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	<title>CromosomaWeb &#187; twitter</title>
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		<title>Twitter entra a far parte della storia</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 17:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La settimana scorsa a San Francisco, al primo congresso di <b>Twitter</b>, è stato annunciato che gli <b>utenti hanno superato i 105 milioni</b> e che ogni giorno passano sul social network 50 milioni di tweet. In contemporanea, la biblioteca più grande del mondo, quella del Congresso Usa, ha diffuso la notizia che conserverà elettronicamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1565 alignleft" title="twitter" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/twitter1.jpg" alt="twitter" width="300" height="180" />La settimana scorsa a San Francisco, al primo congresso di Twitter, è stato annunciato che gli utenti hanno superato i 105 milioni e che ogni giorno passano sul social network 50 milioni di tweet.</p>
<p>In contemporanea, la biblioteca più grande del mondo, quella del Congresso Usa, ha diffuso la notizia che conserverà elettronicamente tutti i “cinguettii” di Twitter a partire dal primo datato marzo 2006.</p>
<p>Anche se potrebbe sembrare una notizia di scarso rilievo, si tratta in realtà di una vera e propria svolta epocale: Twitter non è più considerato mero strumento di “status update” ma ha avuto un riconoscimento istituzionale e gli storici di domani potrebbero utilizzare questa piattaforma per capire meglio i nostri tempi, dagli eventi politici ai fatti di cronaca ai disastri naturali.</p>
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		<title>Lavoro: aziende attentissime alla e-reputation dei candidati</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tua immagine è inflazionata in <b>Internet</b>? In tanti ti conoscono? Le tue pagine <b>Facebook</b>, <b>Twitter</b> e il tuo <b>blog</b> pullulano di <b>contatti</b>? Buon per te. Ma attenzione a “come” sei conosciuto e ai contenuti che divulghi per il <b>Web</b>: la tua <b>e-reputation</b> potrebbe portarti ad essere bocciato anzitempo dal tuo prossimo <b>datore di lavoro</b> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1402" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/e-reputation.jpg" alt="e-reputation" width="300" height="189" />La tua immagine è inflazionata in <strong>Internet</strong>? In tanti ti conoscono? Le tue pagine <strong>Facebook </strong>e <strong>Twitter </strong>ed il tuo <strong>blog </strong>pullulano di <strong>contatti</strong>? Buon per te.<br />
Ma attenzione a “come” sei conosciuto ed ai <strong>contenuti</strong> che divulghi per il <strong>Web</strong>. Ovvero la tua <strong><em>e-reputation</em></strong>, neologismo molto utilizzato negli ultimi anni, potrebbe portarti ad essere giudicato in maniera negativa dal tuo prossimo datore di <strong>lavoro</strong>, che scarterà così la tua candidatura indipendentemente dalle tue capacità e <strong>professionalità</strong>.</p>
<p>La tendenza è stata attestata da uno studio commissionato dalla <em><a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a></em> e presentato nei giorni scorsi in occasione del <em>Data Privacy Day</em>: il 70% delle <strong>aziende</strong> statunitensi interpellate in merito hanno confermato che il 70% dei <strong>selezionatori di personale</strong> ha rifiutato a priori candidature di soggetti su cui aveva effettuato una veloce <strong>ricerca</strong> in <strong>Internet</strong>, e che secondo i responsabili godevano di “cattiva” fama in <strong>Rete</strong>.<br />
In Gran Bretagna tale percentuale si attesta sul 41%, una fetta comunque considerevole, 16% in Germania e 14% in Francia.</p>
<p>Il panel su cui è stato elaborato lo studio è formato da 1.200<strong> manager</strong> e selezionatori, intervistati sulle abitudini nelle valutazioni dei candidati, e 1.200<strong> internauti</strong> residenti negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania.</p>
<p>Quello che più viene temuto dalle aziende sono eventuali grattacapi dovuti ai “comportamenti del candidato” e “commenti e testi inappropriati”, oltre a commenti negativi sui precedenti posti e colleghi di lavoro.</p>
<p>L’altra faccia della medaglia. In terra statunitense è praticamente ignorato il pericolo legato alla <em>e-reputation</em>: solamente il 7% dei soggetti coinvolti nella ricerca ravvede il proprio comportamenti in Rete.<br />
Più preoccupati in merito i tedeschi: sale al 13% la percentuale dei titubanti.</p>
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		<title>Web 2.0: furti, quando il database è un sito di gossip</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 11:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando un <b>Sito Internet</b> diventa involontariamente riferimento per i ladri. In America <b>Tzm.com</b> è una delle fonti più cliccate in tema di gossip, ma è involontariamente diventato il… <b>database</b> di una giovane banda, ribattezzata immediatamente oltreoceano dall’autorevole quotidiano Los Angeles Time “Bling Ring”


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1213" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/gossip_internet.jpg" alt="gossip_internet" width="300" height="180" />Quando è il dettaglio a fare la differenza. E quando un <strong>Sito Internet</strong> diventa involontariamente fonte di informazioni che verranno utilizzate per attività illecite.<br />
In America, e non solo, <strong><a href="http://www.tzm.com" target="_blank">Tzm.com</a></strong> è uno dei più cliccati per restare sempre al passo con gli eventi, essendo uno dei siti più <em>cool </em>in tema di gossip, moda, lustrini e paillettes.</p>
<p>Le ragazze magari guardano la foto di Paris Hilton e commentano l’abbigliamento <em>diamond </em>del cane, la nuova acconciatura, il trucco, la borsa che lancerà una nuova moda<em> fashion</em>.<br />
Ma Tzm.com ed alcuni dei siti destinati alle “leggerezze” mondane erano il… <strong>database</strong> di una giovane banda, ribattezzata immediatamente oltreoceano dall’autorevole quotidiano <em>Los Angeles Time</em> “Bling Ring”.</p>
<p>Ma chi ha astutamente sfruttato la capillarità di Interne per arricchirsi non sono chissà quali bande storiche, organizzazioni malavitose o chissà cosa, ma ragazzi di buona famiglia, cui l’ingegnoso piano “informatico” dei furti ha fruttato qualcosa come 3 milioni di dollari, provento della razzia di capi di abbigliamento, pietre preziose, orologi, e accessori di lusso.<br />
Vittime della Bling Ring le celebrità più esposte alla visibilità del <strong>Web </strong>e del calibro di Paris Hilton, Lindsay Lohan, Megan Fox e Orlando Bloom.</p>
<p>In generale, le case svaligiate sono concentrate per la maggiore sulle colline di Hollywood, territorio distante appena trenta chilometri dal sobborgo in cui si sono conosciuti ed aggregati i giovani ladri, il sobborgo alle periferia di Los Angeles Calabasas.</p>
<p><strong>Mappe interattive</strong> della pianificazione dei furti, oltre ai siti gossipari, anche <strong>Social Network</strong> quali <strong>Facebook</strong> e <strong>Twitter</strong>, da tempo intelligentemente eletti quale sorta di ufficio stampa non convenzionale da parte delle star.</p>
<p>E se già utilizzare <strong>Internet</strong> come strumento… di lavoro per i furti, colpisce anche la fine della vicenda.<br />
Gli inquirenti non hanno dovuto cercare tra ricettatori e mercato nero per trovare la maggior parte della refurtiva: non era infatti stata rivenduta per ottenere proventi milionari, ma i Bling Ring’s le avevano tenute a mo’ di trofeo facendosi fotografare con gli oggetti o addirittura indossandoli a feste ed eventi cui prendevano parte.<br />
Forse perché la diciannovenne che viene indicata la “mente” della banda, Rachel J., è letteralmente ossessionata dallo stile di vita delle star, dai vestiti agli accessori.</p>
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		<title>Sveltopedia, la nuova web-enciclopedia dissacrante</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 09:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Unite l'utilità di Wikipedia e i 140 caratteri massimi messi a disposizione da Twitter ed ecco… un sito web tanto dissacrante quanto intelligente, Sveltopedia. 
"La scientificità di sveltopedia è paragonabile a quella della “Britannica”, se solo la “Britannica” l’avessero stesa i Pink Floyd in determinati momenti" [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-293" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/enciclopedia_sveltopedia.jpg" alt="enciclopedia_sveltopedia" width="300" height="200" />Quante volte abbiamo pensato che le enciclopedie sono dei “mattoni”, utili sì ma noiose? E, stando ai numeri in crescendo, quanti apprezzano la semplicità di <strong>Twitter</strong>?<br />
Bene. Unite l’utilità di <strong>Wikipedia</strong> — l’enciclopedia libera on line per eccellenza – e i 140 caratteri massimi messi a disposizione dal famoso “uccello blu” ed ecco… un <strong>sito web</strong> dissacrante ed intelligente, <strong>Sveltopedia</strong>.<br />
Geniale? Sì, ma non è tutto.</p>
<p>Fin dall’antichità, e la pellicola “Il Nome della Rosa” è esempio per eccellenza del concetto, l’arte di far ridere era temuta perché porta alla riflessione, al pensiero. Sveltopedia tende a cavalcare questa scuola: le definizione pubblicate devono sposare la richiesta di essere ironiche per portare alla riflessione oltre che corrette.</p>
<p>Già la definizione che si legge nelle pagine di presentazione del progetto danno di che pensare: “Sveltopedia è una Wikipedia in formato Twitter. Per i non addetti ai lavori (che non sono tali, in quanto nessuno paga e non sono salariati), significa che è un’enciclopedia composta da voci stese collettivamente, le quali non superano i 140 caratteri – cioè lo spazio massimo dello status su Twitter”.<br />
Ancora: “La scientificità di sveltopedia è paragonabile a quella della “Britannica”, se solo la “Britannica” l’avessero stesa i Pink Floyd in determinati momenti. La potenziale espansione di questo dizionario collettivo è pari al vasto campo dei saperi umani, che disumanamente sveltopedia si propone di arare senza spendere nemmeno una goccia di sudore. E’ infatti semplicissimo partecipare a questa monumentale opera della conoscenza: basta comporre una voce lunga come un sms. E’ così possibile smentire con stile chiunque si permetta di dirvi che i messaggini sono inutili (comunque, davvero, smettela di mandarli ad amanti usando la “k” al posto di “ch”)”.<br />
Qualche esempio? Digitiamo l’indirizzo <a href="http://www.sveltopedia.com" target="_blank">www.sveltopedia.com</a>  (con il logo che richiama il marchio del famoso detersivo per i piatti) ed ecco che in home page c’è la definizione di “Silvio Berlusconi”. Anzi, diverse:<br />
1. Celebre organizzatore di party segreti noti in tutto il pianeta. Da anni la sua prostata cerca di liberarsene<br />
2. Qualcuno lodava, qualcuna la dava, qualcuno l’odiava. Ma era così, di Costituzione<br />
3. Tecnicamente immortale<br />
4. Papi<br />
5. Utilizzatore finale</p>
<p>Un esempio non politico? La moda ad esempio? I famosi stilisti Dolce &amp; Gabbana vengono così riassunti:<br />
1. I Rick&amp;Gian del Made in Italy<br />
2. Vestieristi di Simona Ventura<br />
3. Portatori insani di Swarovsky</p>
<p>I padri del progetto aperto a tutti, Lorenzo Viscanti e lo scrittore Giuseppe Genna, credono in Sveltopedia al di là del suo imprescindibile aspetto ludico: vogliono infatti farne una base per gli scrittori dell’era 2.0</p>
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		<title>Twitter in Italia: nuova strategia di marketing</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 09:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Marini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia gli utilizzatori di Twitter sono poche decina di migliaia, contro gli oltre 11 milioni di utenti di Facebook. Una delle ragioni potrebbe essere linguistica: Facebook è tradotto in più di 70 lingue, Twitter è attualmente disponibile solo in inglese e giapponese.
La nuova strategia del sito di microblogging punta ad ampliare il numero di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-234" title="twitter" src="http://www.cromosomaweb.it/wp-content/uploads/twitter.jpg" alt="twitter" width="300" height="180" />In Italia gli utilizzatori di <strong>Twitter</strong> sono poche decina di migliaia, contro gli oltre 11 milioni di utenti di <strong>Facebook</strong>. Una delle ragioni potrebbe essere linguistica: Facebook è tradotto in più di 70 lingue, Twitter è attualmente disponibile solo in inglese e giapponese.</p>
<p>La <strong>nuova strategia del sito di microblogging punta ad ampliare il numero di utenti</strong>, in primo luogo <a href="http://blog.twitter.com/" target="_blank">estendendo</a> il servizio ad altre 4 lingue: italiano, francese, tedesco e spagnolo.</p>
<p>Ovviamente, in pieno spirito social, <strong>la traduzione spetterà agli stessi utilizzatori</strong>: ne verrà coinvolto un numero limitato che, dopo aver accettato precise condizioni (la gratuità della collaborazione e il riconoscimento dei diritti di proprietà a Twitter), visualizzerà una schermata speciale dove potrà suggerire la traduzione di ogni singolo termine nella propria lingua, con la possibilità di votare anche le scelte dagli altri traduttori.</p>
<p>Oltre ad aumentare il numero di utenti, Twitter sta cercando d’<strong>implementare i propri guadagni</strong>: secondo il Wall Street Journal, ci sarebbero trattative in corso con <strong>Google</strong> e <strong>Microsoft</strong> per consentire l’indicizzazione dei tweet all’interno dei rispettivi motori di ricerca.</p>
<img src="http://www.cromosomaweb.it/?ak_action=api_record_view&id=233&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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