dom 01 agosto 2010
CromosomaWeb internet web marketing

Aziende: davvero semplice il business in Internet

Pubblicato da Antonella Neriil 7 gennaio 2010

facebook_businessAncora testimonianze reali di quanto investire un po’ del proprio tempo per prendere dimestichezza con i Social Network possa diventare fonte di business per la Pmi italiana.
“Imprenditori, fareste bene a prendere dimestichezza con Facebook”. Parola del New York Times e della sua indagine, riportata recentemente anche da Il Sole 24 Ore.

Un primo dato: il costo nullo dell’iscrizione a Facebook.
Punto secondo: a costo zero, il bacino di utenza è pari a 12 milioni di persone, tanti sono ad oggi gli account attivi su FacciaLibro.

Certo, per buttarsi nella web community bisogna avere un minimo di cognizione di causa non tanto sulla tecnologia, che per i Sociale Network è davvero spicciola, quanto sul proprio scopo in Rete.

Si parte con una domanda scontata per qualsiasi tipo di campagna marketing: qual è l’obiettivo finale?
Da qui capire come strutturare la propria pagina, che proponga i contenuti giusti ma soprattutto faccia trasparire senza equivoco la serietà dell’azienda e dei suoi prodotti e/o servizi offerti. Perché di ciarlatani, purtroppo, è pieno il Web.

Altro punto da non sottovalutare, fonte di studio da parte degli uffici marketing di qualsiasi azienda: quale il target da colpire? Quali le esigenze che devo soddisfare?

Ancora: un mes­saggio finalizzato unicamente al “rifilare” il proprio prodotto ha l’effetto contrario a quello ricercato. Comunicare è il segreto: confrontarsi, saper ascoltare suggerimenti e – soprattutto — le critiche.

Anche mantenere freschi i contenuti è segnale verso l’esterno di costante studio attorno al prodotto e/o servizio, di ricerca, sinonimo di profes­sionalità ed affidabilità; in tal senso, l’utilizzo di newsfeed e status update è basilare per mantenere viva l’attenzione dei clienti che vi hanno già scelto o attirare potenziali nuove entrate.

Un caso di conclamato e tangibile successo al costo di una connes­sione Internet?
E’ quello arcinoto di Chris Meyer, di profes­sione fotografo, residente a Woodbury in Minnesota.
Specializzato in servizi fotografici per matrimoni, si è trovato alle prese con un mercato già saturo di pubblicità tradizionali che offrono servizi similari: comprare a suon di dollari un’inserzione domenicale su un pre­stigioso quotidiano, ormai, non gli dava più il riscontro cercato. Stesso discorso per lo stand nelle Fiere del settore.
Di qui, probabilmente, la scelta di virare verso la Rete, in particolare Facebook.
Semplicemente dalla rilevazione dello status, Meyer ha fatto conoscere i propri servizi alle ragazze fidanzate in età compresa tra 22 e 28 anni residenti nella zona metropolitana di St. Paul (Minneapolis) che avevano indicato di essere fidanzate nell’apposita casella dei loro profili personali. Più targetizzato di così…
Ed infatti, il suo è stato un business che gli ha permesso di continuare ad avere un mercato, un lavoro. “Se Facebook non esistesse, sarei senza lavoro” la frase più celebre di Meyer che circola per il Web.

Quindi: un profilo di Facebook, per quanto insignificante possa sembrare, è fonte di informazioni pre­ziosis­sime per indirizzare la propria pubblicità on the web.
E, rispetto alle forme di pubblicità tradizionali, che neces­sitano di un tempo di incubazione molto più lungo (semplicemente, per quanto un quotidiano nazionale abbia una cassa di risonanza innegabile, chi legge la pubblicità domenicale nell’inserto centrale non è detto che sia in età da matrimonio o intenzionato a sposarsi), Facebook & Co. riescono a fornire nell’arco di poche ore un indice di “apprezzamento” di una determinata proposta/idea pubblicitaria, dal numero di clic e soprattutto dal numero di commenti, indice dell’interesse verso l’argomento, riscontrabile in maniera analoga per le notizie on line ad esempio per un caso di cronaca.

Un altro caso talmente “semplice” da sembrare non pos­sibile?
Tale Charles Nelson è proprietario della pasticceria Sprinkles, specializzata in cupcake (torte monoporzione). In media ogni giorno controlla le impres­sioni degli utenti su Facebook quaranta volte, ed offre quotidianamente un buono omaggio per assaggiare nuove delizie per il palato da lui testate:
Morale della favola: da aprile ad oggi i suoi fans sono decuplicati, toccando quota 70mila.

Fiat, Ducati e Dolce & Gabbana cavalcano l’onda di Facebook

Pubblicato da Antonella Neriil 21 dicembre 2009

Business on a laptopFiat, Piaggio, Ducati, Dolce & Gabbana. Certo, li conosciamo tutti. Forse perché sono stati capaci di diffondere e soprattutto dare continuità alla loro popolarità e al loro brand. E continuano a farlo anche in era del Web 2.0.

A rivelarlo uno studio condotto da FrozenFrogs, agenzia digitale con specializzazione sui media emergenti: chi ha saputo prendere al volo le posizioni migliori sul treno chiamato Social Network sono stati i dirigenti del settore automotive, sport e fashion e dello sport, mentre arrancano ben distanziati dal gruppo di testa compagnie telefoniche e banche.

L’analisi è incentrata su Facebook, ed in particolare sull’indice di coinvolgimento (E.R. ovvero Engagement Rate) emerso dalle fan-page che spopolano sul Social Network del momento: l’indice è in grado di rivelare qual è l’efficacia degli investimenti scelti dalla campagna di Web Marketing dei colossi messi sotto esame su Facebook.
E non è scontato che l’azienda più grande e più conosciuto abbia un E.R. elevato: al contrario, aziende medie hanno saputo sfruttare la connes­sione internet per catalizzare potenziali clienti, mentre diversi colossi hanno fan-page con l’E.R. fermo al 0,16%.

Commercialmente parlando, cosa fa più presa sul popolo di FB? Il lancio di nuovi prodotti (quelli eco-sostenibili attirano parecchio), le promozioni e il proporre la propria campagna marketing attraverso modalità multimediali.

Ma vediamo qualche dato concreto. L’automotive si staglia nelle fan-page panorama Facebook: Piaggio guida le aziende che hanno centrato le scelte marketing (96), poi Fiat (49) e Ducati (47); nel mondo di lustrini e paillettes bene Dolce & Gabbana (38).
Ed una fan-page spontanea, creata proprio dall’utenza cui il prodotto è rivolto, è la dimostrazione inconfutabile dell’efficacia della diffusione di un determinato brand.
Latita una delle categorie che in Internet dovrebbe seminare in abbondanza, ovvero quella delle compagnie telefoniche; balza meno agli occhi ma fa sempre scalpore la pres­soché totale mancanza nell’universo Social degli istituti bancari.
 
 
Glos­sario

Brand
La marca o brand (il secondo è un sinonimo mutuato dalla lingua inglese) è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.
 
Engagement Rate
Indiche che fornisce una dimensione di quanto gli utenti interagiscano con il brand e di conseguenza veicolino altri utenti verso quella determinato prodotto e/o argomento.

Modem, Google, Facebook: Internet sempre più parte di noi

Pubblicato da Antonella Neriil 18 dicembre 2009

internet_futuroInternet qua, Social Network là, la Rete è il futuro, l’evoluzione passa per il Web, ci troviamo in chat, ho scritto sul mio Blog… Veniamo quotidianamente bombardati da neologismi inerenti il mondo del computer, e tutti abbiamo capito senza ombra di dubbio che un modem e la tecnologia informatica saranno il nostro pane quotidiano nel futuro pros­simo. Ma è pos­sibile quantificare ad oggi “quanto” Internet è pre­sente nelle nostre vite?

Ci ha pensato la società regina dei sondaggi sui contenuti del Web, la Nielsen che ha tracciato un profilo dell’utente americano.
Dall’altra sponda dell’Atlantico una persona trascorre 68 ore al mese connesso ad Internet, tra l‘ufficio e la propria abitazione).
L’analisi entra anche nei dettagli di queste ore di navigazione: in queste 68 ore vengono visitati 2700 Siti Web con una permanenza che in media si agira sui 57 secondi; l’ambito in cui si passa più tempo? Ovviamente Google, che rimane il siti internet più visitato (un’ora e 53 minuti) e ovviamente Facebook, su cui vengono trascorse 5 ore.
E i video? Quelli che hanno segnato la prima netta differenza con le forme cartacee di comunicazione? Gli strumenti on line nel 2009 hanno osservato un aumento di impiego del 25%.

Ma torniamo a Facebook, alle sue 5 ore di media per utente ed ai Social Network in particolare.
Un primo capostipite della comunicazione condivisa è stato MySpace sta arrancando (da giungo ad agosto sono stati persi 5 milioni di utenti), e nemmeno l’arrivo di Owen Van Natta, ex Facebook Executive, al momento sembra far invertire la rotta.

I due Social del momento, Facebook e Twitter, sono ancora nella loro fase positiva: non c’è più l’aumento sproporzionato di nuovi iscritti (forse perché del popolo di Internet ne fanno parte praticamente tutti) ma le utenze e i contatti restano attestati su cifre da capogiro, anche se con portate diverse.
FacciaLibro è il sito più visitato a fronte degli oltre 300 milioni di utenti registrati, mentre il microblogging di Twitter nella sua portata dimensionata rispetto al pre­cedente social network nel 2008 ha fatto segnare un + 400% in termini di utilizzo.
Pas­sando invece al social “profes­sionale” LinkedIn, nel settembre scorso ha conosciuto una crescita del 5,7% toccando i 50 milioni di utenti.

Social Network, la nuova frontiera della comunicazione

Pubblicato da Antonella Neriil 12 dicembre 2009

socialnetwork_newmediaNon c’è davvero bisogno di aggiungere nulla all’approfondita, realistica ed attenta analisi effettuata dal Censis, l’8° edizione del Rapporto sulla comunicazione “I media tra crisi e metamorfosi”.
Il Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964, spiega in maniera più che esaustiva il tipo di trasformazione che sta subendo la comunicazione nel nostro Paese e quali sono le nuove “tendenze” della popolazione Internet.

Il succo della ricerca è condensato in queste righe: “La crisi economica mondiale che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla società digitale – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dallo sviluppo tecnologico, modificandone alcune direttrici. E determinando metamorfosi inattese, secondo il para­digma della moltiplicazione e integrazione dei media, con l’assottigliamento dei confini tra i mezzi e tra i generi della comunicazione. Il Rapporto si focalizza anche su tre questioni di grande rilevanza e attualità. La prima è la moltiplicazione degli usi della televisione: un mezzo che rimane saldamente dominante nel panorama mediatico degli italiani e che le innovazioni tecnologiche stanno spingendo al centro di nuovi scenari di offerta. Il secondo approfondimento tocca il tema cardine dell’informazione e della fiducia riposta dal pubblico nei media. Il terzo focus riguarda l’affermazione di un nuovo para­digma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri social network”.

Sono cinque i social network più popolari: Facebook, conosciuto dal 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Mes­senger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14–29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Mes­senger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro “contatti”. Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%).
I giovani hanno preso l’abitudine a “vivere connessi”, dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Comples­sivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.

Facebook il più popolare, YouTube il più utilizzato. Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14–29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato).
Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (Mes­senger, Facebook, Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (eMule).
Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.

Cosa si fa su Facebook. La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) pre­ferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend.
Le attività pre­ferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare mes­saggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.

Luci e ombre su Fb. Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%).
C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla pre­senza su Facebook pos­sano derivare dei rischi. Quello che pre­occupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono pre­occupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook pos­sano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).

Web Marketing: se il social network si tinge di rosa…

Pubblicato da Antonella Neriil 7 dicembre 2009

internet_marketing_donnaE chi dice che il computer è uomo? Certo, si è partiti negli anni ’80 da una pre­senza pres­sochè assoluta del genere maschile davanti al monitor, ma pian piano le donne on the web stanno prendendo il largo.

“Fatti più in là” riecheggia nel campo della programmazione dove il colore rosa è meno pallido rispetto ai primordi; nel campo del marketing, dove le manager in gonnella sono in costante aumento; ma soprattutto per quanto concerne la pre­senza all’interno dei social network, dove la pre­senza delle donne è lievitata vertiginosamente.
E questa pre­senza non può lasciare insensibili i marketing manager, che sapranno creare campagne ad hoc sui principali social network — visti i risultati documentati con accorte strategie a costi pres­sochè nulli — per attirare il target d’elezione dei medesimi.

La constatazione della strabiliante pre­senza del genere femminile all’interno delle Pagine Web deputate alla condivisione dei contenuti, Facebook in primis (ogni giorno gli utenti ci trascorrono cumulativamente qualcosa come 6 miliardi di minuti, il doppio di Google!), è il risultato di una ricerca effettuata su 19 dei social network più conosciuti ed utilizzati.
In concreto, per capire la portata del fenomeno: sul social network a taglio “artistico”, MySpace, un utente su tre è donna.
Facendo invece riferimento alle utenze di Facebook, gli uomini sfiorano appena il 40% del totale.
In generale, supera abbondantemente l’ottanta per cento delle pre­senze il rosa sui social network.

Le pre­ferenze? Il gentil sesso sembra orientato su Xanga, Bebo e Class­mates, il sesso duro su Digg, Reddit e Slashdot.
 
 

Piccola guida ai social network più diffusi:

Facebook (febbraio 2004)
Inizialmente noto col nome di Thefacebook, il nome del sito si riferisce agli annuari (facebook) con le foto di ogni singolo membro che alcuni college e scuole pre­paratorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti ed al personale della facoltà come mezzo per conoscere le persone del campus.
Secondo i dati forniti dal sito stesso, nel novembre 2009 il numero degli utenti attivi ha raggiunto quota 350 milioni[2] in tutto il mondo. In base all’acquisto di una quota del 1,6% da parte di Microsoft nel 2007 per 240 milioni di dollari e all’acquisto del 2% per 200 milioni di dollari da parte di un gruppo di investitori russi il valore del sito è stato stimato di 10 miliardi di dollari. Il sito nel 2009 è divenuto profittevole segnando il primo bilancio in attivo

Twitter (marzo 2006)
E’un servizio di social network e microblogging che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite mes­saggi di testo con una lunghezza mas­sima di 140 caratteri. Gli aggiornamenti pos­sono essere effettuati tramite il sito stesso, via sms, con programmi di mes­saggistica istantanea, e-mail, oppure tramite varie applicazioni basate sulle API di Twitter. Twitter è stato creato nel marzo 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco.
Gli aggiornamenti sono mostrati istantaneamente nella pagina di profilo dell’utente e comunicati agli utenti che si sono registrati per riceverli. È anche pos­sibile limitare la visibilità dei propri mes­saggi oppure renderli visibili a chiunque.
Il nome “Twitter”, corrispondente sonoro della parola tweeter, deriva dal verbo inglese to tweet che significa “cinguettare”. Tweet è anche il termine tecnico degli aggiornamenti del servizio.
I tweet che contengono esattamente 140 caratteri vengono chiamati twoosh.

MySpace (novembre 2003)
E’una comunità virtuale, e più pre­cisamente una rete sociale, creata nel 2003 da Tom Anderson e Chris DeWolfe. Offre ai suoi utenti blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video.
È attualmente l’undicesimo sito più popolare al mondo e il quinto negli Stati Uniti secondo Alexa. Grazie a questo spazio su internet, artisti e gruppi musicali come gli Arctic Monkeys, Lily Allen, i Belladonna ed i Cansei de Ser Sexy sono diventati famosi in tutto il mondo ancora prima di mettere effettivamente sul mercato i loro dischi.

Bebo (gennaio 2005)
Bebo, acronimo di Blog early, blog often, letteralmente Blog pre­sto blog spesso, è un social network creato da due coniugi nel gennaio 2005 e succes­sivamente venduto, nel marzo 2008, ad AOL per 850 milioni di dollari. Questo lo portò ad un grande rilancio del sito a partire dal luglio dello stesso anno.

Class­mates (2005)
E’ il capostipite dei servizi di social network creato nel 1995 da Randy Conrads che decise di voler rintracciare un suo ex compagno delle superiori frequentate nelle Filippine.
Il sito aiuta i membri a trovare, collegare e tenersi in contatto con amici e conoscenti di lunga data tra quelli conosciuti alla scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola superiore, università, e lavoro. Il motto è infatti “riscoprite il vostro passato!”.

Ed ancora, tra la miriade di esempi on line, ecco Thounds dedicato alla musica, che aggrega coloro che hanno un’idea, un motivetto etc., Badoo (l’unico senza forme pubblicitarie) quale aggregatore di amicizie, QQ domina in Cina ed attualmente risulta la più grande community del mondo con i suoi 300milioni di iscritti.

Aziende: sicurezza 2.0, social network armi a doppio taglio

Pubblicato da Antonella Neriil 3 dicembre 2009

sicurezza_informaticaLe imprese devono imparare a gestire i rischi del Web 2.0: è questo il succo del convegno sul tema “Sicurezza 2.0” organizzato dal gruppo di lavoro Enterprise 2.0.

Perché se l’esplosione dei social network da un lato ha aumentato in maniera considerevole la pos­sibilità di decuplicare i propri contatti, è diventato strumento di marketing a costo nullo per accresce il business aziendale, parallelamente ha ampliato la pos­sibilità di divulgare informazioni, anche riservate, substrato ottimale per l’attacco da parte di pirati informatici e hacker.
E, considerato con quasi un sito su due ad oggi è da ritenersi 2.0 (in grado di “interagire”, non statico come ai primordi dei siti Web), il materiale disponibile per un uso distorto per chi vuole creare danni è davvero tanto.

Un esempio recente ed eclatante? Il nuovo sito internet del calciatore Francesco Totti a poche ore dalla messa on line è stato “bucato”. E si può immaginare che il calciatore della Roma e della Nazionale si sia rivolto a profes­sionisti del settore per la creazione della sua vetrina virtuale.

Dove si annidano i pericoli per le aziende? Ad esempio nel fatto che fatto che i social network abbiano quasi reso impercettibile quella che è la linea di separazione tra pubblico e privato. Nulla vieta che, in maniera inconsapevole, un dipendente divulghi informazioni aziendali all’apparenza banali ma utilis­sime alle operazioni degli hacker.

Lo dimostra una ricerca relativa ai primi sei mesi del 2009 curata da Websense: oltre la metà (57%) delle incursioni di pirati informatici hanno avuto come obiettivo il rubare informazioni vitali per la sicurezza o il business dell’attività. Strada spesso spianata dalle pas­sword di semplice rintracciabilità usate per accedere ai profili personali nei social network.

Ancora. Il dare poco peso alla sicurezza informatica aziendale nell’era della condivisione dei contenuti.
Sempre Websense ha illustrato che a fronte della quasi totalità di aziende che concedono l’accesso ad almeno un social network, solamente il 9% ha avuto l’accortezza di incrementare il livello di protezione verso il Web 2.0.
Il costo della sicurezza – unita alla poca conoscenza dei rischi — è elevato, ma un attacco informatico è molto più dannoso a livello economico, ma non solo: è un danno al lavoro fin lì intrapreso, all’immagine aziendale, al business insomma.

Ma cosa serve come pacchetto base per difendersi? Per garantire un livello minimo di sicurezza 2.0 è neces­sario gestire una policy aziendale, utilizzare software e firewall idonei e, fondamentale, gestire in maniera disciplinata e monitorati diritti di accesso degli utenti ai sistemi informatici locali.
 
 


Glos­sario
Un hacker (termine coniato negli Stati Uniti del quale è difficile rendere una corretta traduzione in italiano) è una persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte, non limitatamente ai suoi ambiti d’interesse (che di solito comprendono l’informatica o l’ingegneria elettronica), ma in tutti gli aspetti della sua vita.
Esiste un luogo comune, usato soprattutto dai mass media (a partire dagli anni ottanta), per cui il termine hacker viene associato ai criminali informatici, la cui definizione corretta è, invece, “cracker”.

Nuova figura Web 2.0 al servizio delle aziende

Pubblicato da Ilaria Mariniil 17 ottobre 2009

digital-vipIl nuovo modo di fare marketing e la nuova comunicazione Web 2.0 hanno portato alla nascita di una nuova figura profes­sionale: il personal digital vip.

Si tratta di colui che cura l’immagine e la comunicazione di un’azienda, di un brand ma anche di un personaggio pubblico (vip) sul Web, utilizzando in particolare i social network (da Facebook a Twitter a Linkedin, ecc.), definendo la strategia di comunicazione e gestendone l’interazione con il grande pubblico.

Il personal digital vip deve entrare in sintonia con il cliente sfruttando le enormi potenzialità dei social network e del pas­saparola: i suoi servizi sono già usati da molte pmi ma anche da politici e personaggi dello spettacolo, sui quali il personal digital vip mantiene ovviamente il più totale riserbo affinché il pubblico non ne percepisca la mediazione profes­sionale ma creda di essere in contatto proprio con quel personaggio o quell’azienda.

Sono le pubbliche relazioni 2.0 alle quali ogni azienda, prima o poi, dovrà convertirsi, perché è il pubblico a decidere come vuole essere coinvolto e il pubblico ha scelto il Web.

Aziende: la pubblicità sui blog ha delle regole

Pubblicato da Ilaria Mariniil 16 ottobre 2009

blog-fiestaGli Stati Uniti hanno deciso di introdurre una serie di regole che costringono gli autori di blog che fanno recensioni a specificare se hanno ricevuto compensi in denaro o in altra forma per parlar bene di determinati prodotti o servizi. Read the rest of this entry »

Facebook e l’amico-dipendenza: anche la malattia diventa 2.0

Pubblicato da Antonella Neriil 12 ottobre 2009

fb_sindromeIl modo di comunicare si sta evolvendo, il modo di concepire internet sta mutando rapidamente. Ma, dietro agli innumerevoli vantaggi che porta l’abbattimento delle distanze grande merito del web, c’è un rovescio della medaglia che, a pensarci, fa paura: anche la “dipendenza” da internet evolve, fino a portare uno degli ospedali più famosi in Italia ad allestire un day hospital dedicato. La dipendenza dal gioco d’azzardo e dall’alcolismo, ad esempio, sembrano essere pre­istoria. Ora si va in astinenza per mancanza o carenza di amici “virtuali”.
Per studiare le cause e cercare soluzioni – perché letteratura e pre­cedenti clinici non ne esistono – il Policlinico Gemelli varerà tra qualche settimana un servizio, interno al day hospital psichiatrico, per gli affetti da “friendship addiction”, l’amico-dipendenza, neologismo coniato da David Smallwood, uno dei principali psicologi britannici esperto in dipendenze.
In italia sono quasi 1 milione e 400 mila gli iscritti a Facebook, con un’impennata nelle iscrizioni che nell’ultimo anno ha raggiunto il 961%.
Amico dipendenza”: solamente all’apparenza appare come definizione tecnica innocente, ma che in realtà cela l’impossibilità mentale (e fisica?) di stare lontano dal computer, in particolar modo dalla comunicazione in tempo reale garantita dai social network, Facebook su tutti. In un articolo pubblicato dallo stesso Smallwood sul “Daily Mail”, si legge che il piu’ diffuso social network alimenta l’insicurezza degli utenti, che non riescono a staccarsi dal sito; in particolar modo le donne sono vulnerabili, in quanto la loro autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri e Facebook, obbligando gli utenti ad aggiungere nuovi amici, accentua questa caratteristica.
Impos­sibile restare più di qualche ora senza dare una sbirciatina alla propria pagina di FB? Sorridendo, si può pensare al maldestro ladro che nei giorni scorsi in provincia di Roma mentre ripuliva la casa del malcapitato ha utilizzato la sua connes­sione ed il suo pc per vedere gli ultimi aggiornamenti proprio su Facebook.
Il para­dosso? Che sul social network del momento si parla di… come disintos­sicarsi da Facebook! Un esempio a questo indirizzo: http://www.facebook.com/group.php?gid=64406133676

Marketing efficace con Facebook

Pubblicato da Ilaria Mariniil 24 settembre 2009

Facebook social mediaGrandi prospettive per l’utilizzo dei social media a livello business per il 2010: secondo un recente studio di Unisfair, 3 investitori su 4 stanno pianificando un maggiore sfruttamento dei canali social per il pros­simo anno. Ma i social network sui quali pas­siamo tanto tempo ogni giorno per chiacchierare con gli amici e scambiare le foto delle vacanze, pos­sono davvero diventare luogo di promozione e comunicazione, di marketing a 360°? Si può fare business attraverso Facebook & Co.?

Facebook è già oggi un formidabile strumento di comunicazione e di promozione che, se ben sfruttato in ottica marketing, potrebbe consentire alle aziende di incrementare notevolmente i propri affari. Come? Attraverso il pas­saparola. Ognuno di noi si fida maggiormente del consiglio di un amico arrivato tramite Facebook che della pubblicità in televisione che ormai non incanta più nes­suno. Read the rest of this entry »