lun 21 maggio 2012
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Social Network, la nuova frontiera della comunicazione

Pubblicato da Ilaria Mariniil 12 dicembre 2009

socialnetwork_newmediaNon c’è davvero bisogno di aggiungere nulla all’approfondita, realistica ed attenta analisi effettuata dal Censis, l’8° edizione del Rapporto sulla comunicazione “I media tra crisi e metamorfosi”.
Il Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964, spiega in maniera più che esaustiva il tipo di trasformazione che sta subendo la comunicazione nel nostro Paese e quali sono le nuove “tendenze” della popolazione Internet.

Il succo della ricerca è condensato in queste righe: “La crisi economica mondiale che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla società digitale – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dallo sviluppo tecnologico, modificandone alcune direttrici. E determinando metamorfosi inattese, secondo il para­digma della moltiplicazione e integrazione dei media, con l’assottigliamento dei confini tra i mezzi e tra i generi della comunicazione. Il Rapporto si focalizza anche su tre questioni di grande rilevanza e attualità. La prima è la moltiplicazione degli usi della televisione: un mezzo che rimane saldamente dominante nel panorama mediatico degli italiani e che le innovazioni tecnologiche stanno spingendo al centro di nuovi scenari di offerta. Il secondo approfondimento tocca il tema cardine dell’informazione e della fiducia riposta dal pubblico nei media. Il terzo focus riguarda l’affermazione di un nuovo para­digma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri social network”.

Sono cinque i social network più popolari: Facebook, conosciuto dal 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Mes­senger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14–29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Mes­senger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro “contatti”. Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%).
I giovani hanno preso l’abitudine a “vivere connessi”, dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Comples­sivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.

Facebook il più popolare, YouTube il più utilizzato. Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14–29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato).
Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (Mes­senger, Facebook, Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (eMule).
Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.

Cosa si fa su Facebook. La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) pre­ferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend.
Le attività pre­ferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare mes­saggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.

Luci e ombre su Fb. Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%).
C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla pre­senza su Facebook pos­sano derivare dei rischi. Quello che pre­occupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono pre­occupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook pos­sano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).

YouTube: è Internet la televisione del futuro?

Pubblicato da Ilaria Mariniil 10 dicembre 2009

televisione_internetYouTube: chi negli ultimi anni non ha mai cercato un video musicale da ascoltare mentre lavora al computer? O ha cercato un estratto video di un programma famoso diventato un “caso” mediatico? O sentito dire al telegiornale “è stato il video più cliccato su YouTube?”.

Bene. Forse un futuro non molto lontano potrebbe vedere il colosso dello streaming su web come nuova televisione: YouTube ha infatti recentemente intavolato trattative con alcune emittenti televisive degli Stati Uniti. Motivo dell’interesse ottenere i diritti di alcuni show che verrebbero trasmessi via streaming a pagamento.

E circolano già i primi dettagli tecnici: le messe in onda in esclusiva non sarebbero interrotte da alcuna forma pubblicitaria e costerebbero all’utente interes­sato meno di due dollari ad episodio (esattamente 1,99 dollari, che ad oggi valgono 1,35 euro).
Ogni puntata dello show sarebbe disponibile in Europa il giorno succes­sivo a quello della programmazione americana.

Solamente in Italia, secondo l’ultimo rapporto diffuso dall’8° “Rapporto Censis -Ucsi sulla comunicazione” in merito all’uso di Internet che fanno gli italiani, 19 milioni di persone sanno cosa sono i social network ed uno su 3 usa YouTube (28,3%, ovvero oltre sei milioni di persone).
Ancora: se Facebook è il più popolare (conosciuto dal 90,3% dei giovani), YouTube il più utilizzato (dal 67,8%).

Non solo: il bouquet che vorrebbe proporre YouTube sarebbe davvero appetitoso in quanto ad offerte, alla luce delle partnership che il social networking video sta intavolando con case cinematografiche e discografiche per offrire in pay per view eventi nel campo dello spettacolo, dello sport e della musica.

In ottica di diffusione streaming di video di media-lunga durata, ecco che YouTube sta sviluppando un software attualmente in versione beta per essere testato che si chiama Feather, per venire incontro a chi al giorno d’oggi ancora non dispone di una connes­sione sufficientemente veloce o dispone di hardware obsoleto.
Tutto ciò è pos­sibile tecnicamente attraverso lo “snellimento” dell’interfaccia, che vede l’eliminazione delle funzionalità non indispensabili durante lo streaming ma che ne rallentano la velocità.

Web 2.0: la ricetta medica viaggerà in Internet

Pubblicato da Ilaria Mariniil 9 dicembre 2009

ricette_onlineChi non ha mai sbuffato per le lunghe code dal medico: ore di attesa per una pre­scrizione da 30 secondi?
Beh, ora l’apertura di una nuova frontiera legate al Web 2.0, quella delle ricette on line, potrebbe far diventare tutto ciò un lontano ricordo.
Che potrebbe essere in pre­cursore – il condizionale è d’obbligo – del certificato Inps via Web. Ma, sottolineano gli esperti, va fatto un passo alla volta.

Il servizio partirà dal 2010 in due regioni che sperimenteranno il servizio: Piemonte e Campania.
E si accoda alla rivoluzione informatica legata alla sanità che ha visto nei mesi scorsi l’erogazione su appositi siti internet pre­disposti dalle aziende ospedaliere delle cartelle cliniche, una volta ottenute a distanza di mesi dopo richieste in forma cartacea e lunghe code agli sportelli.

Tornando alla pre­scrizione on the web, attraverso un apposito software sviluppato dalla Sogei, società di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il medico di base (o il pediatra) caricherà una ricetta sul proprio computer, i dati in Rete finiranno sui server del Ministero della Salute e quindi alla farmacia.
L’utente finale non dovrà fare altro che recarsi dal farmacista munito di tes­sera sanitaria, e dal terminale della farmacia si risalirà all’ordine approvato dal medico curante.
Per il rinnovo della ricetta, sarà sufficiente recarsi solamente in farmacia, dove si potrà controllare la regolare pre­scrizione medica rilasciata in pre­cedenza al cittadino.

I vantaggi sarebbero diversi se la realtà confermerà le attese della teoria: oltre a snellire l’iter burocratico legato al rilascio di una ricetta medica permettendo una migliore fruibilità del servizio sanitario, lo Stato riuscirà a tenere sotto controllo in real time la spesa farmaceutica convenzionata; inoltre, porterà ad un 10% di risparmio su costi la soppres­sione della carta su cui fino ad oggi vengono impresse le pre­scrizioni mediche. 

Web Marketing: se il social network si tinge di rosa…

Pubblicato da Ilaria Mariniil 7 dicembre 2009

internet_marketing_donnaE chi dice che il computer è uomo? Certo, si è partiti negli anni ’80 da una pre­senza pres­sochè assoluta del genere maschile davanti al monitor, ma pian piano le donne on the web stanno prendendo il largo.

“Fatti più in là” riecheggia nel campo della programmazione dove il colore rosa è meno pallido rispetto ai primordi; nel campo del marketing, dove le manager in gonnella sono in costante aumento; ma soprattutto per quanto concerne la pre­senza all’interno dei social network, dove la pre­senza delle donne è lievitata vertiginosamente.
E questa pre­senza non può lasciare insensibili i marketing manager, che sapranno creare campagne ad hoc sui principali social network — visti i risultati documentati con accorte strategie a costi pres­sochè nulli — per attirare il target d’elezione dei medesimi.

La constatazione della strabiliante pre­senza del genere femminile all’interno delle Pagine Web deputate alla condivisione dei contenuti, Facebook in primis (ogni giorno gli utenti ci trascorrono cumulativamente qualcosa come 6 miliardi di minuti, il doppio di Google!), è il risultato di una ricerca effettuata su 19 dei social network più conosciuti ed utilizzati.
In concreto, per capire la portata del fenomeno: sul social network a taglio “artistico”, MySpace, un utente su tre è donna.
Facendo invece riferimento alle utenze di Facebook, gli uomini sfiorano appena il 40% del totale.
In generale, supera abbondantemente l’ottanta per cento delle pre­senze il rosa sui social network.

Le pre­ferenze? Il gentil sesso sembra orientato su Xanga, Bebo e Class­mates, il sesso duro su Digg, Reddit e Slashdot.
 
 

Piccola guida ai social network più diffusi:

Facebook (febbraio 2004)
Inizialmente noto col nome di Thefacebook, il nome del sito si riferisce agli annuari (facebook) con le foto di ogni singolo membro che alcuni college e scuole pre­paratorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti ed al personale della facoltà come mezzo per conoscere le persone del campus.
Secondo i dati forniti dal sito stesso, nel novembre 2009 il numero degli utenti attivi ha raggiunto quota 350 milioni[2] in tutto il mondo. In base all’acquisto di una quota del 1,6% da parte di Microsoft nel 2007 per 240 milioni di dollari e all’acquisto del 2% per 200 milioni di dollari da parte di un gruppo di investitori russi il valore del sito è stato stimato di 10 miliardi di dollari. Il sito nel 2009 è divenuto profittevole segnando il primo bilancio in attivo

Twitter (marzo 2006)
E’un servizio di social network e microblogging che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite mes­saggi di testo con una lunghezza mas­sima di 140 caratteri. Gli aggiornamenti pos­sono essere effettuati tramite il sito stesso, via sms, con programmi di mes­saggistica istantanea, e-mail, oppure tramite varie applicazioni basate sulle API di Twitter. Twitter è stato creato nel marzo 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco.
Gli aggiornamenti sono mostrati istantaneamente nella pagina di profilo dell’utente e comunicati agli utenti che si sono registrati per riceverli. È anche pos­sibile limitare la visibilità dei propri mes­saggi oppure renderli visibili a chiunque.
Il nome “Twitter”, corrispondente sonoro della parola tweeter, deriva dal verbo inglese to tweet che significa “cinguettare”. Tweet è anche il termine tecnico degli aggiornamenti del servizio.
I tweet che contengono esattamente 140 caratteri vengono chiamati twoosh.

MySpace (novembre 2003)
E’una comunità virtuale, e più pre­cisamente una rete sociale, creata nel 2003 da Tom Anderson e Chris DeWolfe. Offre ai suoi utenti blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video.
È attualmente l’undicesimo sito più popolare al mondo e il quinto negli Stati Uniti secondo Alexa. Grazie a questo spazio su internet, artisti e gruppi musicali come gli Arctic Monkeys, Lily Allen, i Belladonna ed i Cansei de Ser Sexy sono diventati famosi in tutto il mondo ancora prima di mettere effettivamente sul mercato i loro dischi.

Bebo (gennaio 2005)
Bebo, acronimo di Blog early, blog often, letteralmente Blog pre­sto blog spesso, è un social network creato da due coniugi nel gennaio 2005 e succes­sivamente venduto, nel marzo 2008, ad AOL per 850 milioni di dollari. Questo lo portò ad un grande rilancio del sito a partire dal luglio dello stesso anno.

Class­mates (2005)
E’ il capostipite dei servizi di social network creato nel 1995 da Randy Conrads che decise di voler rintracciare un suo ex compagno delle superiori frequentate nelle Filippine.
Il sito aiuta i membri a trovare, collegare e tenersi in contatto con amici e conoscenti di lunga data tra quelli conosciuti alla scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola superiore, università, e lavoro. Il motto è infatti “riscoprite il vostro passato!”.

Ed ancora, tra la miriade di esempi on line, ecco Thounds dedicato alla musica, che aggrega coloro che hanno un’idea, un motivetto etc., Badoo (l’unico senza forme pubblicitarie) quale aggregatore di amicizie, QQ domina in Cina ed attualmente risulta la più grande community del mondo con i suoi 300milioni di iscritti.

Wikipedia: il sito Web 2.0 per eccellenza in crisi?

Pubblicato da Ilaria Mariniil 4 dicembre 2009

opensource_wikipediaProbabilmente è stato il primo, grande esempio di Web condiviso. Parliamo naturalmente di Wikipedia, l’enciclopedia libera, capostipite dell’open source e soprattutto dell’interazione fra utenti, caratteristica alla base della storica entrata in scena del Web 2.0.

Stando infatti alle rilevazioni dell’Universidad Rey Juan Carlos di Madrid, nei primi tre mesi del 2009 qualcosa come 49mila redattori (volontari) che da ogni parte del pianeta contribuiscono inces­santemente al perfezionamento ed all’incremento delle voci disponibili della free encyclopedia inglese, quella con il maggior numero di voci, hanno terminato la loro collaborazione.
Molti, ancor di più se para­gonati ai 5mila abbandoni verificatisi nel 2008.

Motivi? Ce n’è ovviamente più di uno, ma tutti concorrono al segno negativo.
Logicamente, il fatto che in dal momento della nascita (15 gennaio 2001) ad oggi la maggior parte delle voci sia stata creata e succes­sivamente revisionata ed implementata stoppa quelle che pos­sono essere le “entrate” di nuovi contenuti; ma anche il fatto che la direzione di Wikipedia stia cercando di arruolare redattori più esperti e profes­sionali, ed in tal senso va la volontà di creare future partnership con i musei.

Il futuro di Wiki? C’è chi mette sul piatto della bilancia una normale “crisi” nella crescita.
Ma c’è chi come il curatore della ricerca, il profes­sor Felipe Ortega, vede protrarsi da troppo tempo la fase calante, che se protratta ancora nel tempo può mettere in serio pericolo le fondamenta del progetto stesso.

Ma se i redattori registrano un trend negativo, gli utenti no: nel periodo che va da settembre 2008 a settembre 2009, il sito ha registrato un +20% in merito.
 


 
I numeri di Wikipedia (da www.wikipedia.org)
L’obiettivo di Wikipedia è di creare un’enciclopedia libera ed “universale”, in termini sia di ampiezza che di profondità degli argomenti trattati.
Wikipedia è stata descritta da uno dei suoi fondatori (Jimmy Wales) come uno sforzo per creare e distribuire un’enciclopedia libera della più alta qualità pos­sibile ad ogni singola persona sul pianeta nella sua propria lingua. Wikipedia deriva il suo nome dalla composizione della parola wiki, termine hawa­iano che significa “veloce” e con cui viene chiamato un tipo di software collaborativo, e da pedia, suffisso di enciclopedia che in greco significa “insegnamento”. Wikipedia, nelle intenzioni di Wales, dovrebbe raggiungere una qualità pari o migliore dell’Enciclopedia Britannica ed essere pubblicata anche su carta.
È nata il 15 gennaio 2001 come progetto complementare di Nupedia (un progetto con scopo analogo ma la cui redazione era affidata ad esperti).
È curata da volontari seguendo un modello di sviluppo di tipo wiki, nel senso che le pagine pos­sono essere modificate da chiunque e non c’è un comitato di redazione né alcun controllo pre­ventivo sul materiale inviato.
Uno dei principi alla base di Wikipedia è il punto di vista neutrale, secondo il quale le opinioni pre­sentate da personaggi importanti o da opere letterarie vengono rias­sunte senza tentare di determinarne una verità oggettiva.
A causa della sua natura aperta, vandalismi ed imprecisioni sono problemi riscontrabili in Wikipedia.

Aziende: sicurezza 2.0, social network armi a doppio taglio

Pubblicato da Ilaria Mariniil 3 dicembre 2009

sicurezza_informaticaLe imprese devono imparare a gestire i rischi del Web 2.0: è questo il succo del convegno sul tema “Sicurezza 2.0” organizzato dal gruppo di lavoro Enterprise 2.0.

Perché se l’esplosione dei social network da un lato ha aumentato in maniera considerevole la pos­sibilità di decuplicare i propri contatti, è diventato strumento di marketing a costo nullo per accresce il business aziendale, parallelamente ha ampliato la pos­sibilità di divulgare informazioni, anche riservate, substrato ottimale per l’attacco da parte di pirati informatici e hacker.
E, considerato con quasi un sito su due ad oggi è da ritenersi 2.0 (in grado di “interagire”, non statico come ai primordi dei siti Web), il materiale disponibile per un uso distorto per chi vuole creare danni è davvero tanto.

Un esempio recente ed eclatante? Il nuovo sito internet del calciatore Francesco Totti a poche ore dalla messa on line è stato “bucato”. E si può immaginare che il calciatore della Roma e della Nazionale si sia rivolto a profes­sionisti del settore per la creazione della sua vetrina virtuale.

Dove si annidano i pericoli per le aziende? Ad esempio nel fatto che fatto che i social network abbiano quasi reso impercettibile quella che è la linea di separazione tra pubblico e privato. Nulla vieta che, in maniera inconsapevole, un dipendente divulghi informazioni aziendali all’apparenza banali ma utilis­sime alle operazioni degli hacker.

Lo dimostra una ricerca relativa ai primi sei mesi del 2009 curata da Websense: oltre la metà (57%) delle incursioni di pirati informatici hanno avuto come obiettivo il rubare informazioni vitali per la sicurezza o il business dell’attività. Strada spesso spianata dalle pas­sword di semplice rintracciabilità usate per accedere ai profili personali nei social network.

Ancora. Il dare poco peso alla sicurezza informatica aziendale nell’era della condivisione dei contenuti.
Sempre Websense ha illustrato che a fronte della quasi totalità di aziende che concedono l’accesso ad almeno un social network, solamente il 9% ha avuto l’accortezza di incrementare il livello di protezione verso il Web 2.0.
Il costo della sicurezza – unita alla poca conoscenza dei rischi — è elevato, ma un attacco informatico è molto più dannoso a livello economico, ma non solo: è un danno al lavoro fin lì intrapreso, all’immagine aziendale, al business insomma.

Ma cosa serve come pacchetto base per difendersi? Per garantire un livello minimo di sicurezza 2.0 è neces­sario gestire una policy aziendale, utilizzare software e firewall idonei e, fondamentale, gestire in maniera disciplinata e monitorati diritti di accesso degli utenti ai sistemi informatici locali.
 
 


Glos­sario
Un hacker (termine coniato negli Stati Uniti del quale è difficile rendere una corretta traduzione in italiano) è una persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte, non limitatamente ai suoi ambiti d’interesse (che di solito comprendono l’informatica o l’ingegneria elettronica), ma in tutti gli aspetti della sua vita.
Esiste un luogo comune, usato soprattutto dai mass media (a partire dagli anni ottanta), per cui il termine hacker viene associato ai criminali informatici, la cui definizione corretta è, invece, “cracker”.

Shopping on line? L’e-commerce strega gli uomini!

Pubblicato da Ilaria Mariniil 1 dicembre 2009

ecommerce-onlineInternet sforna sondaggi a ripetizione per ogni argomento ed in ogni momento dell’anno. Arrivati a Natale, poteva mancare il consuntivo sul target e le abitudini del compratore in Rete per l’anno che sta finendo? Certo che no.

I dati arrivano da Twenga, uno dei motori di ricerca per lo shopping più completo del panorama Web, che ha messo sotto la lente le abitudini di uomini e donne italiane. E se lo shopping on the road è monopolio delle donne, quello on the web vede avvantaggiati… gli uomini!

Non solo. Il risultato del sondaggio fa trasparire che l’e-commerce è forse più radicato di quanto si possa immaginare: quasi una persona su due acquista on line. E, rispetto al 2008, sono le donne ad aver aumentato la propensione all’acquisto on the Web (+13%), anche se rimangono staccate.

La meticolosità nelle analisi prima di aprire il portafogli: confronto dei prezzi: 74%, delle donne contro il 75% degli uomini; informazioni supplementari prodotti e marche: gentil sesso 71% contro il 78% degli uomini.
Altri para­metri. La metà delle donne vuole toccare con mano ciò che acquista on line (37% degli uomini); quasi la metà (42%) teme che i prodotti consegnati siano un bluff rispetto a quanto proposto dalla pre­sentazione di chi lo vende (gli uomini sono fermi al 29%); il 37% teme ritardi nella consegna (contro il 28% degli uomini).
E la paura del pagamento elettronico? La paura di venire truffate frena una donna su tre (30%) e solamente un uomo su cinque (23%).
 

Le cifre raccolte da Twenga sugli acquisti on line (535 intervistati):

- Utilizzo di internet nel 2008: donne 26%, uomini 38%
- Utilizzo di internet nel 2009: donne 39%, uomini 59%
- Quest’anno mi informerò in rete su prodotti e marche: donne 71%, uomini 78%
- Quest’anno mi informo sui negozi: donne 57%, uomini 63%
- Quest’anno confronto i prezzi on line: donne 74%, uomini 75%
- Non mi fido dei pagamenti on-line: donne 30%, uomini 23%
- Voglio vedere e toccare con mano ciò che acquisto: donne 50%, uomini 37%
- Ho paura che i prodotti consegnati non siano fedeli alla descrizione: donne 42%, uomini 29%
- Temo ritardi e che non rispettino i termini di consegna: donne 37%, uomini 28%
- Ho paura di non poter cambiare i prodotti che non vanno bene: donne 32%, uomini 22%

Web 2.0: l’Università di Ferrara punta sulla digitalizzazione

Pubblicato da Ilaria Mariniil 27 novembre 2009

universita_ferrara_digitaleL’Università di Ferrara crede nel Web 2.0, nella Rete e nella velocità di trasmis­sione delle comunicazioni. Ed entra in un importante progetto che ha come oggetto l’era digitale.

La rete di Atenei U4U, guidata dal Politecnico di Torino e che conta come partner la stessa Unife, il Politecnico di Milano, le Università di Catania, ed Urbino) si è aggiudicata il primo posto tra i progetti finanziati nell’ambito dell’iniziativa “Università digitale”, iniziativa promossa dal dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica del Ministero per la Pubblica Amministrazione.

Dei sedici progetti pre­sentati comples­sivamente da 48 università, solamente sei otterranno finanziamenti per coinvolgere sempre più nell’era digitale e della comunicazione attraverso Internet quasi un milione di studenti (oltre la metà della popolazione universitaria).

La rete U4U ora avrà a disposizione il mas­simo delle risorse disponibili, ovvero 2 milioni di euro, che permetteranno di sviluppare un progetto che ha un budget di 5,5 milioni di euro.

Web 2.0: a Ferrara si studia la Generazione Internet

Pubblicato da Ilaria Mariniil 19 novembre 2009

convegno_ferraraFerrara e la sua Provincia diventeranno il centro, nelle giornate di mercoledì 25 e giovedì 26 novembre, di uno studio approfondito delle nuove generazioni di Internet, quelle del tanto decantato Web 2.0.
Tra il Castello Estense ed il convento dei Cappuccini di Argenta ecco il convegno “GenerazionInternet Immagini e suoni tra comunicazione ed educazione” organizzato dalla Provincia di Ferrara con la collaborazione dei Comuni di Ferrara ed Argenta, dell’Università di Ferrara e con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

Il succo del momento che stanno vivendo le generazioni attuali, che verrà sviscerato nella due giorni dedicata al Web, nella pre­sentazione ufficiale dell’evento.
Il web 2.0 è una rivoluzione tecnologica, comunicativa, culturale e sociale ancora in corso e di cui i social network rappresentano una delle espres­sioni più attuali. Le nuove forme di comunicazione multimediale, parte integrante del linguaggio delle giovani generazioni, e le tecnologie digitali influenzano profondamente le modalità espres­sive, interattive e di formazione dell’identità personale dei giovani, così come la costruzione di significati e la produzione di cultura.
In questo contesto, le agenzie educative sono chiamate a confrontarsi costantemente con i nuovi strumenti che la scienza e la tecnica mettono a disposizione, per conoscerne opportunità e implicazioni in rapporto alla propria azione.

D’altro canto, risulta fondamentale riflettere sui contributi che le nuove tecnologie pos­sono fornire in termini di rinnovamento dei linguaggi espres­sivi; tra questi quello musicale appare il più coinvolto nell’utilizzo di strumenti rivoluzionari per la creazione e diffusione di forme sonore inedite.
Obiettivi del convegno risultano, da un lato, favorire il confronto tra il mondo dell’educazione e quello dei mezzi di comunicazione al fine di individuare potenzialità d’interazione reciproca e, dall’altro, riflettere sul rapporto tra musica, tecnologie, diffusione online e diritti d’autore.
In relazione a tali obiettivi il convegno è articolato in due giornate, che pre­vedono una ses­sione mattutina dedicata ad approfondimenti teorici e ad analisi di esperienze concrete e una ses­sione pomeridiana di attività laboratoriali.

GenerazionInternet si rivolge ai giovani, ai genitori, agli operatori del mondo della scuola e dei servizi educativi, agli esperti di tematiche giovanili e della comunicazione e a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza di temi legati ai nuovi media.

L’iscrizione al convegno è pos­sibile effettuarla compilando il modulo pre­sente a questo indirizzo: www.provincia.fe.it/registrazione_convegno

Nuova figura Web 2.0 al servizio delle aziende

Pubblicato da Ilaria Mariniil 17 ottobre 2009

digital-vipIl nuovo modo di fare marketing e la nuova comunicazione Web 2.0 hanno portato alla nascita di una nuova figura profes­sionale: il personal digital vip.

Si tratta di colui che cura l’immagine e la comunicazione di un’azienda, di un brand ma anche di un personaggio pubblico (vip) sul Web, utilizzando in particolare i social network (da Facebook a Twitter a Linkedin, ecc.), definendo la strategia di comunicazione e gestendone l’interazione con il grande pubblico.

Il personal digital vip deve entrare in sintonia con il cliente sfruttando le enormi potenzialità dei social network e del pas­saparola: i suoi servizi sono già usati da molte pmi ma anche da politici e personaggi dello spettacolo, sui quali il personal digital vip mantiene ovviamente il più totale riserbo affinché il pubblico non ne percepisca la mediazione profes­sionale ma creda di essere in contatto proprio con quel personaggio o quell’azienda.

Sono le pubbliche relazioni 2.0 alle quali ogni azienda, prima o poi, dovrà convertirsi, perché è il pubblico a decidere come vuole essere coinvolto e il pubblico ha scelto il Web.