mar 07 febbraio 2012
CromosomaWeb internet web marketing

Aziende 2.0 per i nuovi consumatori

Pubblicato da Ilaria Mariniil 1 giugno 2010

social-mediaSiamo finalmente arrivati a una svolta per il social marketing e, in particolar modo, per le aziende che stanno imparando a sfruttare il Web 2.0 a proprio vantaggio.

Il problema di molte imprese è che sono più indietro degli utenti, che ci mettono molto più tempo a capire le nuove tendenze, perdendo così rapidamente quote di quel mercato che oggi cerca sempre più un dialogo e non è più disponibile all’informazione unidirezionale.

Dare mas­sima visibilità al proprio brand significa oggi anche gestire la propria pre­senza online: non più solo comunicati stampa dunque, ma soprattutto blog e social network.

Il 73% delle aziende dichiara di avere già avviato comunicazioni con i clienti a scopo promozionale e molte utilizzano i dati che riescono a raccogliere tramite il Web per prendere decisioni su offerte marketing. Sempre più numerose, infine, le imprese che apprezzano e si affidano a nuovi canali per il Marketing, in particolar modo i Social Media.

Le aziende si stanno progres­sivamente rendendo conto che i nuovi consumatori 2.0, per poter essere raggiunti efficacemente con i mes­saggi pubblicitari, hanno bisogno di ricevere contenuti espressi in forme innovative, con mezzi adeguati e rispondenti alle loro necessità.

Twitter entra a far parte della storia

Pubblicato da Ilaria Mariniil 19 aprile 2010

twitterLa settimana scorsa a San Francisco, al primo congresso di Twitter, è stato annunciato che gli utenti hanno superato i 105 milioni e che ogni giorno pas­sano sul social network 50 milioni di tweet.

In contemporanea, la biblioteca più grande del mondo, quella del Congresso Usa, ha diffuso la notizia che conserverà elettronicamente tutti i “cinguettii” di Twitter a partire dal primo datato marzo 2006.

Anche se potrebbe sembrare una notizia di scarso rilievo, si tratta in realtà di una vera e propria svolta epocale: Twitter non è più considerato mero strumento di “status update” ma ha avuto un riconoscimento istituzionale e gli storici di domani potrebbero utilizzare questa piattaforma per capire meglio i nostri tempi, dagli eventi politici ai fatti di cronaca ai disastri naturali.

Il Marketing 2.0 si adatta all’utente media multitasking

Pubblicato da Ilaria Mariniil 18 febbraio 2010

media_multitaskingDopo che dall’Osservatorio Multicanalità qualche settimana fa aveva svelato che un italiano su tre nel 2009 è stato influenzato da Internet negli acquisti, ecco arrivare un’ulteriore, autorevole voce a confermare che il Web è sempre più radicato nel quotidiano.
Un recente studio firmato Media Meshing e condotto da Microsoft Advertising su un panel di 1.000 individui adulti in sette Paesi, Italia inclusa, ha confermato che gli utenti europei sono sempre di più media multitasking.
In parole povere: se una volta c’era solamente la radio, poi alle onde sonore si è affiancata la televisione ed i giornali, ora chi acquista controlla e spulcia anche in Internet prima di mettere mano al portafoglio.

I dati. Sette persone su dieci coinvolte almeno una volta alla settimana consultano le Pagine Web, mentre addirittura quattro utenti su dieci lo fanno tutti i giorni. E almeno il 30% dei futuri consumatori effettua ricerche su un determinato prodotto che vorrebbe acquistare.
Questo è reso pos­sibile dalla crescente diffusione e dal crescente utilizzo di dispositivi portatili quali iPhone, notebook e smartphone, che permettono una connes­sione real time in quasi tutti i luoghi.

Naturalmente il multitasking abbraccia di più le nuove generazioni, più inserite nel contesto Web 2.0 e più pratici di dispositivi che si connettono via Mobile: nove giovani su dieci di età compresa trai 16 e 24 anni sono fruitori assidui e simultanei di televisione e computer.

Dove è maggiore l’attitudine alla multicanalità? In Danimarca e nel Regno Unito il 77% dei navigatori utilizzano entrambi i media almeno una volta alla settimana, cui si accoda la new generation tedesca (73%), belga (71%), poi troviamo quella italiana (69%).

Spesso, sono le pause televisive che “innescano” il fenomeno della consultazione parallela di due fonti di informazione, accentuata di sera e durante i fine settimana: il 37% dei soggetti attiva la connes­sione Internet quando viene trasmessa la pubblicità in Tv, mentre il 39% resta sulla poltrona limitandosi a fare zapping con il telecomando.
Con il plasma acceso e il modem in funzione, cosa hanno dichiarato di fare gli internauti coinvolti nello studio? Tre persone su scaricano la posta elettronica, il 64% gira nel Web, il 49% si dedica ai Social Network e il 39% alle chat.

Altre casistiche. Oltre la metà del panel ha dichiarato di aver cercato anche sul Web un annuncio pubblicitario già visto in televisione; sempre oltre la metà dei consumatori multitasking ritengono maggiormente appetibili e coinvolgenti le campagne on the Web rispetto ai tradizionali mezzi pubblicitari.
Per il Marketing 2.0 tutte queste informazioni relative alle nuove tendenze dei consumatori sono vere e proprie miniere d’oro.

Non solo. Azzeccata la scelta del canale pubblicitario adatto, due utenti su dieci hanno diffuso la propria pre­ferenza tramite e-mail, postando su Social Network & Co. il link dello spot che ha suscitato interesse.
Prende sempre più credibilità, alla luce di questa ennesima ricerca, che il tanto celebrato “media mix”, ovvero una ripartizione più equilibrata tra i vari media scelti nelle le campagne pubblicitarie, permetta di ottenere risultati molto più soddisfacenti.

Lavoro: aziende attentissime alla e-reputation dei candidati

Pubblicato da Ilaria Mariniil 9 febbraio 2010

e-reputationLa tua immagine è inflazionata in Internet? In tanti ti conoscono? Le tue pagine Facebook e Twitter ed il tuo blog pullulano di contatti? Buon per te.
Ma attenzione a “come” sei conosciuto ed ai contenuti che divulghi per il Web. Ovvero la tua e-reputation, neologismo molto utilizzato negli ultimi anni, potrebbe portarti ad essere giudicato in maniera negativa dal tuo pros­simo datore di lavoro, che scarterà così la tua candidatura indipendentemente dalle tue capacità e profes­sionalità.

La tendenza è stata attestata da uno studio commis­sionato dalla Microsoft e pre­sentato nei giorni scorsi in occasione del Data Privacy Day: il 70% delle aziende statunitensi interpellate in merito hanno confermato che il 70% dei selezionatori di personale ha rifiutato a priori candidature di soggetti su cui aveva effettuato una veloce ricerca in Internet, e che secondo i responsabili godevano di “cattiva” fama in Rete.
In Gran Bretagna tale percentuale si attesta sul 41%, una fetta comunque considerevole, 16% in Germania e 14% in Francia.

Il panel su cui è stato elaborato lo studio è formato da 1.200 manager e selezionatori, intervistati sulle abitudini nelle valutazioni dei candidati, e 1.200 internauti residenti negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania.

Quello che più viene temuto dalle aziende sono eventuali grattacapi dovuti ai “comportamenti del candidato” e “commenti e testi inappropriati”, oltre a commenti negativi sui pre­cedenti posti e colleghi di lavoro.

L’altra faccia della medaglia. In terra statunitense è praticamente ignorato il pericolo legato alla e-reputation: solamente il 7% dei soggetti coinvolti nella ricerca ravvede il proprio comportamenti in Rete.
Più pre­occupati in merito i tedeschi: sale al 13% la percentuale dei titubanti.

Self Marketing: creare il brand vincente di noi stessi

Pubblicato da Ilaria Mariniil 5 febbraio 2010

self_marketingNavigando in Rete, si pos­sono riscontrare diversi stati d’animo nei confronti dell’argomento: dal più completo scetticismo, ad un generico “palloso” fino al convincimento più totale nei confronti dei dogmi.
Il riferimento sono le famose “4 P del self marketing” di . Sottotitolabile con un “come vendere meglio sé stessi”.

Sono in continua ascesa e mutamento le teorie relative al self marketing: gli slogan facilmente riscontrabili nello smisurato mondo del Web, che come capofila potrebbero essere riconducibili al motto “chi non comunica non esiste!”.

Bisognerebbe dunque secondo le regole del Web 2.0 far sapere che si esiste, che si pos­siede una determinata profes­sionalità, un certo tipo di attitudini. Che poggiano sulla conoscenza millimetrica di noi stessi.
Partendo dalle domande alla base della vita Social, così come fu per l’uomo alle origini, ci sono alcuni interrogativi da porsi prima di “vendersi” sia nel mondo reale che in quello virtuale.
A chi mi sto rivolgendo? Qual è il mio target? Quale la caratteristica in mio pos­sesso che più colpisce e mi rende “unico” ed appetibile?

Ma vediamole, queste 4P, ovvero prodotto, prezzo, posto e promozione. Ed applichiamole all’articolo da “vendere” al meglio: noi.

–Prodotto: se ci si dovesse para­gonare ad un prodotto cosa saremmo? Quali le capacità,le conoscenze ed esperienze che pos­siamo giocare come carta vincente? Quali i nostri?
Fondamentale, come in tutti i campi, è la prima impres­sione che si desta: dal modo di porsi all’abbigliamento, ad altri dettagli che pos­sono fare la differenza come il tono di voce, i gesti
–Prezzo: il nostro valore è determinato da una serie di fattori: titolo di studio, curriculum, competenze.
La cosa fondamentale, oltre a “valere”, è saperlo trasmettere a chi si ha di fronte
–Posto: non sempre è vero che allargando a dismisura i siti cui far pervenire il proprio curriculum sia proporzionale alle probabilità di successo finale. Che in parte è vero, ma basilare è saper ritagliare con pre­cisione stile sarto il proprio range di azione, il substrato ottimale che non svilisca o svenda troppo il soggetto in questione
–Promozione: il far nascere curiosità ed attenzione verso di noi un’altra chiave per l’eventuale successo finale.
Bisogna creare un brand di noi stessi, come un’azienda che promuove la propria ultima creazione

Infine, a conferma che il mondo del Web è in continua evoluzione, alcuni hanno allargato… a 6 le P per il successo di sé stessi, che sarebbero per l’esattezza product, price, promotion, place, people, public.
In pratica, le ultime due P vanno in scia ai contenuti del Web 2.0: sfruttare i Social Network ed in generale le community on line facendo leva sulla loro popolarità e sul fatto che le aziende li tengono monitorati eccome, diffondere la propria immagine in Internet.
Insomma, essere il miglior marketing manager di noi stessi.

Web 2.0: in Italia Internet si legge Facebook

Pubblicato da Ilaria Mariniil 4 febbraio 2010

facebook_socialnetworkSe un tempo all’estero le associazioni mentali con l’Italia erano spaghetti, pizza e mandolino, ora gli italiani si distinguono per l’amore verso i Social Network, portando anche i gusti del romanico popolo in balia della corrente dell’imperversante Web 2.0.

La constatazione arriva dall’ennesima analisi firmata dalla Nielsen, e relativa alle connes­sioni ad Internet del dicembre 2009, che disegna gli italiani immersi nei labirinti di Facebook & Co. in media sei ore al mese. Tale numero porta l’Italia al quarto posto tra i paesi che utilizzano i Social Network: prima troviamo solamente Australia, Regno Unito e Stati Uniti.
Per la pre­cisione: nella terra dei canguri, leader per tale propensione, le community virtuali intrattengono mensilmente 6 ore e 52 minuti; in the United Kingdom si chatta per 6 ore e 7 minuti al mese, gli statunitensi ci restano in media per 6 ore e 3 minuti
Ancora. In Svizzera il tempo dedicato a tale frangia di Internet è pari a 3 ore e 54, in Germania quattro ore e 11 minuti. Il Giappone sembra lontano da tale moda, superando di pochis­simo le due ore e mezza.

E se i minutaggi non rendono l’esplosione del fenomeno Social Network, basta dire che, rispetto al dicembre 2008, il loro utilizzo è aumentato dell’82%.
Questa continua escalation permetterà anche guadagni correlati alle pubblicità che appa­iono nei miliardi di pagine Web cliccate: stando alle pre­visioni di eMarketer, nel 2010 Facebook ricaverà qualcosa come 605 milioni di dollari, contro i 435 milioni dell’anno appena trascorso.
Cifre giustificate dai 350 milioni di utenti sulla faccia della terra, di cui 19 in Italia.

Giochi 2.0: addio Monopoli, ecco le applicazioni di Facebook

Pubblicato da Ilaria Mariniil 3 febbraio 2010

farmiville_facebookMonopoli e Risiko? Mazzi di carte per i giochi di ruolo? Certo, hanno cresciuto generazioni di adolescenti, ma ora il gioco si sposta… in Rete.
E la realtà diventa più virtuale che mai.

A dimostrarlo, le diverse applicazioni gratuite del Social Network Facebook, diventate ormai il pas­satempo pre­ferito di decine di milioni di persone in tutto il mondo.

Quando eravate all’asilo vi facevano curare un orto, dalle semina ai primi ortaggi? Ora non c’è bisogno di zappa e bustine di sementi perché Farmville, con una semplice connes­sione ad Internet, permette di sviluppare e gesitire l’attività legata al lavoro dei campi, dalle basi al raccolto alla gestione di stalle e pollai.
Ad oggi, Farmville conta oltre 70 milioni di utenti attivi, ed il successo dell’applicazione è talmente alto che è stato sfruttato come veicolo di raccolta fondi per la ricostruzione di Haiti dopo il terremoto.

Non appas­sionano concime e potatura ma c’è una pre­disposizione alla ristorazione? Ecco che il Web offre Restaurant City, che permette di mettersi alla prova con la gestione di un ristorante.

Parallelamente, se ci si sente vocati per stare dietro al bancone di un bar, ecco Cafè City.

La mamma non vuole animali in casa ma sogni un pesce rosso? O più di uno? La versione 2.0 del mitico Tamagotchi è Happy Acquarium, dove si mette alla prova la costanza del padrone nel curare e nutrire gli amici muniti di pinne.

Pros­simo passo dopo il boom dei giochi-gestionale, alla luce delle prime sperimentazioni già in atto, è la creazione e utilizzo di una moneta virtuale.

L’amore 2.0? E’ quello che si cerca su Facebook

Pubblicato da Ilaria Mariniil 28 gennaio 2010

facebook_relazioneUn recente studio condotto da Robin Dunbar dell’Università di Oxford rivela che, come nella vita, su Facebook non è pos­sibile gestire più di 150 relazioni virtuali: il numero medio di amicizie sul Social Network più cool è infatti pari a 130.
Ma c’è a chi in Internet basterebbe – e sono davvero tantis­simi – trovarne una, magari quella della vita.
In vera ottica Web 2.0, Facebook è infatti diventato il nuovo strumento di rimorchio, soprattutto adesso, che tutti sono iscritti, che è inverno, c’è freddo e la voglia di uscire la sera per conoscere gente nuova è sempre meno.

I timidi ci si rintanano come in un ambiente familiare e protetto: ho amiche che non ci penserebbero minimamente ad attaccar bottone con un uomo in un locale (è una questione di ruoli), ma non hanno remore a chiedergli l’amicizia su Facebook (“tanto me la dà di sicuro”) per poi attendere, ovviamente, che sia lui a fare il primo passo con un contatto, magari anche solo un “benvenuta tra i miei amici”.

Ma il problema è proprio qui: gli uomini sono un po’ orsi e come tali spesso dimenticano le buone maniere e non si rendono conto che anche le piazze virtuali hanno un’etichetta.

Insomma, se un uomo vuole andare a segno su Facebook, deve usare un po’ di buonsenso, e magari aiutarsi con questo vademecum:

1. Compila il tuo profilo con intelligenza, bandita la banalità. La musica che ascolti deve essere a la page, vai di blues, rock, jazz… gruppi di qualità, insomma. Se poi ti piace Cristina D’Avena meglio ometterlo temporaneamente.
2. La fotografia : meglio un primo piano, l’occhio singolo da merluzzo o la versione “tipo da spiaggia” è ridicola. Se hai la tartaruga sei trendy ma difficilmente una donna dirà “oh che uomo interes­sante”, al limite penserà che tu voglia mettere in mostra la merce come al supermercato.
3. Situazione sentimentale: scontato che sei single, meglio evitate però di sottolineare che sei alla ricerca di una relazione, toglie fascino. Non devi venderti, devi trovare una donna che ti intrighi, non sei un’auto da piazzare.
4. Libri, fai un po’ tu, se leggi solo fumetti, magari scrivi “Manga degli anni ’70/‘80”, sempre fumetti sono ma fa più scena.
5. Cerca di essere il più pos­sibile sincero, tanto se poi la incontrerai davvero, ti scoprirebbe e la figura meschina sarebbe dietro l’angolo.

Tutto fatto? Ok, ora non ti resta che procedere con una breve indagine, tra le ragazze che ti interes­sano maggiormente, scegline una (non 10, è probabile che tra loro si conoscano se fanno parte della stessa rete di amici) e cerca di interagire (eh sì, questa è la parte più difficile), osserva come si relaziona, se ha un blog, un sito, partecipa ai suoi gruppi e soprattutto prova a chattare con lei.
Non soffocarla mi raccomando, se no ti scambia per maniaco, mandale qualche e-mail ma con moderazione.

Non dovrebbe essere così difficile trovarne una alla quale interessi almeno un po’.
Ah! Dimenticavo: evita quelle che sul profilo hanno specificato “Relazione Complicata”!

Selfmarketing: promuovere sé stessi colpire le aziende

Pubblicato da Ilaria Mariniil 15 gennaio 2010

selfmarketingUn buon Marketing Manager è quello che, attraverso un’opportuna e mirata strategia, riesce a far conoscere un determinato prodotto, i servizi offerti da una determinata azienda.
E una persona in cerca di lavoro, che vuole veicolare al meglio in Rete la propria profes­sionalità, la propria esperienza, a quali direttive deve attenersi?
In tal senso, è cresciuto nell’ultimo periodo dove la ricerca di lavoro è un’esigenza diffusa l’attitudine al Sel­fmarketing. Che letteralmente significa marketing di sé stessi.
Facendo leva sulle sulle 4P del marketing snocciolate dal guru del marketing Philip Kotler: Prodotto, Prezzo, Posto, Promozione.

Ovvero: promuovere se stessi. Naturalmente, alla base deve esserci “sostanza”, un’esperienza, un buon curriculum insomma.
Non è un’operazione casuale, e nemmeno così semplice come si possa pensare: si devono rispettare alcune norme se si vuole che la promozione self made raggiunga il proprio scopo: colpire chi ne viene a conoscenza e spingere i selezionatore del personale a fis­sare un colloquio conoscitivo.

In ambito Internet: quale miglior pubblicità del saper utilizzare a menadito il Web può essere utile per chi cerca lavoro proprio in ambito informatico?

Il fondamento: ci si muove nel campo del mercato delle risorse umane.
Pertanto, la perfetta conoscenza delle proprie attitudini, e soprattutto il saperle trasmettere a chi non ci ha mai né visto né sentito, è basilare.
Individuare i punti di forza della propria esperienza pone un altro caposaldo nella strategia del Sel­fmarketing: tale specificità accentuate permetteranno di stagliare il proprio profilo tra altri dieci, ad esempio.
Ancora: scegliere i mezzi più adatti per veicolare il proprio profilo lavorativo.
Ed anche costruire una sorta di “immagine” si se stessi, un simil brand che aiuti chi seleziona personale per aziende e/o enti a correlare senza dubbio un cognome ad una determinata profes­sionalità.
In tal senso, i Social Network hanno portato a galla persone, profili, esperienze, competenze: ecco perché sfruttare gli strumenti comunicativi del Web 2.0 è importante (ma attenzione a non esagerare svendendola).
Nell’ultimo anno infatti le selezione di personale, oltre che attraverso i canali tradizionali - agenzie interinali, annunci su carta — e su Portali Web dedicati per il recruiting on line, si è allargata anche al campo dei Social Media, che riescono a riportare abbastanza fedelmente un percorso pre­ciso e completo del soggetto d’interesse, cosa che un semplice foglio di carta non riesce a rendere.
Da un blog ad esempio traspare l’impronta di una persona, la sua capacità comunicativa, il suo approccio nel tempo a temi ed argomenti tra i più disparati. Una sorta di curriculum virtuale.

Web 2.0: Facebook, quando il viral message è molto… intimo

Pubblicato da Ilaria Mariniil 14 gennaio 2010

facebook_status2Per avere successo c’è un’unica, basilare ed imprescindibile regola: far parlare di sé. Attirare l’attenzione. Anche per cose o argomenti che, alla fin fine, sono come sabbia tra le mani. Ma catalizzare le attenzioni altrui su se stessi, sul proprio prodotto, o sul proprio Sito Web serve a mantenersi “vivi”.

Queste sono le sette vite di Facebook, che continua a stupire – come nel caso dello sposo che cambiò il suo status direttamente davanti all’altare – con eventi che non hanno nes­suna rilevanza, ma creano una moda, un filone.
Ora su FacciaLibro impazza la moda… del colore di reggiseno.

Da qualche settimana molti dei frequentatori del Social Network più cool del globo si stanno domandando cosa significhino enigmatici post come “nero”, “bianco”, “rosa”. E un indizio: le parole arrivano esclusivamente da utenti del gentil sesso. Con una provocazione: “Sarà divertente vedere quanto tempo ci metteranno gli uomini prima di domandarsi perché le donne hanno un colore nel loro status”.
Poco ci è voluto a scoprire che i colori altro non erano che.. la tinta del reggiseno delle utenti in quel pre­ciso momento.

Il trend altro non è che l’ennesimo caso di viral mes­sage, quelle geniali invenzioni che fanno scervellare l’intera popolazione Internet o che ne attirano l’attenzione, aumentando il traffico e i contatti.
Stesso principio del diffuso video virale o del più strutturato marketing virale.

Siete marketing manager in erba e avete la tentazione di provare a generare un mes­saggio virale?
Utile può tornare questo breve vademecum in 7 punti pubblicato dall’agenzia GoViral per creare qualcosa che lasci il segno attirando attenzione:
1. la storia deve essere divertente, provocatoria, irriverente, sovversiva, fuori di testa per catturare l’attenzione;
2. il contenuto deve essere fresco, qualcosa che l’utente non ha mai visto prima o comunque migliore di quello che ha già visto;
3. l’associazione con la marca deve essere sottile, deve intrattenere con leggerezza senza riferimenti troppo diretti alla marca;
4. l’esecuzione neces­sita di un format che si possa condividere online con la propria rete sociale;
5. gli esseri umani hanno una tendenza innata a raccontare storie, quindi condivideranno e creeranno conversazioni quando il materiale offre i giusti spunti;
6. i riferimenti devono essere ad avvenimenti attuali, dato che la vita media di una notizia è breve, questi devono essere utilizzati con la mas­sima tempestività per evitare di essere respinti;
7. il pay-off deve avvenire rapidamente, il tempo è denaro e i consumatori non vogliono far sprecare tempo alle altre persone.