Internet ha ridotto distanze, internet ha globalizzato il mondo, internet ha velocizzato la diffusione delle comunicazioni. Quante ne abbiamo sentite dire sul Web, sulla Rete, sia in positivo che in negativo beninteso.
Ora, proprio Internet è stato oggetto di una singolare candidatura, che forse prima questa proposta mai avremmo accostato alla tecnologia informatica: il Nobel per la Pace.
E, a tessere le lodi in tal senso di Internet, è il professor Umberto Veronesi, noto oncologo, che lo definisce “un grande veicolo di pace e arriverà ovunque”, pronosticando che tra un decennio ogni essere umano sarà provvisto di computer.
Veronesi si è fatto promotore dell’idea lanciata dal mensile “Wired Italia”, che lancia il progetto “Internet for Peace” per candidare ufficialmente la Rete al prossimo Premio Nobel per la pace.
Di seguito il testo della lettera scritta dallo stesso medico per la rivista.
“Lo so: è inusuale e sorprendente proporre il Nobel per la Pace a favore di un mezzo di comunicazione di massa invece che di una o più persone.
Eppure sono convinto che chi dal futuro si volgesse a controllare i nomi dei vincitori del premio di questi anni, e trovasse Internet accanto ad Al Gore e Barack Obama, avrebbe la fotografia fedele della parte migliore della nostra epoca.
Se il Web vincesse il Nobel dimostreremmo agli osservatori futuri due cose: che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete; che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell’interesse dell’umanità intera.
Da molti anni sono convinto, e vado dicendolo e scrivendolo, che esiste una Lingua Universale capace di riuscire dove hanno fallito altri linguaggi e altre logiche nell’assicurare benessere e prosperità ai popoli e ai singoli. Ed è la Lingua Universale della Scienza. Quella che uso da oltre sessant’anni per capirmi con i miei colleghi medici e ricercatori di ogni Paese del mondo; per costruire la necessaria empatia con i miei pazienti; per spiegare i contenuti e le ragioni dei miei atti e delle mie posizioni prima di ministro poi di senatore.
Ripensandoci sempre più mi accorgo che non ci sono parole migliori di quelle della scienza umana per raccontare della vita e della morte, per contenere la paura e riaccendere la speranza, per far tesoro del meglio del passato per preparare un futuro migliore per tutti.
In molti Paesi però, Italia compresa purtroppo, la Lingua della Scienza è poco conosciuta, e dunque poco utilizzata. Eppure, come tento di dimostrare da anni, è insostituibile per descrivere il mondo, la natura, il nostro modo di essere. E per poter intervenire se qualche equilibrio si rompe: si tratti del cambiamento del clima, della fame o della malattia. Forse mancava un veicolo comune e a disposizione di tutti per veicolare questa Lingua Universale per definizione.
Ora c’è e si chiama Internet.
Ora abbiamo finalmente messaggio e messaggero per realizzare una promessa mai mantenuta. Perché insieme Scienza e Internet propongono e portano la Pace”.










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