aperta, vandalismi ed imprecisioni sono problemi riscontrabili in Wikipedia.

Business a costo zero? Facebook lo strumento migliore

Pubblicato da Ilaria Mariniil 25 novembre 2009
facebook_marketing

Aziende, puntate su Facebook. E fatelo in maniera intelligente.
E’ questo il marketing–consiglio fornito da Clara Shih, autrice di The Facebook Era, da pochi mesi uscito in America.
Sì, perché uno dei principi fondamentali per fare business è essere dove sono i potenziali clienti, e Facebook con i suoi 300milioni di iscritti, in costante aumento, è l’attuale luogo ideale.

Ma non una pre­senza tanto per fare: bisogna infatti sfruttare la potenzialità del social network che sta schiantando il mondo delle comunicazioni via Web con astuzia.

Primo passo: allestire una Facebook Page, che consente di assemblare numerosi fan: ad oggi, il milione e 400mila Facebook Page on line attira quotidianamente qualcosa come 10 milioni di fan.
Senza dimenticare l’importanza di un buon sito internet (ben indicizzato), si procede con l’allestimento dell’indirizzo su Facebook in maniera tale da richiamare il nome dell’azienda stessa (es. www. facebook. com/ CalzaturificioRossi), mentre la Facebook Page deve rimandare al sito dell’azienda stessa o a siti di e-commerce.

A questo punto, allestita la struttura tecnica, restano (e non sono poca cosa) i contenuti, fondamentali per arrivare all’utente finale, conquistarlo e fidelizzarlo.
Le ovvie domande da non perdere mai di vista sono qual è il mio obiettivo? Attirare un maggior numero di clienti? Costruire o rafforzare l’immediatezza dei consumatori nel riconoscere il mio marchio?

Fatto questo, ovvero allestito in maniera razionale il cuore pulsante della comunicazione, si persegue l’obiettivo, lo si consolida e perché no, si può mutare in base elle evoluzioni delle esigenze sia dell’azienda stessa che dei fruitori finali.

Per affrettare la crescita attraverso Facebook fondamentali sono il numero di fan (ovvio, se noto che un’azienda ha 10 fan, qualche dubbio sulla validità del prodotto proposto viene anche ai digiuni di FacciaLibro), che in media sono 130 per l’utente medio iscritto al social network per eccellenza; le foto, i video e tutto ciò che serve a rendere credibile, completo e ricco di informazioni il proprio prodotto.

Ma anche l’aggiornamento continuo delle pagine, il contatto tempestivo con gli utenti che chiedono informazioni, lodano o magari anche criticano sono altri para­metri imprescindibili per un marketing di successo.

E, il bello di comunicare, è che non ci sono limiti alle idee. E il Web di limiti di spazio non ne ha, a differenza dei media tradizionali. E costa molto poco rispetto alle pubblicità su cartaceo, televisione o radio: aprire un profilo su Facebook, non dimentichiamolo, al momento è gratuito.

In Italia, tra le tante pubblicazioni sul tema, da segnalare Fare business con Facebook che ha un suo blog proprio sul sociale network del momento.

Ferrara: dubbi sulle tasse? Un sito internet offre la soluzione

Pubblicato da Ilaria Mariniil 6 novembre 2009

tasse_sitoweb_ferraraLe tasse. Un incubo per larga parte dei contribuenti. Soprattutto quando ci si è dimenticati di pagarle, o quando arrivano avvisi di verifica in casi di (pre­sunto) mancato pagamento. E via a cercare affannatamente ricevute, date etc.

Ora, per semplificare l’iter ed aiutare nella ricerca di cartelle già pagate, Internet arriva in aiuto anche ai cittadini ed alle imprese dell’Emilia Romagna del Nord Ferrara inclusa: Equitalia mette a disposizione una risorsa on line per le prime verifiche pre­liminari, da effettuare eventualmente prima di rivolgersi a qualche sportello. Si tratta del sito www.equitaliaemilianord.it

Equitalia Emilia Nord S.p.A. – come si legge direttamente sul sito — è una società appartenente al Gruppo Equitalia S.p.A. e, in qualità di Agente della Riscos­sione per le province di Parma, Piacenza, Ferrara e Reggio Emilia, provvede alla riscos­sione spontanea, volontaria e coattiva delle diverse entrate dello Stato, di Enti territoriali, di Enti pubblici, anche pre­videnziali, nonché delle entrate di natura non tributaria che gli Enti diversi dallo Stato pos­sono affidarle quali i tributi locali dei Comuni, Province, Consorzi di Bonifica, Pre­fettura, Ordini Profes­sionali, ecc. In particolare è in grado di svolgere i seguenti servizi: riscos­sione e gestione Entrate Patrimoniali, riscos­sione e collaborazione alle attività di accertamento e liquidazione Imposta Comunale sugli Immobili, Riscos­sione TARSU e Tariffa (Rifiuti solidi urbani) e Imposta sulla Pubblicità, attività di riscos­sione dell’ICI, imposta per la quale collabora anche nelle attività connesse all’accertamento e liquidazione relativa agli anni pregressi.

Naturalmente per accedere alla propria posizione on line attraverso il servizio “Estratto conto” (il sito propone una semplice guida in pdf scaricabile cliccando qui) e consultare la propria situazione debitoria disponibile dall’anno 2000 in poi è neces­sario avere a disposizione le credenziali fornite da Agenzia delle entrate per l’accesso al “Cas­setto fiscale” (www.agenziaentrate.gov.it).

Una volta ottenute, il cittadino può collegarsi come detto al sito www.equitaliaemilianord.it (o al sito istituzionale www.equitaliaspa.it) entrando dall’apposita sezione. E’ inoltre pos­sibile effettuare pagamenti delle cartelle on line mediante carta di credito.
Per le informazioni sul servizio è stato istituito dall’Agenzia delle entrate il numero verde 848.800.444

Web e Turismo, binomio vincente

Pubblicato da Ilaria Mariniil 25 settembre 2009

Web e turismo binomio vincenteSe c’è un settore dell’economia che sembra essere stato affascinato dal web prima degli altri, questo è sicuramente il turismo. Internet è per le strutture turistiche l’unico strumento in grado di offrire visibilità su scala globale, a fronte di un investimento tutto sommato sostenibile.

Anche oggi, in cui il web sta rapidamente cambiando, il comparto dimostra vivacità e si getta convintamente nel web 2.0 attraverso i social network e tutti i suoi strumenti. Ma non è un vero e proprio idillio. Alla base dell’impegno di albergatori e affini c’è sempre e soltanto la ricerca dei click e dei contatti, troppo spesso senza una vera strategia di marketing.

I motivi di questa contraddizione? Intanto, come in molti settori, le aziende dimostrano una fiducia relativa nel mezzo ed una competenza ancora troppo scarsa e frammentariamente aggiornata. Gli albergatori hanno forse una maggiore disponibilità di tempo per esplorare il web 2.0 o per “riparare” reviews o commenti negativi in giro per la rete, ma non sembrano determinati ad un vero cambiamento.

Quello che manca è la conoscenza del mezzo e delle sue potenzialità, ma anche la consapevolezza della neces­sità di acquisire competenze e di instaurare partnership con referenti qualificati e in grado di offrire strumenti, consulenza, formazione e collaborazione. Servono competenze nuove e figure profes­sionali diverse, in grado di promuovere le strutture e di inserirle in un tes­suto più ampio, fatto di marketing territoriale e di grandi opportunità.

CromosomaWeb: Internet nel DNA

Pubblicato da adminil 25 settembre 2009

CromosomaWeb fattore successo

Ci sono lavori che non si pos­sono svolgere senza pas­sione, senza “esserci portati”, senza avere “qualcosa” nel DNA che ci spinge a dedicarci anima e corpo al successo di un progetto.

Il Web è una vera e propria inclinazione, una “malattia” che ci fa sentire bene solo quando abbiamo un progetto al quale lavorare, lo vediamo nascere, crescere e affermarsi su Internet attraverso il marketing online, dedicandoci ad esso completamente.

Facciamo questo lavoro perché non abbiamo scelta: abbiamo Internet nel sangue.

Insegnanti e strafalcioni tecnologici

Pubblicato da Ilaria Mariniil 24 settembre 2009

Web informatica e insegnantiSi parla tanto di scuola italiana che non è al passo con i tempi… che sia anche perché i docenti capiscono poco di tecnologia? Da un’indagine condotta su circa 1.000 insegnanti realizzata da Edu-Tech in occasione del primo convegno dedicato al futuro della scuola che si aprirà giovedì pros­simo a Milano, emerge che 7 insegnanti su 10 usano il computer abitualmente, ma senza avere una reale formazione.

Il quadro: il 20% degli insegnanti intervistati naviga in Internet tutti i giorni, il 40% lo fa “spesso” e il 19% almeno un paio di volte alla settimana. Come lo usano? Per informarsi (78%), controllare la posta (73%) usare i social network (47%). Un insegnante su tre lo usa addirittura per confrontarsi con i colleghi, in puro stile 2.0, mentre un 29% sostiene di usare il Web per aggiornarsi sulla propria materia di insegnamento. Insomma la situazione non sembra particolarmente negativa. Almeno fino a quando non vengono interrogati con domande un po’ più specifiche relative al pc, dalle quali emerge di tutto.

A sapere ad esempio il vero significato della parola hard disk è solo il 44% degli intervistati; gli altri lo confondono con cd e dvd (21%), col motore del computer (19%) o addirittura con complesso heavy metal (16%). Ancora più confusione regna sulla parola download: se per 55% degli intervistati significa “scaricare dati”, c’è comunque un cospicuo 20% sicuro che si tratti di un programma per ascoltare la radio sul Web. O peggio: l’11% crede che si tratti di un computer con qualche problema nel funzionamento o con un cromosoma in più: un computer down-load, appunto.

Poca cultura, ma compensata da tanta fantasia, non c’è che dire.

Pericoli Internet anche a Ferrara

Pubblicato da Ilaria Mariniil 24 settembre 2009

Internet virus e hacker a FerraraAbbiamo sentito parlare di hacker, bug, millennium bug, virus che “divorano” l’hard disk all’apertura di una (apparente) innocente e-mail costringendo los fortunato utente a “cestinare” il proprio computer.
Ma nell’ultimo periodo si sta diffondendo una paura molto, molto più grande. Che potenzialmente potrebbe mandare in tilt l’intero mondo civilizzato, dalle conseguenze inimmaginabili.

L’allarme è lanciato da un competente ed accreditato organismo, l’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa). Che mette in allerta sul pericolo che pos­sano essere “bucati” sistemi che tengono in piedi infrastrutture guidate, gestite, sviluppate da sistemi informatici come ad esempio dighe, aeroporti e ospedali.

Perché, per i paesi più informaticamente evoluti come pos­sono essere gli Stati Uniti i sistemi di difesa e pre­venzione degli attacchi informatici sono efficientis­simi, ma gli anelli deboli della catena sono rappresentati dai paesi dove la sicurezza informatica è meno diffusa, e che diventerebbero il punto di partenza di una “catastrofe” a livello digitale, quello che viene para­gonato ad un “11 settembre informatico”.

L’invito dei responsabili Enisa è quello di investire sulla sicurezza, sulla protezione dei sistemi informatici e delle reti. In merito, è stata creata una guida al NSIE (Network Security Information Exchange) che rappresenta la sicurezza nella condivisione delle informazioni ed insegna come condividere le informazioni per limitare la vulnerabilità dei sistemi di sicurezza delle reti e proteggere da minacce e cyber-attacchi.