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	<title>CromosomaWeb &#187; social media</title>
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		<title>Aziende 2.0 per i nuovi consumatori</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo finalmente arrivati a una svolta per il <b>social marketing</b> e, in particolar modo, per le <b>aziende</b> che stanno imparando a sfruttare il <b>Web 2.0</b> a proprio vantaggio. Il problema di molte imprese è che sono più indietro degli utenti, che ci mettono molto più tempo a capire le nuove tendenze, perdendo così rapidamente quote di quel mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1575 alignleft" title="social-media" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/social-media.jpg" alt="social-media" width="300" height="180" />Siamo finalmente arrivati a una svolta per il social marketing e, in particolar modo, per le aziende che stanno imparando a sfruttare il Web 2.0 a proprio vantaggio.</p>
<p>Il problema di molte imprese è che sono più indietro degli utenti, che ci mettono molto più tempo a capire le nuove tendenze, perdendo così rapidamente quote di quel mercato che oggi cerca sempre più un dialogo e non è più disponibile all’informazione unidirezionale.</p>
<p>Dare massima visibilità al proprio brand significa oggi anche gestire la propria presenza online: non più solo comunicati stampa dunque, ma soprattutto blog e social network.</p>
<p>Il 73% delle aziende dichiara di avere già avviato comunicazioni con i clienti a scopo promozionale e molte utilizzano i dati che riescono a raccogliere tramite il Web per prendere decisioni su offerte marketing. Sempre più numerose, infine, le imprese che apprezzano e si affidano a nuovi canali per il Marketing, in particolar modo i Social Media.</p>
<p>Le aziende si stanno progressivamente rendendo conto che i nuovi consumatori 2.0, per poter essere raggiunti efficacemente con i messaggi pubblicitari, hanno bisogno di ricevere contenuti espressi in forme innovative, con mezzi adeguati e rispondenti alle loro necessità.</p>
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		<title>Web 2.0: Nativi Digitali cerca nuove idee per Internet</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 11:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla ricerca di nuovi <b>Larry Page</b> o <b>Mark Zuckerberg </b> che, poco più che maggiorenni, crearono dal nulla <b>Google</b> e <b>Facebook</b>: è questo lo scopo di “<b>Nativi digitali</b>” promosso dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) nell’ambito della <b>campagna di comunicazione</b> di Registro .it [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1516" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/nativi_digitali2.jpg" alt="nativi_digitali2" width="300" height="194" />Alla ricerca di nuovi <strong>Larry Page</strong> o <strong>Mark Zuckerberg</strong> che, poco più che maggiorenni, crearono dal nulla <strong>Google</strong> e <strong>Facebook</strong>.<br />
E’ questo lo scopo di “Nativi digitali” promosso dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) nell’ambito della <strong>campagna di comunicazione</strong> di Registro .it, l’organismo che da oltre vent’anni assegna e gestisce i <strong>domini a targa italiana</strong>.<br />
L’idea più brillante mai sviluppata su <strong>Internet </strong>è possibile esca dalle menti del milione e mezzo di studenti italiani in oltre tremila istituti superiori sparsi per tutta la penisola.<br />
Con l’unico limite della fantasia e della creatività, i ragazzi sono invitati a impostare un progetto innovativo per indagare le potenzialità della <strong>Rete </strong>e trarne spunti per un utilizzo evoluto e consapevole. I lavori più validi verranno sostenuti per giungere a compimento.</p>
<p>L’iniziativa, “Nativi digitali”, è finalizzata alla diffusione della cultura di Internet nelle scuole e non ha precedenti in Italia per dimensioni e capillarità. La campagna, avviata nel novembre scorso con spazi rivolti al pubblico generalista, ha adesso l’obiettivo educativo e formativo di far conoscere agli studenti le norme nazionali e internazionali che consentono il funzionamento di Internet e, in particolare, il ruolo svolto dal Registro .it.</p>
<p>“Il progetto – osserva il direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, Domenico Laforenza – è focalizzato sugli aspetti positivi di Internet e sulle opportunità, ancora tutte da scoprire, che la Rete offre a chiunque abbia idee valide. I destinatari sono appunto i “Nativi digitali”, giovani e giovanissimi cresciuti con Internet che, non a caso, danno il titolo alla nostra iniziativa”.</p>
<p>Nelle prossime settimane 3.000 scuole riceveranno il kit di “Nativi digitali” (un dvd da vedere e commentare in classe con gli insegnanti e materiale informativo sulla Rete e sui domini.it) e potranno cominciare a elaborare le proposte: immagini o <strong>videoclip virali</strong>, progetti di <strong>socializzazione online</strong> o di strumenti per lo scambio di informazioni, servizi innovativi, elaborati artistici, videogame e <strong>programmi </strong>che documentino le potenzialità di Internet associate all’uso di un dominio italiano.it.</p>
<p>I migliori elaborati saranno pubblicati sul sito del Registro (www.registro.it) e concorreranno all’assegnazione dei “.it awards”, il Registro stesso e le società che registrano domini per conto terzi (Registrar e Maintainer) sosterranno le idee più valide, ricoprendo il ruolo di<em> business angel</em>, attivando stage, “adottando” i <strong>siti web</strong> proposti o utilizzando il materiale nelle proprie campagne promozionali.<br />
Possono partecipare all’iniziativa tutti i ragazzi delle scuole superiori italiane,  tramite il loro istituto: la “partecipazione” della scuola è uno dei punti fondanti del progetto. Anche gli istituti non raggiunti direttamente  potranno comunque aderire.</p>
<p>Partner del progetto è Current, il <strong>social news network</strong>, fondato nel 2005 da Al Gore — ex vicepresidente degli Stati Uniti, Premio Oscar e Nobel per la Pace 2007 — e dall’imprenditore e avvocato Joel Hyatt.<br />
Un video prodotto da Current, ispirato alla serie dei “Geek files”, affronta in 32 minuti alcuni dei temi più interessanti legati al mondo di Internet: nascita della Rete e dei domini .it, il <em>digital divide</em>, il ruolo dei <strong>motori di ricerca</strong>, i cambiamenti sociali indotti da Internet, il futuro della Rete. Un prodotto didattico finalizzato a catturare l’attenzione dei giovanissimi e a sollecitare la discussione e l’approfondimento in classe grazie ad animazioni, interviste, intermezzi umoristici e alla conduzione di Giacomo Cannelli e Livia Iacolare, gli “infiltrati nella rete” per Current.</p>
<p>Che i ragazzi siano i principali <strong>utenti di Internet</strong> lo conferma un’indagine sulla conoscenza e l’utilizzo della Rete, condotta dalla società Pragma, nell’ambito della campagna di comunicazione del Registro .it, per la quale è stata realizzata una elaborazione per fasce d’età.<br />
Ne emerge una prevalenza anche qualitativa dei navigatori più giovani: il 46,5% degli intervistati fra i 16 e i 20 anni ha infatti dichiarato di fare uso di un dominio .it; una percentuale quasi doppia rispetto agli utenti over 20 (fermi al 24,4%). Tra i giovani che utilizzano domini .it, prevalgono a sorpresa le ragazze (50,7%) rispetto ai coetanei maschi (44,6%).<br />
L’utilizzo del dominio .it dichiarato dai giovani non è ovviamente indice di possesso, poiché solo i maggiorenni possono registrare un nome a dominio: i domini italiani registrati da ragazzi tra i 18 e i 25 anni sono poco più di 21mila su un totale di 451mila circa assegnati alle persone fisiche.</p>
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		<title>Viral Marketing: obiettivo far parlaredi sé il Web</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi portanti del <b>Viral Marketing</b>. Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio <b>brand</b>: quale miglior <b>pubblicità</b> di quella che nasce “dal popolo”? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1255" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/marketing_virale.jpg" alt="marketing_virale" width="300" height="173" />Fare la differenza. Stagliarsi in un panorama saturo. Far parlare di sé. Sono queste le basi di una buona <strong>strategia di marketing</strong>, ma soprattutto le basi portanti del <strong>Viral Marketing</strong>.</p>
<p>Un passo alla volta. Cos’è per definizione il Viral Marketing?<br />
Prendiamo semplicemente la definizione che fornisce <strong>Wikipedia</strong> “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la <strong>capacità comunicativa</strong> di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.<br />
Il termine nasce nella metà degli anni ’90 con Draper Fisher Jurvetson utilizzando una analogia biologica con la diffusione esponenziale di un virus e, l’espressione <strong>Viral Marketing</strong> diviene nel 1998 marketing “buzz-word of the year”.<br />
Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea”.</p>
<p>Specificato di cosa si parla, un buon stratega in questo settore della <strong>comunicazione </strong>deve riuscire a creare un meccanismo a catena, un passaparola mediatico in grado di catalizzare l’attenzione, far arrivare e far tornare gli <strong>utenti </strong>sul tuo sito, creare un’attenzione che cresce gradualmente.</p>
<p>Aspetto basilare è il prendere parte al mondo <strong>Social </strong>non “tanto per”, ma seguirlo perseguendo un obiettivo ben preciso, spiccando nella massa perché, volere o volare, oggi anche la più piccola delle realtà anche lontana anni luce dal<strong> Web</strong> ha la sua pagina di <strong>Facebook</strong>, ad esempio. Un biglietto da visita immobile e non visitato, ma c’è a fare numero, ad inflazionare il settore.</p>
<p>Per far lievitare il proprio <strong>brand</strong>, una buona campagna di Viral Marketing deve essere accattivante, non spiccatamente commerciale (assolutamente banditi gli <strong>spot commerciali</strong> puri, che allontanano l’utente).<br />
Anzi: bisogna avere la brillantezza e la capacità di arrivare indirettamente al proprio prodotto e/o servizio catalizzando l’attenzione degli internauti su un altro tema apparantemente esterno, legato ovviamente all’ambito in cui si opera.<br />
Un video, una frase sibillina, perché no uno sconto per testare un determinato prodotto, una musica sono elementi che attirano l’attenzione. E il piano marketing è praticamente già a metà strada.<br />
Bisogna far parlare autonomamente gli utenti, incuriosirli e affascinarli in maniera tale da portarli spontaneamente a diffondere il proprio marchio: quale miglior pubblicità di quella che nasce in maniera spontanea “dal popolo”?</p>
<p>C’è poi un altro equilibrio importante da rispettare: il far diffondere e veicolare nel Web il proprio prodotto ai fruitori finali è sinonimo di aver centrato il progetto, ma saper comunque mantenere la propria <strong>identità </strong>e saper farsi riconoscere resta necessità primaria, altrimenti il progetto va automaticamente a decadere.<br />
Ecco spiegata in tal senso l’importanza di dare riferimenti certi a chi si connette ad <strong>Internet</strong>: una Fan Page di Facebook, un <strong>Sito Internet</strong> ufficiale, un <strong>blog </strong>(o <strong>forum</strong>) aziendale.</p>
<p>Se il risultato finale è il cosiddetto <em><strong>engagement</strong></em> – in italiano la famosa <strong>fidelizzazione </strong>del cliente<strong> </strong>– il <strong>Marketing Manager</strong> può ritenere di aver svolto con perfezione chirurgica il proprio lavoro.</p>
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		<title>Web 2.0: furti, quando il database è un sito di gossip</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 11:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando un <b>Sito Internet</b> diventa involontariamente riferimento per i ladri. In America <b>Tzm.com</b> è una delle fonti più cliccate in tema di gossip, ma è involontariamente diventato il… <b>database</b> di una giovane banda, ribattezzata immediatamente oltreoceano dall’autorevole quotidiano Los Angeles Time “Bling Ring”


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1213" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/gossip_internet.jpg" alt="gossip_internet" width="300" height="180" />Quando è il dettaglio a fare la differenza. E quando un <strong>Sito Internet</strong> diventa involontariamente fonte di informazioni che verranno utilizzate per attività illecite.<br />
In America, e non solo, <strong><a href="http://www.tzm.com" target="_blank">Tzm.com</a></strong> è uno dei più cliccati per restare sempre al passo con gli eventi, essendo uno dei siti più <em>cool </em>in tema di gossip, moda, lustrini e paillettes.</p>
<p>Le ragazze magari guardano la foto di Paris Hilton e commentano l’abbigliamento <em>diamond </em>del cane, la nuova acconciatura, il trucco, la borsa che lancerà una nuova moda<em> fashion</em>.<br />
Ma Tzm.com ed alcuni dei siti destinati alle “leggerezze” mondane erano il… <strong>database</strong> di una giovane banda, ribattezzata immediatamente oltreoceano dall’autorevole quotidiano <em>Los Angeles Time</em> “Bling Ring”.</p>
<p>Ma chi ha astutamente sfruttato la capillarità di Interne per arricchirsi non sono chissà quali bande storiche, organizzazioni malavitose o chissà cosa, ma ragazzi di buona famiglia, cui l’ingegnoso piano “informatico” dei furti ha fruttato qualcosa come 3 milioni di dollari, provento della razzia di capi di abbigliamento, pietre preziose, orologi, e accessori di lusso.<br />
Vittime della Bling Ring le celebrità più esposte alla visibilità del <strong>Web </strong>e del calibro di Paris Hilton, Lindsay Lohan, Megan Fox e Orlando Bloom.</p>
<p>In generale, le case svaligiate sono concentrate per la maggiore sulle colline di Hollywood, territorio distante appena trenta chilometri dal sobborgo in cui si sono conosciuti ed aggregati i giovani ladri, il sobborgo alle periferia di Los Angeles Calabasas.</p>
<p><strong>Mappe interattive</strong> della pianificazione dei furti, oltre ai siti gossipari, anche <strong>Social Network</strong> quali <strong>Facebook</strong> e <strong>Twitter</strong>, da tempo intelligentemente eletti quale sorta di ufficio stampa non convenzionale da parte delle star.</p>
<p>E se già utilizzare <strong>Internet</strong> come strumento… di lavoro per i furti, colpisce anche la fine della vicenda.<br />
Gli inquirenti non hanno dovuto cercare tra ricettatori e mercato nero per trovare la maggior parte della refurtiva: non era infatti stata rivenduta per ottenere proventi milionari, ma i Bling Ring’s le avevano tenute a mo’ di trofeo facendosi fotografare con gli oggetti o addirittura indossandoli a feste ed eventi cui prendevano parte.<br />
Forse perché la diciannovenne che viene indicata la “mente” della banda, Rachel J., è letteralmente ossessionata dallo stile di vita delle star, dai vestiti agli accessori.</p>
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		<title>Web 2.0: Facebook, quando il viral message è molto… intimo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 10:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio <b>prodotto</b>, o sul proprio <b>Sito Web</b> serve a mantenersi “vivi”. E <b>Facebook</b> sembra non sfuggire a questa logica commerciale - come nel caso dello sposo che cambiò il suo status direttamente dall’altare - con eventi che non hanno nessuna rilevanza, ma creano una <b>moda</b>, un filone [...]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1166" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook_status2-300x199.jpg" alt="facebook_status2" width="300" height="199" />Per avere successo c’è un’unica, basilare ed imprescindibile regola: far parlare di sé. Attirare l’attenzione. Anche per cose o argomenti che, alla fin fine, sono come sabbia tra le mani. Ma catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio prodotto, o sul proprio <strong>Sito Web</strong> serve a mantenersi “vivi”.</p>
<p>Queste sono le sette vite di <strong>Facebook</strong>, che continua a stupire – come nel caso dello sposo che cambiò il suo <em>status</em> direttamente davanti all’altare – con eventi che non hanno nessuna rilevanza, ma creano una moda, un filone.<br />
Ora su FacciaLibro impazza la moda… del colore di reggiseno.</p>
<p>Da qualche settimana molti dei frequentatori del <strong>Social Network</strong> più <em>cool </em>del globo si stanno domandando cosa significhino enigmatici post come “nero”, “bianco”, “rosa”. E un indizio: le parole arrivano esclusivamente da <strong>utenti </strong>del gentil sesso. Con una provocazione: “Sarà divertente vedere quanto tempo ci metteranno gli uomini prima di domandarsi perché le donne hanno un colore nel loro status”.<br />
Poco ci è voluto a scoprire che i colori altro non erano che.. la tinta del reggiseno delle utenti in quel preciso momento.</p>
<p>Il trend altro non è che l’ennesimo caso di <strong>viral message</strong>, quelle geniali invenzioni che fanno scervellare l’intera popolazione<strong> Internet</strong> o che ne attirano l’attenzione, aumentando il traffico e i contatti.<br />
Stesso principio del diffuso <strong>video virale</strong> o del più strutturato <strong>marketing virale</strong>.</p>
<p>Siete <strong>marketing manager</strong> in erba e avete la tentazione di provare a generare un <strong>messaggio virale</strong>?<br />
Utile può tornare questo breve <em>vademecum</em> in 7 punti pubblicato dall’agenzia <a href="http://www.goviral.com" target="_blank">GoViral</a> per creare qualcosa che lasci il segno attirando attenzione:<br />
1. la storia deve essere divertente, provocatoria, irriverente, sovversiva, fuori di testa per catturare l’attenzione;<br />
2. il contenuto deve essere fresco, qualcosa che l’utente non ha mai visto prima o comunque migliore di quello che ha già visto;<br />
3. l’associazione con la marca deve essere sottile, deve intrattenere con leggerezza senza riferimenti troppo diretti alla marca;<br />
4. l’esecuzione necessita di un format che si possa condividere online con la propria rete sociale;<br />
5. gli esseri umani hanno una tendenza innata a raccontare storie, quindi condivideranno e creeranno conversazioni quando il materiale offre i giusti spunti;<br />
6. i riferimenti devono essere ad avvenimenti attuali, dato che la vita media di una notizia è breve, questi devono essere utilizzati con la massima tempestività per evitare di essere respinti;<br />
7. il pay-off deve avvenire rapidamente, il tempo è denaro e i consumatori non vogliono far sprecare tempo alle altre persone.</p>
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		<title>Successo in Internet a costo zero? Basta un’idea vincente</title>
		<link>http://www.cromosomaweb.it/siti-internet/1021/le-idee-chiave-del-successo-in-internet.html</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 09:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono storie che raccontano che non è tanto l'algoritmo di <b>Google</b> a creare popolarità ma il rispondere al momento giusto ad un’esigenza che il <b>Internet</b> fino a poco prima non soddisfava. Numerose le persone che hanno avuto successo sul <b>Web</b> armati solamente dell'idea giusta e di una webcam [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1028" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/internet_idea.jpg" alt="internet_idea" width="300" height="191" />Indicizzazione</strong> sui <strong>motori di ricerca</strong>, <strong>scambio link</strong>, <strong>parole chiave</strong>, <strong>tag</strong>, <strong>algoritmo</strong>, <strong>SEO</strong>…<br />
L’era del <strong>Web 2.0</strong> vede gli operatori che lavorano in e per la <strong>Rete </strong>alla continua ricerca e sperimentazione di nuove tecniche per aumentare la propria <strong>visibilità on line</strong>. E di conseguenza gli accessi al proprio<strong> sito web </strong>, i clic sul proprio prodotto la crescita del<strong> business e</strong> della <strong>popolarità</strong>.<br />
E in un mondo, quello virtuale, che pullula di concorrenza, la cosa è una fetta importante delle fondamenta su cui costruire e mantenere il proprio successo.</p>
<p>Ma ci sono casi che dimostrano che alla base di un caso di successo c’è… un’idea di successo.<br />
Ci sono storie che raccontano che non è tanto lo studio tecnologico ma il far parlare di sé, il rispondere ad un’esigenza che la Rete fino a poco prima non soddisfava.<br />
Sono diversi i casi emblematici di persone che hanno cavalcato l’onda del Web in maniera trionfale, riuscendo a “viverci”. E con un <strong>budget </strong>pressoché nullo: l’idea giusta, un computer ed una webcam.</p>
<p>Prendiamo un ragazzo di 23 anni e la sua passione per la bicicletta. Mescoliamo il tutto con un canale di veicolazione delle informazioni (gratuito) come <strong>YouTube</strong> ed ecco nascere una nuova  professione: è il caso di Danny MacAskill, 23 anni, scozzese, e della sua inclinazione per il ciclismo urbano.<br />
Il suo sito internet è ora uno dei più visitati: <a href="http://www.dannymacaskill.co.uk/">www.dannymacaskill.co.uk</a></p>
<p>Altro caso di lavoro “mediatico” di portata internazionale? Un nome: Lauren Luke, 27enne inglese di Newcastle. La vendita di cosmetici su eBay non le aveva permesso di fare il salto di qualità, per cui pensò che il trucco doveva “venderlo” attraverso le immagini, via video. Perciò, ecco ancora balzare alle cronache YouTube.<br />
Dotazione di base: una webcam, i trucchi e l’apertura di un canale dedicato. E utilizzando se stessa come modella per insegnare alle utenti i segreti per un perfetto maquillage iniziò a riscuotere un grande successo. Il canale <a href="http://www.youtube.com/user/panacea81" target="_blank">Panacea81</a> diventa un caso mediatico, venendo ripreso da colossi dell’informazione mondiale quali il <em>New York Times</em> e <em>Bbc</em>.<br />
L’intraprendente Lauren stringe poi un accordo con <em>Sephora</em>, che studia per lei la linea di prodotti dal marchio <em>By Lauren Luke</em>. E non finisce qui: arrivano una rubrica settimanale di bellezza sulle pagine del <em>The Guardian</em> e un “avatar” per la consolle Nintendo DS.</p>
<p>Cambiando genere, famoso è il caso della vendita di spazi pubblicitari di 1 pixel per 1 dollaro sul sito <a href="http://www.milliondollarhomepage.com/" target="_blank">The Million Dollar Homepage</a>, che vendeva la pagina principale nientemeno che a un milione di dollari…</p>
<p>Cosa c’è di tecnologico in tutti questi esempi di successo? Nulla. Quale staff manageriale ha concepito tali esempi di business a costo zero? Nessuno.<br />
Alla base del successo c’è solamente un’idea vincente. Che non ha prezzo.</p>
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		<title>Modem, Google, Facebook: Internet sempre più parte di noi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 09:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<b>Internet</b> qua, <b>Social Network</b> là, la <b>Rete</b> è il futuro, l’evoluzione passa per il <b>Web</b>… Tutti abbiamo capito senza ombra di dubbio che un modem e la <b>tecnologia informatica</b> saranno il nostro futuro. Ma è possibile quantificare “quanto” Internet è presente nelle nostre vite? La società Nielsen lo ha fatto e... [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-906" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/internet_futuro.jpg" alt="internet_futuro" width="300" height="196" />Internet </strong>qua, <strong>Social Network</strong> là, la <strong>Rete </strong>è il futuro, l’evoluzione passa per il <strong>Web,</strong> ci troviamo in <strong>chat,</strong> ho scritto sul mio <strong>Blog</strong>… Veniamo quotidianamente bombardati da neologismi inerenti il mondo del <strong>computer</strong>, e tutti abbiamo capito senza ombra di dubbio che un <strong>modem</strong> e la<strong> tecnologia informatica</strong> saranno il nostro pane quotidiano nel futuro prossimo. Ma è possibile quantificare ad oggi “quanto” Internet è presente nelle nostre vite?</p>
<p>Ci ha pensato la società regina dei sondaggi sui contenuti del Web, la <a href="http://www.nielsen-online.com" target="_blank">Nielsen</a> che ha tracciato un profilo dell’<strong>utente </strong>americano.<br />
Dall’altra sponda dell’Atlantico una persona trascorre 68 ore al mese connesso ad Internet, tra l‘ufficio e la propria abitazione).<br />
L’analisi entra anche nei dettagli di queste ore di <strong>navigazione</strong>: in queste 68 ore vengono visitati 2700 <strong>Siti Web</strong> con una permanenza che in media si agira sui 57 secondi; l’ambito in cui si passa più tempo? Ovviamente <strong>Google</strong>, che rimane il siti internet più visitato (un’ora e 53 minuti) e ovviamente <strong>Facebook</strong>, su cui vengono trascorse 5 ore.<br />
E i <strong>video</strong>? Quelli che hanno segnato la prima netta differenza con le forme cartacee di comunicazione? Gli strumenti on line nel 2009 hanno osservato un aumento di impiego del 25%.</p>
<p>Ma torniamo a Facebook, alle sue 5 ore di media per utente ed ai Social Network in particolare.<br />
Un primo capostipite della comunicazione condivisa è stato <strong>MySpace </strong>sta arrancando (da giungo ad agosto sono stati persi 5 milioni di utenti), e nemmeno l’arrivo di Owen Van Natta, ex Facebook Executive, al momento sembra far invertire la rotta.</p>
<p>I due Social del momento, Facebook e <strong>Twitter</strong>, sono ancora nella loro fase positiva: non c’è più l’aumento sproporzionato di nuovi iscritti (forse perché del popolo di Internet ne fanno parte praticamente tutti) ma le utenze e i contatti restano attestati su cifre da capogiro, anche se con portate diverse.<br />
FacciaLibro è il sito più visitato a fronte degli oltre 300 milioni di utenti registrati, mentre il microblogging di Twitter nella sua portata dimensionata rispetto al precedente social network nel 2008 ha fatto segnare un + 400% in termini di utilizzo.<br />
Passando invece al social “professionale” <strong>LinkedIn</strong>, nel settembre scorso ha conosciuto una crescita del 5,7% toccando i 50 milioni di utenti.</p>
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		<title>Marketing efficace con Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 16:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
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		<description><![CDATA[Grandi prospettive per l’utilizzo dei social media a livello business per il 2010: secondo un recente studio di Unisfair, 3 investitori su 4 stanno pianificando un maggiore sfruttamento dei canali social per il pros­simo anno. Ma i social network sui quali pas­siamo tanto tempo ogni giorno per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-104" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="facebook" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/facebook-300x180.jpg" alt="Facebook social media" width="300" height="180" />Grandi prospettive per l’utilizzo dei social media a livello business per il 2010: secondo un recente studio di Unisfair, 3 investitori su 4 stanno pianificando un maggiore sfruttamento dei canali social per il prossimo anno. Ma i social network sui quali passiamo tanto tempo ogni giorno per chiacchierare con gli amici e scambiare le foto delle vacanze, possono davvero diventare luogo di promozione e comunicazione, di marketing a 360°? Si può fare business attraverso Facebook &amp; Co.?</p>
<p>Facebook è già oggi un formidabile strumento di comunicazione e di promozione che, se ben sfruttato in ottica marketing, potrebbe consentire alle aziende di incrementare notevolmente i propri affari. Come? Attraverso il passaparola. Ognuno di noi si fida maggiormente del consiglio di un amico arrivato tramite Facebook che della pubblicità in televisione che ormai non incanta più nessuno.<span id="more-23"></span></p>
<p>Facebook è uno strumento potentissimo per generare attenzione, dove la comunicazione si diffonde in modo virale, le voci si propagano e dagli amici raggiungono gli amici degli amici in un’infinita catena di sant’antonio ad elevato impatto emotivo.</p>
<p>In Italia molte aziende sono ancora troppo occupate a vietare l’utilizzo di Facebook ai propri dipendenti perditempo per rendersi conto dei reali vantaggi del suo utilizzo, ma provate a pensare cosa succederebbe se un dipendente della Nike scrivesse di aver appena provato il nuovo modello, estremamente comodo e con un design eccezionale… quanta curiosità susciterebbe attorno al prodotto?</p>
<p>E poi, non dimentichiamolo, in epoca di Web 2.0 le aziende devono interagire coi consumatori, e Facebook è stato eletto il luogo preferito dagli internati proprio per comunicare, tanto da aver superato l’utilizzo dell’email.</p>
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