Quante volte abbiamo pensato che Internet unisce? Che abbatte barriere e distanze?
Questi concetti sono le basi dell’opera di Informatici Senza Frontiere, che sulla scia dei più famosi Medici non portano medicinali ma una connessione Internet. Che nella società industriale viene dato per scontato, ma in certi posti può davvero salvare la vita.
Informatici Senza Frontiere è un’associazione Onlus nata nel 2005 e formata da 180 manager, in prevalenza veneti, che ha deciso di offrire a chi non la possiede conoscenza e strumentazione informatica. Dell’organizzazione fanno parte programmatori, informatici, ma anche marketing manager ed esperti in comunicazione.
Le partnership, ad esempio con il mondo universitario, spiegano la filosofia di ISF: tutti, informatici e non, possono aiutare ad abbattere l’isolamento tecnologico e mediatico che è più diffuso di quanto si possa immaginare nell’era del Web 2.0.
La mission del gruppo è ben precisa: annullare il digital divide in tutte le sue forme, sia in Italia che all’estero, dalle carceri ai luoghi terremotati, dagli ospedali ai villaggi più poveri.
L’attività dei volontari verte alla “correzione” dell’utilizzo errato del computer e di tutto ciò che lo riguarda, ad esempio installare un software open source che possa aiutare chi non ha le competenze minime per farlo da solo a svolgere operazioni con il minor spreco di tempo ed energie. Come avvenuto per l’installazione del software Open Hospital in due istituti africani di Uganda e Kenia (poi visto il successo l’operazione è stata ampliata), che serve nelle operazioni di routine in ambito medico come la gestione di cartelle cliniche e medicinali.
Dalla penna al disco rigido, si capisce come il passo possa essere materialmente piccolo, ma socialmente immenso.
E l’aiuto in Africa non avviene solo per la Sanità: in Madagascar l’installazioni di appositi programmi free permettono agli operatori di microcredito di portare avanti l’attività e quindi nel loro piccolo l’economia del Paese.
Ma, senza oltrepassare le frontiere, pensiamo all’isolamento cui porta la malattia, l’ospedalizzazione, la diminuzione dei contatti con l’esterno. Per questo ISF ha allestito presso il reparto oncologico pediatrico dell’ospedale di Brescia una vera e propria aula informatica in cui vengono tenute lezioni sull’uso del computer, un mix utile tra svago e insegnamento.
Ancora. Il computer e le sue potenzialità come aiuto sulla strada di un detenuto che deve riacquisire il contatto con la realtà: ecco spiegato il progetto “Detenuti hi-tech” sperimentato all’interno del carcere di Santa Bona a Treviso: ISF offre una piccola professionalità a chi dovrà reinserirsi nella società e nel mondo del lavoro.
Alla parola aiuto non può non venire in mente il terremoto in Abruzzo dello scorso aprile. Ed anche in questo caso Informatici Senza Frontiera ha offerto il propri sostegno, aiutando persone che hanno perso tutto ad abituarsi a sopravvivere anche all’isolamento mediatico e tecnologico, aiutando la popolazione tramite l’allestimento di postazioni volanti dotate di connessione alla Rete.










Aggiungi un commento